«È una regina!» mormorò Cirone. «Non ho mai visto una donna simile!»
Si unì ai pirati che la circondavano, ansiosi, e la guardò con un’ammirazione che non tentò neppure di dissimulare. I capelli della donna, acconciati sul suo capo con squisita eleganza, erano neri e lucenti. La sua gola dorata e le sue braccia splendevano di gioielli di giada verde. Un vestito strappato, di seta cremisi, celava ben poco delle curve del suo corpo alto e slanciato.
Quando il guercio tirintiano, che oltre a essere il cuoco di bordo era anche il fabbro, ebbe finito di saldarle i ferri, la spinse rudemente in avanti. Lei cadde, e le sue ginocchia scoperte si ferirono, urtando il ponte. Ma lei non emise alcun grido di dolore, e malgrado le ferite, si rimise in piedi con grazia sinuosa. I suoi grandi occhi fiammeggianti si posarono sul guercio Vorkos.
«Adesso siete voi i padroni!» Parlò la lingua di Creta, con un accento esotico che pareva una canzone. «Ma io sono Tai Leng, principessa del lontano Catai. Possiedo un talismano che può far vedere le cose future, e in questo momento io vedo la mano irata di Minosse, sospesa sopra di voi come una nuvola oscura.»
I suoi occhi neri studiarono l’equipaggio della galera pirata, e le sue spalle dorate si mossero, con aria di noncuranza.
«Prima che il sole tramonti,» avvertì, in tono vellutato, «il più grande di voi sarà prigioniero, nelle mani di Creta.»
Il guercio tirintiano si ritirò, visibilmente a disagio, brontolando che la donna era una strega e che pertanto doveva essere bruciata viva, ma Cirone obiettò in fretta che non si doveva sprecare nessuna donna così bella, anche in questo caso, e la spartizione del bottino proseguì senza altri indugi.
Questa spartizione veniva fatta secondo un metodo inventato dai pirati. Venivano distribuite delle conchiglie bianche a ogni uomo, secondo il suo grado e il suo valore. Poi i lingotti di metallo, gli schiavi, e gli altri pezzi del bottino, venivano messi all’asta, usando come moneta le conchiglie.
La donna dalla pelle dorata ebbe una quotazione altissima. Gothung, il biondo timoniere, organizzò un gruppo di uomini per fare un’offerta collettiva. Cirone offrì tutte le sue conchiglie, una grossa cintura d’oro, e un prezioso bracciale d’argento. Finalmente, aggiungendo il suo prezioso mantello di porpora, riuscì ad averla.
Mentre la spartizione era ancora in corso a bordo del mercantile, Teseo portò il capitano ittita e i suoi uomini a bordo della galera pirata, e li fece sbarcare sani e salvi sul promontorio, come aveva promesso. Eppure, continuava a essere sconcertato dall’atteggiamento del capitano. Gli occhi astuti dell’uomo avevano assistito alla spartizione del bottino con apparente noncuranza. E, di quando in quando, aveva lanciato rapide occhiate verso sud-ovest. Questo Teseo era riuscito a notarlo.
E a sud-ovest c’era Cnosso.
Quando Teseo tornò a bordo della nave catturata, trovò Cirone seduto sul ponte di comando, con gli occhi fissi ansiosamente nella medesima direzione. Il pirata barbuto si voltò, sobbalzando.
«Capitan Fuoco!» La sua voce era rauca. «È tempo di andare. Perché ho parlato con la ragazza gialla che ho comprato. E lei ha riso di me, e mi ha promesso che questa stessa notte la sua prigionia sarà finita. La magia di Minosse la salverà, mi ha detto.»
Abbassò la voce, ansiosamente.
«Gli stregoni e i maghi di Cnosso, ha detto la ragazza gialla, hanno visto tutto ciò che è accaduto. Minosse manderà una flotta, dice lei. Grazie al potere dell’Oscuro, egli avrà un vento favorevole, per spingere la flotta. E potrà perfino evocare una tempesta, mi ha detto, per spingerci di nuovo nelle fauci del pericolo!» Tremando, Cirone guardò verso sud-est.
«È vero,» fu il commento di Teseo, «anche il nostro amico, il capitano ittita, stava guardando da quella parte con aria molto speranzosa.»
«Allora,» domandò Cirone, «dobbiamo alzare la vela, finché siamo in tempo?»
«Tu puoi farlo, se lo credi saggio,» gli disse Teseo. «Ma io vado a Cnosso.»
