“Come puoi vedere,” spiegò, “sono una cuoca provetta.”
Lui l’abbracciò da dietro e sembrò godersi il suo profumo. “Staremo bene?” chiese. “Possiamo farlo funzionare, vero?”
“Credo di sì,” rispose lei. “Andiamo là fuori e proviamoci.”
Divorarono i loro cereali, passando la maggior parte del tempo a guardarsi a vicenda, cercando di valutare la reazione dell’altro a ciò che era successo la notte prima. Da quello che Avery riusciva a capire, Ramirez era felice esattamente quando lei.
Si diressero fuori dalla porta d’ingresso, ma prima che Ramirez la chiudesse alle loro spalle, si fermò. “Aspetta, torniamo dentro un secondo.”
Confusa, lei tornò in casa.
“Dentro,” disse lui, “siamo fuori servizio. Non siamo ufficialmente partner, giusto?”
“Giusto,” rispose Avery.
“Quindi posso fare questo un’altra volta,” replicò lui.
Si chinò e la baciò. Fu un bacio stravolgente, tanto forte da farle cedere leggermente le ginocchia. Lei lo spinse via allegramente. “Come ho detto prima,” annunciò, “non iniziare. A meno che tu non abbia anche intenzione di finire.”
“Devo rimandare,” disse Ramirez. La ricondusse fuori e quella volta chiuse la porta dietro di loro. “Okay, ora siamo in servizio. Faccia strada, detective Black.”
***
Seguirono il piano di Ramirez. Avery rispose al messaggio di Connelly solo sedici minuti dopo. A quel punto era quasi tornata al suo appartamento ed era ancora su di giri per come era andata la serata. Riuscì a vestirsi, a prendere un caffè e a tornare in strada in meno di dieci minuti. Il risultato, ovviamente, fu che arrivò sulla scena su Kirkley Street circa mezz’ora più tardi di quanto Connelly avrebbe preferito.
C’erano già diversi agenti che si aggiravano per la zona. Erano tutti volti familiari, volti che era arrivata a conoscere e a rispettare da quando era diventata detective della Omicidi. Le espressioni sulle loro facce quella mattina le fecero intuire che sarebbe stata una giornata lunga e difficile.
Tra i presenti c’era anche Mike O’Malley. Avery trovò preoccupante che il capitano fosse là fuori così presto. In qualità di capitano del più grande dipartimento di polizia di Boston, era raro vederlo in mezzo ai lavori sulle normali scene del crimine, per quanto fossero mostruose. In quel momento O’Malley stava parlando con altri due agenti, uno dei quali era Finley. Avery era arrivata a rispettare Finley in quanto agente, anche se tendeva a essere un po’ troppo distaccato per i suoi gusti.
Notò subito Ramirez; stava chiacchierando con Connelly dall’altra parte del lotto abbandonato.
Mentre si avvicinava ai due uomini, studiò la scena con più accuratezza possibile. Aveva attraversato quel quartiere della città diverse volte ma non ci aveva mai veramente fatto attenzione. Era una delle molte zone rovinate dalla crisi economica in quella parte della città, un’area dove imprenditori entusiasti avevano investito grosse quantità di denaro in proprietà, solo per vederle perdere di valore e allontanare rapidamente i potenziali acquirenti. Non appena i tentativi di costruire erano stati interrotti, l’area era stata lasciata in rovina. E sembrava inserirsi perfettamente nell’ambiente circostante.
In lontananza si stagliava una coppia di ciminiere, ritte come giganti sporchi. Di tanto in tanto entrambe liberavano per aria pennacchi di fumo, offuscando il chiarore del mattino, ma solo in quella parte della città. Dall’altra parte del lotto abbandonato, Avery riusciva a vedere la riva di quello che avrebbe potuto essere un promettente ruscelletto che sarebbe potuto scorrere dietro i terreni delle case costruite per una borghesia medio-alta. Ma ormai rovi ed erbacce avevano preso il sopravvento. Buste di plastica, incarti di merendine e altra spazzatura erano intrappolati tra la vegetazione secca. Le rive basse erano fangose e in stato di abbandono, aggiungendo un nuovo livello di degrado all’aspetto putrido della zona.
