Hilary e Tony si sedettero nella funivia e Joshua prese posto di fronte a loro. Le ginocchia dell’avvocato sfioravano quelle di Tony.
Hilary strinse la mano di Tony mentre la cabina si muoveva molto lentamente lungo il cavo, verso la sommità della parete rocciosa. Non aveva paura dell’altezza, ma quel veicolo aveva un aspetto così instabile che non poté fare a meno di digrignare i denti.
Joshua notò la tensione sul suo viso e sorrise. «Non si preoccupi. Questo aggeggio è piccolo ma resistente. E Gilbert effettua una perfetta manutenzione.»
Il vagone iniziò ad arrampicarsi gradualmente, oscillando per il vento gelido del mattino.
La veduta della vallata era sempre più spettacolare. Hilary cercò di concentrarsi sul paesaggio e non sugli scricchiolii prodotti dalla funivia.
Finalmente la cabina raggiunse la fine del cavo. Si bloccò e Joshua aprì la portiera.
Mentre uscivano nella stazione superiore, un lampo biancastro squarciò il cielo e un violento tuono rimbombò nell’aria cupa. Cominciò a piovere. Erano gocce sottili e gelate.
Joshua, Hilary e Tony corsero a ripararsi. Si precipitarono verso i gradini e attraversarono il portico fino all’ingresso.
«E diceva che qui non c’è il riscaldamento, vero?» disse Hilary.
«La caldaia è rimasta spenta per cinque anni,» spiegò Joshua. «E per questo che vi ho consigliato di infilare un maglione pesante sotto l’impermeabile. Oggi non fa molto freddo, ma, con questa umidità, fra un po’ sarete gelati.»
Joshua aprì la porta ed entrò, seguito da Hilary e Tony; ognuno accese la propria torcia. «Che puzza,» esclamò Hilary.
«La muffa,» spiegò Joshua. «Proprio quello che temevo.» Attraversarono l’ingresso e proseguirono verso l’enorme soggiorno. I fasci di luce illuminavano quello che sembrava un magazzino colmo di mobili antichi.
«Mio Dio,» commentò Tony, «è ancora peggio della casa di Bruno. Si fa fatica a camminare.»
«Katherine era letteralmente ossessionata dalle cose belle,» spiegò Joshua. «Non lo faceva per investire. E nemmeno perché le piaceva ammirare la sua collezione. Molti oggetti sono nascosti negli armadi. I quadri sono ammonticchiati gli uni sugli altri. E come potete vedere voi stessi, c’è decisamente troppa roba. Sono troppo ammassati per risultare piacevoli.»
«Se in ogni stanza ci sono oggetti di questo valore,» disse Hilary, «qui ci dev’essere un’autentica fortuna.»
«Già,» convenne Joshua. «Se non se la sono mangiati i vermi, le termiti e chissà cos’altro.» Fece scorrere il fascio di luce da un angolo all’altro della stanza. «Non sono mai riuscito a capire questa sua mania per il collezionismo. Almeno fino a questo momento. Mi stavo chiedendo se… guardando tutti questi oggetti e ripensando a quello che ci ha detto Mrs Yancy…»
Hilary proseguì: «Crede che il fatto di collezionare cose belle fosse una reazione agli orrori della sua vita prima della morte del padre?»
«Sì,» disse Joshua. «Leo l’aveva distrutta. Aveva sconvolto la sua anima e appiattito il suo spirito privandola del rispetto per se stessa. Deve essersi odiata profondamente per avergli permesso tutto questo: forse non aveva altra scelta, ma non si è mai opposta. E magari… sentendosi così vile e inutile, ha pensato di rendere più bella la sua anima circondandosi di oggetti preziosi.»
Rimase per un attimo in silenzio, osservando quel salotto troppo pieno di mobili.
«È molto triste,» mormorò Tony.
Joshua si riprese dopo quell’attimo di fantasie. «Andiamo ad aprire le persiane e facciamo entrare un po’ di luce.»
«Non sopporto questa puzza,» bofonchiò Hilary, coprendosi il naso con una mano. «Ma se apriamo le finestre la pioggia rovinerà tutto.»
«Potremmo socchiuderle appena,» suggerì Joshua. «E qualche goccia d’acqua non potrà peggiorare la situazione in mezzo a tutta questa muffa.»
