"No, se lo facessimo alla maniera dei lupi tu mi avresti presa con forza fuori sotto la luna e mi avresti morso il collo. Tu sei metà lupo e metà umano. Quindi, ci incontreremo a metà strada." Lei lo guardò con autorevolezza. "Mettiti in ginocchio."
"Ma il pavimento è sporco."
Lei gli passò uno dei tovaglioli. Che non avrebbero comunque usato durante la cena.
Jordan sospirò, ma prese il tovagliolo e lo posò sul pavimento appiccicoso. Ormai avevano attirato su di loro sguardi interessati. Jordan alzò gli occhi verso i curiosi e il suo viso impallidì.
Rhetta non era una che amava l'attenzione, ma erano già a metà di quella scena. Se si fossero fermati in quel momento, avrebbero attirato più attenzione e Jordan si sarebbe vergognato. Rhetta non poteva permetterlo. Non quando quello che voleva era a soli trenta giorni di distanza.
"Continua," gli disse.
Jordan sussultò. Aprì la scatola. Dentro c'era un piccolo anello di diamanti. Non brillava molto, ma non era neanche troppo opaco.
"Rhetta Veracruz, vuoi farmi l'onore di essere la mia compagna e mia moglie per il resto dei miei giorni?"
"Non dovresti dire giorni. I lupi si accoppiano di notte. Prova ancora."
Jordan prese un altro respiro. "Rhetta Veracruz, mi faresti l'onore di essere la mia compagna e mia moglie per il resto delle mie notti?"
"Sì, Jordan. Sì, sarò la tua compagna. Sì, sarò tua moglie."
Gli applausi esplosero intorno a loro. Jordan le fece scivolare l'anello sul dito. Lei si chinò e lo abbracciò. Fu un po' imbarazzante vista la loro differenza di altezza. Il tovagliolo sotto il ginocchio di Jordan scivolò facendolo cadere in avanti verso di lei. Ma lui si raddrizzò prima che la sedia di Rhetta cadesse in terra.
Jordan si alzò e le diede un casto bacio sul lato della guancia. Alcuni commensali maschi si alzarono per stringergli la mano. Le mani di Jordan furono inghiottite dai maschi per lo più umani riuniti al tavolo. Riprese il suo posto proprio quando arrivò il loro ordine.
"Hai fatto molto bene, Jordan," disse Rhetta mentre prendeva il coltello e la forchetta puliti dalle mani di Lance. Non erano immacolati, ma quantomeno non erano nemmeno impataccati. Era abbastanza soddisfatta degli eventi della notte da decidere di rischiare con le posate.
"C'era un'altra cosa di cui volevo parlarti," disse Jordan. "Come sai, domani vado fuori città a trovare mia madre."
Rhetta era contenta di avere in bocca un pezzo di pollo. Jordan era sempre fuori città a trovare sua madre. La donna era tornata a vivere in un insediamento umano dopo che il padre lunare di Jordan era morto diversi anni prima. I viaggi di Jordan sacrificavano molto del loro tempo insieme. Ma Rhetta avrebbe cambiato quella situazione una volta che le cose fossero diventate ufficiali tra loro.
"C'è qualcosa che non ti ho detto, Rhetta."
Lo sguardo di Rhetta si posò su quello di Jordan. Si vantava di sapere tutto di quell'uomo con cui aveva deciso di passare una bella vita comoda. Non aveva idea di quello che lui stava per dirle, e non le piacevano le sorprese.
"Ho un fratello."
Rhetta inclinò la testa di lato a quell’informazione. Era una novità. Sapeva della madre di Jordan, ma non aveva chiesto di eventuali fratelli. Solo la presenza di sua madre e i suoi continui bisogni le erano bastati.
"È il mio fratellastro; il figlio di mio padre. Ci siamo allontanati negli ultimi anni a causa del cattivo sangue che scorreva tra noi. Voglio che venga al matrimonio. Ma non vuole parlare con me. Credo che però parlerebbe con la mia futura sposa."
"Vuoi che parli con tuo fratello, anche se vi siete allontanati? Non posso viaggiare fuori città in questo momento, Jordan."
"Vive in città."
Rhetta appoggiò le posate a quella nuova informazione. "Com'è possibile? Usciamo insieme da tutto questo tempo e non l'abbiamo mai incontrato?"
