Non che l’uomo sembrasse notarlo. Todd riportò lo sguardo verso la strada mentre Adam e Gabe si alzarono insieme tenendo il lupo tra loro. Se solo Gabe avesse avuto qualche indizio, qualche cenno che Adam potesse essere interessato a Todd, non si sarebbe preoccupato della situazione. Sì, Todd aveva sempre mantenuto il segreto, non volendo affrontare le reazioni quasi certe della sua famiglia, ed era anche sicuro che lo sceriffo Kaufman avrebbe colto l’occasione per licenziarlo. Gabe, però, sapeva, e Todd sapeva che lui sapeva.
Diavolo, Gabe non era neppure sicuro che Adam fosse gay. Si era reso conto che non aveva mai visto Adam uscire con una donna, ma non l’aveva neppure mai visto uscire con un uomo. Si fece quasi sfuggire un gemito per la situazione senza speranza del suo amico.
Con fatica, Gabe e Adam portarono il lupo verso il furgoncino di Gabe. Todd corse e aprì la porta della cabina, tenendola aperta mentre gli altri due fecero scivolare con cautela il loro paziente sulla coperta nel sedile posteriore. Todd si stava comportando come se fosse sempre più spaventato e Gabe capì che dovevano filarsela al più presto.
“Andiamo!” la voce di Todd fu stranamente ferma e precisa quando lo disse ad alta voce. Gabe e Adam sentirono la sua urgenza, corsero ai loro veicoli e vi saltarono dentro. Gabe fece una inversione a u e pigiò sull’acceleratore con Adam proprio dietro di lui. Per il momento era tutto a posto. Ora tutto quello che dovevano fare era tornare a casa di Gabe senza nessuna interferenza da parte dello sceriffo.
Capitolo Due
Gabe ritornò in bagno per controllare le flebo a cui Adam aveva collegato il lupo prima di andarsene, lasciandogli una dettagliata lista di istruzioni per la cura dell’animale. Guardando la sua densa pelliccia color carbone, decise che aveva bisogno di un nome per il lupo. Tutti i cani che aveva salvato avevano dei nomi, perciò gli sembrava giusto non chiamare il suo ultimo salvataggio ‘il lupo’. Avvicinandosi per accucciarsi vicino all’animale, ponderò le diverse possibilità. Un occhio marrone si aprì e guardò attentamente Gabe. Lui sorrise perchÈ, per qualche motivo, sentì una qualche sorta di cameratismo con il lupo.
“Okay, amico, stiamo per trovarti un nome.” Vide aprirsi l’altro occhio, poi sentì il grattare di una ruvida lingua contro la sua mano. Alzando la mano appena bagnata di saliva cominciò ad accarezzare il lupo, godendosi il folto pelo contro la sua pelle.
“Così morbido. Come può qualcosa di così liscio e setoso essere parte di un lupo grande e grosso come te, eh? Sei proprio un esempio di contrasti, vero?” Fece scivolare l’altra mano nell’abbondanza del setoso pelo scuro, affondandola in profondità e muovendosi attorno ai forti muscoli. Gabe riuscì a sentire un tremito notevole sotto la punta delle sue dita e le avrebbe levate se il lupo non si fosse fatto sfuggire un rumore, un brontolio di quello che pensò fosse piacere. Un sorriso gli si formò sulle labbra mentre si spostava e si sedeva appoggiandosi al muro per stare più comodo. Tenne gli occhi chiusi. “Non ti biasimo amico mio. Tutti hanno bisogno di coccole di tanto in tanto.”
Un altro quieto brontolio raggiunse le sue orecchie mentre sentiva il lupo sollevare la testa e appoggiarla sul suo grembo. La mossa non lo sorprese, ma il conforto che ne trasse sì. Aveva salvato il lupo solo poche ore prima, ma l’attaccamento che sentiva per l’animale era forte abbastanza che già era preoccupato di come avrebbe affrontato la sua liberazione una volta che fosse guarito.
“Non ‘è bisogno di preoccuparsene ora.” La voce di Gabe risuonò rauca per il sonno e si domandò se il tremito che sentiva nel corpo del lupo fosse una risposta o qualcosa di completamente diverso. “Va bene, amico, devo pensare a un nome per te…” Era vagamente consapevole che le sue dita avevano smesso di muoversi e si stavano godendo il calore della pelliccia del lupo. Il sonno si impadronì di lui con un ritmo lento e seducente a cui non fu in grado di resistere.
