1 ...8 9 10 12 13 14 ...17 “Ciao Marc. Andiamo a fare colazione? Cosa vuoi mettere?”
“Non voglio mettermi niente. Voglio giocare”, replicò lui.
“Puoi continuare a giocare più tardi, ma non ora. Siamo in ritardo e dobbiamo fare in fretta”.
Marc scoppiò in lacrime, facendo un gran baccano.
“Ti prego, non piangere”, lo implorò Cassie, cosciente dello scorrere veloce di minuti preziosi. Ma le lacrime aumentarono, come se il bambino si stesse nutrendo del panico che la stava inondando. Marc si rifiutò categoricamente di cambiarsi e neanche la promessa di cioccolato gli fece cambiare idea. Alla fine, disperata, Cassie gli infilò un paio di ciabatte ai piedi. Prendendolo per mano e mettendogli un soldatino nella tasca del pigiama, lo convinse a seguirla fuori dalla stanza.
Quando bussò alla porta di Antoinette, non ci fu risposta. La stanza era vuota, e il letto rifatto; una camicia da notte rosa era piegata sul cuscino. C'era la buona probabilità che la ragazza fosse scesa da sola per colazione.
Pierre e Margot erano già seduti nella sala da pranzo familiare. Pierre era vestito in modo formale, e anche Margot era elegante, perfettamente truccata, coi capelli che le scendevano a boccoli sulle spalle. La donna alzò lo sguardo quando Cassie e i bambini entrarono nella stanza, e la ragazza sentì il viso divampare. Velocemente, fece sedere Ella su una sedia.
“Scusate, siamo un attimo in ritardo”, si scusò, sentendosi molto imbarazzata, in quanto era già in difetto. “Antoinette non era nella sua stanza. Non so dove sia”.
“Ha già finito di fare colazione, e si sta esercitando al pianoforte”. Pierre indicò con la testa la sala musica prima di versarsi altro caffè. “Ascolta. Forse riconosci la melodia —‘Il Danubio blu’”.
Vagamente, Cassie sentì un'accurata riproduzione di una sinfonia che in effetti le suonava familiare.
“Ha molto talento”, la elogiò Margot, ma il tono acido del suo commento non rispecchiava le parole. Cassie le diede un'occhiata nervosa. Si chiedeva se la donna avrebbe detto qualcosa riguardo a quello che era successo la notte precedente.
Ma, notando che Margot la guardava in silenzio e con fare distaccato, Cassie iniziò a chiedersi se i suoi ricordi corrispondessero realmente a quanto accaduto. Il retro della sua testa era morbido e gonfio, per via della terribile caduta, ma se si toccava la guancia sinistra, non sentiva alcun segno del forte schiaffo. O forse la donna l'aveva colpita a destra? La spaventava il fatto di non riuscire a ricordare. La ragazza si premette le dita sulla guancia destra, ma non sentì dolore neanche da quel lato.
Cassie disse a se stessa di smettere di preoccuparsi per quei dettagli. Sicuramente non poteva pensare chiaramente dopo aver colpito la testa con forza e aver ricevuto una possibile commozione cerebrale. Margot l'aveva minacciata, di questo era certa, ma il colpo in sé poteva essere frutto della sua immaginazione. Dopo tutto, Cassie era esausta, disorientata, ed era appena uscita dall'agonia di un incubo.
I suoi pensieri furono interrotti da Marc che chiedeva la colazione, e la ragazza versò del succo ai bambini, servendogli il cibo dai vassoi presenti sul tavolo. Ella volle a tutti i costi gli ultimi pezzi di prosciutto e formaggio, perciò Cassie dovette accontentarsi di un croissant con la marmellata e di alcune fette di frutta.
Margot finì il caffè in silenzio, guardando fuori dalla finestra. Pierre sfogliava un quotidiano mentre finiva il suo toast. C'era sempre quel silenzio a colazione? Si chiese Cassie. Nessuno dei genitori mostrava alcun interesse ad interagire con lei, coi bambini, o tra di loro. Era dovuto al suo errore della notte precedente?
Forse doveva iniziare lei il discorso e sistemare le cose. Doveva scusarsi ufficialmente per il ritardo con cui aveva raggiunto Ella, anche se non pensava che la punizione fosse adeguata.
Cassie cercò attentamente di prepararsi un discorso nella testa prima di pronunciarlo ad alta voce.