Nell’insieme, quell’area era diventata una parte della città che praticamente chiunque avrebbe preferito evitare. Avery percepiva bene quella sensazione; mentre si avvicinava a Ramirez e a Connelly e osservava i dettagli, si sentiva sempre più oppressa.
Un posto come questa non può essere una coincidenza, pensò. Se qualcuno ha ucciso qui o anche solamente ha lasciato qui un corpo, deve avere avuto un motivo… per l’omicidio in sé o per l’assassino stesso.
Subito a destra di Connelly e Ramirez, un agente aveva appena finito di piantare dei sottili paletti rossi per confinare una sezione rettangolare del terreno. Mentre il suo sguardo si abbassava su ciò che c’era all’interno del rettangolo, la voce di Connelly rimbombò verso di lei a pochi metri di distanza.
“Maledizione, Black… perché ci hai messo così tanto?”
“Scusi” disse lei. “Non ho sentito la vibrazione del messaggio. È stato Ramirez a chiamarmi per svegliarmi.”
“Beh, di certo non sei in ritardo perché eri impegnata a farti i capelli o a truccarti,” notò Connelly.
“Lei non ha bisogno del trucco,” commentò Ramirez. “Quella robaccia è per le femmine.”
“Grazie, ragazzi,” rispose lei.
“Non importa,” concluse Connelly. “Che cosa ne pensi di questo?” chiese, accennando con il capo verso il rettangolo tracciato dai paletti rossi.
All’interno dell’area contrassegnata, c’erano quelli che immaginò essere resti umani. Per lo più ciò che vide era uno scheletro, che sembrava brillare. Non doveva essere lì da molto. Senza alcun dubbio si trattava di uno scheletro che di recente era stato privato di tutta la carne. Intorno a esso vide della cenere o qualche altro tipo di polvere. Qua e là notò dei frammenti che potevano essere muscoli o tessuti che erano rimasti attaccati alle ossa, in particolare attorno a quelle delle gambe e delle costole.
“Che accidenti è successo?” chiese.
“Bene, la nostra migliore detective inizia con una domanda intelligente,” commentò Connelly. “Ecco cosa sappiamo finora. Circa un’ora e quindici minuti fa, una donna che stava facendo la sua corsa mattutina ci ha chiamati per denunciare quello che secondo lei era uno strano rituale satanico. E ci ha portati a questo.”
Avery si accovacciò vicino ai paletti rossi e scrutò la zona. Un’ora e quindici minuti prima. Significava che se il materiale nero attorno allo scheletro era davvero cenere, un’ora e mezza prima la pelle ricopriva ancora quelle ossa. Ma non sembrava probabile. Sarebbe servita una determinazione perversa e una pianificazione precisa per uccidere qualcuno e bruciarlo miracolosamente fino alle ossa in un tempo tanto breve. In effetti, pensò che sarebbe stato quasi impossibile.
“Qualcuno ha dei guanti per le prove?” chiese.
“Un secondo,” rispose Ramirez.
Mentre il partner correva da Finley e dagli altri agenti che si erano allontanati per lasciarle spazio, notò un odore nella zona. Era debole ma percettibile, un odore chimico che al naso le sembrò quasi candeggina.
“Lo sentite anche voi?” domandò.
“Qualche cosa di chimico, giusto?” chiese Connelly. “Secondo noi una bruciatura chimica è l’unico modo con cui avrebbero potuto friggere un corpo in questa maniera e così rapidamente.”
“Non credo che sia stato bruciato qui,” affermò lei.
“Come fai a esserne sicura?” chiese Connelly.
Non lo sono, pensò lei. Ma l’unica cosa che per me avrebbe senso a una prima occhiata sembra piuttosto assurda.
“Avery….” cominciò Connelly.
“Un attimo,” disse lei. “Sto pensando.”
“Gesù…”
Lei lo ignorò, studiando le ceneri e lo scheletro con occhi indagatori. No… il corpo non può essere stato bruciato qui. Intorno allo scheletro non ci sono segni di bruciature. Qualcuno che stesse andando a fuoco si agiterebbe e correrebbe in giro. Qui non c’è niente di bruciato. L’unico segno di un incendio di qualsiasi genere sono queste ceneri. Quindi perché un assassino brucerebbe un corpo e poi lo riporterebbe qui? Forse è qui che ha preso la vittima…
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