Fred Hoyle - La Nuvola nera

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La Nuvola nera: краткое содержание, описание и аннотация

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L’ombra mortale di una nuvola di gas avvolge la Terra. Mentre i politici si agitano vanamente, alcuni scienziati giungono a una straordinaria scoperta: la Nuvola non è solo un ammasso di gas… In questo classico della fantascienza (1958), suspence, credibilità scientifica (Hoyle è uno scienziato), e infiniti spunti di riflessione sui rapporti scienza-politica.

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Erano quasi le due del mattino quando Kingsley disse: «Be’, quasi ci siamo. Fra un paio di minuti ci saranno i primi risultati.»

E infatti cinque minuti dopo si udì nella stanza un rumore nuovo, il fracasso del punzone ad alta velocità: ne uscì una strisciolina di carta lunga quasi dieci metri. I fori sulla carta davano i risultati di un calcolo per ottenere il quale a un uomo sarebbe occorso un anno intero.

«Diamo un’occhiata,» disse Kingsley infilando la strisciolina nella telescrivente. Tutti e due guardavano le file di cifre, man mano che la macchina le scriveva.

«L’apparecchio non è di prima qualità, temo. Forse è bene che le spieghi. Le prime tre file ci danno i valori del gruppo di parametri che ho introdotto nei calcoli rispetto alle sue osservazioni.»

«E la posizione dell’intruso?» chiese l’Astronomo Reale.

«Posizione e massa possiamo leggerle nelle ultime quattro file. Ma non sono in forma perfetta… Le ho detto che l’apparecchio non è molto buono. Usando questi risultati voglio poi calcolare quale influenza l’intruso dovrebbe avere su Giove. Il nastro è qui proprio per questo.»

E Kingsley indicò la striscia di carta che era appena uscita dalla macchina.

«Ma prima devo fare qualche piccolo calcolo di persona, per tradurre quei numeri in una forma davvero conveniente. Intanto però avviamo la macchina e sapremo qualcosa su Giove.»

Kingsley premette alcuni pulsanti. Poi introdusse un grosso rotolo di carta nel dispositivo di lettura della macchina. Premette un altro pulsante e il dispositivo cominciò a svolgere il rotolo.

«Vede come funziona?» disse Kingsley. «Man mano che il rotolo si svolge, una luce compare attraverso i fori, poi entra in questa scatola e cade su di un tubo fotosensibile. In questo modo una serie di impulsi entrano nella macchina. Il rotolo che ho introdotto dá alla macchina gli ordini necessari per calcolare il mutamento della posizione di Giove. Ma la macchina per ore non ha avuto alcun ordine; non sa ancora nulla della posizione dell’intruso, della sua massa, della sua velocità. Per questo la macchina non può ancora funzionare.»

Kingsley aveva ragione. Appena giunta alla fine del lungo rotolo di carta la macchina si fermò. Kingsley indicò una piccola luce rossa.

«Significa che la macchina si è fermata, perchè le istruzioni non sono ancora complete. E ora, dov’è quel pezzo di carta che avevamo un momento fa? Ah, eccolo sul tavolo, accanto a lei.»

L’Astronomo Reale gli porse la lunga striscia di carta.

«Ecco, qui ci sono le informazioni mancanti. Quando gliele avremo date, la macchina ci dirà tutto sull’intruso.»

Kingsley premette un altro pulsante e cominciò a svolgersi il secondo rotolo di carta. Appena ebbe percorso il dispositivo di lettura, proprio come aveva fatto il primo, cominciarono a accendersi delle luci su una serie di tubi a raggi catodici.

«Ecco, funziona. Per un’ora, da questo momento, la macchina moltiplicherà centomila numeri di dieci cifre al minuto. Noi intanto facciamoci il caffè. Ne ho bisogno, non tocco cibo dalle quattro del pomeriggio di ieri.»

I due uomini lavorarono per tutta la notte. Si vedevano le prime luci dell’alba, un’alba squallida di gennaio, quando Kingsley:

«Be’, ci siamo. Abbiamo qui tutti i risultati, ma bisogna tradurli, prima di poter fare un confronto con le sue osservazioni. Farò venire una delle ragazze per questo. Senta A. R., le propongo di cenare con me stanotte e poi riprenderemo. O forse preferisce riposarsi un po’? Io rimango fino a che non arriva il personale del laboratorio.»

Dopo cena quella notte l’Astronomo Reale e Kingsley furono di nuovo insieme, nella camera di quest’ultimo, all’Erasmus College. La cena era stata ottima e si sentivano tutti e due molto bene, lì accanto al fuoco scintillante.

