Stefano Vignaroli - Delitti Esoterici
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A neanche 26 anni di età, insomma, avevo un incarico di responsabilità e di grande soddisfazione. Di certo anche il sostegno di Stefano, sia come medico dei nostri cani, sia come consueto amico, non era venuto mai meno. Tutti i cani scelti lavoravano egregiamente. Solo riguardo al Rottweiler mi ero dovuta pentire della scelta.
«Per tenere a freno la folla» mi aveva avvertito Stefano, «hai bisogno di cani che facciano scena, che incutano timore in chi li ha di fronte, che siano i tifosi allo stadio o i manifestanti in piazza. Ma i cani non devono mai provocare lesioni personali. Il Rottweiler è un traditore. Sembra un bonaccione, è lì buono e seduto che ti guarda, sembra non curarsi neanche di te. Ma come gli capiti a tiro, senza neanche avvertirti con un ringhio, è capace di sbranarti vivo. La forza delle sue mascelle è superiore a quella di qualsiasi altra razza di cani. Misurata con il dinamometro, la forza del suo morso arriva a 230 Kg, contro gli 80 Kg del Pastore Tedesco e i 120 Kg del Mastino Napoletano. È in pratica una macchina da guerra. Non ti fidare mai di lui!»
Con mio rammarico, dopo che Thor, questo il nome che gli era stato assegnato, si era reso responsabile di qualche brutto scherzo in addestramento ai danni del suo conduttore, era stato necessario riformarlo. Di solito un cane viene riformato al termine della sua carriera, quando è ormai troppo anziano per svolgere le sue funzioni e, nella maggior parte dei casi, il conduttore, che ormai ha un rapporto particolare con il cane, lo adotta e lo mantiene presso di sé, in considerazione del fatto che è un animale che ha ancora qualche anno di vita. Se ciò non avviene, il cane riformato deve essere sottoposto a eutanasia, anche perché non è pensabile che cani così addestrati finiscano in mani di persone non fidate. Ero consapevole che la fine di Thor sarebbe stata l'iniezione letale e non riuscivo a darmi pace, ma guardavo il suo conduttore, con un braccio ancora fasciato, e non potevo assumermi la responsabilità che ciò accadesse di nuovo. Thor era stato ben presto sostituito da un altro Pastore Tedesco, questa volta scelto da me in un allevamento locale. L'avrei tirato su fin da cucciolo e l'avrei addestrato io stessa fino al momento di assegnarlo a un conduttore.
A parte lo spiacevole episodio di Thor, le giornate trascorrevano veloci. Tutti i giorni la squadra era impegnata in addestramento per almeno due o tre ore, poi c'erano i servizi, il controllo antidroga alla dogana dell'aeroporto, i servizi durante fiere e mercati alla ricerca di possibili borseggiatori o spacciatori. A volte eravamo chiamati anche in luoghi distanti, per interventi di protezione civile, in occasione di terremoti o altre calamità naturali, per recuperare eventuali superstiti sotto le macerie, oppure per la ricerca di persone disperse in montagna, non solo in occasione di slavine o valanghe, ma anche solo perché magari si erano perdute durante un'escursione. La fama della mia squadra, nel tempo, aveva superato i confini marchigiani e spesso venivamo chiamati per servizi anche molto distanti dalla nostra base. Nella squadra mancava un cane che sapesse fiutare una pista, seguire delle tracce, insomma aiutare il poliziotto anche in un'indagine, oltre che in un'azione. Sarebbe giunto in seguito, e sarebbe stato il mio Furia, uno Springer Spaniel, figlio di una cagna dell'Ispettore Santinelli.
Il flusso dei miei pensieri fu a un certo punto interrotto in via definitiva dalla frenata dell'aereo sulla pista e dalla conseguente apertura del portellone. Stava per iniziare un capitolo tutto nuovo della mia vita.
CAPITOLO II
Stavo cercando di orientarmi nella sala arrivi dell'aeroporto per capire dove fosse il nastro trasportatore da cui sarebbero arrivate le mie valige, quando un energumeno in perfetta divisa estiva della Polizia di Stato si avvicinò a me con fare deciso. Sarà stato alto almeno un metro e novanta, capelli a spazzola, occhi azzurri e barba perfettamente rasata, i bicipiti che stentavano a essere contenuti nella mezza manica della camicia dell'uniforme. Accennò un saluto militare, poi, ripensandoci, mi tese la mano.
«Dottoressa Ruggeri immagino! Sono l'ispettore Mauro Giampieri e da questo istante sono al suo servizio. Ho perentorie istruzioni da parte del questore, dobbiamo raggiungere subito la scena di un crimine. Si tratta di un delitto avvenuto questa notte a Triora, un paesino nell'entroterra di Imperia. Ho già dato disposizioni a un agente di ritirare il suo bagaglio e portarlo al distretto di polizia. Mi segua, non abbiamo tempo da perdere.»
