Sì, i suoi nonni lo avevano amato e accettato, e si erano anche assicurati che lui capisse che il Dio che i suoi genitori avevano usato contro di lui non era il Dio in cui credevano loro. Dopo essere stato ripudiato ed etichettato come un abominio, Gabriel era stato emotivamente molto fragile. I suoi nonni lo avevano capito perfettamente e gli avevano mostrato come avrebbe dovuto essere l’amore, nel modo in cui l’avevano trattato e nel modo in cui si trattavano tra di loro. L’amore tra loro era stato più forte il giorno in cui erano morti di quello in cui si erano incontrati per la prima volta, e, anche se gli faceva sempre male pensarlo, Gabriel sentiva sempre che era stato meglio che fossero morti insieme. Sapeva che sarebbe stato quello che desideravano.
Arcuando la schiena per rilassare i muscoli che si erano irrigiditi per tutto quel piegarsi e sollevarsi, Gabriel diede un’occhiata alle cucce che aveva costruito lui stesso, assicurandosi che tutti i cancelli fossero accuratamente chiusi. Per quello scopo aveva convertito un vecchio fienile, dividendolo in due file da sei recinti metallici l’una. Non volendo che i cani rimanessero confinati nello stesso posto per ore, aveva installato delle porticine sul retro di ogni recinto e aveva fatto uscire la recinzione di almeno tre metri dietro a ogni rifugio, dando ai cani almeno un po’ di spazio. Non era del tutto perfetto ma era molto meglio di quello che sarebbe toccato loro se fossero rimasti in libertà.
Come Gabe aveva scoperto, grazie al suo amico Todd Benson, uno dei vice dello sceriffo, i cani randagi a Shasta erano generalmente uccisi nel modo più crudele che veniva in mente in quel momento allo sceriffo Kaufman. A nessun altro se non a Gabe, Todd, e al veterinario del posto, il dottor Adam Soames, sembrava importare; era il modo in cui erano sempre andate le cose a Shasta. I tre uomini lavoravano assieme per cercare di cambiarlo, un salvataggio alla volta.
Gabriel cominciò a dirigersi verso casa, pensando a quanto si sarebbe goduto un lungo bagno bollente, quando suonò il suo cellulare. Tirando fuori il telefono dalla tasca dei jeans, lo guardò e sospirò. Toccò lo schermo e si portò il telefono all’orecchio.
“Ciao Todd. Che sta succedendo?” Gabe sapeva che il vice era di turno e che il motivo della chiamata doveva essere un salvataggio.
“Gabe, ho trovato un lupo. Però è in cattive condizioni.”
Un lupo? Che diavolo? Mentre i lupi non erano sconosciuti nel New Mexico, grazie al loro trasferimento nella foresta nazionale di Gila, Gabe non aveva mai sentito di qualcuno di loro che si fosse spinto fino al Texas del Nord.
“Quanto gravemente è ferito? Dove dobbiamo incontrarci?” Gabe aveva molte altre domande da fare, ma quelle erano le più importanti, perciò, avevano cominciato da quelle.
“Beh, ho ricevuto una chiamata dalla signora Schumaker che diceva che pensava di aver visto un grosso cane fuori dal suo fienile. Si era preoccupata che potesse essere rabbioso o potesse avere qualche altra malattia. In ogni caso sono venuto qui e, maledizione, non c’era un grosso lupo nero dietro al fienile? Solo che è disteso e sembra che stia morendo di fame o sia malato, non so. Ho chiamato Adam e sta venendo qui ora. Puoi venire subito?”
Adam era stato coinvolto nei salvataggi quando Gabriel era andato da lui in cerca di aiuto per alcuni dei randagi di cui si prendeva cura. Dopo alcune visite alla clinica veterinaria con cani sempre diversi, Adam aveva finalmente chiesto a Gabe cosa stesse succedendo. Una volta che aveva sentito cosa stessero facendo Todd e Gabe e per quale motivo, si era offerto volontariamente di aiutarli per quello che poteva, dando medicine gratis e altri servizi di cui potevano avere bisogno, tra cui castrazioni e sterilizzazioni. Mentre Gabe non lo conosceva veramente da un punto di vista personale, lo conosceva molto bene da un punto di vista professionale e aveva un gran rispetto per lui.
