Questo spiegava la scomparsa del cane. Ma non era ancora…
«Per me funziona.» Augusta sfregava il dito sul suo bicchiere, come per cancellare una macchia immaginaria.
Mallory, lo sguardo fisso su un'asse del parquet, disse: «Suppongo che il movente sia il figlio di Babe».
«Sì, sono propenso a crederlo anch'io» concluse lo sceriffo. «In realtà il ragazzo era figlio di Fred. Probabilmente i due Laurie si sono messi a litigare… ed è finita male. Ho già consegnato il mio rapporto, ed emesso un mandato d'arresto per Fred Laurie.»
Mallory e Augusta si scambiarono uno sguardo che Charles non seppe decifrare. Dopo un minuto capì, ma fece un grosso sforzo per bloccare l'idea che si andava formando nella sua mente. Smise di chiedersi quanti corpi potessero giacere all'estremità del Finger Bayou.
Quel che era certo era che Fred Laurie non aveva ucciso il fratello.
«Quali sono le prove a carico di Fred Laurie?» domandò, sapendo bene di alienarsi le simpatie di tutti i presenti. «Non c'è bisogno di qualcosa in più di un semplice sospetto per ottenere un mandato?»
«C'è la confessione che Travis ha reso in punto di morte» disse Jessop. «Ha dichiarato che Fred è l'assassino. Riker era presente, ha firmato una dichiarazione che lo conferma.»
Charles si voltò verso Riker, che però stava osservando la sua scatola di fiammiferi con un'attenzione degna di un'opera d'arte.
Lo sceriffo ruppe il silenzio. «Ehi, Riker, perché non torniamo in paese a prendere le valigie? Poi ti accompagno in aeroporto.»
Riker annuì. Jessop si rivolse a Mallory: «Tornerai per il processo? Non che ci manchino i testimoni. Fanno a gara per denunciarsi l'un l'altro».
Lei scosse il capo. «Ho chiuso con questo posto.»
Dopo che si furono scambiati gli ultimi addii, e che Riker se ne fu andato con lo sceriffo, Charles sollevò il pesante scatolone con gli effetti di Cass e lo depositò sul sedile posteriore della Mercedes.
Qualcosa aveva preso a ticchettare come un orologio.
Guardò Mallory con sospetto: aveva forse nascosto una bomba fra gli oggetti di sua madre?
«È il metronomo» spiegò lei. «Si dev'essere sganciato il pendolo.»
Mentre prendevano posto sui sedili anteriori lui le chiese: «Ricordi qualcosa delle lezioni di piano di Ira?».
Lei annuì. «Suonavamo insieme. Allora a casa c'erano due pianoforti, quello a coda di mia madre e una vecchia pianola. A volte Ira e io ci sfidavamo, per vedere chi suonava più in fretta.»
Il metronomo batteva quattro quarti.
«Mallory, perché Ira venne a casa tua quel giorno? Tua madre continuava a dargli lezioni di piano anche dopo che il padre decise di fargli interrompere la terapia?»
«La terapia non fu interrotta. Ira aveva nostalgia di mia madre. Continuò a presentarsi a casa ai soliti orari. Suo padre avrebbe dovuto badare a lui quando Darlene lavorava, ma non era granché come babysitter. Quando Ira bussava alla porta, mia madre lo accoglieva con gioia.»
Charles aveva la chiavetta dell'accensione in mano. Il metronomo stava rallentando il battito. Gli uccelli cantavano con foga.
«Non mi hai mai chiesto se sia stata io a uccidere Babe Laurie» disse Mallory inaspettatamente.
«Non era necessario. Fu colpito con un sasso da dietro, non è nel tuo stile. Se lo avessero trovato con un bel foro di pallottola in fronte, sarebbe stato molto diverso.» Si voltò per dare un ultimo sguardo a Casa Shelley mentre inseriva la marcia. «Chissà perché ho avuto la sensazione di essere il solo in quella stanza a non sapere il nome dell'assassino.»
«Non è vero, Charles. Riker e Augusta hanno le loro idee, ma si sbagliano.»
«E lo sceriffo?»
Mallory si scostò. «Non interessa a nessuno chi abbia fatto fuori Babe Laurie. Credimi, non ha alcuna importanza.»
«Sono stufo di sentirlo ripetere. A me interessa.» Portò la macchina fuori del cortile e poi la bloccò sulla strada sterrata. «Stai dicendo che lo sceriffo lo sa, e ha deciso di non far niente in proposito?»
