«Era adulterio!»
«Avevo avuto una visione!»
«Ah, già, la tua visione. Be’, signor Cavil Planter, a quanto pare la tua visione ti ha convinto che generare bambini mezzi Bianchi fosse una buona cosa. Benissimo. Ma ora ho una grande notizia per te. Anch’io posso partorire bambini mezzi Bianchi!»
Ora tutto era chiaro. «Ti ha violentata!»
«Non mi ha affatto violentata, Cavil. Sono stata io a invitarlo qui. Gli ho detto che cosa doveva fare. L’ho convinto a dirmi che ero la sua donna e a recitare preghiere prima e dopo, in modo che la cosa non fosse meno santa di quella che facevi tu. Abbiamo rivolto le nostre preghiere anche al tuo dannato Sorvegliante, ma chissà perché non si è mai fatto vivo.»
«Non è possibile. Non è mai accaduto.»
«Molto spesso, invece. Ogni volta che lasciavi la piantagione, tutto l’inverno, tutta la primavera.»
«Non ci credo. Stai mentendo per ferirmi. L’ha detto il dottore che non potevi farlo… che ti faceva troppo male.»
«Cavil, prima che io scoprissi ciò che facevi con quelle Nere, pensavo di sapere che cosa fosse il dolore, ma tutta quella sofferenza non era niente, capisci? Potrei sopportarla ogni giorno fino al giorno del Giudizio, e considerarla una festa. Sono incinta, Cavil.»
«Ti ha violentata. Questo è quello che diremo a tutti, e per dare l’esempio impiccheremo quel lurido stupratore, e…»
« Impiccarlo? In questa piantagione c’è un solo stupratore, Cavil, e non pensare per un solo istante che non andrei a raccontarlo. Se osi mettere le mani addosso al padre di mio figlio, racconterò all’intera contea quello che hai fatto. Una domenica andrò in chiesa e lo racconterò dal pulpito.»
«L’ho fatto al servizio del…»
«E pensi davvero che ti crederanno? Non più di me. La parola giusta per ciò che hai fatto non è santità. È concupiscenza. Adulterio. Passione carnale. E quando mio figlio nascerà Nero e lo si saprà in giro, tutti quanti ti si rivolteranno contro. Ti cacceranno.»
Cavil capì che aveva ragione. Nessuno gli avrebbe creduto. Era rovinato. A meno di non fare una cosa semplicissima.
Uscì dalla stanza di Dolores. Distesa nel suo letto, lei continuava a ridere, a provocarlo. Cavil andò in camera sua, prese il fucile dalla parete, versò la polvere, infilò uno stoppaccio, quindi mise una doppia carica di pallettoni e la calcò ben bene con un secondo stoppaccio.
Quando rientrò in camera di Dolores, questa non rideva più. Aveva il viso rivolto alla parete e piangeva. Troppo tardi per le lacrime, pensò Cavil. Lei non si voltò neanche mentre Cavil avanzava verso il letto e le strappava di dosso le coperte. Sotto, era nuda come un pollo spennato.
«Coprimi!» piagnucolò lei. «È scappato così di fretta che non mi ha rivestita. Ho freddo! Coprimi, Cavil…»
Poi vide il fucile.
Gettò in aria le mani deformate dalla malattia. Il suo corpo si rattrappì sul letto. Il tentativo di muoversi troppo in fretta le strappò un grido di dolore. Poi Cavil premette il grilletto e il corpo di Dolores ricadde di colpo, mentre un ultimo sospiro le gorgogliava dalla sommità del collo.
Cavil tornò in camera sua e ricaricò il fucile.
Trovò Volpe Grassa vestito di tutto punto, intento a lucidare la carrozza. Quell’incorreggibile bugiardo pensava di poter imbrogliare Cavil Planter. Ma Cavil non si curò nemmeno di ascoltare le sue menzogne. «La tua donna vuole vederti di sopra» disse.
Volpe Grassa continuò a protestare la sua innocenza finché non entrò nella stanza e non vide il corpo sul letto. Allora cambiò musica. «Mi ha costretto! Che cosa potevo fare, padrone? Come voi con le nostre donne, padrone! Che cos’altro può fare uno schiavo nero? Deve obbedire, non è vero? Come le donne con voi!»
