Jack Mars - Minaccia Primaria - Le Origini di Luke Stone—Libro #3

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Minaccia Primaria: Le Origini di Luke Stone—Libro #3: краткое содержание, описание и аннотация

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“Uno dei migliori thriller di quest’anno.”--Books and Movie Reviews (re A ogni costo)In MINACCIA PRIMARIA (Le origini di Luke Stone—Libro #3), un travolgente thriller dello scrittore di bestseller #1 Jack Mars, il veterano della squadra d’élite Delta Force Luke Stone, 29 anni, guida il Gruppo di Intervento Speciale dell’FBI per risolvere un sequestro di ostaggi su una piattaforma petrolifera nelle remote regioni artiche.   Quello che all’inizio sembrava un semplice attacco terroristico si rivela molto di più. Con il dispiegarsi di un malefico piano russo nelle regioni artiche, Luke potrebbe arrivare sull’orlo di una nuova guerra mondiale.  E Luke Stone potrebbe essere l’unico uomo in grado di fermarla. MINACCIA PRIMARIA è un thriller militare da leggere tutto d’un fiato, un’avventura eccitante che vi terrà svegli tutta la notte. Il precursore della serie bestseller #1 LUKE STONE, ci porterà indietro dove tutto ha avuto inizio. Una serie emozionante dall’autore di bestseller Jack Mars, definito “uno dei migliori scrittori di thriller” del momento. “Il thriller al suo meglio.”--Midwest Book Review (re A ogni costo)Inoltre è disponibile la serie thriller bestseller di Jack Mars LUKE STONE (7 libri), che inizia con A ogni costo (Libro #1), un download gratuito con più di 800 recensioni a cinque stelle!

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“Sì, signore. Il nostro contatto ci ha fatto sapere che è stato scelto un gruppo di commando. La maggior parte di loro si sta radunando all’aeroporto di Deadhorse, in Alaska. Alcuni altri uomini, che rappresentano la supervisione civile del progetto, sono in viaggio su un aereo supersonico e arriveranno nelle prossime ore.”

Si interruppe. “Dopodiché probabilmente non ci vorrà molto perché vengano dispiegate le forze d’assalto nemiche.”

“Quanto sono attendibili queste informazioni?” volle sapere Marmilov.

Il giovane scrollò le spalle. “Vengono da un incontro segreto che si è tenuto alla Casa Bianca. Potrebbe trattarsi di uno stratagemma, ma non lo crediamo. Il presidente vi ha presenziato, così come molti membri del comando militare.”

“Sappiamo come si muoveranno?”

L’altro annuì. “Pensiamo che impiegheranno dei sub che nuoteranno fino all’isola artificiale, emergeranno da sotto il ghiaccio e prepareranno il terreno per l’attacco.”

Marmilov ci rifletté. “L’acqua deve essere piuttosto fredda.”

Il giovane fece un cenno di conferma.

“Sembra una missione complicata.”

A quell’affermazione sul viso dell’altro apparve l’ombra di un sorriso. “I sommozzatori indosseranno un’attrezzatura subacquea pesante progettata per difenderli dal gelo, e la nostra intelligence ipotizza che porteranno le loro armi in contenitori sigillati. Sperano nell’effetto sorpresa, un attacco furtivo portato a segno da sub altamente addestrati. Ci sarà maltempo, e volare sarà difficile. Per quel che ne sappiamo, non sono previsti attacchi simultanei dall’acqua o dal cielo.”

“I nostri amici possono respingerli?”

“Essendo preavvertiti del loro arrivo, e conoscendo la modalità d’attacco, è possibile che riescano a organizzarsi per ucciderli tutti. Dopodiché…”

Il giovane scrollò le spalle. “Ovviamente gli americani scateneranno la loro ira. Ma non sarà un problema nostro.”

Oleg Marmilov ricambiò il sorriso dell’altro. Diede un altro lungo tiro alla sigaretta.

“Eccezionale,” commentò. “Mi tenga informato sugli sviluppi.”

“Ma certo.”

Lui indicò il monitor sulla scrivania. “E naturalmente, sono un grande fan dello sport. Quando inizierà l’azione, seguirò ogni momento alla TV.”

CAPITOLO SETTE

12:45 a.m. Ora legale orientale (8:45 p.m. Ora legale in Alaska, 4 settembre)

I cieli sopra la Penisola superiore

Michigan

L’aereo sperimentale sfrecciava nel cielo nero.

Luke non era mai stato su un velivolo come quello. Tutto in esso ero inusuale. Quando la squadra del GIS lo aveva raggiunto sulla pista, tutte le luci erano state spente. Non solo quelle dell’aereo stesso, ma anche quelle nelle piste vicine o dell’aeroporto. Il mezzo era nel bel mezzo dell’oscurità quasi più totale.

La sua cellula era strana. Era molto stretta, con un muso ricurvo in avanti come il becco di un uccello che si chinasse per bere. Gli alettoni posteriori avevano una forma triangolare che lui non aveva mai visto prima e non riusciva a distinguere chiaramente.

