Qua e là occhieggiavano mazzi scoloriti di fiori appassiti. Erano lì dal giorno di Ognissanti, lo stesso giorno in cui era arrivata la forestiera e Babe Laurie aveva abbandonato con violenza questo mondo, lasciando una brutta macchia rossa sul ciglio della strada.
Lo scricchiolio delle scarpe sulla ghiaia era coperto dall'incessante canto degli uccelli. Augusta decise che il silenzio attonito di Charles Butler era indice di sincerità. Sembrava proprio che avesse detto la verità: era un uomo in cerca di un'amica, evidentemente molto amata.
Ah, ma non si può mai essere sicuri di niente , pensò mentre lo guidava verso la statua. «Ecco, questa è la sua tomba» disse, mostrandogli l'angelo pronto a spiccare il volo, le ali di pietra distese nell'aria. «Però il cadavere non c'è.»
Lo sceriffo non aveva mai ritrovato il corpo.
La giovane donna non era sepolta in terreno consacrato, ma la sua morte era certa. Nei racconti della gente, il sangue da lei versato era diventato un fiume. E una bimba era scomparsa, svanita nel nulla.
Girando intorno al monumento, Augusta indicò il volto dell'angelo. «Direi che c'è una bella somiglianza. È la donna della foto?»
L'espressione dell'uomo, mentre leggeva la data della morte, passò dall'angoscia al sollievo: il decesso risaliva a diciassette anni prima.
Eppure non c'erano dubbi, era proprio Mallory.
Charles Butler fissava i tratti scolpiti delicatamente, i lunghi occhi obliqui, gli zigomi alti, le labbra piene. Le ali spiegate davano la sconvolgente illusione che la pietra si librasse nell'aria. L'angelo stringeva fra le braccia una bambina.
Sentì uno strattone alla manica e abbassò lo sguardo, incontrando i sereni occhi azzurri dell'anziana donna. «È lei l'amica che cercava?»
«No. La mia amica era molto piccola quando questa donna è morta.»
Augusta indicò la figura adagiata fra le braccia dell'angelo. «Be', quella era la figlia di Cassandra. Scappò, o la portò via qualcuno, non si è mai saputo.»
La piccola scolpita nella pietra dimostrava sei o sette anni. L'età corrispondeva. Sì, la bambina era Mallory, adesso ne era certo. Così, dopo tutti quei mesi di ricerche, si ritrovava là dove tutto era cominciato. «Lei ha idea di cosa sia accaduto alla figlia?»
«No» rispose Augusta. «I diciassette anni trascorsi tra il giorno della sua scomparsa e quello del suo ritorno in paese sono un mistero per tutti.»
«È tornata?»
«Tre giorni fa.»
«Ed è viva ?»
«Sicuro! E, a detta di chi l'ha vista, è anche in ottima forma.»
Charles scrutò gli occhi astuti dell'anziana donna, rendendosi conto solo in quel momento dello scherzo crudele di cui era stato vittima. Le rivolse uno sguardo di rimprovero.
«Forse le ho giocato un brutto tiro» disse lei. «Ma sono vecchia. Mi diverto come posso.» Il suo sorriso si allargò lentamente in un ghigno sfacciato.
Nonostante gli anni, il volto della donna recava ancora tracce dell'antica, sconvolgente bellezza. Charles tornò indietro nel tempo e la vide giovane, senza rughe e con i capelli corvini.
Augusta gli indicò una finestra rotonda che spuntava dagli alberi oltre il cimitero. «Abito là, sulla collina.»
«Quale collina?» Nelle sue peregrinazioni lungo la sponda occidentale del Mississippi non aveva ancora visto neppure un'altura.
«Secondo la relazione dell'agrimensore governativo la mia casa è situata a tre metri sul livello del mare.» Il tono era aggressivo. «Da queste parti, equivale a una montagna.»
Lo prese a braccetto e insieme percorsero il sentiero che usciva dal cimitero. «Dove posso trovare la mia amica? Sa dove alloggia?»
«Come no. Tutto il paese lo sa. Ho sentito che si fa chiamare Mallory, ma ignoro se quello sia il nome o il cognome.»
«Il suo nome è Kathy, però Mallory è il solo a cui risponde.» Si girò a dare un'altra occhiata all'angelo. E così Mallory aveva finalmente ritrovato la strada di casa.
