Edmond Hamilton - Agonia della Terra

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Agonia della Terra: краткое содержание, описание и аннотация

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Una bomba superatomica viene lanciata, da una nazione sconociuta, su una piccola città americana dove si cela un centro per le ricerche atomiche. L’esplosione ha per effetto di rompere la continuità del tempo e sbalestrare la piccola città, intatta, in un’epoca dell’avvenire, a milioni di anni nel futuro, in una Terra morente e arida, inabitabile e deserta. La Federazione delle Stelle, che governa tutti i mondi del futuro, interviene per evacuare la popolazione della città su un altro pianeta. Ma la popolazione si ribella, e, con l’aiuto di uno scienziato del futuro, alla Terra morente viene iniettata una potente carica atomica che ha la virtù di riscaldarla nuovamente. Gli ultimi superstiti rimangono quindi sulla Terra rinata e la vita degli abitanti della piccola città può riprendere il suo corso normale, nella eterna storia dell’Universo.

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Lund assentì, gongolante.

«Sì, signore. Lo sospettavo, ed è per questo che li ho fatti sorvegliare. Potete vedere voi stesso!» E a Kenniston, ad Arnol e agli altri, disse beffardo: «Permettete che vi presenti: questi è il Coordinatore Mathis.»

Varn Allan guardava, sorpresa e incredula, nel violento ba­gliore dei fari. Sembrava che non potesse nemmeno credere ai suoi occhi.

«Io non volevo crederci» disse infine, lentamente, a Kenniston. «Quando il Coordinatore mi ha informato di ciò che Lund gli aveva detto, di ciò che stavate facendo, ho ri­fiutato di crederci. Sono venuta con lui per provargli che ave­va torto.»

Tacque per un attimo, con gli occhi azzurri fiammeggianti fissi su Kenniston.

«Ma ho avuto torto io. Siete un bastardo completo, che non ha alcun rispetto per la legge. Comincio a pensare che la vostra gente debba veramente essere confinata!»

Mathis, il Coordinatore, osservava burbero Jon Arnol.

«Siete andato troppo lontano, questa volta, Arnol!» dis­se. «Voi dovete sapere quale è la pena per chi trasgredisce la legge della Federazione, anche se questo Kenniston non lo sa ancora.»

«L’arresto» intervenne Lund, con voce ironica. «L’ar­resto e l’esilio per tutti. Spero, signore, che ricorderete che sono stato io a svelare il complotto di questi criminali, dopo che il mio superiore diretto ha dimostrato una aperta simpa­tia per loro.»

«Lo ricorderò» disse Mathis bruscamente. «Ora avvi­sate subito di questa situazione il Centro di Vega.»

Lund si volse per tornare verso la nave spaziale. Il radiotelevisore di bordo lo avrebbe messo in immediato contatto col Centro del Governo; Kenniston lo sapeva bene.

Si lanciò allora avanti. Raggiunse Lund in pochi passi di corsa. Con una mano lo afferrò a una spalla e lo fece voltare di colpo. Con l’altra mano gli sferrò un pugno violentissimo alla mascella, atterrandolo.

Mathis fece un passo indietro, inorridito da quella violen­za. Varn Allan si slanciò di corsa verso Kenniston, mentre Lund cercava di rialzarsi.

«Fermatevi, Kenniston!» gli ordinò. «Non siete più sul vostro mondo barbarico, ora. Non potete...»

Ma non ebbe il tempo di finire. Lund si era rialzato, e stringeva in pugno un piccolo oggetto di cristallo che aveva estratto di tasca. Aveva previsto la reazione di Kenniston, ed era venuto armato.

Ma la grossa forma pelosa di Gorr Holl si levò alle spalle del viceamministratore. Una sua mano, enorme, afferrò quella di Lund che stringeva l’arma. Con l’altro braccio lo af­ferrò attorno al corpo e lo sollevò in alto come un bambino. Le sue dita potenti strinsero. Lund lasciò cadere l’arma di cristallo.

«Lasciatemi andare!» sibilò affannato, sentendosi mancare il respiro. «Vi ordino di...»

«Avresti potuto uccidere un uomo» brontolò Gorr Holl, scuotendo Lund fino a fargli sbattere i denti. «Non puoi or­dinarmi più nulla, piccolo uomo miserabile!»

Si guardò intorno, stringendo sempre Lund immobilizza­to fra le sue braccia.

«E ora, che facciamo?» domandò.

Mathis disse, con voce un poco tremante: «Io vi chiedo, in nome della Federazione...»

Ma nessuno badò alle sue richieste, ed egli tacque.

Arnol si era avvicinato. Aveva le mascelle serrate, ora, e uno sguardo di determinazione sul viso.

«Siamo già colpevoli per quanto abbiamo fatto. Ci aspet­tano già l’arresto e l’esilio. Non possono farci niente di più, anche se mettiamo in esecuzione il nostro progetto. Siete an­cora decisi?»

