“Va tutto bene?” chiese Emily. “Ha bisogno di qualcosa?”
Ancora una volta, Kapowski sembrava reticente a parlare.
“Ehm… la colazione è un po’ fredda.”
“Oh,” disse Emily, facendosi prendere dal panico. “Ecco, lasci che gliela scaldi.”
“A dire il vero va bene,” disse Kapowski. “Devo andare in realtà.”
“Okay,” disse Emily, sentendosi a terra. “Ha qualcosa di carino in programma per oggi?” Cercava di tenere un tono che suonasse più come quello di una padrona di Bed and Breakfast che come quello di una ragazza in crisi, anche se si sentiva più simile alla seconda.
“Oh, no, volevo dire che devo andare a casa,” la corresse Kapowski.
“Vuol dire che vuol fare il check out?” chiese Emily, sbalordita.
Sentì un brivido freddo spargersi per il corpo.
“Ma le ho prenotato tre notti.”
Kapowski sembrava impacciato.
“Ehm, devo proprio andare via. Pagherò per tre notti, comunque.”
Sembrava avere fretta di andarsene e persino quando Emily suggerì di togliere dal conto le due colazioni che non aveva mangiato insistette che avrebbe pagato per tutto quanto e partì subito. Emily rimase alla porta a guardarlo uscire dal vialetto con la macchina, sentendosi una fallita totale.
Non sapeva quanto fosse rimasta lì, in piedi, a piangere il disastro combinato col suo primo cliente, ma a un certo punto divenne conscia del suono del cellulare che veniva da dentro. Grazie alla ricezione terribile che c’era nella vecchia casa, l’unico posto in cui Emily riusciva a prendere segnale era presso la porta d’ingresso. Aveva uno speciale tavolino solo per il cellulare – un bellissimo pezzo antico che aveva scoperto in una delle stanze chiuse del Bed and Breakfast. Si avviò in quella direzione, preparandosi a scoprire chi potesse essere.
Non c’erano tante opzioni buone. Sua madre non la sentiva da quella commovente telefonata notturna durante la quale avevano parlato della verità sulla morte di Charlotte e, più nello specifico, del ruolo di Emily – o del suo non-ruolo – nella faccenda. Non sentiva nemmeno Amy dal suo sprezzante tentativo di “salvare” Emily dalla sua nuova vita, nonostante da allora avessero fatto pace. Ben, l’ex di Emily, aveva chiamato molte volte da quando se n’era andata ma Emily non aveva risposto nemmeno a una telefonata e ora la loro frequenza sembrava diminuire.
Si preparò a scrutare lo schermo. Il nome che lampeggiava fu una sorpresa. Era Jayne, una vecchia amica di scuola di New York. Conosceva Jayne da quando era una ragazzina, e nel corso degli anni avevano sviluppato il tipo di amicizia in cui scivolavano via mesi senza sentirsi ma nell’istante in cui si rivedevano era come se il tempo non fosse passato affatto. Jayne probabilmente aveva sentito Amy, oppure delle voci sulla nuova vita di Emily, e stava chiamando per indagare sul cambiamento improvviso e repentino che l’amica aveva fatto.
Emily rispose al telefono.
“Em?” disse Jayne, con la voce sconnessa e il respiro affannoso. “Ho appena beccato Amy mentre facevo jogging. Ha detto che hai lasciato New York!”
Emily sbatté le palpebre, con la mente non più abituata allo stile di conversazione frenetico che accomunava tutti i suoi amici di New York. L’idea di fare del jogging mentre parlava al telefono era assurda per Emily, adesso.
“Sì, è passato un po’ di tempo, ormai,” disse.
“Di quanto tempo parliamo?” chiese Jayne, e il rumore della scarica dei suoi passi era udibile attraverso la linea.
Emily rispose con un debole tono di scusa. “Uhm, be’, circa sei mesi.”
“Accidenti, devo chiamarti più spesso!” ansimò Jayne.
Emily riusciva a sentire il traffico in sottofondo, lo starnazzare dei clacson delle auto, il tonfo delle scarpe da ginnastica di Jayne che martellavano sul marciapiede. Tutto quanto le portava alla mente un’immagine molto familiare. Appena qualche mese fa, Emily era identica a lei, sempre occupata, che non si riposava mai, con il telefonino attaccato all’orecchio.
