Bob Shaw - Sfida al cielo

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Un pianeta su cui si è sviluppata una società avventurosa ma arretrata, spinta da una grande sete di conoscenza ma dotata di una tecnologia elementare e proprio per questo ancora più eroica. Un ambiente duro e ostile da cui si può evadere solo fuggendo verso l’ignoto, nello spazio: sono le premesse da cui parte Bob Shaw per costruire un romanzo di avventure i cui protagonisti sono astronauti che volano su navi di legno ed esploratori dell’ignoto disposti a muoversi fra i mondi con poco più di una caravella. In condizioni simili non c’è da stupirsi che i pericoli del viaggio si moltiplichino per mille e le incognite dell’arrivo siano ancora più tremende. Ma cosa ha da perdere chi non ha nulla da perdere? Non è esagerato dire che in questa saga di un futuro “diverso” Shaw sia riuscito a darci tutti gli elementi di un originale racconto epico.

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— Vado a prendere qualcosa? — chiese ansiosamente. — Un po’ d’acqua?

— Altro vino — disse Glo con voce roca, porgendogli il bicchiere.

— Pensate sia il caso?

Non essere così noioso, ragazzo mio. È il miglior tonico che ci sia. Se tu bevessi un po’ più di vino, metterebbe un po’ di fuoco nelle tue… hmm… ossa. — Glo studiò il suo bicchiere mentre veniva riempito di nuovo, per essere sicuro che non fosse scarso e il colore cominciò a tornare sul suo viso. — Ora, di cosa stavo parlando?

— Era qualcosa che aveva a che fare con la rinascita futura della nostra civiltà.

Glo gli gettò uno sguardo di rimprovero. — Sarcasmo? È sarcasmo questo?

— Sono spiacente vostra grazia — disse Lain. — E solo che la conversazione dei brakka è sempre stata una passione per me, e su questo argomento sono molto suscettibile.

— Ricordo. — Lo sguardo di Glo ispezionò la stanza, notando l’uso delle ceramiche e del vetro per mobili che in qualunque altra casa sarebbero stati scolpiti nel legno nero. — Non credi di… hmm… esagerare?

— Sento di dover fare così. — Lain sollevò la mano sinistra e indicò l’anello nero che portava al sesto dito. — La sola ragione per cui ho questo pezzo è che è il pegno matrimoniale datomi da Gesalla.

— Ah, sì. Gesalla. Glo scoprì i denti storti in una parodia di lascivia. — Una di queste notti, te lo giuro, avrai una compagnia in più nel letto.

Il mio letto è il vostro letto — dichiarò Lain con facilità, ben sapendo che Lord Glo non rivendicava mai il suo diritto nobiliare di scegliersi una donna nel gruppo sociale del quale era il capo dinastico. Era un antico costume a Kolcorron, ancora osservato nelle famiglie più importanti, e gli occasionali scherzi di Glo sull’argomento erano semplicemente il suo modo di enfatizzare la superiorità culturale dell’ordine filosofico nell’avere abbandonato quella pratica.

— Anche con le tue vedute estremiste — continuò Glo, tornando in argomento, — non potresti convincerti ad adottare un comportamento più positivo alla riunione? Non ti fa piacere, questo?

— Sì, mi fa piacere. È un passo nella giusta direzione, ma è arrivato così tardi! Sapete che ci vogliono cinquanta o sessantanni perché un brakka raggiunga la maturità ed entri nella fase di pollinazione. Anche se avessimo la capacità di produrre cristalli puri già adesso, dovremmo ancora colmare questo divario di tempo, ed è spaventosamente grande.

— Tutte ragioni in più per fare piani in anticipo, ragazzo mio.

— Vero. Ma maggiore è la necessità di un piano, minori sono le sue possibilità di essere accettato.

— Un pensiero davvero profondo — commentò Glo. — Ora dimmi cosa… hmm… significa.

— C’è stato un periodo, forse cinquant’anni fa, in cui Kolcorron, ricorrendo a poche e comuni misure di conservazione, avrebbe potuto arrivare a un buon equilibrio tra domanda e offerta, ma nemmeno allora i principi hanno voluto ascoltare. Adesso siamo in una situazione che richiede misure davvero drastiche. Riuscite a immaginare come reagirebbe Leddravohr alla proposta di sospendere tutta la produzione di armamenti per venti o trent’anni?

— Non porta a niente pensarci — disse Glo. — Ma non stai esagerando le difficoltà?

