Volodyk - Paolini2-Eldest
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Eragon imparò subito a manovrare la pagaia e mentre il movimento diventava automatico, la sua mente fu libera di fantasticare, fluttuando sul freddo lago, smarrita nei favolosi mondi nascosti ai suoi occhi. Quando fece una pausa per riposarsi le braccia, estrasse dalla cintura il rompicapo di Orik, e si dedicò con caparbietà a trovare la giusta disposizione degli anelli d'oro.
Nari notò quello che stava facendo. «Posso vederlo?» Eragon lo passò all'elfo, che si volse di schiena. Per qualche istante, Eragon e Orik governarono da soli la canoa, mentre Nari era impegnato con gli anelli intrecciati. Poi, con un'esclamazione soddisfatta, alzò la mano, mostrando un unico anello d'oro al dito medio. «Un giochetto divertente» disse. Si sfilò l'anello e lo scosse, così che tornò fra le mani di Eragon nel suo stato originale.
«Come hai fatto?» disse Eragon sbalordito, e invidioso che Nari avesse risolto il rompicapo così facilmente. «Aspetta... Non dirmelo. Voglio riuscirci da solo.» ' «Ma certo» disse Nari con un sorriso.
Ferite del passato
Per tre giorni e mezzo, gli abitanti di Carvahall diI scussero dell'ultimo attacco, della tragica morte di Elmund e di quello che si poteva fare per sfuggire alla drammatica situazione. Dibattiti dai toni accesi infuriavano in ogni singola stanza di ogni singola casa; nel tempo di una parola, gli amici si rivoltavano contro gli amici, i mariti contro le mogli, i figli contro i genitori, per poi riconciliarsi qualche istante dopo nel disperato tentativo di trovare una maniera per sopravvivere. Alcuni sostenevano che, dal momento che Carvahall era condannata in ogni caso, avrebbero fatto meglio a uccidere i Ra'zac e i soldati rimasti, se non altro per appagare la sete di vendetta. Altri dicevano che se Carvahall era davvero condannata, l'unica cosa logica da fare era arrendersi e rimettersi alla clemenza del re, anche se questo significava tortura e morte per Roran e schiavitù per tutti gli altri. Altri ancora non appoggiavano né l'una né l'altra fazione, e covavano una sorda rabbia contro chiunque avesse attirato quella disgrazia sul villaggio. Molti facevano del loro meglio per nascondere il panico sul fondo di un boccale.
Dal canto loro, sembrava che i Ra'zac si fossero resi conto che con undici soldati morti non disponevano più di una forza sufficiente ad attaccare Carvahall; si erano infatti ritirati ancora più su lungo la strada e avevano appostato le sentinelle nei vari punti strategici della Valle Palancar.
«Aspettano rinforzi da Ceunon o da Gil'ead, se volete sapere come la penso» disse Loring durante una riunione. Roran ascoltava in silenzio, tenendo per sé le proprie opinioni, e valutando ogni proposta. Sembravano tutte ugualmente rischiose.
Roran non aveva ancora detto a Sloan che lui e Katrina erano fidanzati. Sapeva che era sciocco aspettare, ma aveva paura della reazione che avrebbe avuto il macellaio nell'apprendere che Roran e Katrina avevano infranto la tradizione e di conseguenza minato la sua autorità. Per giunta restava ancora molto lavoro a distrarre Roran: si convinse che rafforzare le difese di Carvahall era al momento la priorità più urgente.
Trovare gente disposta ad aiutarlo fu più facile del previsto. Dopo l'ultima battaglia, i compaesani erano più inclini ad ascoltarlo e a obbedirgli, se non altro quelli che non lo ritenevano responsabile della situazione. Al principio era rimasto sconcertato da quell'atteggiamento che gli conferiva un'autorità mai avuta prima, ma poi si era reso conto che era il risultato della soggezione, della stima e forse persino della paura ispirate dalle uccisioni che aveva commesso. Lo chiamavano Fortemartello. Roran Fortemartello.
Il nome gli piaceva.
Quando la notte inghiottì la valle, Roran si appoggiò in un angolo della stanza da pranzo di Horst, con gli occhi chiusi. Donne e uomini, seduti intorno al tavolo illuminato da una candela, conversavano tra di loro. Kiselt stava illustrando lo stato delle scorte alimentari di Carvahall. «Non moriremo di fame» concluse, «ma se non ci occuperemo presto dei campi e del bestiame, tanto vale tagliarci la gola da soli prima del prossimo inverno. Sarebbe un destino più clemente.» Horst si accigliò. «Sciocchezze!»