«Sì» disse Kenniston. Poi aggiunse, guardando Varn Allan e Mathis: «Mi spiace che siate venuti. Ora dovrete ve­nire con noi, ...voi, e anche Lund. Non possiamo lasciarvi in­dietro a dare l’allarme.»

Gli occhi di Varn Allan, fermi, si incontrarono con quelli di Kenniston.

«Questo non muterà le cose. La nostra scomparsa, e la vostra, saranno notate prestissimo.»

Non disse altro. Diede un’occhiata alla nave spaziale, poco lontana, e poi agli uomini che la circondavano, e all’agile, fe­lino corpo di Magro. Non tentò di fuggire.

Arnol si rivolse ai suoi uomini, e disse: «Voi non siete re­sponsabili dei miei piani. Nessuna pena potrebbe ancora col­pirvi. Perciò siete liberi di decidere, ora, se volete o no venire con me.»

Il capo pilota si fece avanti. Era un giovane alto, col viso fermo e un sorriso imperturbabile; gli occhi non rivelava­no alcun timore. «Troppe volte ho guidato questo gingillo attraverso la Galassia per pensare di lasciarvi ora» disse. «Non so che ne pensino gli altri ragazzi, ma io vengo.»

Gli altri, tecnici e uomini dell’equipaggio, gridarono il loro consenso.

«Abbiamo lavorato troppo a lungo e troppo duramente per lasciar perdere un’occasione come questa! Siamo con voi, Arnol!»

Gli occhi neri di Arnol erano velati di lacrime di commo­zione. Ma la sua voce risuonò, ferma, per dare gli ultimi or­dini.

«Allora preparate tutto per la partenza! Le navi spaziali del Governo ci inseguiranno non appena si accorgeranno dell’assenza del Coordinatore, di Varn Allan e di Lund!»

Gli uomini si affollarono di corsa attorno all’incrociatore spaziale; Kenniston li seguì, tenendosi ben vicino a Varn Al­lan, mentre Gorr Holl gli veniva appresso, sempre stringendo nelle sue robuste braccia Lund che protestava e strillava. Ma­gro si occupava di Mathis che non parlava né faceva alcuna resistenza.

Gli sportelli furono chiusi. Mentre seguiva Arnol lungo uno stretto passaggio, Kenniston udì i suoni confusi della partenza che si susseguivano rapidi: luci di allarme si accen­devano qua e là, campanelli di avvertimento risuonavano.

Poi, con una leggera vibrazione seguita da un sordo ron­zio, i potenti motori si misero in moto.

Arnol spalancò due porte che si trovavano di fronte, nello stretto passaggio. Indicandone una, disse: «Credo che que­sta sia la cabina più comoda, amministratrice Allan. Ci per­donerete, se terremo chiusa la porta.»

Varn Allan entrò, senza una parola. Lund e Mathis furono rinchiusi nella cabina opposta, senza che nessuno prestasse attenzione alle furenti minacce di Lund.

Arnol diede un’occhiata alle luci di allarme.

«È tutto pronto, ora» disse. «Venite.»

Kenniston si sistemò nell’incrociatore spaziale, assistendo con occhi annebbiati ai preparativi precedenti immediata­mente la partenza, schiacciato da un’enorme stanchezza. Poi un campanello d’allarme suonò per un’ultima volta, e la pic­cola astronave si sollevò dolcemente nello spazio. Come già nel Thanis ,si aveva qui un effetto molto attenuato della tre­menda forza di accelerazione. Kenniston aveva ora appreso quali fossero le forze statiche che, in una nave spaziale, tem­peravano l’inerzia di quei momenti.

Come in sogno, Kenniston ascoltò il sibilo della sferzata violenta dell’atmosfera contro le lamiere corazzate dell’incrociatore spaziale. Poi, attraverso il finestrino, vide la gran­de mole nebbiosa di Vega Quattro allontanarsi insensibil­mente, con lenta maestà. Infine il cielo scomparve, sostituito dalla nera volta dello spazio, nel quale erano sospesi soli fiammeggianti e sconosciuti.

Si accorse d’un tratto che Gorr Holl gli aveva posato una mano sulla spalla.

«Vieni, Kenniston! Sei sfinito. È bene che tu vada a ripo­sare.»

Il grosso umanoide lo prese in braccio, come un bambino, lo portò in una cabina e lo depose in una cuccetta.

Kenniston non si svegliò che parecchie ore più tardi, tutto intorpidito e ancora stanco per lo sforzo fisico e psichico di quegli ultimi giorni. Guardò fuori dal finestrino. L’incrocia­tore si trovava ora in pieno spazio, superando, a tremenda velocità, il vuoto vertiginoso che lo separava dalla Terra. Kenniston sentì un brivido involontario di piacere. Quei viaggi nelle grandi profondità interstellari cominciavano a diventargli familiari.

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