Volodyk - Paolini2-Eldest

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Horst chiuse la porta di casa. Indugiò qualche istante con la mano sul pomello d'acciaio, poi prese la mano di Elain e disse: «Andiamo.»

Mentre camminavano per Carvahall, Roran vide meste famiglie radunarsi davanti alle case con i loro bagagli e le greggi belanti. Vide pecore e cani con fagotti legati sui dorsi, bambini in lacrime seduti sui muli, e slitte improvvisate legate dietro ai cavalli con gabbie di galline svolazzanti appese ai lati. Vide il frutto del suo successo, e non sapeva se ridere o piangere.

Si fermarono ai confini settentrionali di Carvahall, aspettando di vedere chi si sarebbe unito a loro. Passò un minuto, poi arrivò Brigit, accompagnata da Nolfavrell e dai fratellini più piccoli. Brigit salutò Horst ed Elain, e si fermò al loro fianco.

Ridley e la sua famiglia arrivarono dall'esterno della cinta di alberi, guidando un centinaio di pecore dal versante est della Valle Palancar. «Ho pensato che era meglio portarle via da Carvahall» gridò Ridley per farsi sentire nonostante i lamenti del gregge.

«Hai pensato bene!» rispose Horst.

Poi arrivarono Delwin, Lenna e i loro cinque figli; Orval con la famiglia; Loring e i figli; Calitha e Thane, che rivolse a Roran un ampio sorriso; e infine il clan di Kiselt. Le donne rimaste vedove di recente, come Nolla, si strinsero intorno a Brigit. Ancor prima che il sole arrivasse a dissipare la nebbia sulle cime dei monti, la maggior parte del villaggio si era radunata presso lo sbarramento di alberi. Ma non tutti.

Morn, Tara e molti altri non si vedevano ancora, e quando arrivò Ivor, era senza bagagli. «Tu resti» osservò Roran, aggirando uno sparuto gruppo di capre che Gertrude stava cercando di trattenere.

«Sì» disse Ivor, pronunciando il monosillabo in tono mesto. Rabbrividì, si strinse le braccia intorno al corpo e rivolse lo sguardo al sole nascente, alzando il viso per coglierne i primi caldi raggi. «Svart non ne vuole sapere di partire. È testardo peggio di un mulo e si rifiuta di salire sulla Grande Dorsale. Qualcuno deve badare a lui, e io non ho figli, perciò...» Si strinse nelle spalle. «Dubito comunque che avrei mai lasciato la fattoria.»

«Cosa farete quando arriveranno i soldati?»

«Gli daremo una lezione che non si scorderanno.»

Roran emise una risata rauca e batte la mano sul braccio di Ivor, facendo del suo meglio per ignorare il destino che entrambi sapevano attendere chi sarebbe rimasto.

Ethlbert, un allampanato uomo di mezza età, marciò verso l'adunanza e gridò: «Siete un branco di idioti!» Con un cupo mormorio, la gente si volse a guardare il suo accusatore. «Sono rimasto zitto davanti a questa frenesia che vi è presa, ma ora vi dico che non seguirò quel pazzo ciarlatano! Se non vi foste fatti accecare delle sue parole, vedreste che vi sta portando verso la rovina! Ebbene, io non partirò! Correrò il rischio, e passerò oltre i soldati di nascosto per rifugiarmi a Therinsford. Almeno quelli sono come noi, non i barbari che troverete nel Surda!» Sputò in terra, poi girò sui tacchi e si allontanò a grandi passi.

Temendo che Ethlbert potesse convincere altri a rinunciare, Roran scrutò la folla e rimase sollevato nel vedere soltanto volti imbronciati e teste scrollate. A ogni buon conto, non voleva indugiare oltre e dare tempo ai compaesani di cambiare idea. Sotto voce, chiese a Horst: «Quanto ancora dobbiamo aspettare?»

«Albriech, tu e Baldor correte a vedere se viene qualcun altro. Altrimenti, partiamo.» I fratelli si allontanarono di corsa in direzioni opposte.

Mezz'ora dopo, Baldor tornò con Fisk, Isold e il cavallo preso in prestito. Lasciando il fianco del marito, Isold corse verso Horst, facendosi largo a spintoni, ignara del fatto che i capelli le erano sfuggiti dalla crocchia e svolazzavano da tutte le parti. Si fermò, ansimando per riprendere fiato. «Mi dispiace tanto per il ritardo, ma Fisk non si decideva a chiudere bottega. Non sapeva quali pialle o scalpelli portarsi.» Proruppe in una risatina acuta che aveva dell'isterico. «Era come vedere un gatto circondato da topolini che non sa decidere quale acchiappare per primo. Quello, no, quell'altro.»

