«Eh sì, è andata così» disse Charlie con l’espressione di chi è consapevole di essere arrivato alla conclusione. «Jake ha sostituito gli oggetti della stanza di Milton con quelli della propria camera e ha cancellato le sue impronte, ma il portacenere usato originariamente da Milton è scomparso. Era un pesante portacenere di mogano con la base in cristallo, e Mrs Ramos ci ha assicurato che l’inventario degli oggetti stilato per ogni camera è corretto. Forse Mrs Ramos aveva notato la sostituzione ma nessuno le ha chiesto nulla e lei ha taciuto. Mi aspetto che Dwight Ericson trovi il lenzuolo, i calzoni di Jake e il portacenere al di là degli scogli, all’estremità nord della spiaggia.» Lanciò uno sguardo al gruppo e aggiunse impassibile: «Nessuno sa di quello stupido gioco dell’assassino. Vi spedirò una copia scritta della mia relazione, e che Dio vi aiuti. Soddisfatti?»
Harry chiuse brevemente gli occhi, poi fulminò Charlie con lo sguardo. «Avrebbe potuto farcela. Un buon avvocato lo avrebbe tirato fuori.»
«Lasciando Bruce nei pasticci» gli rispose seccamente Charlie. «Andiamo» disse poi porgendo la mano a Constance.
«Beth, aspetta» disse bruscamente Harry vedendo che la donna si era alzata con un’espressione carica di ripugnanza. «Bisogna pensare alla società, ai nostri progetti per il futuro…»
«Va’ al diavolo» gli rispose. «Potrai parlare con il mio avvocato appena ne avrò nominato uno.»
«Ha ucciso mio figlio» disse Maddie all’improvviso con un tono glaciale e furente. «Intendo collaborare con la polizia in ogni modo affinché venga provata la sua colpevolezza, anche se ciò significherà dover parlare di quel folle gioco.» La donna si alzò e se ne andò.
Bruce cominciò a ridere.
Sulla soglia della stanza Constance si voltò a guardarli. Harry era seduto su un largo divano e scuoteva la testa, lo sguardo perso nel vuoto. Laura, il volto impietrito, era seduta di fronte a lui. Alle loro spalle l’immensità dell’Oceano Pacifico si estendeva all’infinito, e per la prima volta Smart House sembrava piccola, insignificante. Stagliati contro quella sterminata distesa, gli azionisti della Bellringer Company parevano scomparire. Constance prese la mano di Charlie e si avviarono verso l’auto.
Beth li stava aspettando e porse loro la mano, prima a Charlie e poi a Constance. «Grazie.» Guardò Smart House alle loro spalle. «Gary, Rich, Milton e Jake erano le vere menti della società. È tutto finito, ormai, davvero tutto finito. Si avvicinò, baciò fugacemente Charlie sulla guancia e poi disse a Constance con un’espressione solenne:» Non la dimenticherò. Le devo molto. «Si voltò e corse alla macchina, vi salì e si allontanò velocemente.»
«Ecco qua un potenziale milionario, anzi, milionaria. Una trentenne, ricca e carina, insomma, un buon partito.»
Constance strinse la mano del marito con decisione. «E libera» disse. «Il resto non conta molto.» Salirono sulla macchina e imboccarono l’ampio viale d’ingresso che si arrampicava sulla collina. «Sono contenta di andarmene da questo posto» mormorò Constance quando Smart House sparì dietro a una curva.
«Ho capito che era un’assassina dal primo istante in cui l’ho vista» disse Charlie, e come faceva sempre cominciò a canticchiare a bassa voce senza seguire alcuna melodia.
«Prima ancora che tu la vedessi» lo corresse con una certa indolenza Constance, e gli appoggiò la mano sulla coscia così come faceva sempre.
«Giusto. Sai qual è il problema con i geni?»
«No, qual è?»
«Pensano di essere dannatamente intelligenti.»
A Charlie parve di sentire la soave voce della moglie dire sommessamente: "Sì, caro, ma ti perdono" e nonostante lo avesse solo immaginato le lanciò comunque un’occhiataccia. Constance guardava fuori dal finestrino con un vago sorriso e osservava il paesaggio trasformato dall’intervento dell’uomo.
FINE