— Siamo una famiglia piena di talento — scherzò Ender. — Spero che ti piacerà.
— Io spero di piacere a lei. — Miro sorrise, ma sembrava spaventato.
— Le ho raccomandato — disse Ender, — di considerarti come se fossi mio figlio.
Miro annuì. — Lo so — rispose. E poi, quasi in tono di sfida: — Lei mi ha mostrato la vostra conversazione via ansible.
Ender provò una sensazione di freddo.
Nel suo orecchio Jane disse subito: — Avrei dovuto chiederti il permesso. Ma sai anche tu che avresti detto di sì.
A disturbare Ender non era quell’intrusione nella sua intimità. Era il vedere Jane già così legata a Miro. Meglio che ti abitui , disse a se stesso. È lui quello che occupa la sua attenzione, adesso.
— Sentiremo la tua mancanza — disse.
— Chi sente la mia mancanza ora, la sentirà sempre — replicò Miro, — perché pensano a me come se fossi già morto.
— Abbiamo bisogno di te vivo — disse Ender.
— Quando sarò di ritorno avrò sempre diciannove anni. E sempre lo stesso danno cerebrale.
— Sarai ancora lo stesso Miro, brillante, degno di fiducia e amato. Il calcio d’avvio della nostra ribellione lo hai dato tu. Il recinto è stato spento per te. Non per chissà quale grande causa, ma per te. E ora ci aspettiamo che tu non ci abbandoni.
Miro sorrise. Ma Ender non avrebbe saputo dire se la smorfia che gli storse la bocca fosse dovuta alla paralisi o a un impeto di sarcastica amarezza.
— C’è una cosa di cui devi parlarmi — disse Miro.
— Se anche io non volessi — commentò Ender, — lo farebbe lei.
— Non è una gran cosa. Voglio soltanto sapere per cosa sono morti Pipo e Libo. Per quale motivo i maiali gli fecero onore.
Ender sapeva cosa c’era sotto quella richiesta. Capiva ancora meglio di Miro l’impulso recondito che lo spingeva a farla. Il giovane aveva saputo d’essere figlio di Libo solo poche ore prima d’aver perduto il suo futuro tentando di scavalcare il recinto. Pipo, e poi Libo, e poi Miro; padre, figlio e nipote; i tre xenologi che s’erano giocati la vita per amore dei maiali. Miro sperava che nel capire il significato della loro morte sarebbe riuscito a dare un senso anche al suo gesto, al suo destino.
Il guaio era che la verità avrebbe potuto anche persuadere Miro che nessuno dei tre sacrifici aveva avuto un gran significato. Così Ender rispose con un’altra domanda: — Tu non conosci già il perché?
Miro parlò lentamente e con cura, in modo da biascicare e farfugliare il meno possibile. — Io so che i maiali pensavano di far loro un grande onore. So che al loro posto avrebbero potuto morire Mandachuva e Mangia-Foglie. Per Libo so anche cosa fu a determinare tutto. Accadde dopo il primo raccolto di amaranto, quando ebbero cibo in abbondanza e vollero ricompensarlo per questo. Ma perché non prima? Perché non quando insegnò loro a cibarsi delle radici di nerdona? O quando impararono da lui a fare i vasi, e a costruire gli archi?
— Vuoi la verità? — chiese Ender.
Dal tono di lui Miro capì che la verità non sarebbe stata piacevole. — Sì — disse.
— Né Pipo né Libo meritarono, in realtà, quell’onore. Non fu il raccolto d’amaranto a far decidere le mogli in quel senso. Fu invece il fatto che Mangia-Foglie le aveva persuase a lasciar nascere un’intera generazione di maiali, sebbene non ci fosse abbastanza cibo per loro una volta che avrebbero lasciato l’albero-madre. Era un rischio terribile quello che si assumevano, perché se Mangia-Foglie fosse stato in errore tutti i piccoli maiali sarebbero morti. Libo procurò il raccolto. Ma fu Mangia-Foglie quello che portò, in un certo senso, la popolazione al punto di rottura determinando la necessità di cibo.
Miro annuì. — E Pipo?
