Theodore Sturgeon - Nonnina non fa la calza

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Nonnina non fa la calza: краткое содержание, описание и аннотация

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Mai troppo rimpianto, Theodore Sturgeon era uno dei pochi autori di cui la sf potesse essere davvero orgogliosa: scrittore maturo, intelligente, letterariamente raffinato, Sturgeon riusciva a trasportare nelle sue storie tutta la sua possente sensibilità interiore e a coinvolgere emotivamente il lettore con una intensità unica. Questa deliziosa «novella» è un tipico esempio delle sue enormi qualità: una piccola gemma finalmente ripescata dall’oblio e dai tempi d’oro di «Galaxy».

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Ma si controllò e concluse: — Così, se funzionerà, porterà a un certo risparmio. E non sarà possibile che qualche carico finisca chissà dove. — Fu sul punto di raccontarle l’episodio delle donne finite nella clausura del monastero, ma si trattenne appena in tempo; la vecchia signora ne sarebbe rimasta sconvolta. — Sai, in passato questo è accaduto.

— Credo anch’io che non farai una brutta frittata — fu d’accordo lei, e annuì ancora come se avesse capito tutto.

Adesso toccava a lui restituirle la cortesia, pensò Roan, e disse: — E tu cos’hai fatto di bello, Madre di mio padre?

— Vorrei che seguitassi a chiamarmi Nonnina — disse lei, con un’ombra di petulanza e un sospiro stanco. — Cos’ho fatto? E come vuoi che sbatta via il tempo alla mia età? Lo sai quanti anni mi tiro dietro, Roan?

Lui accennò di sì.

— Centottantatrè primavere filate — disse lei, ignorandolo. — Ne ho viste di cose io, ai miei tempi. Le storie che potrei raccontarti… lo sai che sono nata nella Colonia Africana?

Lui annuì di nuovo, e di nuovo lei lo ignorò. — Proprio così. È là che sono nata. E avevo grosso modo la tua età quando tutto questo prese il via, quando il transplat rovesciò il secchio dentro cui vivevamo, e la gente ne schizzò fuori spargendosi in ogni angolo del mondo.

Sì, tu l’hai visto accadere! pensò lui, afferrando per la prima volta la realtà di quella che fino allora gli era apparsa solo come una linea su un grafico. Tu hai visto quando la gente danzava petto a petto, e mangiava insieme, e nessuno ci faceva caso. Conoscevi la nostra cultura prima che vi fosse qualsiasi vero decoro e intimità… tu che sei la persona che vive nel decoro e nell’intimità più di chiunque, oggi. Le storie che avresti da raccontare? Oh, sì… solo che non potresti raccontarle. Che nome usavano, prima di chiamarli «Negozi di fiorista»?

Certo che lei non avrebbe potuto neppure intuire il motivo della sua curiosità, le chiese: — Cosa faceva la gente a quel tempo, Nonnina? Voglio dire… oggi, se c’è un compito che possa essere comune a tutti, potremmo dire che consiste nel mantenere la perfezione che abbiamo. A quell’epoca voi avevate qualcosa del genere?

Gli occhi di lei ebbero un lampo. Nonnina aveva gli occhi più brillanti e i denti più bianchi che lui avesse mai visto. — Sicuro che l’avevamo. — La donna chiuse gli occhi. — Non posso darti a bere che ci perdessimo troppo dietro questa cosa della perfezione… non nei primi tempi. La cosa che avevamo inchiodata in testa era il prossimo passo in avanti. Sempre fare un altro passo avanti — ripeté, assaporando la frase. — Sai cos’è quel che abbiamo oggi, Roan? Be’, noi siamo i primi nella storia della razza umana che non lavoriamo più in quel senso, in un modo o nell’altro. Dovrebbero insegnare la storia, oggi! Sì, dovrebbero. Ma ho idea che alla gente non piacerebbe, la storia. Sia come sia, quand’ero ragazza tutti volevano sempre migliorare, andare avanti.

«Qualche volta s’erano fermati magari per cento o duecent’anni, e avevano pensato solo a ripulirsi l’anima; e qualche volta s’erano dimenticati anche di averci un’anima per buttarsi a diventare più veloci e più forti e più rumorosi. Qualche volta facevano delle maledette porcate, e qualche volta agivano bene soltanto per sbaglio. Ma tutto il tempo lavoravano e ci davano dentro per fare quel passo in avanti. Oggi invece no — terminò bruscamente.

— No, naturalmente. A che ci servirebbe un passo avanti? Dove ci porterebbe un passo in avanti?

— Questa era la vita — disse lei, — quando a nessuno gli sarebbe passato per il capo che voi sareste riusciti a fermare il progresso. Un seme d’erba può spezzare in due un pezzo di granito, lo sai. E l’acqua contenuta in un tubo di ferro può sfondarlo se la raffreddi.