«Cnosso… a Creta!»
Gli occhi di Cirone divennero grandi come lune, e il barbuto pirata fece qualche passo indietro, barcollando.
«Non vorrai andare certo a Cnosso! Capitan Fuoco, sei forse impazzito?»
«Può darsi,» disse Teseo, «ma io andrò a Cnosso.»
«Nel nome di tutti gli dei,» ansimò Cirone, «perché? La ragazza gialla mi ha detto che Minosse ha posto una taglia altissima sulla tua testa. Tu sei il più temuto pirata del mare. Ma perché vuoi gettarti nella fossa dei leoni famelici?»
Teseo si passò una mano sul mento… rasato dalla lama della Stella Cadente.
«Ho parlato al capitano ittita,» disse, lentamente. «Ciò che mi ha detto mi ha convinto a recarmi a Cnosso. Perché il periodo di nove anni del regno di Minosse sarà finito tra due lune, e questi schiavi e i tori che abbiamo preso erano destinati ai giochi che avranno luogo in questa occasione.»
«Ma…» ansimò Cirone. «Capitan Fuoco!»
«Devi avere udito le regole dei giochi di Minosse,» disse Teseo. «Tu sai che essi si tengono ogni nove anni, per scegliere il re di Creta. E se un uomo, chiunque egli sia, vince le prove, il vecchio Minosse dovrà rinunciare alla sua vita, e scendere nel terribile Labirinto dell’Oscuro.»
Teseo accarezzò l’elsa della Stella Cadente, e un sorriso gli sfiorò le labbra.
«Il vincitore,» dichiarò, «viene proclamato il nuovo Minosse. La bellissima Arianna, figlia del vecchio Minosse e ricettacolo di Cibele, sarà sua. E suoi saranno anche l’Impero di Creta, tutto il tesoro di Cnosso, il comando della flotta, e perfino la magia di Minosse e il potere dell’Oscuro.»
Cirone fece un passo indietro, e il suo volto barbuto mostrò tutta la sua perplessità.
«Ma io credevo, capitan Fuoco,» brontolò, «che tu cercassi di distruggere la stregoneria di Cnosso… non di prenderla per te!»
Teseo annuì gravemente.
«La distruggerò,» disse, «quando essa sarà in mio potere.»
Cirone, bruscamente, afferrò la spalla dell’acheo, e cercò di scuoterla.
«Capitan Fuoco,» disse, raucamente, «sei completamente pazzo, allora? Non sai che Minosse ha vinto i giochi e conquistato il suo trono mille anni or sono? E che nessun uomo ha mai avuto la possibilità di vincere, per tutti i giochi che si sono svolti in seguito?»
La sua voce era piena di terrore.
«Non sai che Minosse è il più grande degli stregoni? Che perfino il terribile Dedalo lo serve? Che egli è immortale, e distrugge con la sua magia tutti coloro che potrebbero sperare, con abilità e audacia, di vincere i giochi?»
«Ho udito tutto questo,» disse Teseo. «Ma non ho mai combattuto nei giochi di Cnosso.» I suoi occhi azzurri ridevano. «E l’ittita mi ha detto che Arianna è molto bella.»
Il dorico ricambiò il sorriso, poi il suo tono ritornò solenne.
«Capitan Fuoco, non puoi lasciarci adesso.» La sua voce tremò e si spezzò. «È solo un anno che tu sei venuto al nostro luogo d’incontro, là, a settentrione, e hai chiesto di poter salire a bordo della mia nave. Sì, è passato solo un anno, è vero… Ma tu sei già il mio capitano… e mio fratello!»
Abbassò frettolosamente lo sguardo.
«Se proprio devi andare a Cnosso, capitano,» mormorò, flebilmente, «allora io… io verrò con te!»
Teseo sorrise di nuovo, e gli prese la mano.
«No, Volpemaestra,» disse. «Io andrò solo. Ma rasserenati! Quando verrà il momento di saccheggiare il palazzo di Minosse, forse allora ci sarai anche tu!»
Cirone batté le palpebre, e sorrise.
«Ci sarò,» ridacchiò. Improvvisamente, allora, sobbalzò. I suoi occhi neri si spalancarono di nuovo, ansiosamente. Fissò Teseo, e poi il suo sguardo tornò a rivolgersi verso sud-ovest. «Non scherzare con me, capitan Fuoco!» disse. «Impartisci gli ordini, e raggiungiamo le isole di settentrione, con tutto il nostro bottino.»
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