Эд Гринвуд - Elminster - la nascita di un mago

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Elminster: la nascita di un mago: краткое содержание, описание и аннотация

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Il vecchio la fissò per un momento e poi parlò frettolosamente. «La profezia di Alaundo, Signora! Non si è mai sbagliato, e disse che “il lignaggio degli Aumar sopravviverà al Trono del Cervo”! Ciò può solo significare che Athalantar non sopravviverà senza un Aumar come re… e ora voi ve ne andate!»

Elminster rivolse al vecchio un sorriso storto. «Fintanto che vivrò, il lignaggio degli Aumar continuerà, e questo regno crescerà forte e felice nei giorni a venire».

Mithtyn non rispose, il viso turbato, ma si inchinò. I due sollevarono le mani in segno di addio, e partirono in silenzio. Mentre avanzavano, il sole toccò i tetti di Hastarl con una luce rossastra. Il vecchio araldo li guardò allontanarsi, immobile e silenzioso.

El e Myrjala si fermarono in cima alla strada. Il giovane dal naso adunco guardò il vecchio cimitero e sussurrò qualcosa all’orecchio della donna alta che cavalcava con lui, puntando un dito. L’araldo allungò il collo, cercando di vedere che cosa stesse indicando il principe che aveva rinunciato al suo regno… e poté vedere soltanto un cumulo di vestiti.

Si trattava di… un mantello, disteso sopra un uomo e una donna dormienti. Mithtyn si schiarì la gola, imbarazzato, ma ormai li aveva riconosciuti: l’uomo sorridente di nome Farl e la sua ragazza, piccola e meravigliosa. Sì, Tassabra, si chiamava. E dietro di loro, sedeva qualcosa, e stava guardando proprio lui! Un elfo! Un elfo maschio, alto e silenzioso, con un bastone di legno sulle ginocchia… Mithtyn deglutì, sollevò la mano in un goffo saluto, e si vide ricambiato.

Poi l’elfo girò la testa. Mithtyn guardò nella sua stessa direzione in tempo per vedere il principe e la maga, – se voleva essere conosciuta come tale – svanire dietro un angolo di una vecchia casa imponente. Quando scomparvero, il vecchio rabbrividì una volta. Poi si voltò verso il castello, gli occhi umidi di lacrime. Sapeva che non avrebbe più visto nulla di tanto importante nel resto dei suoi giorni. Ed era un pensiero difficile da sopportare di prima mattina.

Forse, ci sarebbe riuscito dopo un buon fritto, qualche tazza di tè caldo e con la presenza della moglie, a cui raccontare tutto. Mithtyn sperò – non per la prima volta – di poter vivere abbastanza a lungo affinché la figlia fosse sufficientemente grande per dargli retta, e ascoltare, e apprezzare ciò che le diceva. Le avrebbe raccontato un centinaio di volte di quella mattina.

Mentre attraversava il cortile, uno dei cavalieri di Helm si avvicinò a lui e un po’ titubante raccontò all’araldo ciò che Myrjala gli aveva detto mentre danzavano la notte precedente. Mithtyn guardò l’uomo negli occhi e scoprì di avere qualcuno con cui parlare, dopo tutto. Dunque condusse Anauviir verso le cucine, e si sentì subito meglio.

«Dove andiamo ora?», domandò Elminster, mentre Myrjala fermava il cavallo nel luogo in cui il sentiero attraversava una piccola collina a ovest della città. El si guardò attorno con curiosità; da Hastarl non si vedeva che quella era una collina-cimitero. Un plinto di pietra si ergeva nel mezzo di un muro basso, ricoperto quasi interamente di cespugli e alberi dai rami bassi, tanto da renderlo visibile solo a un occhio attento.

«In tutta la tua lotta, non hai guadagnato neanche uno degli incantesimi esercitati dai signori maghi», rispose Myrjala. «Casualmente, conosco il nascondiglio in cui il mago reale teneva libri di magia, pozioni curative, e altri oggetti, in caso fosse stato cacciato da Hastarl, o avesse trovato la città coalizzata contro di lui. Ed è proprio qui, in questo vecchio santuario di Mystra, dove nessun ladro osa entrare per paura dei fantasmi guardiani dei maghi morti».

«È protetto?», domandò Elminster cautamente, mentre scendevano da cavallo in mezzo agli alberi.

« Naturalmente, sciocco! », ringhiò qualcuno da dietro.

