Sottovoce Yvonne sospirò, “Spero che non la inviti a giocare a casa nostra, però. Stamattina ho conosciuto la madre. Ha un’aria acida come la figlia. E la bambina si chiama Laverne.”
Emily non poté evitare di ridacchiare. Era bellissimo essere tornata con le sue amiche madri, di nuovo ai cancelli della scuola. L’ultima volta che l’aveva fatto era stato tutto nuovo e strano. Chantelle era sbucata dal nulla e aveva stravolto la vita di Emily. Ma adesso non avrebbe cambiato nulla. Diventare madre era stata l’esperienza migliore della sua vita, e adorava quella sensazione, le opportunità che le aveva dato, e le persone che così aveva conosciuto.
Allungò lo sguardo e vide avvicinarsi Suzanna, il piccolo Robin assicurato al petto, i piedini che sobbalzavano a ogni passo che faceva. Così sarebbe stata presto lei, realizzò Emily, il cuore che si gonfiava al pensiero – sia di entusiasmo che, anche, di ansia. Charlotte avrebbe cambiato di nuovo tutto, proprio come aveva fatto Chantelle. E non ci sarebbe stato Roy a sostenerla attraverso tutto quanto. Ma facendo passare lo sguardo da Suzanna a Yvonne a Holly, seppe di avere le migliori persone al mondo accanto, a guardarle le spalle. Poteva farcela. Poteva fare tutto con le sue amiche a sostenerla.
A quel punto si accorse di essersi fatta assorbire così tanto dalla riunione con tutte le sue amiche da aver perso il senso del tempo.
“Farei meglio ad andare a conoscere la nuova insegnante,” disse loro voltandosi per andare alle scale.
Però, proprio facendo così, si accorse che Daniel le veniva incontro. Stava guardando l’orologio con espressione allarmata.
“Daniel!” esclamò Yvonne entusiasta.
“Ciao a tutte,” disse arrivando furtivo al gruppo di mamme. “Temo di non poter fermarmi a chiacchierare, devo tornare al lavoro.” Si voltò verso Emily. “Ti porto ancora da Joe?”
“Posso presentarmi all’insegnante prima?” chiese Emily.
Daniel guardò teso l’orologio. “Uhm… be’…” disse, un po’ confuso.
Emily percepì che chiaramente voleva fare una buona impressione con la sua nuova posizione più importante al lavoro. Decise di lasciar perdere e di non far clamore.
“Non ti preoccupare,” gli disse cedendo. “Posso conoscere la nuova insegnante quando la vengo a prendere.”
Salutò ognuna delle amiche, triste di essere strappata via dalla loro meravigliosa compagnia, e andò al pick-up con Daniel.
“Ci aggiorniamo presto,” urlò dietro una spalla salutandole con la mano mentre montavano.
Chiudendo la portiera, Emily si voltò verso Daniel. “Ricordami di non prendere appuntamenti con Amy nei giorni in cui c’è scuola. Almeno non finché non riesco a rimettermi dietro al volante della mia macchina!”
Le mancava la libertà che aveva prima della gravidanza. Perdere l’incontro con l’insegnante la faceva sentire malissimo. Sperò che la cosa non le avesse fatto fare una brutta impressione. Non voleva sembrare un genitore non interessato, distratto ed egocentrico.
Daniel uscì dal parcheggio, puntando alla città.
“Allora, l’insegnante com’è?” gli chiese Emily.
“Signorina Butler,” la informò Daniel. Si strinse nelle spalle, come se non vi avesse fatto molta attenzione. “Sembra un po’ più severa rispetto alla signorina Glass. Un po’ più vecchia, un po’ più spigolosa.”
“Mi chiedo come la prenderà Chantelle,” meditò Emily. La piccola a volte aveva difficoltà con le figure autoritarie. L’approccio dolce con lei funzionava bene, ma la cosa più importante per Chantelle erano in realtà i confini. Fin quando sapeva cosa ci si aspettava da lei poteva eccellere. Sperava solo che questa nuova, più severa insegnante avesse la pazienza necessaria per arrivare a quel punto.
“C’era anche Gail,” disse Daniel. “Sarà la consulente di Chantelle anche quest’anno.”
“È un sollievo,” rispose Emily ripensando a suo padre. Quest’anno Chantelle avrebbe avuto bisogno dell’aiuto di Gail più che mai. Non solo per la costanza che Gail le dava, ma per le esperienze di vita attraverso le quali quest’anno avrebbe avuto bisogno di essere guidata.
