Mackenzie scosse la testa. “No, direi di no. Ehi, per caso sai l’indirizzo o il numero di telefono di Walter Porter? Il numero che ho io non è più valido da un po’ di tempo.”
“Oh, tesoro, dimenticavo che tu sei stata sua partner per un po’. Io... insomma, detesto essere io a dirtelo, ma Walter è morto circa otto mesi fa. Ha avuto un terribile attacco cardiaco.”
“Oh” fu tutto ciò che Mackenzie riuscì a dire. Si chiese anche se fosse una persona terribile per non essere troppo rattristata dalla notizia. Onestamente, Porter era stato semplicemente un conoscente di passaggio.
“È terribile” aggiunse. Lanciò un'occhiata attraverso il vetro, nell’ufficio e nei corridoi dove aveva passato quasi cinque anni della sua vita. Quello era l'epicentro di dove aveva effettuato il suo primo arresto, risolto il suo primo caso, e fatto incazzare più e più volte il suo primo supervisore uomo.
Erano tutti bei ricordi, ma non sembravano altro che fotografie sbiadite.
“Forse ci sono alcuni poliziotti di pattuglia con cui hai lavorato” commentò Nancy. “Sauer, Baker, Hudson...”
“Non voglio interrompere il lavoro di nessuno” disse Mackenzie. “Stavo davvero facendo solo una passeggiata lungo il viale dei ricordi e...”
La vibrazione del suo cellulare in tasca la interruppe. Lo afferrò all'istante, immaginando che fosse Ellington con qualche aneddoto buffo su Kevin – oppure un problema di salute. Il piccolo era stato in buona salute per tutti i suoi tre mesi e mezzo di vita e stavano solo aspettando la prima visita dal medico.
Invece, il nome che vide sul display non era assolutamente quello che si aspettava durante il suo weekend sabbatico in Nebraska. Sul display campeggiava il nome McGrath.
“Scusa, Nancy. Devo rispondere.”
Nancy fece un piccolo cenno del capo e tornò dietro la scrivania, mentre Mackenzie rispondeva alla chiamata.
“Pronto, agente White.”
“In base a come risponde al telefono, posso presumere che sarà ancora dei nostri?” esordì McGrath. Non c'era umorismo nella sua voce. Semmai, sembrava quasi che stesse cercando di convincerla.
“Mi scusi, è l’abitudine. Ancora non ho deciso.”
“Be’, forse posso aiutarla. Ascolti... Io rispetto quello che sta passando e apprezzo l'onestà che ha mostrato nel mio ufficio, l'altro giorno. Ma sto chiamando per chiederle una sorta di favore. Non è proprio un favore, in realtà, perché tecnicamente fa parte del suo lavoro, che ancora ha. Ma ho ricevuto una chiamata per un caso, circa un'ora fa. È nel Wyoming, quindi è lì vicino. E dato che si trova nelle vicinanze, ho pensato di farle dare una prima occhiata. Sembra un caso facile. Probabilmente dovrà solo presentarsi là, controllare la scena del crimine e interrogare alcune persone.”
“Pensavo avesse detto che rispettava lo scambio che abbiamo avuto nel suo ufficio.”
“È così. Ecco perché sto offrendo il caso prima a lei. È lì vicino, sembra semplice... e immagino che potrebbe essere un buon test per vedere se la sua passione per questo lavoro è ancora viva. Di recente ha anche lavorato su un altro caso che pare simile a questo. Se mi dice di no, va benissimo. Posso inviare qualcun altro là domattina.”
Mackenzie fu sopraffatta dalla sensazione che la sua vita fosse tornata al punto di partenza. Eccola lì, nella centrale dove aveva iniziato come poliziotta piena di speranza con l'ambizione di essere una detective – ambizione che aveva raggiunto in pochissimo tempo. E ora era di nuovo lì, a parlare con il direttore dell'FBI, nemmeno sette anni dopo.
Guardò oltre il vetro, verso le scrivanie, gli uffici e i corridoi. Era facile vedere quegli spazi e ricordare la motivazione che la spingeva allora. La avvertiva ancora, ma era molto diversa da quando era soltanto una poliziotta alle prime armi, una donna in una squadra di quasi soli uomini che voleva cambiare il mondo.
“Semplice quanto?” chiese poi.
“Si sospetta che qualcuno stia uccidendo gli scalatori spingendoli giù da popolari luoghi di arrampicata. L'ultimo è stato nel Grand Teton National Park. Finora, si ritiene che ci siano due vittime.”