Ero un po' frastornata, e lo seguii senza fare obiezioni, anche se avrei desiderato iniziare in maniera diversa, prendendo un taxi fino a Imperia e insediandomi nel mio nuovo posto di lavoro dopo essermi data almeno una rinfrescata in un albergo. Quando poi vidi l'auto dai colori bianco e azzurro della Polizia di Stato, nel parcheggio riservato alle forze dell'ordine, verso la quale ci stavamo dirigendo, non potei fare a meno di provare un brivido: una Lamborghini Gallardo nuova di zecca. Sapevo dell'esistenza di quell'auto meravigliosa, capace di raggiungere una velocità di 320 Km orari, attrezzata con computer di bordo dalle varie funzionalità, collegato per mezzo di un sistema satellitare agli archivi informatici della criminalpol e dell'interpol, solo per averne letto qualcosa sulle nostre riviste.
«Credevo che questo gioiello fosse riservato alla Polizia Stradale» dissi, cercando di rompere il ghiaccio con l'Ispettore, che continuava a mantenere il suo passo deciso. Giunti a pochi passi dall'auto, le quattro frecce lampeggiarono emanando un bip.
«Questa è diversa da quella in dotazione alla Polstrada, non come modello, ma come dotazioni e come prestazioni. Avrò modo di spiegarle molte cose strada facendo, si accomodi!»
Quando fummo in auto, inserì una card in un'apposita fessura del cruscotto e digitò un codice su un tastierino numerico. Stava per schiacciare il pulsante d'avvio del motore, ma si fermò e iniziò ad armeggiare con un contenitore.
«Il suo avambraccio destro, Dottoressa! Le inoculerò un microchip, contenente alcune informazioni su di lei, come dati anagrafici, gruppo sanguigno, storia clinica, ma che funzionerà anche come localizzatore satellitare, nel caso ce ne fosse bisogno. Sarà un attimo, non sentirà dolore. Sono gli ordini, purtroppo. Ne ho dovuto inoculare uno anch'io.»
La sua pseudo disciplina militare cominciava a darmi un po' sui nervi e accennai una protesta.
«Non sono mica un cane che rischia di perdersi!»
Con rapidi movimenti, aprì una bustina sterile contenente un tampone imbevuto di disinfettante e poi, da un'altra, estrasse un iniettore dall'ago di calibro enorme. Nonostante le mie proteste, afferrò il mio braccio e mise in atto la procedura.
«Tenga il tampone premuto per qualche istante e allacci la cintura di sicurezza. Stiamo partendo.»
L'accelerazione incollò la mia schiena al sedile dell'auto. La Lamborghini, in pochi secondi, raggiunse una velocità molto superiore a quella consentita dal codice della strada, in breve infilò il casello autostradale e si mise a viaggiare ad una velocità che sfiorava i 200 km orari.
«Lei, Ispettore, sembra più un militare che un poliziotto. Non conosco il suo curriculum, ma credo che lo studierò con attenzione. Comunque, visto che dobbiamo lavorare insieme e io ho sempre odiato i formalismi, proporrei di darci del tu e chiamarci con i nomi di battesimo, io sono Caterina.»
Mi rispose, sciogliendosi un po'.
«Mauro. Le confesso... ti confesso che in effetti, fino a qualche mese fa, ero nell'esercito. Ho seguito il contingente italiano in missioni all'estero in varie riprese e fino allo scorso Natale ero di stanza in Afghanistan. Ero a Nassirya nel 2003, in occasione della strage di soldati italiani, e me la cavai senza neanche aver riportato una ferita. Sono stato anche in Iraq e in Bosnia-Erzegovina. Sono ancora molto abituato alla disciplina militare. Comunque, sono esperto in esplosivi, lotta al terrorismo e alla guerriglia organizzata, guida in condizioni estreme... Credo che il questore ci abbia voluto in coppia per risolvere un caso davvero scabroso, di cui poi ti parlerò un po'. Intanto ti illustro le caratteristiche di quest'auto, che per ora non ha paragoni in Italia. Come vedi, qui sulla plancia abbiamo al centro un display da dodici pollici, che sembra un navigatore GPS, ma che ha molte altre funzionalità. È un vero e proprio PC, che oltre ad avere accesso internet tramite connessione satellitare, ci consente di consultare le banche dati della polizia, non solo italiana, ma di tutto il mondo. Quello è un piccolo scanner, collegato al sistema, nel quale possiamo inserire delle impronte digitali, prelevate con dei pezzetti di scotch, e avviare una ricerca sulle banche dati cui siamo collegati. Alla funzionalità touch screen, molto interessante per lavorare sul menu principale, possiamo aggiungere le funzioni di una tastiera standard, che andiamo a estrarre da quel cassettino là sotto. Apri il vano portaoggetti, troverai una pistola, che è già stata assegnata a te, e un palmare. Sia tu che io abbiamo un palmare identico, con il quale ci possiamo interfacciare col computer di bordo dell'auto. Anche il palmare, come il microchip che ci siamo inoculati, consente alla centrale, e a uno di noi dall'auto, di individuare la nostra localizzazione esatta con sistema GPS.»
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