«Allora, tutto quadra!» esclamò la donna, lieta della scoperta. «La figlia di Cass Shelley si chiamava Kathy. Ma lo sceriffo Jessop conosce la sua amica con il solo nome di Mallory. Era inciso all'interno del vecchio orologio da tasca che aveva con sé. Quando vede lo sceriffo, non gli dica nulla di diverso.»
«Perché no?» E che cosa c'entrava uno sceriffo con…
«Lui non è dalla parte di Kathy. Non gli dica nulla che possa tornargli utile. Oh, ma lei ancora non sa che un tizio di qui è stato ammazzato e che Kathy è stata arrestata subito dopo.»
Charles si bloccò di colpo, levando gli occhi al cielo. Che altro? Cosa sarebbe uscito ancora dalla bocca di quella donna?
«Forza, mi racconti tutto. Ma proprio tutto.» A stento riuscì a mantenere un tono cortese. «Presumo che l'omicidio e l'arresto siano collegati, ma non voglio dare nulla per scontato, non con lei. Che cosa è successo?»
Augusta prolungò il silenzio, strizzando gli occhi come se stesse leggendo un contratto stampato in caratteri minuscoli. Charles mosse i piedi nervosamente, ma subito ritrovò il controllo e rimase in attesa, con la testa inclinata.
«Cosa è successo?» ripeté lei, prima di concedersi un'altra pausa esasperante. «Il giorno in cui Kathy è tornata sono accadute parecchie cose strane. Il vicesceriffo ha rischiato di morire d'infarto. Poi è spuntato il cadavere di Babe Laurie, con la testa sfondata da un sasso. Ma mi perdoni, non sto rispettando l'ordine dei fatti. Per prima cosa, qualcuno ha spezzato le mani all'idiota servendosi di un pianoforte.»
« Un pianoforte? E sospettano che Mallory abbia fatto tutto questo in una giornata?» Non era verosimile. Di sicuro sarebbe stata capace di terrorizzare il vicesceriffo al punto da procurargli un infarto, ma con la sua fissazione per l'ordine e la pulizia non avrebbe mai ucciso qualcuno a sassate. Quanto al pianoforte, Mallory avrebbe scelto un modo più pratico per spezzare le mani a qualcuno.
Con una lieve pressione sul braccio, la donna lo indusse a riprendere il cammino. «Be', è abbastanza sicuro che abbia avuto una parte nell'infarto del vicesceriffo. Il suo cuore era malandato. Non ha retto allo spavento. E la sua amica ha spaventato parecchie persone, arrivando a quel modo.»
Tipico di Mallory, cogliere tutti di sorpresa. Era la sua specialità. «Dopo che l'avrò accompagnata a casa, le sarò grato se vorrà indicarmi come raggiungere la prigione.»
Augusta aggrottò la fronte. «Conta di presentarsi alla prigione e di incontrare Kathy, dico bene?»
«Sì.» Gli pareva un buon piano, o almeno un buon punto di partenza.
«Lo sceriffo le farà molte domande sul conto dell'indiziata. Se Kathy avesse voluto raccontargli qualcosa, qualunque cosa, lo avrebbe fatto lei stessa, non crede?»
Secondo la donna, che finalmente si presentò come Augusta Trebec, Mallory si era rifiutata di aprire bocca. La signorina Trebec l'aveva saputo dalla proprietaria del Jane's Café, che portava i pasti alla detenuta. Da tre giorni Mallory se ne stava seduta sul bordo del letto, fissando il soffitto della cella. Immobile, non diceva una parola. Una o due volte Jane, la proprietaria dell'omonimo caffè, aveva visto Mallory ridacchiare mentre lo sceriffo Jessop dava in escandescenze. «Jane dice che lo sta facendo impazzire. Ma se adesso lei va da Jessop…»
«Capisco il problema.» Non voleva creare complicazioni a Mallory né rischiare di rovinarle il divertimento.
La signorina Trebec gli disse che le visite alla prigione erano consentite solo al mattino. Inoltre, Charles apprese che Mallory non era accusata di aver spezzato le dita all'idiota. A macchiarsi di quella speciale cattiveria era stato il tizio poi assassinato.
Incoraggiante davvero.
Imboccarono un viale fiancheggiato da antichi alberi i cui rami più alti formavano una volta verde scuro. Chiazze di sole pomeridiano punteggiavano il terreno.
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