Sophie Love - Per Te, per Sempre

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La capacità di Sophie Love di trasmettere magia ai lettori risiede nelle sue squisite espressioni e descrizioni… È il romanzo rosa, magari da leggere sotto l’ombrellone, perfetto, ma con una marcia in più: l’entusiasmo e le bellissime descrizioni, unite a un’inaspettata attenzione per una complessità non solo sentimentale, ma anche psicologica. Lo consiglio vivamente agli amanti dei romanzi rosa che nelle loro letture ricercano un tocco di maggiore complessità. Midwest Book Review (Diane Donovan su Ora e per sempre) PER TE, PER SEMPRE è il libro #7 della serie rosa best-seller LA LOCANDA DI SUNSET HARBOR, che inizia con Ora e per sempre (libro #1) – scaricabile gratuitamente! A Sunset Harbor è arrivato l’autunno, e a mano a mano che la città si svuota Emily Mitchell entra nel suo secondo trimestre di gravidanza. Le nuove stanze della casa di Trevor sono disponibili per i clienti, e la nuova spa e il nuovo ristorante aprono. Nel frattempo seguono l’offerta per l’isola, sperando di aggiungere ancora un’altra dimensione alla loro vita a Sunset Harbor. Amy insiste nel darle un corredino a New York City, ed Emily torna nella sua vecchia casa, scioccandosi di fronte ai suoi stessi cambiamenti – e agli indesiderati ospiti che si fanno vedere. È mortificata nel venire a sapere che a Sunset Habor ci sarà un nuovo residente – un imprenditore di New York che aprirà una locanda rivale alla sua –, venuto per distruggerle l’attività. Chantelle torna a scuola, ma la sua nuova classe è una sorpresa spiacevole, e quando le cose non vanno il dramma la getta in crisi. Roy sta sempre peggio, e col tempo che rinfresca li invita tutti a una vacanza nella sua casa in Grecia, ed Emily, anche se preoccupata per la bambina che presto nascerà, non può rifiutare. È un viaggio che li cambierà tutti per sempre, e che culminerà in un Ringraziamento che nessuno di loro dimenticherà. PER TE, PER SEMPRE è il libro #7 di una nuova serie romantica stupefacente che ti farà ridere e piangere, costringendoti a girare le pagine una dopo l’altra fino a notte fonda – e che ti farà innamorare ancora una volta dell’amore. Il libro #8 sarà presto disponibile. La nuova serie rosa di Sophie Love, AMORE COSÌ, è disponibile subito! Un romanzo scritto molto bene, che tratta delle avversità vissute da una donna (Emily) durante la ricerca della sua vera identità. L’autrice ha fatto un ottimo lavoro con la creazione dei personaggi e le descrizioni dell’ambiente. Lì è costruito il romanzo – ma senza esagerazioni. Complimenti all’autrice per il fantastico primo libro di una serie che promette davvero molto bene. Books and Movies Reviews, Roberto Mattos (su Ora e per sempre)

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Amy sorrise teneramente. “Sei sicura?”

“Giuro,” disse Emily spalancando la portiera e scendendo svelta.

Sbatté la portiera e mandò un bacio a Amy correndo più forte che le permetteva di fare il pancione su per i gradini di pietra. Premette il pulsante del citofono e la receptionist rispose, salutandola con un crepitio.

“Signora Morey,” disse Emily nel microfono d’argento. “La madre di Chantelle.”

Ci fu un ronzio. Aprì la porta e corse alla scrivania. Era la stessa ragazza dell’anno precedente, si accorse Emily, giovane, lentigginosa, con un dolce sorriso che mostrava una fessura tra i denti.

“Ciao, Emily,” la salutò la receptionist mentre correva dentro.

Emily si accorse – un po’ esaurita al pensiero – che a scuola era abbastanza conosciuta perché la receptionist la riconoscesse e si ricordasse il suo nome.

“Ecco il badge per i visitatori,” aggiunse la ragazza.

Porse il pass a Emily ed Emily vide che aveva scritto il suo nome con un pennarello rosso, in corsivo, circondato da stelle. Era un gesto gentile, ma Emily era troppo agitata per apprezzarlo. Tutta la sua concentrazione era su Chantelle. Però notò il nome sul badge della ragazza: Tilly. Prese nota di memorizzarlo in modo, la prossima volta che avesse visto la ragazza, si sperava in circostanze meno stressanti, da essere almeno più gentile.

“Sono in fondo al corridoio nell’ufficio della consulente,” disse Tilly. “Conosce la strada?”

“Purtroppo la conosco anche troppo bene,” rispose Emily.

Tilly le rivolse un sorriso comprensivo, ed Emily percorse svelta il corridoio fino all’ufficio di Gail.

Attraverso la finestrella della porta, Emily vide i familiari divani rosso acceso, il tavolo dei giochi, l’angolino della lettura, la casa delle bambole e la zona di arte. Riconobbe subito Gail, seduta su una delle sedie per adulti con i capelli in un’ordinata crocchia in cima alla testa. Le altre due donne Emily non le conosceva. E Chantelle non si vedeva da nessuna parte. Riusciva a sentirla, però, sentirla urlare e gridare anche attraverso la spessa lastra di vetro della porta tagliafuoco rinforzata.

Emily bussò rapida e vide Gail voltarsi verso la finestra. Attraverso il vetro, fece cenno a Emily di entrare.

Fu solo una volta dentro che Emily vide per la prima volta Chantelle. La bambina era appallottolata su se stessa nell’angolo, a piangere disperatamente, circondata da pezzi di carta strappati.

“Cos’è successo?” chiese Emily.

“Si sieda,” disse Gail. “Ha conosciuto la signorina Butler.”

