“Sei andato a salutare qualcun altro?” domandò Rhys, notevolmente allarmato al pensiero.
Nightshade annuì. “Sono andato a trovare Laura. Dopo quello che è successo con Gerard, ho pensato di avvicinarmi a poco a poco, di soppiatto, a Laura… capisci, per darle tempo di abituarsi a me.” Lo spettro sospirò. “Ma non ha fatto alcuna differenza. Si è messa a gridare, si è gettata il grembiule sulla testa e ha rotto tutta una pila di piatti sporchi cadendo nel lavabo. Allora ho pensato che sia meglio non farmi vedere in giro. Adesso sono qui con te; tu sei la mia ultima tappa, e poi me ne vado per sempre.”
“Sono contento di vederti, amico mio”, disse Rhys. “Mi mancavi tanto.”
“Lo so”, disse Nightshade. “Sentivo che ti mancavo. Era una bella sensazione, ma tu non devi essere triste. È questo che sono venuto a dirti. Mi dispiace che mi ci sia voluto tanto tempo per arrivare fin qui. Il tempo non ha più grande significato per me e c’erano tanti luoghi da visitare e tante cose da vedere. Lo sai che c’è un altro continente? Si chiama Taladas ed è un luogo molto interessante, anche se non è lì che andrò nel viaggio della mia anima… Oh, adesso che ci penso. Devo dirti di Chemosh. Gli spiriti con cui parlavo quando ero un nightstalker mi dicevano che quando muori la tua anima si presenta davanti al Signore della Morte per essere giudicata. Io pregustavo questo momento e mi sembrava molto emozionante. Mi sono messo in coda con un gruppo di altre anime: goblin e draconici, kender ed esseri umani, elfi, gnomi, orchi e altri ancora. Ogni anima si presenta davanti al Signore della Morte, che sta seduto su un trono enorme: davvero impressionante. Talvolta cerca di tentarle a rimanere con lui. Oppure talvolta hanno già giurato di seguire lui o qualche altro dio, come Morgion, che non è proprio una persona simpatica, te lo dico io! E talvolta altri dei vengono a dire a Chemosh di tenere giù le mani. Reorx ha fatto così per un nano. Allora me ne stavo lì in fondo alla coda, pensando che mi ci sarebbe voluto molto, ma molto tempo per arrivare davanti, quando all’improvviso il Signore della Morte balza su dal trono. Percorre tutta la fila e si mette davanti a me! Mi guarda con occhio davvero feroce, sembra molto arrabbiato e mi dice che posso andare. Io gli dico che non mi dispiace rimanere; ho trovato degli amici, ed era vero. Mi ero imbattuto in alcuni kender defunti e stavamo parlando di quanto fosse interessante essere morti. Descrivevamo come era morto ciascuno di noi e tutti erano d’accordo sul fatto che nessuno poteva battermi perché io ero stato ucciso da una divinità. Ho cominciato a spiegare questa cosa a Chemosh, ma lui ha ringhiato e mi ha detto di non essere interessato. La mia anima era già stata giudicata, e io ero libero di andare. Mi sono guardato attorno, e c’erano la Signora Bianca, Majere, Zeboim e tutti e tre gli dei delle lune, e Kiri-Jolith con la sua armatura luccicante e qualche altro dio che non ho riconosciuto e perfino Sargonnas! Mi domandavo che cosa facessero tutti lì, ma la Signora Bianca mi ha detto che erano venuti a onorare me, anche se Zeboim ha detto di essere venuta soltanto per accertarsi che io fossi morto davvero. Tutti gli dei mi hanno stretto la mano, e quando sono arrivato davanti a Majere lui ha toccato la cavalletta che era ancora appuntata sulla mia camicia, e mi ha detto che mi avrebbe permesso di saltare in avanti per vedere dove sarei andato e poi di saltare indietro per andare a salutare qualcuno. E io stavo proprio dicendo a Mishakal quanto mi fosse piaciuto il suo panpepato ed ero quasi pronto per andarmene quando chi pensi che sia venuta a trovarmi?”
Rhys scrollò il capo.
