Volodyk - Paolini2-Eldest

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«Quanti sarebbe, avrebbe, potrebbe...» mormorò, aprendo e chiudendo più volte il pugno sinistro. A nord di Teirm, l'unico porto che conosceva era Narda, ma per raggiungerlo avrebbe dovuto valicare l'intera Grande Dorsale, un'impresa mai compiuta, nemmeno dai cacciatori di pellicce.

Roran imprecò sottovoce. Il progetto era irrealizzabile. Dovrei cercare di salvare Carvahall, non di abbandonarla. Il problema era che, in cuor suo, il villaggio e tutti i suoi abitanti erano già condannati. Di nuovo gli spuntarono le lacrime. Tutti i suoi abitanti...

E se... se tutti gli abitanti di Carvahall mi accompagnassero a Narda e da lì nel Sur dal In questo modo, avrebbe realizzato entrambi i suoi desideri a un tempo.

L'audacia dell'idea lo sconvolse.

Era un'eresia, una blasfemia, pensare di poter convincere i contadini ad abbandonare le loro fattorie o gli artigiani le loro botteghe... eppure... eppure qual era l'alternativa se non la schiavitù o la morte? I Varden erano l'unico popolo che ospitava i fuggiaschi dell'Impero, e Roran era sicuro che i ribelli avrebbero accolto con gioia un intero villaggio di forze fresche, che per di più avevano già dimostrato il loro valore in battaglia. Inoltre, portando il villaggio da loro, si sarebbe conquistato la fiducia dei Varden, che gli avrebbero così rivelato dove si trovavano i Ra'zac. Forse potranno spiegarmi perché Galbatorix mi vuole catturare a tutti i costi.

La riuscita del piano, però, dipendeva dalla sua attuazione prima dell'arrivo di nuove truppe a Carvahall. Gli restavano perciò soltanto un paio di giorni al massimo per organizzare la partenza di più di trecento persone. Un'impresa spaventosa.

Roran sapeva che la semplice ragione non sarebbe servita a persuadere nessuno; gli serviva un fervore profetico per infiammare gli animi della gente, per far sentire loro nel profondo del cuore che era necessario rinunciare alle pastoie delle loro vite e delle loro identità. Né sarebbe servito instillare soltanto paura, perché sapeva che la paura spesso induce coloro che si trovano in pericolo a opporre maggiore resistenza. Doveva piuttosto infondere un senso di missione, di destino, per convincere i compaesani che unirsi ai Varden e combattere Galbatorix era l'azione più nobile del mondo. Ci voleva una passione che la fatica non avrebbe potuto rallentare, la sofferenza trattenere o la morte estinguere.

Nella mente, Roran vide Katrina davanti a lui, pallida e spettrale con i suoi occhi ambrati. Rammentò il tepore della sua pelle, la fragranza dei suoi capelli, la sensazione che gli aveva dato stare con lei nel segreto del buio. Poi, in una lunga coda dietro di lei, comparvero la sua famiglia, i suoi amici, e tutti quelli che conosceva a Carvahall, sia i vivi che i morti. Se non fosse stato per Eragon, e per me, i Ra'zac non sarebbero mai venuti. Devo salvare il villaggio dalle grìnfie dell'Impero, così come devo salvare Katrina da quei profanatori.

Spronato dalla potenza della visione, Roran si alzò dal letto; la spalla protestò inviandogli una nuova fitta di dolore. Barcollò e si appoggiò alla parete. Recupererò mai l'uso del braccio destro? Aspettò che il dolore calasse. Ma questo non successe. Allora digrignò i denti, si costrinse a raddrizzare la schiena e uscì dalla stanza.

Elain stava piegando degli asciugamani nel corridòio e lanciò un'esclamazione sorpresa. «Roran! Che ci fai...» «Vieni» ringhiò lui, oltrepassandola.

Con espressione preoccupata, Baldor si affacciò da una porta. «Roran, non dovresti andartene in giro. Hai perso troppo sangue. Coraggio, ti aiuto a...»

«Vieni.»

Roran sentì che lo seguivano mentre scendeva le scale verso l'ingresso, dove c'erano Horst e Albriech che parlavano tra di loro. I due alzarono lo sguardo, allibiti.

«Venite.»

Roran ignorò la pioggia di domande che gli si riversarono addosso, aprì la porta d'ingresso e uscì nel crepuscolo. Sopra di lui torreggiava un'imponente massa di nubi orlata di oro e di porpora.

