Amy Blankenship - Pioggia Di Sangue

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«Faccio subito perché tra pochi minuti Lacey uscirà col sedere di fuori e s’infurierà con te.» disse Storm sorridendo, sapeva che il suo amico stava attraversando un periodo difficile. Sembrava che la giornata non fosse stata buona per nessuno dei due, ma quella di Ren, almeno, stava per finire.

«Allora sbrigati, prima che teletrasporto il tuo culo lento fuori di qua.» disse Ren ricambiando il ghigno, che però gli morì subito sulle labbra quando si rese conto che Storm sapeva che Lacey sarebbe uscita nuda. Rimase perplesso quando vide del sangue accumularsi nell’orecchio del suo amico

«Le serviranno questi.» disse il Viaggiatore nel Tempo, indicando le buste prima di sparire.

Sapere che Storm stava evitando la ramanzina che lui stava per fargli non gli fu di aiuto. Che diavolo stava combinando Storm al punto da sanguinare? Si avvicinò furtivamente per guardare nelle buste e vide degli indumenti. Ciò gli fece ricordare che Lacey, al momento, era coperta solo di acqua...

Guardò lentamente verso la porta del bagno, chiedendosi se non dovesse lasciare quei vestiti lì dov’erano.

Il battito cardiaco di Lacey stava ancora martellando mentre lei s’insaponava e si strofinava la pelle accaldata con movimenti rapidi, quasi dolorosi. Era incazzata da morire e, stranamente, era ancora molto eccitata, cosa che la faceva infuriare ancora di più. Maledizione... persino il dolore della pelle irritata sembrava una bella sensazione.

Tutta colpa di Ren. Era sicura che fosse stato il suo desiderio sessuale a sopraffarla in ufficio. Era così intenso che si poteva quasi toccare con mano. E non c’erano dubbi che lui fosse eccitato quando l’aveva bloccata contro la scrivania... l’enorme rigonfiamento nei pantaloni era una prova innegabile.

Come osava darle lezioni di controllo quando poi lui stesso aveva fallito nel negozio, poco prima? Chiuse gli occhi e si morse il labbro inferiore nel tentativo di reprimere un gemito quando quel ricordo le provocò una scarica elettrica dagli addominali fino al suo nucleo pulsante.

Accidenti a lui. Sperava che la cosa funzionasse in entrambi i sensi, così lo avrebbe ripagato per la frustrazione sessuale che stava soffrendo. Si fermò mentre s’insaponava il seno. Forse era una strada a doppio senso. Lui sentiva le emozioni degli altri, quindi avrebbe potuto anche sentire la sua eccitazione in quel momento... soprattutto se lei avesse rincarato la dose di proposito. Nessuna donna eccitata e sana di mente avrebbe mai rinunciato a masturbarsi se quella fosse stata l’unica opzione.

Poi scrollò le spalle, chiedendosi perché stesse cercando di fare la guerra con l’uomo che le aveva salvato la vita solo poche ore prima. Certo, era prepotente e poteva essere un emerito coglione, ma non era solo questo e lei lo sapeva. Allungò lentamente una mano e aprì l’acqua fredda, alzando il viso verso il getto.

Ren aprì gli occhi quando sentì l’eccitazione di Lacey iniziare a svanire, e si ritrovò con la mano già pronta sulla maniglia della porta. Sapeva bene che la propria forza di volontà avrebbe ceduto se lei fosse uscita nuda come Storm aveva detto. Si girò e fissò le buste piene di vestiti.

Lacey rabbrividì e chiuse l’acqua, poi guardò l’abito da sera bagnato. Non lo avrebbe certo indossato di nuovo. Per come la vedeva lei, uscendo da lì nuda c’erano soltanto due possibilità... o finiva sdraiata sul letto, o Ren le avrebbe prestato qualcosa da indossare.

Immaginava già la sua espressione e sogghignò, chiedendosi perché, ogni volta che decideva di fare la brava, il destino le dava l’occasione perfetta per fare la cattiva.

Uscendo dalla doccia, vide alcune buste sul lavandino di marmo e si accigliò. Le ci volle solo un istante per frugare all’interno e rendersi conto che avrebbe comprato le stesse identiche cose se fosse andata lei a fare shopping.