“Quindi il gossip qual è?” disse Jayne. “Dimmi tutto. Scommetto che Ben è fuori dal quadro, eh?”
A Jayne, come a tutti gli amici di Emily e come a tutta la sua famiglia, Ben non era mai piaciuto. Erano riusciti a vedere quello che Emily era stata troppo cieca per vedere per sette anni – che non era quello giusto per lei.
“Decisamente fuori dal quadro,” rispose Emily.
“E c’è qualcuno di nuovo nel quadro?” chiese Jayne.
“Forse…” disse Emily timidamente. “Ma è tutto nuovo e un po’ instabile quindi preferirei non portarmi iella parlandone.”
“Ma voglio sapere tutto!” esclamò Jayne. “Oh, aspetta. Ho un’altra chiamata.”
Emily aspettò mentre la linea restava silenziosa. Qualche istante dopo il rumore della mattinata newyorkese le riempì le orecchie di nuovo mentre Jayne si riconnetteva.
“Scusa, tesoro,” disse, “Dovevo proprio rispondere. Roba di lavoro. Allora senti, Amy ha detto che hai un Bed and Breakfast laggiù, o qualcosa del genere.”
“Ah-ah,” rispose Emily. Si sentiva un po’ tesa a parlare del Bed and Breakfast dato che Amy era stata così esplicita nel dichiararla una stupida idea, per non parlare del fatto che tutto il cambiamento radicale nella vita di Emily era stato pianificato proprio male.
“Hai delle stanze libere al momento?” chiese Jayne.
Emily fu presa alla sprovvista. Non si era aspettata questa domanda. “Sì,” disse, pensando alla stanza ormai vuota di Kapowski. “Perché?”
“Voglio venire!” esclamò Jayne. “È il weekend del Memorial Day, dopotutto. E ho un bisogno disperato di uscire dalla città. Posso prenotarne una?”
Emily vacillò. “Non devi farlo per forza, sai. Puoi venire in visita.”
“Non se ne parla neanche,” rispose Jayne. “Voglio il trattamento completo. Asciugamani puliti ogni mattina. Uova e bacon a colazione. Voglio vederti in azione.”
Emily rise. Di tutte le persone con cui aveva parlato della sua nuova avventura lavorativa, Jayne era quella che le stava dando maggior sostegno.
“Bene, lascia che ti prenoti ufficialmente, allora,” disse Emily. “Quanto resterai?”
“Non so, una settimana?”
“Ottimo,” disse Emily, con un moto di gioia che le si rivoltava nella pancia. “E quando arrivi?”
“Domani mattina,” disse Jayne. “Verso le dieci.”
La gioia si fece più forte. “Okay, resta in linea un momento mentre ti prenoto.”
Un po’ frastornata dall’entusiasmo, Emily posò il cellulare e corse al computer della reception, dove entrò nel sistema di prenotazione delle stanze e inserì i dati di Jayne. Si sentì orgogliosa di se stessa per aver mantenuto il Bed and Breakfast letteralmente pieno fin dal giorno in cui aveva aperto, anche se aveva una sola stanza da occupare e aveva aperto solo due giorni prima…
Tornò di corsa al telefono. “Okay, ti ho prenotato tutto per una settimana.”
“Benissimo,” disse Jayne. “Sembravi molto professionale.”
“Grazie,” rispose Emily timidamente. “Ci sto ancora lavorando. Il mio ultimo ospite è stato un disastro.”
“Puoi raccontarmi tutto domani,” disse Jayne. “Devo andare. Comincio il decimo miglio, quindi devo risparmiare il fiato. Ci vediamo domani.”
“Non vedo l’ora,” rispose Emily.
La telefonata terminò ed Emily sorrise tra sé e sé. Non aveva capito quanto le mancasse davvero la sua vecchia amica finché non le aveva parlato. Vedere Jayne domani sarebbe stato un antidoto fantastico al disastro del signor Kapowski.
Estenuata dalla lunga e disastrosa mattinata, Emily si ritrovò ad affogare nell’infelicità. Ovunque guardasse vedeva problemi ed errori; una parete tinteggiata male, una luce affissa malamente, un mobile inadatto. Prima le erano sembrate delle fissazioni, ma adesso la seccavano.
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