“Quindi sei semplicemente una ragazza di città, o cosa?” chiese Shelley.
Zoe represse un sospiro. Queste erano le conseguenze di avere dei partner: volevano sempre cercare di conoscere l’altra persona, portare alla luce tutti i pezzettini del puzzle per ricostruire il suo passato, e poi metterli insieme fino a creare un disegno che tornasse loro comodo. “Mi ricordano il posto in cui sono cresciuta.”
“Ahhh.” Shelley annuì, come se riuscisse a capire, a comprendere. Non capiva, Zoe ne era sicura.
Ci fu una pausa nella loro conversazione, mentre oltrepassavano la porta della centrale per tornare all’interno di una piccola sala riunioni che la polizia locale aveva messo a loro disposizione per usarla come base operativa. Vedendo che erano da sole lì dentro, Zoe mise una nuova pila di documenti sul tavolo, iniziando a sparpagliare il rapporto del medico legale, le fotografie e qualche altro rapporto stilato dagli agenti che avevano raggiunto per primi la scena del crimine.
“Quindi non hai avuto una bella infanzia?” chiese Shelley.
Ah. Forse riusciva a capire, più di quanto Zoe avesse immaginato.
Probabilmente non doveva neanche stupirsene. Perché mai Shelley non avrebbe dovuto essere in grado di leggere le emozioni e i pensieri nello stesso modo in cui Zoe riusciva a leggere gli angoli, le dimensioni e gli schemi?
“Non è stata la migliore,” rispose Zoe, spostandosi i capelli dagli occhi e concentrandosi sui documenti. “E neanche la peggiore. Sono sopravvissuta.”
C’era un’eco nella sua mente, un urlo che la raggiunse attraversando il tempo e lo spazio. Figlia del diavolo. Scherzo della natura. Guarda cosa ci hai costretto a fare, ora! Zoe la zittì, ignorando il ricordo di una giornata rinchiusa nella sua stanza come punizione per i suoi peccati e il prolungato e difficile isolamento di quando era bambina.
Shelley si spostò velocemente di fronte a lei, sparpagliando alcune delle foto che già avevano e prendendo i documenti dagli altri casi.
“Non dobbiamo parlarne per forza,” disse con delicatezza. “Mi dispiace. Non ci conosciamo ancora.”
Quell’”ancora” era minaccioso: lasciava intendere un momento, sebbene in un futuro lontano, in cui Zoe avrebbe dovuto fidarsi abbastanza di lei. Quando sarebbe stata in grado di tirare fuori tutti i segreti che nascondeva da quando era soltanto una bambina. Quello che Shelley non immaginava, non riusciva a intuire tramite la sua cortese indagine, era che Zoe non avrebbe mai detto a nessuno ciò che le fosse accaduto durante la sua infanzia. Mai.
Tranne forse a quella terapista che la dott.ssa Applewhite stava cercando di farle incontrare.
Zoe respinse tutto per rivolgere alla sua partner un sorriso a denti stretti e annuire, quindi prese uno dei documenti dalle sue mani. “Dovremmo riesaminare i casi precedenti. Io leggerò questo, tu puoi leggere quell’altro.”
Shelley si sedette sul lato opposto del tavolo, guardando le immagini contenute nel primo documento mentre venivano distribuite sul tavolo, e rosicchiando una delle sue unghie. Zoe distolse lo sguardo e si concentrò sulle pagine davanti a sé.
“La prima vittima, uccisa in un parcheggio vuoto all’esterno di una tavola calda che aveva chiuso mezz’ora prima,” lesse Zoe ad alta voce, sintetizzando i contenuti del rapporto. “Ci lavorava come cameriera, madre di due figli, nessuna istruzione universitaria. A quanto pare era rimasta sempre nella stessa città. Nessun segno di una qualsiasi prova forense rilevante sulla scena del crimine; la metodica è stata la stessa, morte tramite cappio e successiva, meticolosa cancellazione di orme e tracce.”
“Nulla che ci aiuti a scovarlo, tanto per cambiare,” sospirò Shelley.