Cavil sapeva riconoscere di primo acchito un ragionamento diabolico, e non gli prestò il minimo ascolto. «Spogliati e fallo di nuovo» disse. Volpe Grassa gridò e pianse, ma quando Cavil gli piantò fra le costole la canna del fucile fu costretto a ubbidire. Chiuse gli occhi per non vedere ciò che il fucile di Cavil aveva fatto a Dolores, e fece ciò che gli era stato ordinato. Poi Cavil premette nuovamente il grilletto.
Pochi minuti dopo, Lashman giunse di corsa dal campo più lontano, tutto affannato per lo sforzo e per la paura suscitata in lui dagli spari. Cavil gli andò incontro in fondo alle scale. «Rinchiudi gli schiavi, Lashman, e poi corri a chiamare lo sceriffo.»
All’arrivo dello sceriffo, Cavil lo condusse al piano di sopra e gli mostrò quel che era successo. Lo sceriffo impallidì. «Buon Dio» mormorò.
«È omicidio, sceriffo? Sono stato io. Avete intenzione di portarmi in prigione?»
«Nossignore» disse lo sceriffo. «Da queste parti nessuno lo definirebbe omicidio.» Poi guardò Cavil con un’espressione sgradevole. «Che razza d’uomo siete, Cavil?»
Per un istante Cavil non capì.
«Mostrarmi vostra moglie in quello stato. Per quanto mi riguarda, preferirei morire prima di lasciare che qualcun altro vedesse mia moglie ridotta in quel modo.»
Lo sceriffo se ne andò. Lashman ordinò agli schiavi di ripulire la stanza. Nessuno dei due ebbe un funerale. Entrambi vennero seppelliti nello stesso luogo in cui riposava Salamandy. Cavil non dubitò che sulla tomba fosse stato sgozzato più di un pollo, però a quel punto non gliene importava un fico secco. Era alla decima bottiglia di bourbon, e alla decimillesima preghiera borbottata a fior di labbra. Ma il Sorvegliante si guardava bene dal farsi vedere.
Circa una settimana dopo, o forse qualche giorno di più, lo sceriffo tornò a fargli visita, stavolta accompagnato dal prete cattolico e dal pastore battista. I tre destarono Cavil dal suo sonno da ubriaco, sventolandogli davanti agli occhi un assegno da venticinquemila dollari. «I vostri vicini hanno fatto una colletta» spiegò il prete.
«Non ho bisogno di soldi» borbottò Cavil.
«Non avete capito. Comprano la piantagione.»
«Non è in vendita.»
Lo sceriffo scosse la testa. «Non ci siamo capiti, Cavil. Certo, è stata una brutta faccenda. Ma lasciare che la gente vedesse vostra moglie in quello stato…»
«L’ho fatta vedere solo a voi. »
«Non siete un gentiluomo, Cavil.»
«E poi c’è la questione dei bambini» intervenne il pastore battista. «Per essere figli di schiavi hanno una carnagione singolarmente chiara, considerando che i vostri soggetti da riproduzione sono tutti neri come la pece.»
«È un miracolo del Signore» biascicò Cavil. «Dio vuole schiarire la razza nera.»
Lo sceriffo gli porse un pezzo di carta. «È un atto di cessione di tutte le vostre proprietà — schiavi, edifici e terreni — a una società per azioni costituita dai vostri vicini.»
Cavil lesse il documento. «Qui si tratta degli schiavi che si trovano attualmente nella proprietà» disse. «Ma io vanto diritti anche su uno schiavo fuggiasco, un ragazzo che in questo momento si trova al Nord.»
«Non c’interessa. Se riuscite a trovarlo, potete tenervelo. Spero abbiate notato che questo atto comprende anche una clausola per cui non farete mai ritorno in questa contea o in nessuna delle contee confinanti per il resto dei vostri giorni.»
«L’ho letta» disse Cavil.
«Posso assicurarvi che, se non rispetterete i termini dell’accordo, i vostri giorni giungeranno a una fine prematura. Nemmeno uno sceriffo coscienzioso e lavoratore come me potrebbe proteggervi da ciò che vi accadrebbe.»
«Avevate assicurato che non ci sarebbero state minacce» mormorò il prete.
«Cavil deve essere al corrente delle possibili conseguenze» precisò lo sceriffo.
«Non tornerò» disse Cavil.
«Pregate il Signore perché vi conceda il Suo perdono» mormorò il pastore.
Читать дальше