“A dire il vero no, non abbiamo avuto la possibilità di vederci prima,” disse Emily. Strinse la mano all’insegnante. Era un modo orribile di conoscerla, pensò Emily. Era un fascio di nervi e si sentiva completamente esausta. “Ha parlato con mio marito, Daniel.”

La giovane insegnante sorrise educatamente, dando a Emily un assaggio della severità che aveva notato Daniel. “Sì, me lo ricordo.”

“E conoscerà la signora Doyle,” aggiunse Gail.

Emily ebbe allora una reazione a scoppio ritardato. Nella fretta non si era proprio accorta della terza donna nella stanza, ma capì adesso che era la preside. Le cose dovevano essere serie se era coinvolta anche lei!

“Quindi?” disse Emily. “È stata la classe nuova a dare il via alle cose?”

Gail annuì. “Penso che fossimo tutti consapevoli che sarebbe potuto accadere. Ma forse dovremmo chiedere a Chantelle di spiegarcelo. Chantelle?” Gail aveva una voce incredibilmente leggera, dolce. Era il tipo di voce che poteva far uscire chiunque dai capricci.

La bambina singhiozzava furiosamente nell’angolo. “La ODIO!” urlò.

Emily alzò lo sguardo sulla signorina Butler, presumendo che fosse la persona a cui faceva riferimento Chantelle, e le rivolse uno sguardo compassionevole. Non voleva assolutamente che l’insegnante pensasse che fosse colpa sua.

“Chi è che odi?” continuò Gail.

“LAVERNE!” urlò Chantelle.

Emily si ricordò che ai cancelli della scuola Yvonne aveva detto che Laverne era il nome della nuova ragazzina, la ragazzina bionda dalle ossa fragili che Bailey aveva preso sotto la sua ala. Non aveva mai sentito la voce di Chantelle così stridula e penetrante, così piena di livore. E non aveva mai visto tanta passione nel viso della bimba, così tanto dolore e angoscia. Persino nelle sue crisi passate avute per via di Sheila, Chantelle non era mai sembrata tanto depressa. Laverne l’aveva proprio scatenata. Emily non riusciva a immaginare cosa potesse aver fatto perché Chantelle la percepisse peggiore di Sheila.

“Puoi spiegare cos’è successo con Laverne?” chiese dolcemente Gail. “Vogliamo tutte capire perché sei così infelice.”

Chantelle allora alzò lo sguardo, il viso rosso di rabbia. “Ha rubato Bailey.”

Emily si accigliò di confusione al sentir nominare il nome di Bailey. Lei e Chantelle erano inseparabili.

“Che cosa vuoi dire?” la incalzò Gail.

L’espressione di Chantelle era di inimmaginabile dolore e sofferenza. Emily rimase turbata nel vederla così.

“Ha detto che ho un accento stupido,” gridò Chantelle. “E che Bailey poteva avere solo un’amica con i capelli biondi. Poi Bailey mi ha detto che Laverne è la sua nuova migliore amica.” La faccia di Chantelle cambiò. Dopo la rabbia si dissolse in lacrime, fece cadere la testa sulle ginocchia e pianse amaramente.

Emily si portò una mano al cuore. Era troppo da sopportare.

“Possiamo fare qualcosa?” chiese Emily alzando lo sguardo su Gail. “Capisce quanto importante sia per Chantelle avere costanza nella vita.”

“Certo,” rispose diplomaticamente Gail. “Lei è buona amica di Yvonne, la madre di Bailey, vero? Forse dovrebbe parlarne con lei.”

“Non sono sicura che la cosa sarebbe d’aiuto,” rispose Emily. “Bailey è una ragazzina risoluta. Solo perché sua madre le dice di fare qualcosa non vuol dire la farà. Non sarebbe più semplice trasferire Laverne in un’altra classe in modo che si separino naturalmente?”

La signora Doyle parve inorridita. “Assolutamente no.”

“Ma guardi cosa sta succedendo a Chantelle,” esclamò Emily.

La signora Doyle parlò con franchezza. “Laverne è nuova qui, proprio come una volta lo è stata Chantelle. Ha trovato un’amica in Bailey e sarebbe crudele toglierle quest’amicizia.”

Emily sentì affilarsi il suo istinto materno. “Con tutto il rispetto, Laverne non ha la stessa storia di Chantelle. Non ha attraversato le stesse avversità. La soluzione più semplice non sarebbe cambiarle di classe subito? Stroncare tutto sul nascere prima che peggiori? Se Laverne è così cattiva adesso, come sarà domani o dopodomani?”

“Mi dispiace,” disse la signora Doyle scuotendo la testa. “Ma dovranno risolvere i loro problemi. Gail può guidarle, e ovviamente la signorina Butler supervisionerà tutto in classe. Non ci sono soluzioni veloci a queste situazioni, signora Morey. Le circostanze di Chantelle non rientrano nella faccenda.”

Emily guardò implorante Gail. “Lei sta dalla mia parte, vero?”

“Non si tratta di prendere parti,” rispose Gail. “Sono qui per Chantelle e per quello che è meglio per lei.”

“Mi lasci indovinare,” disse Emily. “Ciò che è meglio per lei è venire nel suo ufficio una volta la settimana per chiarire i suoi sentimenti? È una bambina di sette anni. Agisce secondo le sue emozioni, secondo i suoi sentimenti. Starsene seduta qui a parlare con lei all’infinito non l’aiuterà con il bullismo.”

“Le nostre sessioni sono molto preziose,” rispose con calma Gail.

“Non penso che dovremmo affrettarci a etichettare la cosa con la parola bullismo,” intervenne la signora Doyle.

Emily era furiosa. Le sembrava che tutti stessero abbandonando Chantelle. Come faceva a non essere bullismo?

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