Fritz Leiber - L'alba delle tenebre
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- Название:L'alba delle tenebre
- Автор:
- Издательство:Casa Editrice La Tribuna
- Жанр:
- Год:1965
- Город:Piacenza
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— Arcipreti della Terra, è stato detto: “Quanto accade a Megateopoli accade nell’intero pianeta”. Ma affinché questo aforisma abbia valore pratico, dobbiamo sapere in anticipo quel che può accadere a Megateopoli!
“Insomma, se vuol essere realista, un governo deve saper giocare d’anticipo, deve saper prevenire! “Quanti degli arcipreti qui riuniti, a eccezione forse di te, Fratello Sercival, credeva che il nemico avrebbe osato attaccare apertamente Megateopoli?
“Nemmeno io lo credevo. Ma volevo esserne certo. Questa è una delle ragioni per cui ho voluto condurre questo esperimento nella Grande Piazza.
“Ebbene Fratelli, adesso sappiamo la risposta. Satanas è venuto.
“Non possiamo più negare che dietro la stregoneria si celi un nemico, un nemico intrepido e pericoloso.
“Non possiamo più negare che all’interno di quella disprezzata forma di Stregoneria che tolleriamo, esista un’altra Stregoneria, che cerca di usare l’arma della paura non solo contro i comuni cittadini, ma anche contro i sacerdoti. Abbiamo ragione di credere che i membri di questa Stregoneria Occulta siano riconoscibili attraverso alcuni segni che hanno impressi sul corpo. E sappiamo che sono astuti e pieni di risorse.
“Non possiamo più liquidare come un trascurabile episodio di isteria di massa la Questione dei Preti Spaventati. Per infondere loro coraggio, ho detto che avrebbe potuto semplicemente trattarsi di una prova a cui la Gerarchia aveva deciso di sottoporli. Ma voi tutti sapete che tre scienziati del Quinto Circolo hanno ammesso di non essere in grado di spiegare le manifestazioni che si sono verificate nei Santuari rurali.”
Goniface fece una pausa. I Moderati sembravano più infuriati che mai. Ma a loro bastava sentir parlare di pericolo per montare in collera. I Realisti invece, lo stavano ascoltando attentamente. Adesso l’espressione di Fratello Jomald tradiva riluttante ammirazione.
— Ma per ritornare alla domanda iniziale: che cosa sta accadendo a Megateopoli?
“Fratelli, esiste un solo modo per scoprirlo. Solo un modo per conoscere il reale temperamento dei comuni cittadini. Anche lo studio più scrupoloso del loro comportamento nella vita quotidiana è insufficiente. E così pure i test psicologici. L’unica strada certa, il solo sistema sicuro consiste nel fomentare una piccola crisi e analizzare quanto avviene.”
Il più furibondo dei Moderati fece per alzarsi, ma Frejeris lo fermò, anche con un certo dispiacere, come se si rendesse conto che ormai non poteva più sconfiggere Goniface con un attacco diretto.
— Non si spegne il fuoco gettandovi sopra dell’olio — disse.
— E invece sì — ribatté Goniface. — L’olio penetra più dell’acqua. Esiste un fuoco nascosto, un fuoco che cova sotto la cenere che solo l’olio può raggiungere e che non ha sufficiente ossigeno per incendiare l’olio stesso. È questo, Fratelli, il fuoco che cova nell’animo dei cittadini comuni. E anche la forza che trama contro di noi sotto le mentite spoglie della Stregoneria è un fuoco di questo genere, nascosto ma pericolosissimo.
“Per scoprire il carattere segreto dei cittadini comuni, per fornire loro l’istruttivo esempio di un prete punito per le sue bestemmie e, come poi si è realmente verificato, per attirare il nemico allo scoperto, io ho fomentato una crisi.
“E ora, arcipreti di Megateopoli, mi accingo a mostrarvi una fedele registrazione di quanto è accaduto, affinché voi possiate studiarlo e imparare, insieme a me, a prevenire le crisi veramente gravi che potrebbero verificarsi.
“E dopo aver visto quello che sto per mostrarvi, scomunicatemi pure, se ancora lo riterrete opportuno.”