— Noi siamo diversi — disse lui con umile orgoglio. — Forse la differenza fra l’uomo e gli altri generi di vita è questa. Noi possiamo fermarci.

— Puoi dirlo forte. — Lui non capì quell’osservazione. Prima che potesse domandarne il significato la vecchia continuò: — Cosa ne sai dello Psi, Roan?

— Psi? — Lui dovette frugare nei suoi ricordi. — Oh, adesso rammento. Giochi e Passatempi ne vendeva, un paio d’anni fa. Mi sembrò un giochetto abbastanza insulso.

Quello! — sbottò lei, con tutto il disprezzo di cui era capace la sua voce fragile e lontana. — Quello era un gioco di indovinelli. Non meritava d’essere chiamato Psi. Io sto parlando di un’altra cosa, più antica di quanto tu e chiunque altro possiate immaginare. Apri gli orecchi, ragazzo: per diecimila anni la gente ha creduto che ci fosse tutto un mondo di poteri nella mente umana. Telepatia, telecinesi, teleferesi, chiaroveggenza… e altri ancora. Ma non importa, non voglio tenerti una conferenza — disse, con occhi che d’improvviso scintillavano.

Lui si accorse d’aver appena mascherato uno sbadiglio — uno piccolissimo, e a bocca chiusa — e che la donna l’aveva notato. Arrossì d’imbarazzo. Lei non ci fece caso e proseguì:

— Quello che sto dicendo è che c’è una frotta di prove sulla loro esistenza, se sai dove andare ad annusare. Una mente che parla a un’altra, qualcuno che si spara da un posto all’altro in un batter d’occhio e senza bisogno del transplat, gente che sa in anticipo quello che sta per succedere… e tutto con il potere della mente. Capita da migliaia di anni. Nessuno ha mai capito un fico come funzionava la cosa… e nessuno ha mai avuto bisogno di capirlo. Ma è ancora intorno a noi.

Roan si chiese cos’avesse a che fare questo con l’argomento di cui avevano parlato. Come se avesse sentito quella domanda, lei disse: — Tu volevi sapere quale potrebbe essere il prossimo passo in avanti, nel caso che ci sia qualcuno capace di chiederselo. Be’, è questo.

— Non lo definirei un passo avanti — replicò lui, rispettosamente ma in tono pratico. — Siamo già capacissimi di spostare gli oggetti, di parlarci a distanza, e di tutto ciò che hai menzionato. Sappiamo anche prevedere quel che ci prepara il futuro. Ogni cosa è programmata. Dunque che vantaggio ci sarebbe?

— Che vantaggio c’è nel levare di mezzo gli inservienti dei transplat?

— Questo è semplicemente un risparmio.

— E come chiameresti la possibilità di usare la telecinesi e la teleferesi per spostare gente e merci, senza il transplat?

Senza il transplat? — gridò quasi lui. — Ma tu… ma noi…

— Tu e io ci troveremo nella stessa barca degli operatori che stai per mandare a fare ghiande.

— Gli ope… be’, non ho ancora pensato a cosa sarebbe di loro.

Lei annuì.

Un po’ scosso Roan mormorò: — Mi chiedo perché il Privato non me l’abbia fatto notare, stamattina, quando gli ho esposto l’idea.

Dalla gola della vecchia donna emerse un suono di compiacimento. — Non gli è balenato nel cranio. Lui non ha mai capito niente di come le cose funzionano: si limita a farle funzionare.

Roan cercò di controllarsi. Uno non poteva starsene zitto ad ascoltare critiche a suo padre. Ma lei era la Madre di suo padre. Lo sforzo d’autocontrollo servì però a fargli vedere quella strana conversazione in un’altra prospettiva, e gli sfuggì una risatina fiacca. — Be’, a conti fatti non credo che in quel modo realizzeremmo un risparmio.

Lei inarcò le sopracciglia. — Questo progresso di cui parlavamo… ti dirò che anche ai tempi miei molta gente era convinta che fosse l’uomo a programmare il progresso dell’uomo. Ma quando vai al nocciolo della cosa, ti accorgi che neppure il primo troglodita a cui successe di camminare eretto non lo fece perché voleva farlo. Lo fece perché si accorse di esserne già capace. — Quando vide che lui non replicava, aggiunse: — Quello che sto dicendo è che se ai vecchi tempi avevano ragione, e se è vero che il progresso non può essere fermato, allora adesso sta per ripartire. E se riparte, ragazzo, ti schizza via fra le mani… che ti piaccia o che non ti piaccia, che tu sia il capo della J. D. Walsh oppure l’ultimo stivatore di scorie.

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