“Mina!” disse Nightshade, sgomento. “Stavo per arrabbiarmi con lei, perché mi aveva ucciso, sai, ma lei è venuta da me, mi ha abbracciato e si è messa a piangere su di me. E poi mi ha preso per mano ed è uscita con me dalla Sala del Giudizio e mi ha mostrato la strada fatta di polvere di stelle che mi porterà avanti oltre il tramonto quando sarò pronto per andarmene. Io sono stato contento per lei, perché sembra avere trovato la sua strada, e perché non è più pazza, ma ero anche triste, perché sembrava anche lei tanto triste.”
“Credo che lo sarà sempre”, disse Rhys.
Nightshade emise un sospiro profondo. “Lo credo anch’io. Sai, nei miei viaggi ho visto i piccoli santuari che la gente comincia a costruire per onorarla e speravo che questi la rallegrassero, ma i suoi fedeli hanno sempre un’aria così triste che non penso le serva molto.”
“Mina vuole che la gente venga da lei”, disse Rhys. “È la Dea delle Lacrime e accoglie tutti coloro che sono infelici o afflitti, specialmente quelli consumati dal senso di colpa o dal rimorso, o coloro che lottano contro passioni tenebrose. Chiunque ritenga che nessun altro possa capire il suo dolore può venire da lei. Mina capisce, poiché il suo dolore è costante.”
“Oooh, ragazzi”, disse lo spirito.
Nightshade non rimaneva però mai abbattuto a lungo. Dopo avere raccolto alcuni borsellini spettrali, balzò in piedi.
“Bè, me ne vado”, disse, soggiungendo allegramente: “Come ha detto Zeboim, è ora che io vada a infastidire le povere persone sfortunate di qualche nuovo mondo”.
Nightshade abbassò la mano per accarezzare Atta. Il suo tocco spettrale fece destare di scatto la cagna, che si guardò attorno, perplessa. Nightshade tese la mano a Rhys, che percepì un tocco lieve e sommesso, come la caduta di una piuma sulla pelle.
“Buon proseguimento nel tuo viaggio, amico mio”, disse Rhys.
“Fintanto che ci saranno pollo e gnocchi, sarò contento!” rispose Nightshade, poi salutò con la mano, attraversò di corsa la quercia (solo per far vedere che sapeva farlo) e scomparve.
Una campana che risuonava nel monastero chiamò i monaci alla meditazione serale. Rhys si alzò e si lisciò le pieghe della veste arancione. Così facendo, sentì cadere a terra qualcosa. Ai suoi piedi vi era una cavalletta d’oro. Rhys raccolse la cavalletta, se la appuntò sulla veste e inviò una muta preghiera di augurio lungo la strada di polvere di stelle, verso il suo amico. Poi fischiò ad Atta, che si alzò e corse giù per la collina, radunando le pecore.
I suoi cuccioli la rincorsero, abbaiando freneticamente e compiendo rapide corsette verso le pecore imitando la madre. E sebbene Atta li allontanasse perché la ostacolavano, i suoi occhi brillavano di orgoglio.
Rhys raccolse uno dei cuccioli, il più piccolo della figliata, che faceva fatica a tenere il passo degli altri. Si infilò il cucciolo sottobraccio e proseguì giù per la collina, riportando il gregge al sicuro nel recinto.
Dea delle Lacrime
Divinità minore
Simbolo:una lacrima d’ambra
Simbolo celeste:nessuno
Piano di dimora:piano etereo/ Krynn
Allineamento:Neutrale buono o Neutrale malvagio
Portfolio:dolore, perdita, mortalità
Adoratori:i disperati e gli abbandonati; quanti sono distrutti dal dolore; quanti si sentono in trappola e hanno tendenze suicide; quanti hanno perduto ogni speranza
Colori:nero, porpora, giallo
Incarnazione del dolore degli dei di fronte alle tante tragedie del mondo, Mina è un ente divino misterioso che non risiede fra agli altri dei di Krynn. Un tempo potenza divina dell’innocenza, Mina venne corrotta dalle trame di Takhisis e degli altri Dei del Male durante l’Era dei Mortali, ma poi ne venne liberata. Le sue peripezie l’hanno trasformata in maniera irrevocabile. Adesso è la patrona di chi è senza fede, di chi è senza speranza e di coloro che per propria colpa o malgrado i loro sforzi migliori hanno perso ciò che avevano di più caro. Mina apporta conforto davanti all’afflizione, eppure rammenta continuamente ai vivi che il dolore è una parte reale e necessaria dell’esistenza di un mortale.
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