Mentre Goniface parlava, gli assistenti di Cugino Deth avevano apportato un profondo cambiamento sulla superficie apparentemente uniforme del tavolo del Concilio. Al centro del piano era apparsa una depressione circolare del diametro di circa un paio di metri. Da un lato erano raggruppate alcune depressioni più piccole e si erano visualizzate alcune fessure. I rotoli e le scatole erano stati inseriti negli appositi orifizi ed erano del tutto scomparsi.
Poi Deth aveva azionato un comando e, a poco a poco, anticipato da sfumature di grigio sempre più scure, nella Camera del Concilio era calato il buio.
All’improvviso, al centro del tavolo, si materializzò una scena in miniatura. Solo la presenza occasionale di una certa foschia e una certa evanescenza dell’immagine quando più figure erano raggruppate insieme, indicava che si trattava di una proiezione, una messa a fuoco di sequenze registrate su nastri multipli che giravano senza far rumore.
Minuscole figure di uomini e donne che indossavano grembiuli di tela grezza, preti che assomigliavano a bambole vestite di rosso, cavalli grandi come topi, carri e oggetti di varia natura: in breve, una considerevole porzione della Grande Piazza, senza le strutture architettoniche che la circondano.
Solo che adesso, invece del Grande Dio erano gli arcipreti del Sommo Concilio a torreggiare sul vasto spazio aperto.
Dalle depressioni più piccole del tavolo cominciarono a salire tozze colonne di luce colorata, gialla, verde, blu, violetta, che variavano impercettibilmente ma costantemente in altezza e in intensità: indicavano il complesso dei mutamenti neuro-emotivi nelle risposte della folla.
Si udiva il mormorio dei comuni cittadini, il rumore degli zoccoli dei cavalli, il cigolio delle ruote di legno.
Si ripeteva la scena che aveva avuto luogo nella Grande Piazza.
Cugino Deth si protese in avanti e, oscurando con il braccio parte del solidografo, indicò con due dita, che apparvero grandi come colonne rispetto alle figure lillipuziane della proiezione, due omini vestiti di rosso.
— Jarles e Chulian — spiegò. — Fra alcuni istanti li sentiremo parlare.
Goniface si appoggiò con soddisfazione allo schienale. Stava studiando le espressioni dipinte sui volti attenti degli arcipreti; che la luce del solidografo riduceva a maschere sinistre sospese nella tenebra infinita oltre il tavolo. Poi si voltò di nuovo a guardare la proiezione.
Fu quando tuonò la prima accusa di stregoneria — e la colonnina viola, espressione cromatica di emozioni quali la paura e la repulsione, balzò in alto e impallidì — che vide per la prima volta il volto di Sharlson Naurya.
Poco ci mancò che si tuffasse in avanti per afferrarlo.
Ma si trattenne in tempo e si limitò a inclinare pigramente il busto, come se desiderasse semplicemente studiare la scena più da vicino.
Non poteva essere.
Eppure era lì, davanti ai suoi occhi. Il piccolo viso freddo e risoluto, più perfetto di un cammeo, circondato dalla massa scura dei capelli sottili come quelli di una bambola. Naturalmente non era identico all’immagine che si era impressa nella sua memoria. Ma considerando il tempo che era trascorso e i cambiamenti apportati dagli anni…
Geryl. Knowles Geryl.
Ma Chulian l’aveva chiamata con un altro nome… Sharlson Naurya.
Con grande stridore, una porta da tempo chiusa si aprì nella mente di Goniface, sforzando i cardini arrugginiti, come se una mano titanica stesse spingendo il battente.
L’arciprete guardò dall’altra parte del tavolo in direzione di quella caricatura giallastra che era il volto di Deth immerso nell’oscurità, e attirò l’attenzione dei suoi occhi, simili a grandi perle nere.
Arretrando, Deth si confuse con la tenebra e scomparve.
Allora Goniface si alzò senza far rumore e prese a camminare dietro la fila delle sedie, come se fosse stanco di stare seduto. Poi si allontanò dal tavolo.
A un tratto avvertì la presenza di Deth alle sue spalle. Ne afferrò il polso scheletrico con la mano e poi, accostando la bocca al suo orecchio gli sussurrò: — La donna che ho ordinato a Chulian di arrestare. Sharlson Naurya. Trovala. Se Chulian l’ha già catturata, portala via. Devi trovarla e farne la mia prigioniera segreta.
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