Era invecchiata di ventidue anni. Inquadrato nel campo olografico, il suo volto mostrava le sottilissime rughe lasciate dal sole e dal vento sulle isole, sui fiordi e sulle barche di Trondheim. Ma il suo sorriso era immutato, e negli occhi aveva la stessa luce. Ender rimase muto per alcuni secondi, guardando i mutamenti che il tempo aveva portato a sua sorella; e ammutolita fu anche lei, perché Ender non era cambiato affatto, una visione che risaliva a galla dal suo passato.
— Ah, Ender — sospirò. — Sono mai stata tanto giovane?
— E io sarò mai capace d’invecchiare con tanta bellezza?
Lei rise. Poi si poggiò una mano sugli occhi e pianse. Ender no; come avrebbe potuto? Sua sorella gli mancava soltanto da due mesi. A Valentine lui mancava da ventidue anni.
— Suppongo che tu abbia saputo dei nostri guai con la Federazione — disse lui.
— Immaginavo che tu ci fossi dentro.
— Fino al collo, a dir la verità — annuì Ender. — Ma sono contento d’esser qui. Ho deciso di restare per sempre.
Lei sorrise e si asciugò gli occhi. — Sì. L’aveva immaginato. Ma dovevo chiamarti per esserne certa. Non voglio buttar via vent’anni nello spazio, per poi arrivare lì e scoprire che te ne sei già andato.
— Tu verrai qui? — si stupì lui.
— Pare che io abbia trovato molto eccitante la vostra rivoluzione laggiù, Ender. Dopo vent’anni passati ad allevare una famiglia, a insegnare ai miei studenti, ad amare un marito e a vivere in pace con me stessa, credevo che non avrei più resuscitato Demostene. Ma poi è arrivata la notizia dei contatti illegali con i maiali, e subito dopo quella che Lusitania era in rivolta, e all’improvviso la gente si è messa a dire le cose più ridicole, e mi sono accorta che era l’inizio dello stesso antico odio. Ricordi i video sugli Scorpioni? Quanto apparivano terribili e spaventosi? D’un tratto qui ci siamo trovati con il video dei corpi che avevano trovato, quegli xenologi, non ricordo i nomi, e foto e conferenze impressionanti, trasmesse per far rinascere la febbre della guerra. E poi storie sulla Descolada, e sul fatto che chiunque lasci Lusitania per andare su un altro pianeta lo distruggerà… la peggior pestilenza mai immaginata negli incubi…
— Ed è la verità — disse Ender. — Ma ci stiamo lavorando sopra. Cerchiamo di scoprire un metodo per impedire alla Descolada di espandersi, se uno di noi andasse su un altro pianeta.
— Vero o no, Ender, tutto sta spingendo verso la guerra. Io ricordo cosa fu la guerra interstellare. Così ho resuscitato Demostene. Sono riuscita, neppure io so bene come, a mettere il naso in rapporti e documenti riservati, Ender. E ho scoperto che la flotta è armata con il Little Doc. Se decidessero di farlo, potrebbero polverizzare Lusitania. Proprio come…
— Proprio come io ho fatto altrove. Giustizia poetica finire nello stesso modo, non ti pare? Chi di spada ferisce…
— Non scherzare così con me, Ender! Adesso sono una rigida matrona di mezz’età, e non ho più pazienza per le frivolezze. Non in questo momento, almeno. Ho scritto alcune sporche verità su quello che la Federazione sta facendo, e ho pubblicato gli articoli firmandoli Demostene. Il loro servizio segreto mi sta addosso. Tradimento, è la parola che usano.
— E così ti trasferisci qui?
— Non soltanto io. Jakt ha intestato la flotta da pesca ai fratelli e alle sorelle. Ci scontriamo già con molti ostacoli, ma siamo riusciti a comprare un’astronave. Evidentemente qui c’è un movimento di resistenza che ci sta aiutando… un agente di nome Jane, che opera sui computer per mascherare le nostre attività.
— Conosco Jane — disse Ender.
— Allora avete un’organizzazione, lì! Bene. Quando il vostro agente mi ha fatto sapere che avrei potuto chiamarti sono rimasta sbalordita. Ufficialmente risultate tagliati fuori dalla rete ansible.
— Abbiamo amici potenti.
