Emilio Salgari - Le meraiglie del Duemila

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«Non vi movete, signor Brandok» disse Holker. «Sono lieto di darvi il buongiorno e di udirvi anche parlare. Rimanete coricati; vi è necessario un buon sonno, del vero sonno.»

S’avvicinò ad un tavolino su cui stavano parecchie fiale, ne prese una e versò il contenuto in due tazze d’argento.

«Bevete questo cordiale» disse, porgendo ad entrambi le tazze. «Vi darà forza… ah!… mi scordavo di dirvi che i vostri milioni sono al sicuro, qui in casa mia… Ricoricatevi, fate una buona dormita e questa sera pranzeremo insieme, ne sono certo.»

Il dottor Toby aveva mormorato:

«Grazie, mio lontano parente».

Poi aveva quasi subito chiusi nuovamente gli occhi. Il signor Brandok dormiva di già, russando sonoramente.

Il signor Holker rimase nella stanza parecchi minuti, curvandosi ora sull’uno ora sull’altro dei risuscitati, e ripetendo con visibile soddisfazione:

«Ecco il vero sonno che farà ricuperare loro le forze. Meraviglioso filtro!… Ecco un segreto che, se divulgato, renderà il mio antenato l’uomo più famoso del mondo. Lasciamoli riposare. Credo che ormai siano salvi».

Otto ore dopo il dottor Toby veniva svegliato da un sibilo leggero, che pareva venisse dal disotto del guanciale.

Assai sorpreso, s’era alzato a sedere, gettando intorno a sé uno sguardo meravigliato. Nella stanza non vi era nessuno e Brandok continuava a russare nell’altro letto.

«Chi mi ha fischiato agli orecchi?» si chiese. «Che io abbia sognato?»

Stava per chiamare Brandok, quando udì una voce che pareva umana, sussurrargli agli orecchi:

«Gravi avvenimenti sono avvenuti ieri nella città di Cadice. Gli anarchici della città sottomarina di Bressak, impadronitisi della nave Hollendorf, sono sbarcati nella notte, facendo saltare parecchie case, con bombe. La popolazione è fuggita e gli anarchici hanno saccheggiata la città. Si chiamano sotto le armi i volontari di Malaga e di Alicante che verranno trasportati sul luogo dell’invasione con flotte aeree. Si dice che Bressak sia stata distrutta e che molte famiglie anarchiche siano rimaste annegate».

Il dottore aveva ascoltato, con uno stupore facile ad indovinarsi, quella voce che annunziava uno spaventevole disastro, poi aveva sollevato rapidamente il guanciale, poiché la voce s’era fatta udire più precisamente dietro la sponda del letto, e scorse una specie di tubo sul cui orlo era scritto: «Abbonamento al World».

«Una meraviglia del Duemila!» esclamò. «I giornali comunicano direttamente le notizie a casa degli abbonati. Che abbiano soppressa la carta e le macchine per stamparla? Ai nostri tempi queste comodità non si conoscevano ancora. Come è progredito il mondo!»

Stava per chiamare l’amico, che non si decideva ad aprire gli occhi, quando udì uscire dal tubo un altro fischio, poi la medesima voce che diceva:

«Guardate la scena».

Nel medesimo istante il dottore vide illuminarsi un gran quadro che occupava la parete di fronte al letto e svolgersi una scena orribile e d’una verità straordinaria.

Degli uomini erano comparsi in mezzo a delle case e correvano all’impazzata, lanciando delle bombe che scoppiavano con lampi vivissimi.

I muri si sfasciavano, i tetti crollavano; uomini, donne e fanciulli precipitavano nelle vie, mentre larghe lingue di fuoco si alzavano sopra quegli ammassi di macerie, tingendo tutto il quadro di rosso.

Gli anarchici continuavano intanto la loro opera di distruzione, e le scene si succedevano alle scene con vertiginosa rapidità e senza la minima interruzione. Era una specie di cinematografo, d’una perfezione straordinaria, veramente stupefacente, che riproduceva con meravigliosa esattezza la terribile strage annunciata poco prima dal giornale.

Per dieci minuti quel rovinio continuò, poi finì con una fuga disordinata di gente, che si rovesciava verso una spiaggia, mentre il cielo rifletteva la luce degli incendi.

