Dino Buzzati - Sessanta racconti

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Sessanta racconti: краткое содержание, описание и аннотация

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Premio Strega 1958

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Attesero alcuni istanti, nessun segno di vita proveniva dalle altre sale. Massigher si fece coraggio: " Signora " disse " L'avevo pur detto che… ". " Cielo! Sempre voi, Massigher! " rispose Maria Gron non lasciandolo neppur finire. " Per un po' d'acqua per terra! Adesso verrà Ettore ad asciugare. Sempre quelle benedette vetrate, ogni volta lasciano entrare acqua, bisognerebbe rifare le serramenta! "

Ma il cameriere di nome Ettore non veniva, né alcun altro dei numerosi servi. La notte si era fatta ostile e greve. Mentre gli inesplicabili tonfi si mutavano in un rombo pressoché continuo simile a rotolìo di botti nelle fondamenta della casa. Lo scroscio della pioggia all'esterno non si udiva già più, sommerso dalla nuova voce.

" Signora! " gridò improvvisamente Massigher, balzando in piedi, con estrema risolutezza. " Signora, dove è andata Giorgina? Lasciate che vada a chiamarla. "

" Che c'è ancora, Massigher? " e Maria Gron atteggiava ancora il volto a mondano stupore. " Siete tutti terribilmente nervosi, stasera. Che cosa volete da Giorgina? Fatemi il santo piacere di lasciarla dormire. " " Dormire! " ribatté il giovanotto ed era piuttosto beffardo. " Dormire! Ecco, ecco… "

Dall'andito che la tenda celava, come da gelida spelonca, irruppe nella sala un impetuoso soffio di vento. Il cortinaggio si gonfiò qual vela, attorcigliandosi ai lembi, così che le luci della sala poterono passare di là e riflettersi nell'acqua dilagata per terra. " Fedri, perdio, corri a chiudere! " imprecò il padre " perdio, chiama i servi, chiama! "

Ma il giovane pareva quasi divertito dall'imprevisto. Accorso verso l'andito buio andava gridando: " Ettore! Ettore! Berto! Berto! Sofia! ". Egli chiamava i facenti parte della servitù ma le sue grida si perdevano senza eco nei vestiboli deserti.

" Papà " si udì ancora la voce di Federico. " Non c'è luce, qui. Non riesco a vedere… Madonna, che cos'è successo! "

Tutti nella sala erano in piedi, sgomenti per l'improvviso appello. La villa intera sembrava ora, inesplicabilmente, scrosciare d'acqua. E il vento, quasi i muri si fossero spalancati, la attraversava in su e in giù, protervamente, facendo dondolare le lampade, agitando carte e giornali, rovesciando fiori.

Federico, di ritorno, comparve. Era pallido come la neve e un poco tremava. " Madonna! " ripeteva macchinalmente. " Madonna, cos'è successo! " E occorreva ancora spiegare che il fiume era giunto lì sotto, scavando la riva, con la sua furia sorda e inumana? Che i muri da quella parte stavano per rovinare? Che i servi tutti erano dileguati nella notte e fra poco presumibilmente sarebbe mancata la luce? Non bastavano, a spiegare tutto, il bianco volto di Federico, i suoi richiami affannosi (lui solitamente così elegante e sicuro di sé), L'orribile rombo che aumentava aumentava dalle fonde voragini della terra?

" Andiamo, presto, andiamo, c'è anche la mia macchina qui fuori, sarebbe da pazzi… " diceva il dottor Martora, fra tutti passabilmente calmo. Poi, accompagnata da Massigher, ecco ricomparire Giorgina, avviluppata in un pesante mantello; ella singhiozzava lievemente, con assoluta decenza, senza quasi farsi sentire. Il padre cominciò a frugare un cassetto raccogliendo i valori. " Oh no! no! " proruppc infine la signora Maria, esasperata. " Oh, non voglio! I miei fiori, le mie belle cose, non voglio, non voglio! " la sua bocca ebbe un tremito, la faccia si contrasse quasi scomponendosi, ella stava per cedere. Poi con uno sforzo meraviglioso, sorrise. La sua maschera mondana era intatta, salvo il suo raffinatissimo incanto.