Rimase a bocca aperta quando capì chi era stato ad impedirle di mostrarsi nuda davanti a Ren. Si affrettò a vestirsi immaginando che, se Storm la voleva vestita e non nuda, probabilmente c’era una buona ragione. Finalmente vestita e un po’ più sicura di sé, guardò la porta del bagno attraverso lo specchio e ripensò all’uomo che la stava aspettando di là.

Doveva smetterla di irritarlo in quel modo. Non c’era neanche granché da divertirsi, visto che la spuntava sempre lui. Quella doccia fredda improvvisa era stata un po’ esagerata ma lei non era una stupida... aveva sentito il calore della sua rabbia quando lo aveva provocato.

Ripensò alle sue stesse parole: “Visto che sei stato tu a darmi il potere di eccitarmi così all’improvviso... vuoi aiutarmi anche a spegnere le fiamme, o devo cercare qualcun altro che sia disposto ad essere il mio pompiere?».

L’aveva detto solo per autodifesa, Ren l’aveva rifiutata quando lei, invece, avrebbe voluto fare sesso con lui. Ma, in tutta onestà, stava scherzando solo per metà, sperava che lui accettasse di essere il suo pompiere. Vincent aveva sempre gestito bene le sue provocazioni e contrattaccava, ma Lacey si rese conto che questo accadeva perché erano amici piuttosto che amanti... avrebbe dovuto ricordarselo.

Ren le aveva dato una parte di sé per salvarle la vita e lei sentiva il forte legame che adesso li univa... più di quanto fosse mai accaduto con Vincent. Lacey voleva soltanto Ren e sapeva che per lui era lo stesso... la sua possessività era una prova schiacciante. Fece un respiro profondo e si sistemò i capelli... se lo voleva davvero allora lo avrebbe sedotto finché non avrebbe ceduto. Mandandosi un bacio allo specchio, si voltò e si diresse verso la camera da letto.

La sua teoria sulla necessità di uscire dal bagno vestita si rivelò veritiera quando la camera iniziò a svanire.

Capitolo 4

Angelica sgattaiolò nella sua camera da letto e chiuse subito la porta. Fece scorrere il chiavistello e appoggiò la fronte sul legno massiccio, desiderando che fosse qualcosa di più resistente... magari titanio.

Sospirando, si accigliò e si scostò dalla porta, fissando il chiavistello come se fosse la sua unica speranza. E, in un certo senso, lo era. Quella piccola serratura era l’unico ostacolo tra lei e l’ardente desiderio di vedere Syn adesso che lui non era lì a guardarla... a perseguitarla.

Si strofinò le tempie con movimenti circolari, cercando di schiarirsi le idee sul fatto di essere appena fuggita da quell’uomo e di sentire la sua mancanza al punto da provare dolore al petto.

«Io non ho bisogno di nessuno.» ricordò a se stessa, ma le sue dita si fermarono. Abbassò le mani, sentiva puzza di bugia nelle sue stesse parole. Considerando che sentiva i sintomi dell’astinenza, avrebbe potuto etichettare quell’uomo per ciò che era... una droga.

Allontanandosi ancora di più dalla porta, chiuse gli occhi e i suoi pensieri s’intensificarono. Non serviva uno scienziato per capire che Syn le stava incasinando il cervello e lei prevedeva già le proprie azioni. Era pericoloso superare quella linea perché, se avesse osato farlo, non sarebbe più tornata indietro.

Non sarebbero dovuti esistere i partner... perché Storm non aveva previsto tutto questo? In quel tunnel, Syn non aveva fatto altro che prendersi gioco di lei. Non gli serviva un partner, visto che tutto quello che doveva fare era alzare una maledetta barriera attorno alle uscite e basta.

Il ricordo tornò a perseguitarla come un incubo. Lì sotto aveva provato un forte senso di claustrofobia quando il soffitto era crollato all’improvviso. Era stato inquietante pensare di trovarsi nella propria tomba.

Proprio mentre dei grossi massi iniziavano a staccarsi e a cadere tutt’intorno, aveva visto parecchi demoni correre giù per le scale nascoste, nel tentativo di scappare... e lei si trovava direttamente sul loro cammino. Un’ondata di detriti aveva inghiottito alcuni demoni che non erano stati abbastanza veloci.

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