Kate Wilhelm - La casa che uccide
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- Название:La casa che uccide
- Автор:
- Издательство:Mondadori
- Жанр:
- Год:2004
- Город:Milano
- ISBN:нет данных
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Finalmente l’aereo atterrò, e sull’asfalto della pista comparvero tre passeggeri. Maddie uscì dall’auto ed entrò nel terminal. Ai suoi occhi Beth aveva lo stesso aspetto di quando lei e Gary si erano conosciuti. Aveva un’aria mascolina, capelli corti e scuri che il vento spettinò istantaneamente, era allampanata e aveva gambe troppo lunghe per essere davvero bella. Del resto lei non faceva nessun tentativo per fingere di esserlo. Indossava dei jeans neri su cui aveva abbinato, notò Maddie con un certo stupore, una felpa grigia. Non aveva approvato il matrimonio tra Gary e Beth, ma non aveva mai nemmeno causato loro dei problemi. Perché allora la ragazza pareva fare di tutto per sembrare sempre un po’ in disordine, mai a posto?
«Beth, sono così felice di vederti! Sono contenta che tu abbia cambiato idea!» Si fermarono entrambe nello stesso momento, colte all’improvviso da un reciproco imbarazzo.
«Ciao Maddie. Ti trovo benissimo! Come stai?»
Con grande sorpresa di entrambe Maddie scoppiò in lacrime.
Beth colmò la distanza che le separava e abbracciò Maddie, le accarezzò delicatamente la schiena emettendo piccoli suoni consolatori senza senso. Maddie cercò di riprendere il controllo avvertendo su di sé gli sguardi stupiti dei presenti. Accadeva spesso che la gente piangesse quando si rivedeva dopo una lunga assenza o quando salutava la partenza di una persona cara, si disse. Che la guardassero pure, quindi. Inspirò profondamente e fu scossa da un tremito.
Beth aveva solo il bagaglio a mano e una borsa di tela di grandi dimensioni. Uscirono dal terminal. Nel vedere la nuova automobile Beth emise un sibilo e Maddie, quasi a giustificarsi, spiegò che gliel’aveva comprata Gary per il suo compleanno. Si toccò le tasche in cerca delle chiavi e sospirò quando Beth le indicò che erano già inserite nel cruscotto. «Gary pensa che tutti i figli dovrebbero fare dei regali ai genitori il giorno del loro compleanno, intendo il compleanno dei figli. Per dire grazie, credo. Bruce è andato su tutte le furie per questo regalo.» Chiuse gli occhi e cercò di trattenere le lacrime. «Oh, cara, non mi ero resa conto di essere così turbata da tutta questa situazione. Forse è meglio che ci fermiamo a bere qualcosa prima di andare a casa.»
«Nonostante sia tuo figlio, Bruce è sempre stato un gran rompiballe. Cosa sta succedendo, Maddie? Perché questo raduno di tre giorni? Cosa ha in mente Gary?»
Maddie avviò la macchina con un sobbalzo, e quando toccò il freno l’auto sussultò ancor più violentemente. «Un bar, un locale qualsiasi» disse. «Dobbiamo parlare di tutto questo. Dopo sarà meglio che ti metta tu alla guida, non vado molto d’accordo con questa macchina.»
Maddie si fermò in un locale che serviva anche piatti di pesce. L’odore di pesce fritto, olio rancido e cipolle era asfissiante. Beth ordinò un caffè e ascoltò le farneticazioni di Maddie che bevve tutto d’un fiato un bourbon con ghiaccio. Erano già arrivati tutti, le disse Maddie. Bruce, l’altro suo figlio di sei anni più vecchio di Gary, il ragazzo prodigio, e poi Rich, Harry, Laura… Non sapeva cosa avesse in mente Gary, nessuno lo sapeva, ma Bruce stava cercando di organizzare una sorta di complotto, disse in modo minaccioso. Ora che era arrivata avrebbe cercato di convincere anche lei, la avvertì Maddie, e avrebbe anche potuto ottenere la maggioranza dei voti.
Beth ascoltò e cercò di riordinare quell’accozzaglia poco coerente di informazioni. C’erano troppi pezzi e frammenti, troppe parti mancanti. La Bellringer Company Incorporated aveva nove azionisti ma era indiscutibilmente la società di Gary, e lui la gestiva come meglio credeva. Nel corso degli ultimi anni era stato completamente assorbito dalla creazione di Smart House, una casa computerizzata e automatizzata che sino a quel momento nessuno aveva visto a parte quelli che vi avevano lavorato.