“Allora, di cosa chiacchierate oggi tu e Amy?” chiese Daniel.
La domanda distolse Emily dalla sua angosciosa fantasia. “Non ne sono certa, ma penso Harry. Hai notato qualcosa di strano tra di loro sull’isola?”
“Per niente,” disse Daniel perplesso.
Non sorprendeva Emily che Daniel non avesse colto le sfumature del comportamento di Amy. Amy era la sua migliore amica, dopotutto; la conosceva alla perfezione e riusciva a leggerle nell’espressione i più piccoli segnali.
“Faranno meglio a non rompere,” disse Daniel severamente svoltando in una via secondaria. “Stiamo per aprire il ristorante. Non voglio che Harry sali troppo la zuppa con le sue lacrime!”
Emily ridacchiò. “Sono sicura che non si tratta di questo. Probabilmente è il contrario, penso. Amy è pronta a sposarlo, ma vuole che io le dica che non sta correndo troppo. Ti ricordi cos’è successo con Fraser?”
“Come posso dimenticarlo,” disse Daniel con una smorfia.
Arrivarono al ristorantino di Joe, e Daniel accostò. Baciò Emily, e lei uscì dal furgone scivolando sul sedile, ormai incapace di saltar giù vivacemente come faceva prima di mettere su i sei chili abbondanti della gravidanza.
“Buona giornata, al lavoro,” gli disse.
Lui sorrise e la salutò con la mano, poi se ne andò. Emily entrò nel ristorante.
“Ma guarda un po’, Emily Mitchell!,” esclamò Joe quando entrò. “Non ti vedo da molto tempo!”
Lei lo abbracciò per salutarlo. “Sono Emily Morey adesso, non te ne dimenticare,” gli disse.
“Certo,” disse Joe ridendo. “E pensare che qui ci siete venuti per il primo appuntamento.” Si illuminò. “Caffè?”
Emily si diede una pacca sullo stomaco. “Decaffeinato, per piacere.”
Joe andò a preparare del caffè mentre Emily trovò il posto dove Amy sedeva già.
“Proprio come ai vecchi tempi, vero?” disse Amy dandole un bacio per salutarla. “Bere un caffè prima del lavoro, quando potevamo, ovvio. Colazioni, pranzi e cocktail la sera.”
“Cocktail!” esclamò Emily dandosi una pacca sullo stomaco. “Non me li ricordare.” Rise. “È bellissimo averti qui più spesso. E hai ragione, è come ai vecchi tempi, però senza i grattacieli e i taxi gialli.” Sorrise riportando alla memoria le loro vecchie vite a New York. Sembrava tantissimo tempo prima, ormai. “Allora, che succede?” chiese a Amy. “Come vanno le cose?”
Amy si morse il labbro come valutando l’opportunità di aprirsi. Chiaramente decise di non nascondere nulla, e si lanciò subito nel cuore della questione. “Si tratta di Harry. Stiamo litigando.”
“Oh,” disse Emily tristemente. “È un peccato. Mi dispiace.”
Amy si strinse nelle spalle e si portò il liscio caschetto biondo dietro alle orecchie. “È inevitabile, no? La distanza. Il fatto che veniamo da mondi diversi. Cioè, faccio battute dicendo che è come se fossimo ancora a New York, ma le cose non potrebbero essere più diverse. Non so se posso impegnarmi a vivere qui. Tu come hai fatto?”
Emily ponderò sulla questione. “Onestamente perso che New York non avesse più nient’altro da offrirmi.”
“Oh, grazie,” disse Amy mettendo il broncio.
“Non volevo dire te!” esclamò Emily facendo dietrofront. “Voglio dire nel senso della carriera e delle relazioni. Le cose con mia mamma erano terribili. Poi Ben era un idiota, e mi è sembrato giusto andarmene. Venire qui mi ha costretta a confrontarmi con molte cose. Sai, con mio padre e la morte di Charlotte. Ha senso che abbia trovato me stessa qui. Poi c’era Daniel.” Sorrise tra sé ricordando il loro primo incontro. L’esitazione che aveva provato, la resistenza a permettersi di affezionarsi a qualcuno di nuovo. Ma i rischi erano stati tutti ripagati.
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