Dopo aver assicurato Todd che sarebbe stato lì il prima possibile, Gabe gettò alcuni asciugamani nel suo furgoncino insieme a una coperta e a una macchina fotografica digitale. Pensò se portare qualcuna delle medicine che aveva in casa, ma, visto che Adam si stava dirigendo lì, non vide la necessità di attingere alle sue misere scorte.
Mentre si dirigeva dalla signora Shumaker, Gabe si domandò come il lupo fosse finito in quella situazione. Era un po’ nervoso all’idea di avvicinarsi a un animale selvatico, ma Todd era stato molto chiaro sul fatto che l’animale era troppo debole e forse troppo vicino alla morte per essere pericoloso. Gabe sperò con tutto il cuore che avesse ragione, anche se non gli piaceva pensarlo in una situazione così difficile. Con un po’ di fortuna, Adam sarebbe arrivato entro pochi minuti dall’arrivo di Gabe e avrebbe saputo cosa fare.
L’auto di pattuglia di Todd era parcheggiata vicino alla casa della signora Shumaker. Gabe fu in grado di vederla quando parcheggiò nel vialetto sterrato e notò Todd in piedi sul lato dell’edificio verso il retro. Indicò a Gabe di portare il suo furgoncino dove c’era lui in attesa. Parcheggiandolo, Gabriel lasciò il motore acceso nel caso avesse dovuto saltarci dentro e scappare via velocemente. Sapeva che era una cosa da rammolliti ma lo fece ugualmente. Uscì e si diresse verso Todd, guardando verso il grumo scuro peloso che giaceva a terra. Lo fissò con attenzione, concentrandosi fino a quando vide il fianco del lupo sollevarsi leggermente per respirare. Ancora vivo, per fortuna. Il rumore di un motore fece girare Gabe e vide che Adam era arrivato. Si girò di nuovo verso il lupo, sentendo una spinta irresistibile verso l’animale.
“Guardalo, Gabe. Il poveretto è vivo a malapena.” La voce di Todd era carica di compassione. Gabe lo capiva; anche il suo stomaco era stretto per l’ansia per il lupo. Stranamente lungo il breve tragitto aveva completamente superato la sua diffidenza verso l’animale selvatico. Superò Todd, dirigendosi direttamente verso il lupo ferito. Sentì a malapena Adam urlare alle sue spalle di aspettare, di stare attento. Non lo ascoltò. Il suo desiderio di avvicinare il lupo superava qualsiasi altra cosa.
Senza staccare mai gli occhi dal lupo, si avvicinò silenziosamente non volendo spaventare l’animale. Era quasi inconsapevole della presenza di Adam pochi centimetri dietro di lui, visto che il pressante bisogno di vedere l’animale era troppo forte per poterlo ignorare. Il lupo aprì gli occhi gettandoli all’indietro per vedere chi o cosa si stesse avvicinando. Un lieve ringhiò uscì dal suo petto ma, per qualche motivo, Gabe non lo sentì come una minaccia. Un avviso, forse, ma non una minaccia—non ancora.
Il lupo si sforzò di rotolare sulla sua pancia, girando la testa per guardare Gabe attraverso i suoi occhi color whisky. Gabe sentì l’aria uscire dal suo corpo con un sibilo. Quegli occhi sembrarono raggiungere direttamente la sua anima, brillando con una sensazione di riconoscimento e di qualcos’altro, qualcosa che fece sentire il suo calore dentro di lui. Senza battere le palpebre si inginocchiò vicino al lupo e allungò la mano verso il suo muso.
“Gabe, no . È ferito e selvatico…”
L’ordine sussurrato di Adam cadde su orecchie sorde mentre il lupo annusava cautamente la mano tesa di Gabe, per poi leccarla gentilmente. Gabe passò le sue dita lungo la scura pelliccia fino alla nuca del lupo. Stringendo gli occhi si sporse in avanti per guardare la ferita piena di croste tra le sue scapole.
“Ehi, Adam, vieni a vedere questo. Ma che diavolo?” Gabe si avvicinò ancora di più, osservando la ferita irregolare vecchia di giorni. Il lupo lo guardò, ansimando rapidamente. Un suono allertò Gabe dell’arrivo di qualcuno. Si girò e individuò l’ago ipodermico che il veterinario stava stringendo forte e si accigliò. Un altro ringhio arrivò dal lupo e Gabe immediatamente sentì che era la presenza di Adam che stava provocando quella reazione all’animale.
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