Un sorriso mesto affiorò sulle labbra di Horst. «Lo capisco perfettamente.»

Roran allungò il collo in cerca di Albriech, ma il giovane non tornava ancora. Digrignò i denti. «Ma che fine ha fatto?» Horst gli batte sulla spalla. «Laggiù, mi pare di vederlo.»

Albriech avanzava fra le case con tre barilotti di birra legati sulla schiena, e un'espressione afflitta così comica da far scoppiare a ridere Baldor e qualche altro. Ai lati di Albriech camminavano Morn e Tara, barcollanti sotto il peso degli enormi zaini, come anche il mulo e le due capre che si trascinavano dietro per la cavezza. Con grande stupore di Roran, gli animali erano carichi di altri barili.

«Non reggeranno più di un miglio» disse Roran, infuriandosi per la testardaggine della coppia. «E non hanno abbastanza viveri. Si aspettano che li sfamiamo noi, oppure...»

«Io non mi preoccuperei del cibo» lo interruppe Horst, ridacchiando sotto i baffi. «La birra di Morn ci servirà a tenere alto il morale, e vale molto più di qualche razione extra. Fidati.»

Non appena Albriech si fu liberato dai barili, Roran chiese a lui e al fratello: «Tutti qui?» Alla risposta affermativa di entrambi, Roran imprecò e si batte il pugno contro la coscia. Escludendo Ivor, altre tre famiglie erano decise a restare nella Valle Palancar: quella di Ethlbert, quella di Parr e quella di Knute. Non posso costrìngerli a venire. Sospirò. «D'accordo. Non ha senso aspettare ancora.»

Un brusìo di eccitazione si diffuse fra i presenti: il momento era arrivato. Horst e altri cinque uomini aprirono la cinta di alberi e gettarono delle tavole sulla trincea perché i paesani e gli animali ci passassero sopra.

Horst fece un cenno con la mano. «Credo che dovresti andare tu per primo, Roran.»

«Aspetta!» Fisk si fece avanti e, con palese orgoglio, porse a Roran un bastone lungo sei piedi, fatto di legno di cratego annerito, con una massa di radici in cima e una punta smussata di acciaio alla base. «L'ho fatto stanotte» disse il carpentiere. «Ho pensato che ne avresti avuto bisogno.»

Roran fece scorrere la mano sinistra sul legno, ammirandone la levigatezza. «Non avrei potuto chiedere niente di meglio. È un capolavoro... Ti ringrazio.» Fisk sorrise e si fece da parte.

Consapevole delle decine di occhi che lo fissavano, Roran si volse verso le montagne e le Cascate di Igualda. La ferita gli pulsava sotto lo spallaccio di cuoio. Dietro di lui giacevano le ossa di suo padre e tutto quello che conosceva. Davanti a lui i picchi frastagliati svettavano contro il cielo, come a sbarrargli la strada verso il raggiungimento della sua meta. Ma non si sarebbe sottratto. E non avrebbe guardato indietro.

Katrina.

Alzando il mento, Roran mosse il primo passo. Il bastone picchiò sulle tavole di legno mentre attraversava la trincea e usciva da Carvahall, guidando i suoi compaesani nella selvaggia natura della Grande Dorsale.

La rupe di Tel'naeìr

Fulgido come un sole abbagliante, il drago si librava davanti a Eragon e agli altri, radunati sulla rupe di Tel'naeir, investendoli con folate di vento sollevate dalle sue ali possenti. Il suo corpo sembrava sprigionare vampe di fuoco, mentre l'alba lucente illuminava le sue squame dorate che riflettevano sprazzi di luce abbagliante sul terreno e sugli alberi. Era molto più grande di Saphira, abbastanza da avere almeno parecchie centinaia di anni; il collo, gli arti e la coda erano in proporzione più massicci. Sul suo dorso era seduto il Cavaliere, i suoi abiti di un bianco abbacinante contro lo splendore delle squame.

Eragon cadde in ginocchio, con il volto alzato. Non sono solo... Timore reverenziale e sollievo lo pervasero. Non sarebbe più stato l'unico a sopportare il peso della responsabilità dei Varden e di Galbatorix. Davanti a lui c'era uno dei guardiani del remoto passato, risorto dagli abissi del tempo per guidarlo, un simbolo vivente, l'incarnazione delle leggende con cui era cresciuto. Davanti a lui c'era il suo maestro. Davanti a lui c'era una leggenda! Quando il drago virò per atterrare, Eragon trasalì: la zampa anteriore sinistra della creatura era stata mozzata da un colpo terribile, lasciando un inerte moncone bianco laddove un tempo c'era un arto possente. Gli si riempirono gli occhi di lacrime.

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