«Quante sciocchezze si sentono dire su quelle stufe a perfetta tenuta,» fece l’Astronomo Reale indicando il fuoco. «Dicono che sono molto scientifiche, ma a me pare che di scientifico non abbiano nulla. La forma migliore di calore è quella che si irradia da un fuoco scoperto. Le stufe a tenuta, invece, generano un mucchio d’aria calda che è assai sgradevole a respirare. Ti soffocano, senza scaldarti.»

«Giustissimo,» approvò Kingsley. «Nemmeno io ho mai adoperato una di quelle stufe. E le andrebbe un po’ di Porto, prima di ricominciare? o di Madera, di Chiaretto, di Borgogna?»

«Grazie, mi piacerebbe il Borgogna.»

«Benissimo, ho del buon Pommard ‘57.»

Kingsley versò due bicchieri abbondanti, si rimise a sedere e continuò:

«Ecco fatto. Ho i valori calcolati per Marte, Giove, Urano e Nettuno. Si accordano perfettamente con le sue osservazioni. Ho fatto una sorta di sinossi dei risultati fondamentali, qui su questi quattro fogli di carta, uno per pianeta. Guardi pure.»

L’Astronomo Reale per diversi minuti osservò i quattro fogli.

«È impressionante, Kingsley. Quella sua calcolatrice è davvero uno strumento fantastico. Ebbene, è contento ora? Ogni cosa torna. Ogni cosa dà credito all’ipotesi di un corpo esterno che abbia invaso il sistema solare. A proposito, ha già i particolari circa la massa, la posizione e il moto? Qui non li vedo.»

«Sì, li ho,» rispose Kingsley tirando fuori un altro foglio da un grosso fascicolo. «E qui cominciano i guai. La massa risulta pari a quasi due terzi di quella di Giove.»

L’Astronomo Reale sogghignò.

«Mi pare che alla riunione degli astronomi lei la stimasse almeno uguale a quella di Giove.»

Kingsley grugnì.

«Se pensa a tutte quelle distrazioni, non è stata una stima cattiva, A. R. Ma guardi la distanza eliocentrica: 21,3 unità astronomiche, solo 21,3 volte la distanza della Terra dal Sole. È impossibile.»

«Perchè?»

«A quella distanza si dovrebbe vedere facilmente a occhio nudo. Migliaia di persone l’avrebbero già visto.»

L’Astronomo Reale scosse il capo.

«Non è detto che la cosa debba essere un pianeta, come Giove o Saturno. Può darsi che abbia densità molto maggiore e più bassa luminosità. Può darsi così che sia un oggetto molto difficile da scorgersi a occhio nudo.»

«Ma anche in questo caso, A. R., un esame del cielo al telescopio avrebbe dovuto scoprirlo. Come lei vede è nel cielo notturno, a sud di Orione. Ecco le coordinate: Ascensione Retta 5 ore 46 minuti, Declinazione meno 30 gradi 12 minuti. Non conosco molto bene i particolari del cielo, ma dev’essere da qualche parte a sud di Orione, vero?»

«Quanto tempo è che non guarda in un telescopio, Kingsley.?»

«Oh, mi pare quindici anni.»

«Cosa le era successo?»

«Dovevo accompagnare un gruppo di visitatori all’osservatorio.»

«Be’, non crede che dovremmo andare all’osservatorio a vedere quel che c’è da vedere, invece di continuare a discorrere? Mi sembra che questo intruso, come continuiamo a chiamarlo, possa anche non essere affatto un corpo solido.»

«Vuol dire che potrebbe essere una nuvola di gas? Be’, in un certo senso potrebbe essere meglio così. In questo caso sarebbe molto più difficile vederla che non un corpo denso. Ma la nuvola dovrebbe essere ben localizzata, con un diametro non molto maggiore dell’orbita della Terra. Dovrebbe essere una nuvola abbastanza densa, di circa 10–10 grammi per cm3. Una minuscola stella in via di formazione, forse?»

L’Astronomo Reale assentì.

«Noi sappiamo che le nuvole di gas molto grandi, come la Nebulosa di Orione, hanno una densità media di forse 10–21 grammi per cm3. D’altro canto le stelle come il Sole, con una densità di un grammo per cm3, si formano costantemente entro le grandi nuvole di gas. Ciò significa con certezza che debbono esistere ammassi gassosi di ogni possibile densità fra, diciamo, 10–21 grammi per cm3 da un lato, e la densità stellare dall’altro. Il suo 10–10 grammi per cm3 è proprio al centro di questa gamma; e a me sembra assai plausibile.»

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