«La detesto!» gridò Maddie. «Sa dove ti trovi in ogni momento! Spia continuamente tutti, ascolta ogni cosa che si dice, accende e spegne le luci, riscalda l’acqua della vasca da bagno e la temperatura della serra. Fa tutto da sola e io non la sopporto!»
Beth annuì con aria comprensiva. Qualche mese prima Bruce l’aveva chiamata per incontrarla a pranzo, ma lei aveva declinato l’invito. Ora rimpiangeva di non esserci andata. Era davvero in corso un complotto? Le sembrò un’idea campata in aria. Dopo tutto quel tempo conosceva Maddie abbastanza bene da sapere che il suo sfogo contro la casa non era ancora terminato. Beth aveva capito che la casa era un pozzo senza fondo nel quale svanivano tutti i soldi della Bellringer Company. Dopo l’inizio della costruzione di Smart House la società aveva smesso di realizzare degli utili. Tutti gli azionisti, eccetto Maddie e Beth, erano anche alle dipendenze della società, e Beth si era convinta che i loro stipendi fossero stati aumentati dopo la scomparsa dei profitti. Ora però dubitava che le cose fossero andate davvero così, e questo avrebbe spiegato la rabbia di Bruce. Bruce avrebbe davvero avuto i voti necessari per scavalcare Gary? Qualunque cosa fosse successa all’assemblea di lunedì, la quota azionaria di Beth le dava diritto a un solo voto, troppo poco perché qualcuno si desse la pena di metterci sopra le mani.
Fu scossa all’improvviso dai suoi pensieri quando Maddie le prese la mano e disse: «Ti prego, prometti di aspettare fino a lunedì per chiedergli il divorzio.»
«Chi ti ha detto che voglio chiedere il divorzio?»
Maddie si guardò intorno con un’aria vaga come per cercare il suo informatore. «È così, vero?»
«Gary mi ha spiata? Oppure tu, o Bruce?»
Maddie finì di bere e posò rumorosamente il bicchiere sul tavolo. «Tesoro, non è un segreto che non vivete insieme. E non è un segreto che Gary è un pochino eccentrico. Voglio solo che aspetti la fine della festa, tutto qui. Ti prego, non rovinare la sua festa di compleanno.»
«Eccentrico! Maddie, è pazzo! Il tuo figlio adorato è fuori di testa!»
Beth si mise alla guida lungo una strada piena di curve costeggiata da piccoli edifici, baracche, case in legno divenute grigie col tempo, concessionari d’auto, punti di ristoro. Nessuna delle due donne parlava, tranne per le indicazioni che Maddie dava a Beth di tanto in tanto. L’oceano non era visibile, ma se ne avvertiva comunque la presenza. Al largo, il vento freddo e impetuoso portava nuove voci dall’est, e notizie dalle profondità di navi e balene di passaggio, di gamberetti e granchi. Il sole squarciò una coltre spessa di nubi, poi il bosco avvolse la strada e anche quella timida chiazza di luce venne oscurata. Su indicazione di Maddie, Beth lasciò la strada che stavano percorrendo e ne imboccò un’altra, sempre asfaltata ma molto più stretta, priva di segnaletica, una stradina privata i cui margini erano definiti solo dalla vegetazione che lambiva la superficie del manto stradale e si richiudeva al di sopra delle loro teste trasformando in notte la luce del primo pomeriggio. E ancora non si vedeva il mare. La strada saliva ripida e sempre più tortuosa.
Beth vide un cartello con scritto: STOP A 100 METRI e rallentò ulteriormente. Dietro una curva apparve un gigantesco cancello che sembrava di bronzo. Beth si fermò. Non c’era nessuno. Un’alta recinzione di pannelli grigliati scompariva tra gli alberi ai lati del cancello. Una scritta luminosa le chiese di aprire il finestrino e una robotica voce maschile disse: «Prego si identifichi e identifichi il suo passeggero.»
Beth lanciò un’occhiata penetrante a Maddie che si era tutta irrigidita.
«Beth Elringer, Madelaine Elringer» rispose alzando leggermente la voce.
«Grazie.» Il cancello si aprì silenziosamente, la scritta luminosa si spense.
«Ora capisci cosa voglio dire?» sussurrò Maddie.
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