— E mi disse che non era stato coraggioso, restando lì fermo a farsi pungere — disse Coraline al gatto. — Non era stato coraggioso perché non aveva avuto paura: quella era l’unica cosa che potesse fare. Ma quando era tornato a riprendersi gli occhiali, sapendo che lì c’erano le vespe, aveva veramente paura. Quello era stato vero coraggio.
Mosse il primo passo lungo il corridoio.
Sentiva odore di chiuso, di polvere e di umidità.
Il gatto avanzava lentamente accanto a lei.
— E perché mai? — le domandò il gatto, con un tono che rivelava scarso interesse.
— Perché — disse Coraline — quando hai paura di qualcosa, ma la fai comunque, quello è coraggio.
La candela gettava enormi, bizzarre ombre tremolanti lungo la parete. Coraline sentì che qualcosa si muoveva nel buio accanto a lei, di lato, non ne era sicura. Qualunque cosa fosse, sembrava che accordasse il passo con il suo.
— Ed è per questo motivo che stai tornando nel mondo di lei , allora? — disse il gatto. — Perché una volta tuo padre ti ha salvata dalle vespe?
— Non dire sciocchezze — replicò Coraline. — Torno a prenderli perché sono i miei genitori. Perché se fossi stata io a scomparire, loro avrebbero fatto esattamente la stessa cosa. Ti sei accorto che stai di nuovo parlando?
— Ma quanto sono fortunato — disse il gatto — ad avere una compagna di viaggio dotata di tanta saggezza e intelligenza. — Il suo tono era sarcastico, ma i peli gli si erano drizzati, e quella spazzola di coda svettava rigida in aria.
Coraline stava per dire qualcosa, del tipo scusa o il tragitto non era più breve l’altra volta? quando la candela si spense all’improvviso, come se fosse stata smorzata dalla mano di qualcuno.
Ci fu un raspare e un picchiettare, e Coraline sentì che il cuore le batteva forte contro le costole. Tese una mano… e una cosa filiforme, come una ragnatela, le sfiorò il viso e le mani.
In fondo al corridoio si accese la luce, accecante dopo tutto quel buio. Un po’ più avanti, in controluce, c’era una donna.
— Coraline? Tesoro? — disse.
— Mamma! — disse lei raggiungendola di corsa, impaziente e sollevata.
— Tesoro — disse la donna. — Perché sei scappata via da me?
Coraline era ormai troppo vicina per fermarsi, e sentì le gelide braccia dell’altra madre stringerla in un abbraccio. Rimase ferma e tremante mentre l’altra madre la teneva stretta.
— Dove sono i miei genitori? — domandò Coraline.
— Siamo qui — rispose l’altra madre, con una voce così uguale a quella della sua vera madre che Coraline fece fatica a distinguerle. — Siamo qui. Siamo pronti a volerti bene, a giocare con te, a darti da mangiare e a renderti la vita interessante.
Coraline si ritrasse e l’altra madre la lasciò andare, con riluttanza.
L’altro padre, che era rimasto seduto su una poltrona nel corridoio, si alzò in piedi e sorrise. — Vieni in cucina — le disse. — Preparerò uno spuntino di mezzanotte per tutti noi. Sicuramente ti andrà qualcosa da bere… magari una cioccolata calda?
Coraline attraversò il corridoio e raggiunse lo specchio in fondo, dove non si rifletteva altro che una ragazzina in vestaglia e pantofole, che rivelava i segni di un pianto recente, i cui occhi erano veri e non erano stati sostituiti da bottoni neri, e che stringeva saldamente in mano un candeliere con la candela spenta.
Guardò la ragazzina riflessa nello specchio e lei le restituì lo sguardo.
Sarò coraggiosa , pensò Coraline. Anzi, io sono coraggiosa.
Posò la candela sul pavimento e si voltò. L’altra madre e l’altro padre la guardavano con occhi famelici.
— Non mi serve nessuno spuntino — disse Coraline. — Mi sono portata una mela. Vedete? — E tirò fuori una mela dalla tasca della vestaglia, quindi le diede un morso con un gusto e un entusiasmo che in realtà non provava.
