Volodyk - Paolini2-Eldest
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Sloan fece una smorfia, arricciando le labbra sui denti serrati, e scosse il capo. «Non troverai altro che la morte sulla Grande Dorsale.»
Di fronte agli evidenti cenni d'assenso degli altri, Roran si sentì ancora più determinato, convinto com'era che Katrina sarebbe morta se non fosse riuscito a persuaderli. Scrutò i volti in cerca di un'espressione amica. «Delwin, lo so che è crudele dirlo da parte mia, ma se Elmund non si fosse trovato a Carvahall sarebbe ancora vivo. Non puoi non essere d'accordo con me quando dico che questa è la cosa giusta da fare! Hai l'occasione di risparmiare ad altri genitori le tue sofferenze...»
Nessuno rispose. «E tu, Brigit!» Roran si trascinò verso di lei, aggrappandosi alle spalliere delle seggiole per non cadere. «Vuoi forse che Nolfavrell condivida il destino di suo padre? Deve andarsene. Non capisci, è l'unico modo per salvarlo...» Suo malgrado, Roran si sentì inondare gli occhi di lacrime. «È per il bene dei bambini!» gridò all'improvviso. L'assemblea taceva. Roran fissava il legno che stringeva fra le mani nel tentativo di controllarsi. Delwin fu il primo a scuotersi. «Non lascerò mai Carvahall finché gli assassini di mio figlio restano qui. Tuttavia...» Fece una pausa, poi riprese. «Tuttavia non posso negare che nelle tue parole c'è del vero: bisogna proteggere i bambini.» «Io l'ho detto fin dal principio» dichiarò Tara.
Poi fu il turno di Baldor. «Roran ha ragione. Non possiamo farci accecare dalla paura. La maggior parte di noi è salita fino in cima alle cascate, una volta o l'altra. È un posto sicuro.»
«Anch'io» intervenne Brigit «sono d'accordo.»
Horst annuì. «Preferirei di no, ma date le circostanze... non credo che abbiamo altra scelta.» Dopo qualche secondo, gli altri presenti cominciarono ad accettare la proposta a malincuore.
«È una follia!» esplose Sloan. Si alzò di scatto e puntò l'indice contro Roran. «Dove prenderanno il cibo sufficiente ad aspettare per settimane e settimane? Non possono portarlo con sé. Come faranno a riscaldarsi? Se accenderanno il fuoco, li vedranno! Come, come, come? Se non muoiono di fame, moriranno di freddo. Se non congeleranno, verranno divorati dalle bestie. Se non saranno le bestie... Chi lo sa? Potrebbero cadere!»
Roran allargò le braccia. «Se diamo tutti una mano, avranno cibo a sufficienza. Il fuoco non sarà un problema se si spingono nella foresta, cosa che dovranno fare comunque, dato che non c'è abbastanza spazio sulle cascate per accamparsi.»
«Scuse! Giustificazioni!»
«Cos'altro vuoi che facciamo, Sloan?» chiese Morn, fissandolo con curiosità.
Sloan rise amaramente. «Non questo.»
«Allora cosa?»
«Non importa. Solo che questa è la decisione sbagliata.»
«Non devi partecipare per forza» puntualizzò Horst.
«Infatti» disse il macellaio. «Fate come vi pare, ma né io né il mio sangue saliremo sulla Grande Dorsale, finché avrò midollo nelle ossa.» Detto questo, afferrò il cappello e se ne andò, scoccando un'occhiata velenosa a Roran, che ricambiò con uno sguardo torvo.
Per come la vedeva Roran, Sloan stava mettendo in pericolo Katrina per la propria testardaggine. Se non riesce ad accettare la Dorsale come rifugio, decise Roran, allora diventerà mio nemico e dovrà vedersela con me. Horst poggiò i gomiti sul tavolo e intrecciò le dita. «Allora... Se vogliamo adottare il piano di Roran, quali preparativi occorre fare?» I presenti si scambiarono qualche breve occhiata circospetta; poi, a poco a poco, cominciarono a discutere dell'argomento.
Roran aspettò fino a quando non ebbe la certezza di aver centrato l'obiettivo prima di scivolare inosservato dalla stanza. Vagò per il villaggio immerso nel buio in cerca di Sloan, setacciando il perimetro interno allo sbarramento di alberi. Alla fine scorse il macellaio accovacciato accanto a una torcia, lo scudo stretto fra le braccia, contro le ginocchia. Roran fece dietrofront e corse alla bottega di Sloan, ed entrò nella cucina sul retro.