In testa al gruppetto, Roran marciò spedito verso il perimetro

di Carvahall ripetendo il suo ordine ogni volta che incontrava un uomo o una donna, strappò dal fango una pertica su cui era montata una torcia, girò sui tacchi e ripercorse lo stesso tragitto fino al centro del villaggio. Lì si fermò e conficcò la pertica nel terreno, poi alzò il braccio sinistro e ruggì: «VENITE!»

La sua voce riecheggiò in tutto il paese. Roran continuava a chiamare, mentre dalle case e dai vicoli bui la gente si riversava nello spiazzo per radunarsi intorno a lui. Per lo più erano curiosi, altri entusiasti, altri intimoriti, e alcuni arrabbiati. Loring arrivò con i tre figli al seguito, e dalla direzione opposta giunsero Brigit, Delwin, e Fisk con sua moglie, Isold. Morn e Tara lasciarono la taverna e si unirono alla folla di spettatori.

Quando vide che quasi tutta Carvahall era di fronte a lui, Roran fece silenzio, serrando il pugno sinistro fino a conficcarsi le unghie nel palmo. Katrina. Alzò la mano, l'aprì e mostrò a tutti le lacrime di sangue che gli gocciolavano lungo il braccio. «Questo» disse «è il mio dolore. Guardate bene, perché sarà anche il vostro, se non fermeremo la sventura che si è abbattuta su di noi. I vostri amici e i vostri parenti saranno ridotti in catene, destinati alla schiavitù in terre straniere, o uccisi davanti ai vostri occhi, sgozzati dalle lame spietate dei soldati. Galbatorix farà spargere sale sulla nostra terra perché non produca più frutti. Questo ho visto. Questo io so.» Cominciò a camminare in tondo, come un lupo in gabbia, guardando ciascuno con occhi fiammeggianti. Aveva conquistato la loro attenzione. Adesso doveva scuoterli e condurli dove voleva.

«Mio padre è stato ucciso dai profanatori. Mio cugino è fuggito. La mia fattoria è stata rasa al suolo. E la mia promessa sposa è stata rapita dal suo stesso padre, che ha ucciso Byrd e ci ha traditi tutti! Quimby divorato, il granaio del villaggio bruciato insieme alle case di Delwin e Fisk. Parr, Wyglif, Ged, Bardrick, Farold, Hale, Garner, Kelby, Melkolf, Albem ed Elmund: tutti morti. Molti di voi, come me, sono stati feriti e non sono più in grado di mantenere le proprie famiglie. Non bastava che dovessimo sgobbare ogni giorno della nostra vita per strappare un misero sostentamento alla terra, soggetti ai capricci della natura? Non bastava che dovessimo pagare le tasse onerose di Galbatorix senza vederci adesso costretti a subire questi insensati tormenti?» Roran scoppiò in una risata isterica, ululando al cielo e ascoltando la follia nella propria voce. Nessuno si mosse.

«Ora conosco la vera natura dell'Impero e di Galbatorix: essi sono il male. Galbatorix è una piaga purulenta sulla faccia della terra. Ha distrutto i Cavalieri e cancellato la pace e la prosperità. I suoi servi sono demoni ripugnanti generati da chissà quale nero abisso. Ma Galbatorix si contenta di schiacciarci sotto il suo tallone? No! Lui vuole avvelenare tutta Alagaésia, soffocarci sotto una coltre di miseria. I nostri figli e i loro discendenti dovranno vivere all'ombra delle sue tenebre fino alla fine dei tempi, ridotti in schiavitù come vermi, come insetti da torturare a suo piacimento. A meno che...»

Roran scrutò gli occhi sgranati dei compaesani, consapevole di tenerli tutti col fiato sospeso. Nessuno aveva mai avuto il coraggio di dire quello che lui stava proclamando a gran voce. Abbassò il tono in un sussurro roco. «A meno che non decidiamo di opporci al male.

«Abbiamo combattuto contro i soldati e contro i Ra'zac, ma questo non avrà alcun significato se moriremo soli e dimenticati... o verremo condotti via in catene. Non possiamo restare qui, e non permetterò che Galbatorix distrugga tutto quello per cui vale la pena di vivere. Preferirei farmi cavare gli occhi e mozzare le mani piuttosto che vedere il suo trionfo! Io scelgo di combattere! Io scelgo di uscire dalla mia tomba e di lasciare che i miei nemici ci si seppelliscano dentro!

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