— Ender, Jakt e io partiamo oggi stesso. Con i nostri tre figli.
— La prima, la femmina…
— Sì, Syfte, quella di cui era in attesa quando sei partito. Adesso ha ventidue anni. Una gran bella ragazza. E con noi viene anche una cara amica, la sua madrina, Plikt.
— Avevo una studentessa di nome Plikt — si stupì Ender, e ripensò alla conversazione avuta con lei due mesi addietro.
— Oh, sì. Be’, questo è stato vent’anni fa, Ender. E portiamo anche parecchi dei migliori uomini di Jakt, con le loro famiglie. Una specie di arca. Non ti metteremo nei guai… hai ventidue anni per prepararti a riceverci. O meglio, un po’ di più, forse una trentina. Dovremo fare una tappa o due altrove, partire in un’altra direzione, perché nessuno scopra che siamo diretti su Lusitania.
Valentine viene qui. Fra trent’anni. Sarò più vecchio di quanto lo è lei adesso. Verrà qui. Per allora avrò già una famiglia, da un pezzo. Novinha e i nostri figli, se ce ne saranno, adulti come quelli di lei.
E da Novinha i suoi pensieri scivolarono su Miro, e ricordò ciò che Olhado gli aveva suggerito il giorno prima mentre tornavano dal luogo scelto per la Regina dell’Alveare.
— Avreste qualcosa in contrario — domandò, — se mandassi qualcuno a incontrarvi a metà strada?
— Incontrarci? In pieno spazio? No, non mandare nessuno, Ender, ti prego… sarebbe un sacrifico troppo grande per lui, con l’effetto relativistico, quando il computer di bordo potrà condurci con tutta facilità a…
— Non è solo per voi, a dire il vero, anche se ci tengo che sfrutti quest’occasione. È uno dei nostri xenologi. È rimasto gravemente minorato a causa di un incidente. Un danno cerebrale, come una mezza paralisi. Lui è… lui è la personza più intelligente di Lusitania, a dar retta a uno del cui giudizio posso fidarmi, ma ha perduto ogni contatto con la nostra vita, qui. Tuttavia avremo bisogno di lui, in futuro. Al vostro arrivo. È un gran bravo ragazzo, Val. E potrà rendere molto educativa la vostra ultima settimana di viaggio.
— Il vostro agente può darci una programmazione di rotta per il rendez-vous? Noi siamo navigatori, ma soltanto sul mare.
— Quando partirete, Jane introdurrà tutte le informazioni necessarie nel vostro computer di bordo.
— Ender… per te saranno trent’anni, ma per me… io ti rivedrò fra poche settimane. — Val ricominciò a piangere.
— Che ne diresti se venissi a incontrarti con Miro?
— Oh, non provarci! — esclamò lei. — Quando arriverò voglio trovarti vecchio e acciaccato come me. Non mi reggerebbe il cuore ad abbracciare il trentenne che vedo sul mio terminale.
— Trentacinquenne.
— Sarai lì, al mio arrivo? — domandò lei.
— Ci sarò — disse Ender. — In quanto a Miro, il giovane che vi mando incontro, consideralo come fosse mio figlio.
Lei annuì gravemente. — Questi sono tempi più pericolosi di quel che credevamo, Ender. Vorrei che avessimo con noi Peter.
— Io no. Se fosse lui a capeggiare la nostra piccola ribellione, finirebbe per diventare Egemone dei Cento Mondi. Noi non vogliamo altro che ci lascino in pace.
— Forse non sarà possibile ottenere l’una cosa senza l’altra — disse Val. — Ma su questo potremo litigare in seguito. Arrivederci, mio amato fratello.
Lui non rispose. Si limitò a guardarla, e continuò a tenere gli occhi in quelli di lei finché Val, con un sorriso un po’ stanco, interruppe la comunicazione.
Ender non ebbe bisogno di chiedere a Miro di partire; a informarlo ci aveva già pensato Jane.
— Tua sorella è Demostene, dunque? — gli chiese il giovane, appena lui fu entrato in casa. Ender stava imparando a decifrare la sua parlata, o forse la voce gli si era un po’ schiarita. Guardandogli le labbra, comunque, era molto facile capirlo senza equivoci.
Читать дальше