L’altro padre fece la faccia delusa. L’altra madre sorrise, mettendo in mostra una fila di denti, e ogni dente era leggermente troppo lungo. Le luci del corridoio facevano brillare i neri occhi-bottone.
— Non mi mettete mica paura — disse Coraline, benché la spaventassero, e pure tanto. — Rivoglio indietro i miei genitori.
Sembrava che il mondo brillasse debolmente ai margini del buio.
— Che posso averci mai fatto con i tuoi vecchi genitori? Se ti hanno abbandonata, Coraline, sarà perché gli eri venuta a noia, o li avevi stancati. A me, però, non verrai mai a noia, e non ti abbandonerò mai. Qui con me starai sempre al sicuro. — I neri capelli dell’altra madre, che parevano bagnati, fluttuavano da tutte le parti come i tentacoli di una creatura degli abissi.
— Non gli ero affatto venuta a noia — disse Coraline. — Stai mentendo. Li hai rubati tu!
— Sciocca, sciocca Coraline. Loro stanno bene dove sono.
Coraline si limitò a guardare in cagnesco l’altra madre.
— E te lo dimostrerò — disse l’altra madre, passando le sue lunghe e bianche dita sulla superficie dello specchio. Lo specchio si appannò, come se un drago ci avesse alitato sopra, e poi si schiarì di nuovo.
Nello specchio si era già fatto giorno. Coraline stava guardando il corridoio che correva dalla porta d’ingresso. La porta si aprì dall’esterno ed entrarono la madre e il padre di Coraline, con le valigie in mano.
— È stata proprio una bella vacanza — disse il padre di Coraline.
— Che bello esserci liberati di Coraline — disse sua madre con un sorriso di felicità. — Adesso potremo fare tutto quello che abbiamo sempre desiderato, come andare all’estero, ma che non abbiamo mai potuto fare perché avevamo una figlia piccola.
— E — aggiunse suo padre — mi consola moltissimo sapere che la sua altra madre si prenderà cura di lei, meglio di quanto avremmo mai potuto fare noi.
Lo specchio si appannò di nuovo, quindi si schiarì e rifletté un’altra volta la notte.
— Capito? — disse l’altra madre.
— No — disse Coraline. — Non capisco niente. E nemmeno ci credo.
Sperava che quanto aveva appena visto non fosse vero, ma il suo tono sicuro non corrispondeva affatto a ciò che provava. In lei si era insinuato un piccolo dubbio, come un verme dentro una mela. Quindi alzò gli occhi e vide l’espressione sul volto dell’altra madre: un lampo di autentica ira, che le attraversò il viso come il lampo di un temporale estivo, e in cuor suo Coraline ebbe la certezza che la scena nello specchio era solo un’illusione.
Coraline si mise a sedere sul divano e mangiò la sua mela.
— Ti prego — disse l’altra madre. — Non fare la difficile. — Entrò nel salotto e batté due volte le mani. Si sentì un fruscio e apparve un ratto nero. L’animale alzò lo sguardo verso di lei. — Portami la chiave — gli ordinò.
Il ratto squittì, poi varcò di corsa la porta aperta che conduceva nell’appartamento di Coraline.
Il ratto tornò trascinandosi dietro la chiave.
— Come mai non avete la vostra chiave, da questa parte? — domandò Coraline.
— Perché ce n’è una sola. E una sola porta — disse l’altro padre.
— Shh — fece l’altra madre. — Non devi turbare la testolina della nostra cara Coraline con queste sciocchezze. — Infilò la chiave nella toppa e girò. La serratura resistette, ma poi si chiuse con uno scatto metallico.
L’altra madre lasciò cadere la chiave nella tasca del suo grembiule da cucina.
Fuori, il cielo aveva cominciato a tingersi di un grigio luminescente.
— Se non vogliamo fare nessuno spuntino di mezzanotte — disse l’altra madre — abbiamo comunque bisogno del nostro sonno di bellezza. Io me ne torno a letto, Coraline. E ti raccomando caldamente di fare lo stesso.
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