In realtà non era così improbabile come lo faceva sembrare. C'erano alcune famiglie in campagna che non venivano mai in città. La madre di Rhetta odiava farlo, preferendo vagare per i campi e i vigneti come la creatura selvaggia che era.
"Mio fratello, Rory, è il proprietario della macelleria su Main Street," le spiegò Jordan.
"La macelleria? Quella dove le donne si mettono in fila sui tacchi per avere le loro bistecche?"
Aveva sentito parlare dello splendido macellaio di Main Street. Rhetta non aveva mai visitato il negozio da quando viveva in una fattoria sostenibile. E non aveva alcun interesse per un uomo per cui le donne sbavavano e litigavano.
"Cos'è successo tra voi due?" gli chiese.
"Sono sciocchezze.” Disse Jordan in modo evasivo. "Ma lui non mi perdonerà. Per favore, voglio che lo inviti al matrimonio. Fallo accettare e poi potremo cominciare a ricucire i rapporti. Lo farai per me?"
La sveglia di Rory suonò indicando l'arrivo di un nuovo giorno. Fuori dalla finestra del secondo piano, sentì gli usignoli cinguettare in coro. I grilli facevano vibrare le loro zampette posteriori in cerca di una compagna.
Con un solo occhio aperto, scrutò fuori dalla finestra per vedere la luna nel cielo. La presenza della divinità celeste influenzava gli istinti di base degli abitanti della terra. Rory allungò la mano e colpì ripetutamente la sveglia, finché il suo stridore cessò. Il rumore mise a tacere gli uccelli sul davanzale. Lo sfregamento dei grilli cessò mentre probabilmente si allontanavano.
Seguì il silenzio, ma i raggi luminosi della luna non si affievolirono. Nel profondo del suo cuore, Rory voleva maledire la Dea. Sapeva, però, che le sue maledizioni sarebbero cadute nel vuoto. La Dea non si preoccupava di ascoltare le sue preghiere da molti anni.
Rory si girò su un fianco e si alzò. Fece oscillare una gamba fuori dal letto. Poi, usando entrambe le mani, sollevò l'altra dal materasso e la portò sul pavimento. Con un sollevamento e una spinta, mise il suo grosso corpo in posizione verticale fino a stare in piedi. Mentre si alzava perse l’equilibrio, ma allungò la mano verso la parete laterale per stabilizzarsi.
Un'imprecazione gli sfuggì dalle labbra.
Fece un passo sulla gamba buona. Ma quella zoppa era rigida, e vacillò. Imperterrito, Rory fece un altro passo e ottenne lo stesso risultato. Allungò la mano per prendere il suo bastone. Appoggiando il peso su di esso, riuscì a raggiungere l’armadio.
Sbirciando all'interno, cercò il suo guardaroba quotidiano: jeans strappati e una maglietta. Si infilò l'ultima parte della sua uniforme, il grembiule, e se lo legò intorno alla vita. In meno di un'ora sarebbe stato coperto di sangue e budella.
Passando davanti allo specchio, si passò le mani tra i capelli spettinati. Nel frattempo, i suoi occhi cercavano di non soffermarsi troppo sul riflesso allo specchio. Non ci riuscirono.
Una bestia selvaggia lo fissava nel riflesso. I suoi occhi scuri erano resi ancora più neri dalle borse sotto di essi. I suoi capelli arruffati e lunghi non riuscivano comunque a coprire quell’immagine, anche se le lunghe ciocche ci provavano. Rory premette i palmi delle mani sulle guance dove cresceva la sua barba incolta nel tentativo di lisciarla, ma quella sfuggiva al tentativo, uscendo in ogni direzione. Rinunciò, allontanandosi dallo specchio e dirigendosi al piano di sotto.
Nel lavandino c'era un blocco di ghiaccio dove lingue grandi come i suoi piedi si erano scongelate durante il giorno mentre lui dormiva. Due carcasse fresche erano state consegnate e appese al centro della sua area di lavoro. Rory prese la sega e iniziò a lavorare sui quarti posteriori della carcassa.
Quel manzo era stato ben allevato, ben nutrito e ben curato dalla prima all'ultima sua ora. Rory avrebbe onorato una creatura così ben fatta mentre la tagliava a pezzi.
Читать дальше