Blake Pierce - Il Volto della Rabbia

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“UN CAPOLAVORO DEL THRILLER E DEL MISTERO. Blake Pierce ha svolto un lavoro magnifico nella caratterizzazione di personaggi così accuratamente descritti da un punto di vista psicologico che possiamo calarci nelle loro menti, seguire le loro paure e gioire dei loro successi. Ricco di colpi di scena, questo libro vi terrà svegli fino all’ultima pagina.” . –Books and Movie Reviews, Roberto Mattos (re Il Killer della Rosa). IL VOLTO DELLA RABBIA è il volume #5 di una nuova collana di romanzi thriller incentrati sull’FBI ad opera dell’autore bestseller secondo USA Today Blake Pierce, il cui bestseller #1 Il Killer della Rosa (Volume #1) (download gratuito) ha ricevuto oltre 1,000 recensioni a cinque stelle… L’Agente Speciale dell’FBI Zoe Prime soffre di una rara condizione che le dona anche un talento unico: quello di vedere il mondo attraverso una lente di numeri. I numeri la tormentano, rendendola incapace di relazionarsi agli altri e facendole avere una vita sentimentale deludente, ma le permettono anche di vedere schemi che nessun altro agente dell’FBI è in grado di vedere… Ne IL VOLTO DELLA RABBIA, diverse donne vengono ritrovate morte, vittime di un serial killer che incide un misterioso simbolo sui loro cadaveri. Il simbolo ha un qualche significato matematico, e Zoe cerca di scoprire se sta uccidendo nell’ordine del Pi-greco… Ma quando la sua teoria si sgretola, Zoe deve ripensare ad ogni sua convinzione… Il talento di Zoe ha forse trovato pane per i suoi denti? E lei sarà in grado di fare in tempo a salvare la prossima vittima?. Thriller ricco di azione dalla suspense al cardiopalma, IL VOLTO DELLA RABBIA è il volume #5 di un’avvincente nuova collana che vi terrà incollati alle pagine fino a notte fonda..

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La dottoressa Monk annuì di nuovo, stavolta più velocemente, muovendo la testa quattro volte. “Ho il sospetto che tu stia sperimentando un episodio depressivo maggiore,” disse. Zoe non poté fare a meno che essere d’accordo con quell’affermazione. In fondo la dottoressa Monk la conosceva abbastanza bene. E poi lei non sapeva nulla della depressione, ma si fidava della sua terapista. “Dovrò prescriverti alcuni farmaci che ti aiuteranno a sentirti meglio. Adesso ti firmerò una prescrizione e ne parleremo ulteriormente durante la nostra seduta.”

Zoe annuì, ripetendo lo stesso schema che aveva visto eseguire dalla dottoressa. Uno, due, tre, quattro, stop. “Fisserò un appuntamento in settimana.”

La dottoressa Monk esitò, mordendosi il labbro inferiore e toccandolo con l’estremità di una penna, tenendo in mano la ricetta non ancora compilata. “Quanto stai bevendo?” domandò.

Zoe fece di nuovo spallucce. “Fino a quando i numeri non si calmano.”

Zoe guardò la circonferenza degli occhi della dottoressa Monk aumentare di dimensione, la pelle sollevarsi insieme alle palpebre e gli angoli delle rughe, appena visibili ai lati degli occhi, cambiare. “Va bene.” Compilò la ricetta con un rapido movimento del polso, dopodiché tornò alla sua scrivania per frugare in un cassetto. “Ora voglio che tu prenda i farmaci che ti ho prescritto, ma nel frattempo bisogna gestire questo problema. Ecco, queste ti aiuteranno ad andare avanti.”

La dottoressa Monk si avvicinò con una confezione di pillole in mano, con il foglio argentato del blister che rifletteva la luce filtrante dalle ampie finestre, e la porse a Zoe, che la prese meccanicamente.

“Inizia a prenderle stasera,” continuò la dottoressa Monk. “Una a ogni pasto, la mattina, il pomeriggio e la sera. Assicurati di prenderle a stomaco pieno. E niente più alcol, okay? Queste dovrebbero servire anche a calmare i numeri. Non mischiare l’alcol con queste pillole. È tutto chiaro?”

Zoe annuì. “Inizierò e prenderle stasera,” disse.

La dottoressa Monk fece un respiro esitante. “Cos’hai da fare adesso? Hai tempo per una seduta?”

“Sto andando al lavoro,” disse Zoe.

“Sei tornata in servizio?” la dottoressa Monk sembrò allarmata.

“No. La mia sospensione è terminata ieri, ma non sono rientrata.” Zoe fece un respiro. “Devo parlare con l’Agente Speciale al Comando.”

La dottoressa Monk annuì. “Va bene. Va’ pure. Ma voglio vederti il prima possibile.”

“Ok.” Zoe si diresse verso la porta, con il blister ancora saldamente stretto in mano. Non osò girarsi a guardare la dottoressa Monk. I numeri strisciavano sul viso della terapista a sua insaputa.

Zoe si fermò un attimo in auto, prendendo una bottiglietta d’acqua e ingoiando una delle pillole. Non poteva aspettare. Ne aveva bisogno subito per riuscire a parlare con Maitland.