“So che ci ho messo troppo ad andare da Ella la notte scorsa. Non l'ho sentita piangere, ma la prossima volta lascerò la porta della camera aperta. Però non credo di essere stata trattata giustamente. Sono stata minacciata e molestata, e ho ricevuto due avvertimenti in pochi minuti. Potremmo perciò parlare di alcune regole, per favore?”
No, non andava bene. Troppo diretto. Non voleva apparire ostile. Aveva bisogno di un approccio più morbido, e che non la portasse ad inimicarsi Margot ancora di più.
“Bella giornata, vero?”
Sì, quello sarebbe stato sicuramente un buon modo per iniziare la conversazione in modo positivo. E da lì, poteva poi andare nella direzione di ciò che voleva dire veramente.
“So che ci ho messo troppo ad andare da Ella la notte scorsa. Non l'ho sentita piangere, ma la prossima volta lascerò la porta della camera aperta. Vorrei però discutere alcune regole ora, su come trattarci a vicenda, e quando un comportamento possa portare ad un avvertimento, così posso essere sicura di fare un buon lavoro”.
Cassie si schiarì la gola, sentendosi nervosa, e posò la forchetta.
Ma quando fu pronta per parlare, Pierre piegò il giornale, e lui e Margot si alzarono.
“Buona giornata, bambini", disse l’uomo, mentre usciva dalla stanza insieme alla fidanzata.
Cassie li fissò, confusa. Non aveva idea di cosa fare. Le era stato detto di far sì che i bambini fossero pronti per le otto — ma pronti per cosa?
Era meglio che seguisse Pierre e controllasse. Si diresse verso la porta, ma quando la raggiunse, quasi si scontrò con una donna dal volto gentile che indossava un'uniforme e trasportava un vassoio di cibo.
“Aaah — oops. Ecco. Salvo”. La donna raddrizzò il vassoio, che le era quasi caduto, e rimise le fette di prosciutto al loro posto. “Sei la nuova ragazza alla pari, giusto? Sono Marnie, la capo governante”.
“Piacere di conoscerla", rispose Cassie, rendendosi conto che era la prima faccia sorridente che aveva visto tutto il giorno. Dopo essersi presentata, disse “Stavo andando a chiedere a Pierre che cosa devono fare i bambini oggi”.
“Troppo tardi. Se ne saranno già andati; stavano andando diretti alla macchina. Non ha lasciato istruzioni?”
“No. Niente”.
Marnie posò il vassoio e Cassie diede a Marc altro formaggio. Poi, affamata, si prese un toast, del prosciutto e un uovo sodo. Ella si rifiutò di mangiare la montagna di cibo che c'era nel suo piatto, continuando a spostarlo con la forchetta, con un atteggiamento scocciato.
“Puoi provare a chiederlo direttamente ai bambini”, suggerì Marnie. “Antoinette saprà di sicuro se c'è qualcosa in programma. Ti consiglio però di aspettare che abbia finito di suonare il piano. Non le piace che la si disturbi quando è concentrata”.
Era la sua immaginazione, o Marnie aveva alzato gli occhi al cielo mentre diceva quelle parole? Incoraggiata, Cassie si domandò se potessero diventare amiche. Le serviva un alleato in quella casa.
Ma non c'era il tempo per instaurare un'amicizia in quel momento. Marnie aveva chiaramente fretta, ritirò i vassoi vuoti e i piatti sporchi, e nel mentre chiese a Cassie se ci fosse qualche problema con la sua stanza. Lei le spiegò velocemente cosa non andava e la governante uscì, dopo aver promesso che avrebbe cambiato le coperte e sostituito la lampadina fulminata prima di pranzo.
Il suono del pianoforte si era fermato, perciò Cassie si diresse verso la sala musica vicino all'atrio.
Antoinette stava sistemando gli spartiti. Si girò e affrontò Cassie cautamente quando la vide entrare. Era vestita in modo immacolato in un abito blu scuro. I suoi capelli erano legati in una coda di cavallo e le scarpe perfettamente lucidate.
“Stai benissimo, Antoinette, quel vestito ha davvero un bel colore”, disse Cassie, sperando che i complimenti la potessero aiutare a farsi amica quella ragazzina ostile. “Avete qualcosa in programma per oggi? Qualche attività o altro previsto?”
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