Dino Buzzati - Sessanta racconti

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Sessanta racconti: краткое содержание, описание и аннотация

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Premio Strega 1958

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" Questo aveva raccontato il potente re dell'isola al sapiente scienziato e lo scienziato poi lo aveva narrato al ricchissimo mercante e il mercante l'aveva detto al povero vecchietto presentatosi al suo palazzo per chiedere la carità. E tutti si chiamavano Morro e tutti, chi per una ragione o per l'altra, erano stati denominati grandi. "

Ora, nel tenebroso carcere, avendo il vecchietto finito la sua storia, uno di quei furfanti domandò:

" E così, se il mio cranio non è pieno di stoppa, quel dannato vecchietto della capanna, il più grande di tutti, non saresti altro che tu? "

" Eh, cari figlioli " mormorò il barba senza rispondere né sì né no " è una cosa ben buffa la vita! "

Allora per qualche istante i manigoldi che lo avevano ascoltato, tacquero, perché anche agli uomini più sciagurati certe cose danno parecchio a pensare.

54. LA PAROLA PROIBITA

Da velati accenni, scherzi allusivi, prudenti circonlocuzioni, vaghi sussurri, mi sono fatto finalmente l'idea che in questa città, dove mi sono trasferito da tre mesi, ci sia il divieto di usare una parola. Quale? Non so. Potrebbe essere una parola strana, inconsueta, ma potrebbe trattarsi anche di un vocabolo comune, nel qual caso, per uno che fa il mio mestiere, potrebbe nascere qualche inconveniente.

Più che allarmato, incuriosito, vado dunque a interpellare Geronimo, mio amico, saggio fra quanti io conosco che vivendo in questa città da una ventina d'anni, ne conosce vita e miracoli. " È vero " egli mi risponde subito. " è vero. C'è da noi una parola proibita, da cui tutti girano alla larga. " E che parola è? " " Vedi? " mi dice. " Io so che sei una persona onesta, di te posso fidarmi. Inoltre ti sono sinceramente amico. Con tutto questo, credimi, meglio che non te la dica. Ascolta: io vivo in questa città da oltre vent'anni, essa mi ha accolto, mi ha dato lavoro, mi permette una vita decorosa non dimentichiamolo. E io? Da parte mia ne ho accettate le leggi lealmente, belle o brutte che siano. Chi mi impediva di andarmene? Tuttavia sono rimasto. Non voglio darmi le arie di filosofo, non voglio certo scimmiottare Socrate quando gli proposero la fuga di prigione, ma veramente mi ripugna contravvenire alla norma della città che mi considera suo figlio… sia pure in una minuzia simile. Dio sa, poi, se è davvero una minuzia… " " Ma qui parliamo in tutta. Qui non ci sente nessuno. Geronimo, suvvia, potresti dirmela, questa parola benedetta. Chi ti potrebbe denunciare? Io? "

" Constato " osservò Geronimo con un ironico sorriso " constato che tu vedi le cose con la mentalità dei nostri nonni. La punizione? Sì, una volta si credeva che senza punizione la legge non potesse aver efficacia coercitiva. Ed era vero, forse. Ma questa è una concezione rozza, primordiale. Anche se non è accompagnato da sanzione, il precetto può assurgere a tutto il suo massimo valore; siamo evoluti, noi. "

" Che cosa ti trattiene allora? la coscienza? il presentimento del rimorso? "

" Oh la coscienza! Povero ferravecchio. Sì, la coscienza, per tanti secoli ha reso, agli uomini, inestimabili servigi, anche lei tuttavia ha dovuto adeguarsi ai tempi, adesso è trasformata in un qualcosa che le assomiglia solo vagamente, qualcosa di più semplice, più standard, più tranquillo, direi, di gran lunga meno impegnativo e tragico. " " Se non ti spieghi meglio… " " Una definizione scientifica ci manca. Volgarmente lo si chiama conformismo. È la pace di colui che si sente in armonia con la massa che lo attornia. Oppure è l'inquietudine, il disagio, lo smarrimento di chi si allontana dalla norma. " " E questo basta? "