«Strano che non siano cresciuti i funghi sul tappeto,» commentò Tony.
Iniziarono ad aprire le finestre togliendo i ganci interni delle persiane e fecero entrare la luce grigiastra e l’aria profumata di pioggia. Quando la maggior parte delle finestre del pianterreno furono aperte, Joshua propose: «Hilary, qui da basso sono rimaste soltanto la cucina e la sala da pranzo. Perché non se ne occupa lei mentre io e Tony andiamo di sopra?»
«Va bene,» rispose. «Fra un minuto salgo ad aiutarvi.»
Hilary puntò il fascio di luce verso la sala da pranzo completamente buia mentre i due uomini presero a salire le scale.
Appena arrivarono sul pianerottolo del piano superiore, Tony sbottò: «Accidenti! Qui puzza ancora di più.»
Un potente tuono fece vibrare la vecchia casa. Le finestre tremarono e le porte sbatterono nei telai.
«Lei si occupi delle stanze sulla destra,» disse Joshua. «Io andrò a sinistra.»
Tony aprì la prima porta e si ritrovò nella stanza da cucito. In un angolo c’era una vecchia macchina per cucire a pedale mentre un’altra più moderna era appoggiata su un tavolino. Entrambe erano ricoperte dalle ragnatele. C’erano anche un tavolo da lavoro e due manichini.
Si avvicinò alla finestra, appoggiò la torcia a terra e cercò di togliere i ganci. Erano completamente arrugginiti. Armeggiò faticosamente mentre la pioggia continuava a battere rumorosamente contro le persiane.
Joshua diresse la luce della torcia nella prima stanza sulla sinistra e vide un letto, una credenza e una cassettiera. Sulla parete opposta si aprivano due finestre.
Varcò la soglia, avanzò di due passi e avvertì un movimento alle spalle; fece per voltarsi ma improvvisamente sentì un brivido gelido lungo la schiena che si trasformò in una scossa rovente, una fitta lancinante, un dolore sordo attraverso il corpo: capì che l’avevano pugnalato. Sentì il coltello che veniva estratto. Si voltò. La torcia illuminò Bruno Frye. Il viso dell’uomo era allucinato, demoniaco. Riabbassò il coltello e Joshua fu percorso da un altro fremito gelido. Questa volta la lama gli lacerò la spalla destra da una parte all’altra e Bruno dovette agitare e rigirare l’arma con violenza e ripetutamente per riuscire a estrarla. Joshua alzò il braccio sinistro per proteggersi. La lama si conficcò nell’avambraccio. Le gambe cedettero e lui cadde a terra. Andò a urtare il letto e scivolò sul pavimento in mezzo al suo stesso sangue; Bruno si girò e corse fuori della stanza, scomparendo nell’oscurità, lontano dalla luce della torcia. Joshua si rese conto che non aveva neppure urlato, non aveva avvisato Tony. Cercò di gridare con tutte le sue forze, ma la ferita doveva essere più seria di quanto pensasse: quando aprì la bocca, avvertì una fìtta dolorosa al petto e riuscì solo a emettere un debole, impercettibile sibilo.
Sbuffando, Tony si sforzò di aprire il gancio della finestra e alla fine riuscì a far saltare la piastrina di metallo arrugginita. Aprì i vetri e il rumore della pioggia parve amplificato. Qualche gocciolina d’acqua si infilò attraverso le strette fessure delle imposte e Tony si ritrovò con la faccia bagnata.
Anche i ganci interni erano corrosi, ma Tony riuscì a sbloccarli per spalancare le imposte; poi si sporse fuori per fissarle in modo che il vento non le facesse sbattere.
Era bagnato e aveva freddo. Non vedeva l’ora di mettersi a setacciare la casa, nella speranza di potersi riscaldare un po’.
Mentre un altro tuono risuonava come una cannonata nella valle e sopra la casa, Tony uscì dalla stanza da cucito per trovarsi davanti al coltello di Bruno Frye.
In cucina, Hilary aprì le persiane della finestra che si affacciava sul portico posteriore. Le bloccò e si fermò un attimo a osservare l’erba bagnata e i rami degli alberi scossi dal vento. In fondo al prato, a una ventina di metri, c’erano delle porte che si aprivano nella terra.
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