Katrina stava apparecchiando e si fermò a guardarlo stupita. «Roran! Che ci fai qui? Hai parlato con papà?» «No.» Il giovane si fece avanti e le prese le mani, assaporando il contatto. Il semplice fatto di stare nella stessa stanza con lei lo colmava di gioia. «Ho un grande favore da chiederti. È stato deciso di mandare i bambini e pochi altri sulla Grande Dorsale, in cima alle Cascate di Igualda.» Katrina trasalì. «Voglio che li accompagni.»
Con espressione sconvolta, Katrina si liberò dalla sua stretta e si volse verso il caminetto, cingendosi il corpo con le braccia mentre fissava le braci ardenti. Per lunghi istanti non disse nulla, poi: «Papà mi ha proibito di avvicinarmi alle cascate da quando la mamma è morta. La fattoria di Albem è il posto più vicino alla Grande Dorsale in cui sia stata negli ultimi dieci anni.» Rabbrividì, e il suo tono divenne accusatorio. «Come fai a suggerirmi di abbandonare te e mio padre? Questa è anche casa mia. E perché dovrei andarmene, quando Elain, Tara e Brigit resteranno?»
«Katrina, ti prego.» Timidamente, Roran le posò le mani sulle spalle. «I Ra'zac sono qui per me, e non voglio che ti accada nulla di male per causa mia. Finché sei in pericolo, non posso concentrarmi su quello che va fatto: difendere Carvahall.»
«Chi mi rispetterebbe se fuggissi come una vigliacca?» La ragazza sollevò fiera il mento. «Mi vergognerei di guardare in faccia le donne di Carvahall e di essere tua moglie.»
«Vigliacca? Quale vigliaccheria c'è nel proteggere e sorvegliare i bambini sulla Grande Dorsale? Direi piuttosto che ci vuole più coraggio per andare sulle montagne che non per restare.»
«Che orrore è mai questo?» mormorò Katrina, girandosi fra le sue braccia, con gli occhi lucidi e le labbra serrate. «L'uomo che dovrebbe diventare mio marito non mi vuole più al suo fianco.»
Lui scosse il capo. «Non è vero. Io...»
«È vero! Che cosa succede se ti uccidono mentre sono lontana?»
«Non dire...»
«No! Carvahall ha ben poche speranze di sopravvivere, e se dobbiamo morire, preferisco morire insieme a te, piuttosto che rifugiarmi sulla Dorsale senza più cuore né vita. I bambini sapranno badare a se stessi. Come me, del resto.» Una lacrima le rotolò lungo la guancia.
Gratitudine e stupore pervasero Roran davanti a tanta devozione. La guardò nel profondo degli occhi. «E in nome di questo amore che ti chiedo di andare. So cosa provi. So che questo è il sacrificio più grande che entrambi possiamo fare, e te lo chiedo adesso.»
Katrina rabbrividì. Il suo corpo si fece teso, mentre le mani bianche torcevano l'orlo del grembiule di mussola. «Se accetto» disse con voce tremante, «tu devi promettermi, qui e adesso, che non mi farai mai più una richiesta del genere. Devi promettermi che se anche ci trovassimo di fronte a Galbatorix in persona, e soltanto uno di noi due potesse salvarsi, tu non mi chiederai di andarmene.»
Roran la guardò disperato. «Non posso.»
«Allora come ti aspetti che faccia quello che tu non faresti?» gridò lei. «Questo è il mio prezzo, e né l'oro, né i gioielli, né tutte le belle parole di questo mondo valgono il tuo giuramento. Se non ci tieni abbastanza a me da fare tu un sacrificio, Roran Fortemartello, allora vattene e non farti mai più vedere!»
Non posso perderla. Sebbene il dolore fosse intollerabile, abbassò il capo e disse: «Hai la mia parola.» Katrina annuì e si adagiò su una sedia - la schiena rigida ed eretta - e si asciugò le lacrime con una manica. Con voce tranquilla disse: «Papà mi odierà per questo.»
«Come farai a dirglielo?»
«Non glielo dirò» rispose lei, con aria di sfida. «Non mi permetterà mai di andare sulla Grande Dorsale, ma dovrà capire che questa è una mia decisione. A ogni modo, non oserà inseguirmi sulle montagne. Le teme più della morte.» «Ma potrebbe temere di più di perderti.»
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