«Sciocchezze o no» disse Gertrude, «dubito che avremo occasione di scoprirlo. Eravamo superiori di numero, dieci contro uno, quando sono arrivati i soldati. Loro hanno perso undici uomini; noi dodici, e io mi sto prendendo cura di nove feriti. Cosa succederà, Horst, quando la situazione si ribalterà?»
«Daremo ai bardi un motivo per ricordare i nostri nomi» ribattè il fabbro. Gertrude scrollò il capo avvilita. Loring picchiò un pugno sul tavolo. «Io dico che è il nostro turno di attaccare, prima di trovarci in inferiorità numerica. Ci servono soltanto uomini, scudi e lance, e ci libereremo da questa infestazione. Potremmo farlo stanotte!» Roran non riusciva a stare fermo per l'inquietudine. Aveva già sentito quei discorsi e, come sempre, la proposta di Loring suscitò aspre polemiche che consumavano il gruppo. Dopo un'ora, la questione era ancora irrisolta, e non erano state fatte nuove proposte, tranne quella di Thane a Gedric, quando gli disse di andarsi ad annegare in una vasca da concia. La rissa fu evitata per un soffio. Alla fine, mentre la conversazione languiva, Roran si avvicinò al tavolo, zoppicando per il polpaccio ferito. «Ho una cosa da dire.» La situazione richiedeva un intervento immediato, come se avesse messo un piede su una spina e dovesse strapparsela via senza pensare al dolore: prima lo faceva, meglio era. Gli sguardi di tutti - severi, indulgenti, arrabbiati, indifferenti e curiosi - si volsero verso di lui. Roran trasse un profondo respiro. «L'indecisione finirà per ucciderci quanto una spada o una freccia.» Orval roteò gli occhi, ma gli altri continuarono ad ascoltare. «Non so se dovremmo attaccare o fuggire...»
«Dove?» lo interruppe Kiselt.
«... ma una cosa la so: i nostri bambini, le nostre madri e i nostri infermi devono essere protetti dal pericolo. I Ra'zac hanno sbarrato la strada che ci collega alla fattoria di Cawley e alle altre famiglie della valle. E allora? Conosciamo questa terra meglio di chiunque altro in Alagaésia, e c'è un posto... c'è un posto, dove i nostri cari saranno al sicuro. La Grande Dorsale.»
Roran si fece piccolo piccolo sotto la tempesta di voci irate che si scatenò. Sloan era quello più infervorato e gridò: «Mi farò impiccare prima di mettere piede su quelle maledette montagne!»
«Roran» disse Horst, urlando sugli altri. «Tu più di tutti dovresti sapere che la Grande Dorsale è troppo pericolosa... è dove Eragon ha trovato la pietra che ha portato qui i Ra'zac! Le montagne sono fredde, e popolate di lupi, orsi e altri mostri. Come ti è venuto in mente?»
Per salvare Katrina! avrebbe voluto gridare Roran. Invece disse: «Per quanti soldati i Ra'zac riescano a radunare, non oseranno mai affrontare la Grande Dorsale. Non dopo che Galbatorix ha perso mezzo esercito fra quei monti.» «È stato tanto tempo fa» obiettò Morn, dubbioso.
Roran approfittò di quella affermazione. «Giusto, e le leggende non hanno fatto altro che ingigantirsi a furia di aggiungere fantasiosi dettagli sempre più terrificanti! Esiste già un sentiero che porta in cima alle Cascate di Igualda. Ci basta mandare i bambini e gli altri lassù. Resteranno appena ai margini della Dorsale, ma saranno al sicuro. Se Carvahall cade, potranno aspettare finché i soldati non se ne andranno, e poi scendere a cercare rifugio a Therinsford.» «È troppo pericoloso» ringhiò Sloan. Il macellaio afferrò il bordo del tavolo con una stretta così tenace che le punte delle sue dita sbiancarono. «Il freddo, le bestie. Nessun uomo sano di mente manderebbe la sua famiglia lassù.» «Ma...» Roran balbettò, colto di sorpresa dalla reazione di Sloan. Benché sapesse che il macellaio odiava le montagne più di chiunque altro - sua moglie si era gettata da una rupe vicino alle Cascate di Igualda - aveva sperato che il suo profondo desiderio di proteggere Katrina sarebbe stato abbastanza forte da vincere l'avversione. Ma capì che avrebbe dovuto convincere Sloan come tutti gli altri. Adottando un tono più conciliante, proseguì: «Non è così brutta come pensi. La neve si sta già sciogliendo. Ormai sulla Grande Dorsale non fa più freddo di quanto non lo faceva qui appena qualche mese fa. E dubito che i lupi o gli orsi provino ad attaccare un gruppo così numeroso.»
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