«Straordinario» ripeteva il dottore, quando la parete tornò bianca. «Che progresso ha fatto il giornalismo in questi cento anni! E chissà quante meraviglie dovremo vedere ancora. Brandok, hai finito il tuo sonno?»

Udendo quella chiamata, il giovane aprì finalmente gli occhi, sbadigliando come un orso che si sveglia dopo il lungo sonno invernale.

«Come ti senti, amico mio?» chiese Toby.

«Benissimo.»

«Il tuo spleen?»

«Per ora non m’accorgo che mi tormenti. E… dimmi, Toby, abbiamo sognato, o è proprio vero che noi abbiamo dormito un secolo?»

«La prova l’abbiamo nelle nostre casseforti, che hanno portato qui mentre ci riposavamo.»

«Chi potrà credere che noi siamo risuscitati?»

«Il mio parente di certo, poiché è venuto lui a toglierci dal sepolcreto.»

«E dove ci troviamo noi? Ancora a Nantucket?»

«Non lo saprei davvero.»

«E tu come stai?»

«Provo un turbamento che non so spiegarmi e mi pare di essere molto debole.»

«Sfido io, dopo un così lungo digiuno?» disse Brandok, ridendo. «Non senti appetito? Io mangerei volentieri una bistecca, per esempio.»

«Adagio, mio caro. Non sappiamo ancora come funzioneranno i nostri organi interni.»

«Se il cuore, ed i polmoni non danno segno d’aver sofferto, dopo una così lunga fermata, suppongo che anche gli intestini riprenderanno il loro lavoro.»

«Eppure temevo che si atrofizzassero» disse Toby.

In quel momento la porta si aprì ed il signor Holker comparve, seguito dal gigantesco negro che portava dei vestiti simili a quelli che indossava il suo padrone e della biancheria candidissima.

«Come state, zio? Mi permettete di chiamarvi così, d’ora innanzi?»

«Certo, mio caro tardo nipote» rispose il dottore. «Mi trovo abbastanza bene.»

«Anche voi, signor Brandok?»

«Ho solamente un po’ di fame.»

«Buon segno; vestitevi e poi andremo a pranzare. Le vesti saranno un po’ diverse da quelle che si portavano cent’anni fa, però sono più comode e dal lato igienico nulla lasciano a desiderare, essendo disinfettate perfettamente.»

«E anche la stoffa mi sembra diversa.»

«Stoffa vegetale. Già da sessant’anni abbiamo rinunciato a quella animale, troppo costosa e poco pulita in paragone a questa. Ah! Troverete il mondo ben cambiato; per ora non vi dico altro per non scemare la vostra curiosità. Vi aspetto nella sala da pranzo.»

Il dottor Toby e Brandok si cambiarono, fecero un po’ di toeletta, poi lasciarono la stanza, inoltrandosi in un corridoio le cui pareti lucidissime avevano degli strani splendori, come se sotto la vernice che le copriva vi fosse qualche strato di materia fosforescente, ed entrarono in un salotto abbastanza ampio, illuminato da due finestre larghe e alte fino al soffitto, che permettevano all’aria di entrare liberamente.

Era ammobiliato con semplicità, non esente da una certa eleganza. Le sedie, la credenziera, gli scaffali situati negli angoli e perfino la tavola che occupava il centro, erano formati di un metallo bianco e lucentissimo che assomigliava all’alluminio.

Il signor Holker era già seduto a tavola, la quale era coperta da una tovaglia colorata che non sembrava di tela.

«Avanti, miei cari amici,» disse, andando loro incontro «il pranzo e pronto.»

«E dove lo mangeremo?» chiese Brandok, che non aveva scorto sulla tavola né piatti, né bicchieri, né posate, né salviette, né cibi di alcun genere.

«Ah! mi scordavo che un secolo fa gli albergatori erano pure indietro di cento anni!» disse Holker, ridendo. «Hanno progredito anche loro. Guardate.»

S’accostò ad una parete ed abbassò una lastra di metallo lunga un paio di metri e larga una trentina di centimetri, unendola alla tavola in modo da formare un piccolo ponte. L’altra estremità s’appoggiava ad una piccola mensola sopra la quale sta scritto: «Abbonamento all’Hôtel Bardilly».

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