***

Il J. Edgar Hoover Building era tozzo e geometrico in modo rassicurante, tutte linee dritte in cemento grigio opaco. A Zoe piaceva il modo in cui era organizzato: era simmetrico, con schemi ripetuti per ogni piano, che permettevano di sapere sempre quale strada prendere. Un vero e proprio sollievo per lei. Quantomeno avrebbe potuto aspettare che le pillole facessero effetto senza essere troppo distratta dai numeri.

Pensò di dover attendere un po’ prima di parlare all’Agente Maitland, ma quando bussò tre volte alla sua porta, l’uomo rispose subito, invitandola ad entrare.

In questo modo, Zoe non ebbe il tempo di essere nervosa; allungò la mano verso la maniglia della porta e la girò, facendo un passo avanti. Meglio così. Era abituata ad aspettare nel corridoio esterno con una certa ansia, domandandosi per cosa sarebbe stata redarguita questa volta, ma non oggi.

“Agente Prime.” Maitland la guardò piuttosto sorpreso, posando sulla scrivania i documenti che stava esaminando. “Non l’aspettavo così presto.”

Zoe annuì, dal momento che non sapeva cosa rispondere. “Ho esaminato il fascicolo del caso.”

“E…?” Maitland appoggiò le mani sulla scrivania davanti a sé, una sull’altra, in attesa. Zoe le guardò per un istante e vide gli angoli che si intersecavano, ma distolse subito lo sguardo.

“Ero curiosa,” disse. “Non sto accettando il caso. Volevo soltanto sapere perché mi ha dato questo dossier.”

Maitland la fissò per un lungo istante; la sua espressione era illeggibile. “Lei è sempre stata la migliore con questo genere di casi,” cominciò, con un tono burbero ma al tempo stesso tranquillo. “Non creda che non abbia mai notato la sua abilità ad avere a che fare con casi che non riguardano serial killer ordinari. Lei è perfetta quando le cose si fanno strane. Quando abbiamo bisogno di vedere la faccenda da un punto di vista, diciamo così, non convenzionale.”

Zoe ci pensò su. Quello che diceva era vero. È solo che non riusciva a capire se si sentisse lusingata dalle sue parole o se in fondo lui le stesse dando della stramba. “Ho lavorato su diversi casi del genere,” rispose.

“Non voglio costringerla, Agente,” disse Maitland. “Se torna al lavoro e non è pronta, le cose potrebbero mettersi male. Per entrambi. Ma penso anche di conoscerla abbastanza bene da sapere che dà il meglio di sé quando ha davanti un enigma su cui lavorare. Sarò franco. La voglio su questo caso. A dire il vero, non credo che ci sia qualcun altro in grado di lavorarci come farebbe lei.”

Zoe venne travolta da un mare di pensieri. Era difficile concentrarsi su quelle parole quando i numeri continuavano a comunicarle i decibel, la lunghezza delle parole e delle sillabe, le dimensioni della scrivania e di tutto quello che c’era sopra. Sarebbe stato piacevole avere a che fare con qualcosa di nuovo. Avrebbe potuto utilizzare i numeri per fare del bene, come faceva prima.

Sarebbe stato bello fare la differenza. Magari salvare una vita o due.

A patto di non dover trascinare nessun altro in pericolo con lei.

“Accetterò il caso,” disse lentamente. Il viso di Maitland si illuminò; non era un sorriso, ma era sicuramente qualcosa di più vivace della sua solita espressione impassibile. Ma Zoe continuò, per evitare che a lui sfuggisse la parte più importante. “A condizione che possa occuparmene da sola. Non voglio che mi venga assegnato un altro partner.”

Maitland inclinò la testa a un angolo di dieci gradi in più rispetto a prima, e i suoi occhi si restrinsero del quindici percento. “Sa che non posso farlo, Agente.”

“Ho già lavorato da sola in passato,” gli fece notare Zoe. Era vero. Prima di Shelley, quando cambiava frequentemente partner perché nessuno era in grado di sopportare a lungo le sue stranezze, aveva risolto da sola molti casi.

“Non su un caso del genere,” disse Maitland. “Soltanto su crimini più semplici. E non subito dopo la morte della sua partner. Sono spiacente, Zoe. Non sto dicendo che Shelley verrà sostituita. Non potrà mai essere sostituita. Ma dovrà collaborare con un altro agente.”

Zoe abbassò lo sguardo sul pavimento, dove c’erano meno numeri. “Preferirei davvero non lavorare con una nuova persona.”

“Beh, temo che ci sia già qualcuno in lista d’attesa. Vedrà, sarà perfetto.” Maitland alzò la voce per farsi sentire. “Se è là fuori, Agente Flynn, entri pure. È tempo che voi due vi conosciate.”

CAPITOLO CINQUE

La testa di Zoe si girò in tempo per vedere la porta che si apriva per lasciar entrare un giovane uomo che indossava un completo scuro. Era alto un metro e novanta, magro ma con l’abito abbastanza aderente da far notare la sua muscolatura, capelli neri raccolti sulla fronte, un sorriso furbo pieno di denti bianchi e dritti. Ventitre o ventiquattro anni. A Zoe non piacque da subito.

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