Date uno sguardo a questi grafici. — Lain si avvicinò a un mobile con i cassetti bassi, tirò fuori un grande foglio e lo srotolò sulla scrivania sotto gli occhi di Glo. Spiegò i vari diagrammi colorati evitando il più possibile le astruse formule matematiche, analizzando come le crescenti richieste di cristalli di energia e brakka si scontrassero con altri fattori come la scarsità di produzione e i ritardi dei trasporti. Un paio di volte mentre parlava gli venne in mente che lì, ancora una volta, c’erano problemi dello stesso genere di quelli a cui stava pensando in precedenza. Allora aveva creduto di essere sul punto di concepire un modo completamente nuovo di risolverli, qualcosa che aveva a che fare con il concetto matematico di limite, ma ora i suoi pensieri erano dominati da considerazioni sia tecniche che umane.

Tra queste ultime c’era il fatto che Lord Glo, che sarebbe stato il principale portavoce dei filosofi, era ormai diventato incapace di seguire argomenti complessi. E oltre a questa incapacità, Glo aveva preso l’abitudine di ubriacarsi ogni giorno. Anche in quel momento continuava ad annuire e a succhiarsi i denti, cercando di mostrare interesse alla faccenda, ma le borse carnose delle sue palpebre gli scendevano sugli occhi con sempre maggior frequenza.

— Dunque questa è l’estensione del problema, vostra grazia — disse Lain, parlando con maggior fervore per risvegliare l’attenzione di Glo. — Vi piacerebbe sentire il punto di vista del mio dipartimento sul tipo di misure necessarie per mantenere la crisi entro proporzioni ragionevoli?

— Stabilità, sì, stabilità… questa è la cosa importante. — Glo tirò su la testa improvvisamente e per un momento sembrò completamente stranito, i pallidi occhi azzurri che scrutavano il viso di Lain come se lo vedessero per la prima volta. — Dove eravamo?

Lain si sentì depresso e stranamente spaventato. — Forse la cosa migliore sarebbe che vi mandassi un riepilogo scritto al Peel, in modo che possiate dargli un’occhiata con comodo. Quando si riunirà il consiglio?

— La mattina del giorno duecento. Sì, il Re ha detto certamente duecento. Che giorno è?

— Uno-nove-quattro.

— Non c’è molto tempo — disse Glo tristemente. — Ho promesso al Re che avrei avuto un contributo… hmm… significativo.

— Lo avrete.

— Non è quello che io… — Glo si alzò, barcollando leggermente, e fissò in faccia Lain con uno strano sorriso tremolante. — Volevi davvero dire quello che hai detto?

Lain lo guardò perplesso, incapace di inserire la domanda nel contesto generale. — Mylord?

— Sul mio… sul mio volare più in alto… vedendo di più?

Certamente — disse Lain, cominciando a sentirsi imbarazzato. — Non sarei potuto essere più sincero..

— Così va bene. Vuol dire quindi… — Glo si raddrizzò e gonfiò il torace tondeggiante, recuperando improvvisamente il suo normale buon umore.

— Gliela faremo vedere. La faremo vedere a tutti loro.

Andò verso la porta, poi si fermò con la mano sulla maniglia di porcellana. — Fammi avere il sommario prima… hmm….possibile. Oh, a proposito, ho dato istruzioni a Sisstt di portare con lui tuo fratello.

— Molto gentile da parte vostra, mylord — disse Lain, il cui piacere all’idea di vedere Toller era quasi rovinato dal pensiero della reazione di Gesalla alla notizia.

— Figurati.. Penso che dopotutto siamo stati abbastanza duri con lui. Voglio dire, un anno in un posto miserabile come Haffanger solo per aver dato a Ongmat un colpetto sul mento.

— Grazie a quel colpetto la mascella di Ongmat si è rotta in due punti.

— Bene, è stato un colpetto solido. — Glo rise affannosamente. — Ma tutti noi abbiamo sentito i benefici del fatto che Ongmat sia stato messo a tacere per un po’. — Ancora ridacchiando, sparì lungo il corridoio, mentre i suoi sandali ciabattavano sul pavimento a mosaico.

Lain portò il suo bicchiere di vino appena toccato alla scrivania e si mise a sedere, facendo girare il liquido scuro per creare disegni sulla superficie. L’appoggio umoristico di Glo alla violenza di Toller era abbastanza tipico del Lord, uno dei piccoli modi per ricordare ai membri dell’ordine filosofico che lui era di lignaggio reale, con il sangue dei conquistatori nelle vene. Questo dimostrava che cominciava a sentirsi meglio e che aveva recuperato la stima di se stesso, ma non serviva affatto a tranquillizzare Lain sulla salute fisica e mentale del vecchio.

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