All’interno anche la configurazione della cabina era insolita. Invece di essere disposta come il classico jet del Pentagono o da areo per i viaggi d’affari, con le poltroncine tradizionali e i tavolini estraibili, sembrava il salotto di una casa.

Lungo una parete c’era un lungo divano componibile, e il suo schienale si alzava laddove avrebbero dovuto esserci i piccoli oblò ovali. Davanti aveva due sedie reclinabili, e in mezzo un pesante tavolo di legno, come un tavolino da caffè, era inchiodato al pavimento. Ancora più strano, dal lato opposto del divano c’era un’ampia televisione a schermo piatto, dove avrebbe dovuto esserci l’altra fila di oblò.

Ma la parte più bizzarra di tutte, da quello che Luke poteva vedere dalla sua posizione sul divano, era il grosso vetro divisorio alla sua sinistra. Al centro si apriva una porta e dall’altra parte c’era un’altra cabina passeggeri, una con la disposizione tipica di quella in un piccolo aereo di linea. Dentro c’erano due uomini. Erano seduti all’interno dello spazio, e discutevano di chissà cosa guardando lo schermo di un portatile.

A quanto pareva la partizione di vetro era insonorizzata, perché i due sembravano parlare normalmente ma Luke non sentiva nulla di quello che dicevano. Entrambi gli uomini portavano i capelli con un taglio militare e avevano un portamento marziale. Uno indossava una maglietta e un paio di jeans e l’altro era in giacca e cravatta. Il primo era grosso e molto muscoloso.

“È un SST,” disse Swann. Era seduto sul divano con lui, dall’altra parte di Trudy Wellington, che era accomodata in mezzo ai due uomini, concentrata sui documenti sul proprio portatile. L’esistenza stessa dell’aereo pareva emozionare Swann in una maniera che a Luke risultava incomprensibile.

“È supersonico, ma non è un caccia. È un aereo di linea. Da quando i francesi si sono arresi con il Concorde e i russi con il Tupolev, non c’è nessuno sulla Terra che voglia ammettere di essere al lavoro su jet supersonici per il trasporto passeggeri.”

“Ma suppongo che qualcuno abbia lavorato su questo,” commentò Luke.

Murphy, seduto su una delle poltroncine, indicò il vetro divisorio con un cenno del capo.

“Mi domando chi siano le scimmie dietro la porta numero tre.”

Ed Newsam, stravaccato come una grossa montagna sull’altro sedile, annuì lentamente. “Siamo in due, amico.”

“A chi importa,” replicò Swann. Puntò l’indice verso lo schermo televisivo di fronte al divano. In quel momento trasmetteva l’immagine di un aeroplano in volo lungo il confine settentrionale degli Stati Uniti, sopra lo stato del Michigan. I dati in basso segnalavano l’altitudine, la velocità al suolo equivalente, e il tempo d’arrivo previsto alla destinazione.

“Guardate quei numeri. Altitudine 58mila piedi, velocità al suolo 1554 miglia orarie. Siamo praticamente a Mach 2, due volte la velocità del suono. Siamo decollati da poco più di trenta minuti e ci mancano solo due ore e mezza per arrivare. È incredibile per un mezzo di questa grandezza, che suppongo sia la stessa di un Gulfstream. Riuscite a immaginare che razza di spinta deve avere questa cosa per superare la resistenza? Non ho nemmeno sentito il boom sonico.”

Si interruppe per un istante e si guardò intorno.

“Voi avete sentito qualcosa?”

Nessuno gli rispose. Tutti gli altri sembravano concentrati sulla destinazione, la missione e il mistero dei due uomini nell’altra stanza. Il modo in cui avrebbero raggiunto il sito dell’operazione era irrilevante. Per Luke l’aereo era l’ennesimo giocattolo per bambini troppo cresciuti, e probabilmente doveva costare pure uno sproposito.

Ma Swann adorava i suoi aggeggi. “C’è una cosa strana nel nostro itinerario. Siamo diretti nell’Alaska artico, e il percorso più efficiente per arrivare lì è attraversando il Canada e muovendoci in diagonale nel loro entroterra verso nord-ovest. Ma invece rimaniamo sopra il confine. Perché?”

“Perché preferiamo l’inefficienza?” disse Ed Newsam con un ghigno.

Swann non fece nemmeno caso alla battuta e scosse la testa. “No. Perché se attraversassimo il Canada, dovremmo spiegargli cos’è questa cosa che si muove a due volte la velocità del suono nel loro spazio aereo. Anche se sono uno dei nostri alleati più stretti, non vogliamo dirgli di questo aereo. E ciò mi dice che è top secret.”

“In effetti,” intervenne Trudy, senza alzare lo sguardo dal computer, “dovremo attraversare il Canada a un certo punto. L’Alaska non è attaccato al resto degli Stati Uniti.”

Swann fissò la donna.

“Ahio,” ghignò Ed. “Una lezione di geografia. Deve far male.”

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