“Come facciamo a sapere che non si tratta solo di incidenti tipici di arrampicata su roccia?”
“Ci sono segni di violenza prima della caduta.”
La mente di Mackenzie si era già messa in moto, alla ricerca di possibili risposte, nonostante il caso fosse solo nella fase iniziale. E proprio per questo, capì quale sarebbe stata la sua risposta per McGrath. Erano passati quasi otto mesi da quando aveva fatto qualcosa di attivo sul lavoro; l’eccitazione che la travolse in quel momento era la benvenuta, anche se inaspettata.
“Mi invii i dettagli del caso e l'itinerario di viaggio. Ma voglio tornare a casa entro due o tre giorni.”
“Naturalmente. Non credo sia un problema. Grazie, agente White. Le invierò tutto ciò che ho per e-mail.”
Mackenzie terminò la chiamata e per un momento si sentì come se fosse in mezzo a un sogno surreale. Eccola lì, nella prima centrale di polizia in cui avesse mai lavorato, a rimuginare sul suo passato, cercando di decidere il suo futuro. E adesso era arrivata la telefonata di McGrath, con un caso inaspettato sbucato dal nulla. Sembrava che l'universo stesse cercando di influenzarla nella sua decisione.
“Mackenzie?”
Fu distratta dall'assurdità di tutto ciò dalla voce di Nancy Yule. Sorrise e scosse la testa. “Scusa. Ero solo assorta nei miei pensieri per un attimo.”
“Sembrava una telefonata importante,” disse Nancy. “Va tutto bene?”
Mackenzie si sorprese quando annuì e disse: “Sì. Penso proprio che vada tutto bene.”
Sette ore dopo, si trovava in un punto imprecisato sopra i cieli del Nebraska, diretta in Wyoming. Tutto era accaduto così rapidamente che non aveva avuto la possibilità (né i mezzi) di stampare i materiali che McGrath le aveva inviato riguardo il caso al Grand Teton National Park. Per questo motivo, fu costretta a leggere tutto sul suo iPhone.
A dirla tutta, non c’era molto materiale da visionare. I rapporti della polizia erano alquanto scarsi, così come quelli della scientifica. Quando qualcuno cadeva da una tale altezza, la causa del decesso non veniva solitamente discussa più di tanto. Esaminò i documenti diverse volte ma senza trovare alcunché, non perché non ne fosse capace, quanto piuttosto a causa della mancanza di informazioni. Anche i dettagli che aveva ricevuto sulle vittime non rivelavano molto. Due persone erano state vittime di incidenti mortali durante un’arrampicata su roccia, ma c’erano elementi che suggerivano non si fosse trattato affatto di incidenti. In uno dei due casi, la corda era recisa e le ferite su una delle vittime non erano imputabili ad una caduta.
Mackenzie prese appunti sul telefonino, domandandosi se ci fosse qualche collegamento tra il padre e l'omicidio del figlio. Non era molto ma, data la mancanza di informazioni, almeno era qualcosa.
Mentre l'aereo iniziava la sua discesa verso l'aeroporto di Jackson Hole, Mackenzie guardò fuori dal finestrino e vide le cime delle montagne del Grand Teton National Park. Il parco era davvero bello, nel limpido cielo azzurro della sera, e rendeva ancora più terrificante l'idea che un assassino vi si aggirasse indisturbato.
Quel panorama suscitò in Mackenzie anche una fitta di nostalgia per Kevin. Si sentiva un fallimento per averlo lasciato a casa, una madre senza cuore che aveva già anteposto altre priorità a suo figlio. Ma aveva letto parecchio in proposito; sapeva che quei sentimenti erano tipici dei neo genitori. Tuttavia, ciò non li rendeva meno reali.
Quando scese dall'aereo poco dopo, non le sembrava affatto di essere al lavoro su un caso. Era arrivata a Jackson Hole con gli stessi abiti che indossava quando aveva parlato con Nancy Yule al commissariato. Ovviamente, non aveva portato con sé la divisa del Bureau, poiché il viaggio era in origine per andare a trovare la madre; né aveva con sé la sua arma di servizio. Avrebbe dovuto risolvere la questione con la polizia del posto. Sperando che non ci fossero inghippi, dato che non c'era nessun ufficio dell'FBI nel Wyoming; la sede di Denver copriva gli stati del Colorado e del Wyoming.
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