Un delizioso dolore pulsante nei testicoli lo fece risvegliare e si ritrovò, gemendo, con una mano aggrovigliata nel nero conforto della pelliccia del lupo e l’altra a carezzare il suo uccello attraverso il tessuto dei suoi jeans. I sogni su un uomo dai capelli scuri con caldi occhi color whisky erano presto passati dall’essere solo interessanti all’essere erotici e il bisogno di venire fu così forte che ebbe il timore di farlo prima di riuscire a staccarsi e andare in bagno. Liberò la mano dalla pelliccia, trovò la forza di volontà di lasciare il suo pene—anche se prima gli diede un paio di forti scrollate, —prima di alzarsi dal pavimento. Il lupo lo guardò con fissi occhi dorati, riportando in cima ai pensieri di Gabe i ricordi dell’uomo che aveva sognato.
Borbottando e camminando con un’andatura poco sicura, Gabe controllò la flebo. Assicuratosi che tutto fosse a posto, si diresse verso la doccia. Non c’era modo che l‘erezione se ne andasse per conto suo, almeno non in breve tempo, e Gabe ebbe il desiderio di massaggiarsi, come aveva fatto l’uomo nel suo sogno, mentre le immagini del sogno stesso erano ancora fresche nella sua memoria.
Gabe aveva l’uccello in mano quando entrò nella doccia, già perso in una fantasia con l’uomo dei suoi sogni dai capelli scuri. Mentre l’acqua tiepida scivolava sulla sua pelle, chiuse gli occhi e si toccò con il pollice la fessura del suo pene, stringendone con forza la punta arrotondata. Gli passarono nella mente le immagini della mano di un altro uomo che andavano su e giù lungo il suo pene per poi essere sostituite dalle sue labbra piene e forti e da una lingua che faceva delle magie che non aveva mai provato nella realtà. Spingendo con il braccio raggiunse la sua parte posteriore e fece scivolare le dita dell’altra mano nella fessura, toccando l’apertura con il suo dito medio. L’eccitazione passò dal suo sedere al suo pene, i fianchi sobbalzarono quando la punta del dito scivolò nell’ano. La sua schiena si arcuò quando il piacere percorse tutto il suo corpo, uscendo dal suo pene in lunghi fili grossi e cremosi mentre un grido rauco esplodeva dalla sua gola.
Gabe si appoggiò pesantemente contro le piastrelle della parete, rantolando per l’intensità della sua eiaculazione. Un doloroso senso di vuoto lo colpì mentre osservava l’acqua portare via il suo seme e farlo scivolare nello scarico, la sua temporanea euforia scomparve con esso. Dio, non capiva cosa ci fosse di sbagliato in lui. PerchÈ si era sentito improvvisamente come se gli stesse mancando una parte di sÈ? C’era un bisogno in lui che non era in grado di identificare, la cui intensità sembrava bruciare sotto la sua pelle, filtrando attraverso i muscoli e i tendini, scavando nelle ossa.
Dopo aver meditato sull’argomento per parecchi minuti, ci rinunciò. Qualunque cosa fosse ci avrebbe pensato più tardi. Andò avanti a completare la doccia.
Mika era disteso in bagno a osservare l’uscita di Gabe. Non appena Gabe era arrivato nella proprietà dove Mika giaceva ferito, l’aveva saputo. La sensazione istantanea di riconoscimento, l’esplosione di desiderio—quell’uomo doveva essere il suo compagno. Il fatto che avesse stabilito un collegamento mentale con Gabe attraverso il sogno—un sogno molto sexy—provava senza dubbio che erano compagni. Una cosa del genere altrimenti non sarebbe stata possibile.
Trovare un compagno era più di quanto avesse mai sperato. Mika si era immaginato che sarebbe rimasto sempre da solo, sempre un emarginato. Era stata una cosa particolarmente crudele essere obbligato ad andarsene dal branco, perdere tutto e tutti coloro che una volta erano stati il tessuto che aveva tenuto al sicuro la sua vita. La terribile ferita subita da Mika aveva minacciato di crescere e consumarlo, portando via la stima di sÈ fino a quando non fosse rimasto nulla e non fosse rimasta alcuna ragione per andare avanti, fino a quando la morte sarebbe stata una pausa benvenuta per bloccare il dolore dentro di lui.
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