Mallory tacque. Charles si diede dello stupido. Perché le aveva rivolto quella domanda? Il suo codice d'onore le vietava di fare la spia.
«Non vuoi darmi neppure un indizio, Mallory?»
Lei lo guardò un attimo, forse misurando la sua lealtà, come se ce ne fosse bisogno dopo tutto quello che avevano passato. Il metronomo batté il tempo. Charles aspettava un altro battito, ma i secondi scorrevano lenti. Ancora un tic.
«Non ci sono prove» disse Mallory.
«Non voglio far arrestare nessuno. Mi basta sapere chi è stato.»
«Ti ho detto che l'ospedale stava informatizzando il vecchio archivio cartaceo. Quando l'addetta ha scansito i risultati delle prime analisi di Ira, deve aver letto la segnalazione della malattia venerea. Quindi ha inserito nel database una nota riguardante la violenza su minore. Quando mi sono collegata al computer dell'ospedale, la cartella di Ira non era ancora registrata. C'era solo l'appunto dell'addetta, il nome di Ira e la malattia.»
«Violenza su minore? Ma Ira non era più un bambino» replicò Charles. Poi alzò una mano. «No aspetta, ho capito. Correggimi se sbaglio. So che la diagnosi di autismo fu cambiata in quella di ritardo mentale. Questo fatto e la dipendenza di Ira dalla madre comportano lo status legale di minore. Esatto?»
«Esatto. Così quando Darlene ha portato Ira al pronto soccorso per le fratture alle mani, la segnalazione del computer ha fatto sì che l'ospedale fosse obbligato a chiamare lo sceriffo.»
Il metronomo smise di battere.
Riker aveva appreso l'arte di far le valigie con una sola mano in dieci minuti netti. Aprì il primo cassetto, prese la biancheria e la infilò nella borsa. Di solito, non si muoveva tanto in fretta, ma non voleva perdere tempo. Le fibbie di metallo si chiusero con uno scatto. Fatto.
Troppo tardi.
Merda.
«Quanta fretta!» Charles Butler era appoggiato allo stipite della porta.
Riker si lasciò sprofondare sul letto accanto alla valigia. Sentiva il bisogno di farsi un bicchierino. Aveva sperato di potersi sedere in una comoda sedia al bar dell'aeroporto e magari scambiare due chiacchiere con Jessop.
«A proposito della confessione di Travis.» Charles si chiuse la porta alle spalle. «Perché hai assecondato la menzogna dello sceriffo?»
«Credo che tu lo sappia.» Il detective si rese conto che sapere e credere erano cose diverse nel contesto dello strano rapporto che Charles aveva con Mallory. La lealtà incondizionata di Charles nei confronti di lei l'avrebbe portato a crederla innocente, a dispetto di qualsiasi prova. Riker coltivava una forma di lealtà più pragmatica. Se Mallory avesse sparato a un'anziana suora in sedia a rotelle, lui avrebbe pensato a un caso di legittima difesa.
«Così credi ancora che sia stata Mallory» sospirò Charles.
«Aveva un movente, l'opportunità di commettere il delitto e nessun alibi.» Riker si stava sforzando di non apparire sarcastico. La devozione di Charles nei confronti della ragazza lo commuoveva profondamente.
«Avrebbe ucciso Babe perché faceva parte del branco che uccise sua madre? Anche Travis ne faceva parte, eppure Mallory gli ha salvato la vita. Non poteva avere la minima idea di chi fossero i componenti del gruppo. Al momento dell'omicidio lei era in casa, chiusa in un…»
«Poteva sentire tutto dalla sua camera, Charles. Ascolta gli uccelli.»
Charles si voltò verso la finestra chiusa. L'albero del cortile era pieno di uccelli che cantavano. E, ora che faceva attenzione, poteva sentire Betty sul portico del bed & breakfast. Stava salutando un nuovo ospite. Riuscì ad afferrare qualche parola della conversazione.
«Augusta mi ha fatto fare il giro di Casa Shelley» disse Riker. «Ho visto la camera della bambina. Hai notato la finestrella nello sgabuzzino? È molto comune nelle case costruite prima della diffusione della luce elettrica. Mallory non avrebbe potuto vedere niente, la finestra è troppo in alto per una bambina. Ma scommetto che sentì qualcosa, forse non la voce di Travis, ma qualcosa , probabilmente solo poche parole. Magari non capì subito quel che stava accadendo, ma collegò ogni cosa quando più tardi sfondò la porta e vide la madre morente. Credimi, Mallory aveva più elementi su cui lavorare di quanti ne avesse lo sceriffo.»
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