Elminster si girò bruscamente – in tempo per vedere il corpo del suo cavallo impennato contorcersi e trasformarsi… nella familiare sagoma di Undarl, mago reale di Athalantar. Il destriero di Myrjala nitrì in preda al terrore, e fuggì con un frenetico scalpitio di zoccoli.

Elminster deglutì e si tastò la cintura in cerca degli incantesimi rimastigli. Il sorriso maligno di Undarl gli fece tuttavia capire che non sarebbe arrivato in tempo. Il mago reale sollevò la mano e iniziò a mormorare qualcosa, ma Myrjala balzò fra i due, le vesti svolazzanti. Il fulmine crepitante scagliato dalle mani del mago si infranse davanti alle sue mani sollevate e deviò senza causare danno.

Undarl grugnì di rabbia, e quando riuscì a trovare le parole nella sua furia, le ringhiò: « Tu! Sei sempre in mezzo! Muori allora!» Poi sibilò un incantesimo, e flussi di fuoco scaturirono dalla punta delle sue dita in una rete color cremisi, che crepitò e cercò di afferrarla, ma venne respinta dallo scudo evocato da Myrjala. A Elminster non restavano incantesimi per contrastare tali magie; poteva solo rimanere ansiosamente al riparo dietro la barriera della donna.

La rete di fuoco iniziò a scurirsi, fino a diventare di color rosso cupo. Il mago reale frustò lo scudo con le fiamme languenti, e pronunciò un nome che echeggiò fra le pietre del santuario.

Alla sua chiamata rispose un ruggito bestiale. Qualcosa di enorme e di scuro si innalzò dietro gli alberi alle spalle del mago… un drago rosso! Spiegò le ali da pipistrello e sibilò, gli occhi colmi di crudeltà. Poi sollevò le spalle e balzò verso il principe e la donna dagli occhi scuri. Mentre si avvicinava sputò un ruggente torrente di fuoco contro lo scudo di Myrjala… ma non riuscì a consumarlo.

La maga pronunciò una frase lunga e goffa, e le fiamme del drago si ripercossero su di lui, turbinando e cambiando colore, da rosse divennero blu brillante e infine bianchissime. Alla vista di Elminster apparivano ancora più brillanti; Myrjala aveva trasformato il fuoco in qualcosa di spaventoso, che investì la bestia come un vento arrabbiato. El vide le ali scure sbattere freneticamente fra le fiamme ruggenti per un momento, e poi, in un’esplosione che scosse l’intera collina e lo fece cadere a terra, il drago esplose.

Squame e brandelli di carne annerita caddero dietro all’ultimo principe di Athalantar; questi cercò di rialzarsi e vide Undarl ringhiare e colpire la maga con la sua frusta di fiamme, determinato a penetrare lo scudo. Il fuoco ruggì e tuonò.

Myrjala rimase immobile contro la furia delle fiamme, e pronunciò una singola parola. Al che i bordi del suo scudo iniziarono a crescere, allungandosi in lunghe punte, simili a lance, che raggiunsero Undarl, pulsando di energia.

Il mago proruppe in una risata altezzosa. Anche le sue braccia si stavano allungando come dei tentacoli. Le punte delle sue membra serpentine si indurirono in lunghi artigli affilati, di colore rosso. Le punte di Myrjala lo colpirono e passarono innocuamente attraverso il suo corpo. La sua risata si fece ancor più crudele, e il suo viso stava cominciando ad allungarsi in un orribile muso. Ora gli artigli delle sue mani svilupparono qualcosa di bulboso, ognuno con una bocca pronta a mordere.

«Il mio incantesimo non può toccarlo!» esclamò Myrjala, sbalordita.

Il mago tirò indietro la testa, e la sua risata, più malvagia che mai, echeggiò dal plinto di pietra dietro di lui. «Certo che no! Non sono un gracile mortale di Faerûn, per essere sopraffatto dalla tua magia – io percorro le ombre di molti mondi. Tanti pensano di essere più potenti di me, solo per conoscere le profondità della propria follia nel momento prima di perire!»

I tentacoli di Undarl, sempre più lunghi, si avventarono improvvisamente intorno allo scudo e raggiunsero la donna, mordendo come serpenti impazziti. Myrjala gridò quando un morso le staccò la mano alzata – ma il grido venne interrotto bruscamente un istante più tardi, quando la testa del mago, ora drago, iniziò a sputare fuoco attraverso lo scudo, senza sosta. La maga svanì dalla vita in su, collassando in un tumulto di ceneri e di ossa affumicate.

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