— Pipo rivelò ai maiali la sua scoperta: che la Descolada, da cui gli umani erano stati uccisi, era parte della loro normale fisiologia. Disse che i loro corpi potevano controllare una cosa che invece sterminava noi. Mandachuva disse alle mogli che ciò significava che gli umani non erano semidei onnipotenti, che in certe cose eravamo più deboli dei maiali, che a rendere gli umani superiori a loro non erano doti intrinseche (come le nostre dimensioni, o il cervello, o il linguaggio) ma soltanto il fatto casuale che la nostra evoluzione tecnica era cominciata prima della loro. Disse che quando i maiali avessero acquisito la nostra scienza noi non avremmo avuto più nessun potere su di loro. La grande scoperta di Mandachuva fu dunque che i maiali erano potenzialmente uguali agli umani. Ecco ciò che le mogli premiarono. Non l’informazione di Pipo che fu il prologo a questa scoperta.
— Così, tutti e due…
— I maiali non volevano uccidere né Pipo né Libo. In entrambi i casi era un maiale ad aver meritato l’onore di passare alla terza vita. La sola ragione per cui Pipo e Libo morirono fu che non se la sentirono di prendere un coltello e uccidere un amico.
Miro doveva aver scorto la sofferenza sul volto di Ender malgrado il suo sforzo per nasconderla, perché fu alla sofferenza di lui che rispose. — Tu… — disse, — tu puoi uccidere chi vuoi, invece.
— È un dono con cui sono nato — disse sottovoce Ender.
— Hai ucciso Human perché sapevi che questo gli avrebbe dato una vita nuova e migliore?
— Sì.
— E io?
— Tu? — Ender lo fissò. — Si. Mandarti via da qui sarà quasi come averti ucciso.
— Anch’io per una vita nuova e migliore?
— Non lo so. Già ora riesci ad andare al cesso più velocemente di qualsiasi albero.
Miro rise. — Così ho pur sempre un vantaggio sul povero Human, vero? Io sono un vecchio tronco ambulante. E nessuno è costretto a prendermi a bastonate per farmi parlare. — Poi la sua espressione tornò triste. — Con la differenza che lui può avere diecimila figli.
— Non sperare di rimanere scapolo tutta la vita — disse Ender. — Potresti non avere questa fortuna.
— Spero d’essere sfortunato, allora — disse Miro. Poi, dopo una pausa di silenzio: — Araldo?
— Chiamami Ender.
— Ender, Pipo e Libo sono morti per niente, dunque?
Ender capì che la vera domanda era: anch’io sto sopportando questo per niente? — Loro non furono capaci di uccidere — rispose. — Ci sono ragioni peggiori per morire.
— E che mi dici di qualcuno — insisté Miro, — che non riesca ad uccidere, che non riesca a morire, e che non riesca neppure a vivere?
— Non ingannare te stesso — disse Ender. — Un giorno o l’altro farai tutte e tre le cose.
Miro partì il mattino dopo. Al decollo della navetta ci furono lacrime e abbracci. Per settimane, in seguito, Novinha non poté passare davanti alla camera del figlio senza provare una stretta al cuore. Anche se era stata pienamente d’accordo con Ender su ciò che era meglio per Miro, la sua assenza la faceva soffrire. E questo indusse Ender a chiedersi se i suoi genitori avessero patito tanto dolore quando lui era stato portato via di casa, alla Scuola di Guerra. Sospettava di no. Loro non avevano mai sperato nel suo ritorno. Ora amava già i figli di un altro uomo più di quanto i suoi genitori avessero amato lui. Che fosse una sorta di vendetta per il loro disinteresse nei suoi confronti? Comunque avrebbe mostrato loro, con tremila anni di ritardo, come doveva comportarsi un padre. Monsignor Peregrino li unì in matrimonio nella cattedrale, con una cerimonia molto intima. Novinha dichiarò che, secondo i suoi calcoli, era ancora abbastanza giovane da poter avere altri sei figli. Se facevano in fretta. E quello era un compito in cui nessuno dei due difettava di buona volontà.
Prima del matrimonio, tuttavia, vi furono due episodi degni di nota. In un giorno d’estate, Ela, Ouanda e Novinha presentarono a Ender i risultati delle loro ricerche e speculazioni, dettagliati il più possibile, sul ciclo vitale e sulla struttura sociale dei maiali, maschi e femmine, e la ricostruzione dei loro probabili schemi di vita prima che la Descolada li legasse per sempre agii alberi che, fin’allora, erano stati soltanto il loro habitat. Ender poté capire meglio chi fossero i maiali, e specialmente chi fosse stato Human prima del suo passaggio alla vita di luce.
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