" Altro, se basta! È una forza tremenda, più potente dell'atomica. Naturalmente non è dovunque uguale. Esiste una geografia del conformismo. Nei paesi arretrati è ancora in fasce, in embrione, o si esplica disordinatamente, a suo capriccio, senza direttive. La moda ne è un tipico esempio. Nei paesi più moderni, invece, questa forza si è ormai estesa a tutti i campi della vita, si è completamente rassodata, è sospesa si può dire nell'atmosfera stessa: ed è nelle mani del potere. " " E qui da noi? " " Non c'è male, non c'è male. La proibizione della parola, per esempio, è stata una sagace iniziativa dell'autorità appunto per saggiare la maturità conformistica del popolo. Così è. Una specie di test. E il risultato è stato molto, ma molto superiore alle previsioni. Quella parola è tabù, oramai. Per quanto tu possa andarne in cerca col lumino, garantito che, qui da noi, non la incontri assolutamente più neanche nei sottoscala. La gente si è adeguata in men che non si dica. Senza bisogno che si minacciassero denunce, multe, o carcere. "

" Se fosse vero quanto dici, allora sarebbe facilissimo far diventare tutti onesti. "

" Si capisce. Però ci vorranno molti anni, decenni, forse secoli. Perbacco, proibire una parola è facile, rinunciare a una parola non costa gran fatica. Ma gli imbrogli, le maldicenze, i vizi, la slealtà, le lettere anonime, sono cose grosse… la gente ci si è affezionata, prova a dirle un po' che ci rinunzi. Questi sì sono sacrifici. Inoltre la spontanea ondata conformista, da principio, abbandonata a se stessa, si è diretta verso il male, i porci comodi, i compromessi, la viltà. Bisogna farle invertire rotta, e non è facile. Certo, col tempo ci si riuscirà, puoi star certo che ci si riuscirà. "

" E tu trovi bello questo? Non ne deriva un appiattimento, una uniformità spaventosa? "

" Bello? Non si può dire bello. In compenso è utile, estremamente utile. La collettività ne gode. In fondo – ci hai mai pensato? – i caratteri, i " tipi ", le personalità spiccate, fino a ieri così amate e affascinanti, non erano in fondo che il primo germe dell'illegalità, dell'anarchia. Non rappresentavano una debolezza nella compagine sociale? E, in senso opposto, non hai mai notato che nei popoli più forti c'è una straordinaria, quasi affliggente, uniformità di tipi umani? "

" Insomma, questa parola, hai deciso di non dirmela? "

" Figliolo mio, non devi prendertela. Renditi conto: non è per diffidenza. Se te la dicessi, mi sentirei a disagio. "

" Anche tu? Anche tu, uomo superiore, livellato alla quota della massa? " " Così è, mio caro " e scosse melanconicamente il capo. " Bisognerebbe essere titani per resistete alla pressione dell'ambiente. "

" E la? Il supremo bene! Una volta l'amavi. Pur di non perderla, qualsiasi cosa avresti dato. E adesso? "

" Qualsiasi cosa, qualsiasi cosa… gli eroi di Plutarco… Ci vuol altro… Anche il più nobile sentimento si atrofizza e si dissolve a poco a poco, se nessuno intorno ne fa più caso. È triste dirlo, ma a desiderare il Paradiso non si può essere soli. "

" Dunque: non me la vuoi dire? È una parola sporca? O ha un significato delittuoso? "

" Tutt'altro. È una parola pulita, onesta e tranquillissima. E proprio qui s'è dimostrata la finezza del legislatore. Per le parole turpi o indecenti, c'era già un tacito divieto, anche se blando,… la prudenza, la buona educazione. L'esperimento non avrebbe avuto gran valore. " " Dimmi almeno: è un sostantivo? un aggettivo? un verbo? un avverbio? " " Ma perché insisti? Se rimani qui tra noi, un bel giorno la identificherai anche tu, la parola proibita, all'improvviso, quasi senza accorgertene. Così è, figliolo mio. La assorbirai dall'aria. "

" Bene, vecchio Geronimo, sei proprio un testone. Pazienza. Vuol dire che per cavarmi la curiosità dovrò andare in biblioteca, a consultare i Testi Unici. Ci sarà al proposito una legge, no? E sarà stampata questa legge! E dirà bene che cos'è proibito! "

" Ahi, ahi, sei rimasto in arretrato, ragioni ancora con i vecchi schemi. Non solo: ingenuo, sei. Una legge che, per proibire l'uso di una parola, la nominasse, contravverrebbe automaticamente a se stessa, sarebbe una mostruosità giuridica. È inutile che tu vada in biblioteca. "

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