" Me la ricorderò, signora " incrudelì Massigher, odiandola sinceramente. " Me la ricorderò sempre questa vostra villa. Com'era bella nelle notti di luna! "

" Presto, un mantello, signora " insisteva Martora rivolto alla padrona di casa. " E anche tu, Stefano, prendi qualcosa da coprirti. Andiamo prima che manchi la luce. "

Il signor Stefano Gron non aveva nemmeno paura, si poteva veramente dirlo. Egli era come atono e stringeva la busta di pelle contenente i valori. Federico girava per la sala sguazzando nell'acqua, senza più dominarsi. " È finita, è finita " andava ripetendo. La luce elettrica cominciò a affievolire.

Allora rintronò, più tenebroso dei precedenti e ancor più vicino, un lungo tonfo da catastrofe. Una gelida tenaglia si chiuse sul cuore dei Gron.

" Oh, no! no! " ricominciò a gridare la signora. " Non voglio, non voglio! " Pallida anche lei come la morte, una piega dura segnata sul volto, ella avanzò a passi ansiosi verso il tendaggio che palpitava. E faceva di no col capo: per significare che lo proibiva, che adesso sarebbe venuta lei in persona e l'acqua non avrebbe osato passare.

La videro scostare i lembi sventolanti della tenda con gesto d'ira, sparire al di là nel buio, quasi andasse a cacciare una turba di pezzenti molesti che la servitù era incapace di allontanare. Col suo aristocratico sprezzo presumeva ora di opporsi alla rovina, di intimidire l'abisso?

Ella sparì dietro il tendaggio, e benché il rombo funesto andasse crescendo, parve farsi il silenzio. Fino a che Massigher disse: " C'è qualcuno che batte alla porta ". " Qualcuno che batte alla porta? " chiese il Martora. " Chi volete che sia? " " Nessuno " rispose Massigher. " Non c'è nessuno, naturalmente, oramai. Pure battono alla porta, questo è positivo. Un messaggero forse, uno spirito, un'anima, venuta ad avvertire. È una casa di signori, questa. Ci usano dei riguardi, alle volte, quelli dell'altro mondo. "

6. IL MANTELLO

Dopo interminabile attesa quando la speranza già cominciava a morire, Giovanni ritornò alla sua casa. Non erano ancora suonate le due, sua mamma stava sparecchiando, era una giornata grigia di marzo e volavano cornacchie.

Egli comparve improvvisamente sulla soglia e la mamma gridò: " Oh benedetto! " correndo ad abbracciarlo. Anche Anna e Pietro, i due fratellini molto più giovani, si misero a gridare di gioia. Ecco il momento aspettato per mesi e mesi, così spesso balenato nei dolci sogni dell'alba, che doveva riportare la felicità.

Egli non disse quasi parola, troppa fatica costandogli trattenere il pianto. Aveva subito deposto la pesante sciabola su una sedia, in testa portava ancora il berretto di pelo. " Lasciati vedere " diceva tra le lacrime la madre, tirandosi un po' indietro " lascia vedere quanto sei bello. Però sei pallido, sei. "

Era alquanto pallido infatti e come sfinito. Si tolse il berretto, avanzò in mezzo alla stanza, si sedette. Che stanco, che stanco, perfino a sorridere sembrava facessa fatica.

" Ma togliti il mantello, creatura " disse la mamma, e lo guardava come un prodigio, sul punto d'esserne intimidita; com'era diventato alto, bello, fiero (anche se un po' troppo pallido). " Togliti il mantello, dammelo qui, non senti che caldo? "

Lui ebbe un brusco movimento di difesa, istintivo, serrandosi addosso il mantello, per timore forse che glielo strappassero via.

" No, no lasciami " rispose evasivo " preferisco di no, tanto, tra poco devo uscire… "

" Devi uscire? Torni dopo due anni e vuoi subito uscire? " fece lei desolata, vedendo subito ricominciare, dopo tanta gioia, l'eterna pena delle madri. " Devi uscire subito? E non mangi qualcosa? "

" Ho già mangiato, mamma " rispose il figlio con un sorriso buono, e si guardava attorno assaporando le amate penombre. " Ci siamo fermati a un'osteria, qualche chilometro da qui… "

" Ah, non sei venuto solo? E chi c'era con te? Un tuo compagno di reggimento? Il figliolo della Mena forse? "

" No, no, era uno incontrato per via. È fuori che aspetta adesso. " " È lì che aspetta? E perché non l'hai fatto entrare? L'hai lasciato in mezzo alla strada? "

Andò alla finestra e attraverso l'orto, di là del cancelletto di legno, scorse sulla via una figura che camminava su e giù lentamente; era tutta intabarrata e dava sensazione di nero. Allora nell'animo di lei nacque, incomprensibile, in mezzo ai turbini della grandissima gioia, una pena misteriosa ed acuta.

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