“Stava chiudendo il posto dopo le pulizie, prima di tornare a casa dopo un turno lungo. L’allarme è stato dato piuttosto velocemente quando non è tornata a casa come al solito.” Zoe passò rapidamente alla pagina successiva, analizzandone i contenuti di rilevanza. “È stato suo marito a ritrovarla: era andato a cercarla perché non rispondeva al telefono. C’è una forte probabilità che abbia contaminato le prove, stringendo il cadavere di sua moglie dopo il ritrovamento.”
Zoe sollevò lo sguardo, soddisfatta del fatto che questo caso fosse privo di indizi come l’altro. Shelley era ancora concentrata e giocava nuovamente con quel pendente appeso alla sua collanina. Lo nascose tra il pollice e l’indice, abbastanza piccolo da scomparire completamente dietro le dita.
“Quella è una croce?” domandò Zoe, non appena la sua nuova partner alzò finalmente gli occhi. Si trattava di qualcosa di cui parlare, pensò. Era piuttosto naturale per un agente parlare con la sua partner a proposito dei gioielli che indossava abitualmente, no?
Shelley guardò in basso verso il petto, come se non si fosse resa conto di ciò che stessero facendo le sue mani. “Oh, questa? No. È un dono di mia nonna.” Spostò le dita, in modo da permettere a Zoe di vedere il pendente d’oro a forma di freccia, completo di un piccolo diamante incastonato nella testa a punta. “Meno male che mio nonno aveva buon gusto. Lo indossava lei.”
“Oh,”fece Zoe, sentendosi travolgere da un’ondata di sollievo. Non si era resa conto di quanta tensione avesse trattenuto da quando aveva notato per la prima volta Shelley estrarre la collanina e giocarci. “Una freccia per il vero amore?”
“Esatto.” Shelley sorrise. Quindi aggrottò leggermente la fronte, avendo ovviamente colto il cambiamento di umore di Zoe. “Temevi fossi un’estremista religiosa o cose del genere?”
Zoesi schiarì un po’ la voce. Quasi non si era resa conto che fosse quella la ragione della sua domanda. Ma certo che era quella. Era trascorso molto tempo da quando era una timida ragazzina con una madre fanatica e timorata di Dio, ma nutriva ancora molta prudenza nei confronti delle persone che consideravano la Chiesa come la cosa più importante della loro vita.
“Ero soltanto curiosa,” rispose Zoe, ma la sua voce era tesa, e lei ne era consapevole.
Shelley inarcò le sopracciglia, piegandosi per prendere un altro documento dal tavolo. “Sai, dovremo trascorrere un sacco di tempo a lavorare insieme, nel caso rimanessimo partner,”disse. “Magari sarà più semplice se non ci nascondiamo le cose. Non devi rivelarmi perché ne fossi così preoccupata, ma apprezzerei la franchezza.”
Zoe deglutì, volgendo lo sguardo in basso ai documenti che aveva già finito di leggere. Fece appello al suo orgoglio, chiudendo gli occhi per un istante per zittire la voce che le diceva no, non combacia, uno è più spesso di circa cinque millimetri, e incontrò lo sguardo di Shelley. “Non ho dei bei trascorsi con quelle cose,”disse.
“Intendi con la religione o con la sincerità?” chiese Shelley con un sorrisetto ironico, aprendo il documento che aveva davanti. Dopo un istante, durante il quale Zoe si scervellò per capire cosa rispondere, Shelley aggiunse: “Era una battuta.”
Zoe le rivolse un debole sorriso.
Quindi ritornò verso il file del nuovo caso e iniziò ad esaminare le foto scattate sulla scena del crimine, sapendo che questa era l’unica cosa che le avrebbe fatto passare la sensazione di calore che andava dalle guance al collo. E che avrebbe smorzato l’imbarazzo calato nella stanza.
“La seconda vittima è un’altra versione della stessa storia,” disse Shelley, scuotendo il capo. “Una donna trovata assassinata sul ciglio di una strada che delimitava il perimetro di una cittadina. Il tipo di strada che potresti costeggiare per rientrare a casa dopo aver lavorato fino a tardi, cosa che la vittima aveva fatto. Era un’insegnante … c’erano un sacco di compiti corretti sparsi intorno a lei, caduti dopo che la sua gola era stata tagliata dal cappio metallico.”
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