Amy Blankenship - Pioggia Di Sangue
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Syn capiva perché Angelica proteggeva inconsciamente la propria anima da un mondo in cui la vita e la morte si susseguivano in un batter d’occhio. Era puro istinto, ma quella paura non aveva più senso. Nell’istante in cui era stato evocato in quella grotta buia... le aveva inviato il proprio potere sotto forma di marchio sul suo palmo. In seguito aveva rinforzato quel potere infondendo in lei la propria forza vitale... anche se Angelica ignorava il significato di tale gesto.
Adesso lei aveva poteri che non sapeva neanche di avere e lui non l’aveva aiutata a scoprirli per ragioni puramente egoistiche. Era già fin troppo indipendente, per i suoi gusti. Anche se il tempo non era più suo nemico e la maggior parte delle ferite guariva in fretta, Angelica era ancora in pericolo per colpa dei potenti immortali che avevano dichiarato guerra a quella città.
C’era un’altra cosa che poteva fare per lei per pareggiare le probabilità, ma stava cercando di essere paziente, sapeva che lei non era ancora pronta ad affrontare gli effetti collaterali che sarebbero derivati dal mescolare il loro sangue. Lui aveva già commesso quell’errore. Non era come per i loro figli quando davano il proprio sangue alle loro anime gemelle.
Abbassò lo sguardo sul tetto, sentendo il silenzio che proveniva dalla stanza sottostante. E poi, se l’avesse morsa adesso, Angelica l’avrebbe vista come una prova di ciò che credeva che lui fosse in realtà... un mostro.
Essere gentile la stava mettendo in pericolo e non ci sarebbe voluto ancora molto per essere tentato a diventare il mostro di cui lei aveva bisogno. Dopotutto... aveva già interpretato quel ruolo.
Capitolo 5
Kriss se ne stava avanti all’enorme vetrata dell’attico, con una bottiglia di “Heat” in una mano e un grosso calice nell’altra. Voleva ubriacarsi ma il suo metabolismo fastidiosamente veloce non gli permetteva di sentirsi libero come voleva, se non per pochi istanti ogni volta.
Frustrato, strinse la bottiglia e la ruppe involontariamente mentre ricordava il viso di Vincent dopo innumerevoli anni dall’ultima volta. Certo, Vincent non avrebbe ricordato quell’incontro perché Storm aveva cambiato il corso del tempo... ma lui non avrebbe mai dimenticato quello sguardo di odio che l’uomo gli aveva rivolto.
Rifiutando quell’odio, ripensò ai ricordi della propria infanzia, quando Vincent provava l’esatto opposto per lui.
Non era arrivato in questo mondo da molto tempo quando Dean se n’era andato per fermare un’orda di demoni diretti verso di loro. Lo aveva aspettato da solo, nascosto tra le enormi rocce ai piedi di una scogliera, eseguendo il suo severo ordine di starsene buono e nascosto, perché quel posto era sicuro.
Dean aveva avuto ragione quasi su tutto. Per giorni Kriss non aveva visto né animali, né umani, né demoni. Era la prima volta in vita sua che rimaneva da solo. Il silenzio che lo circondava stava solo alimentando la sensazione di abbandono e paura mentre aspettava. Gli mancava l’amore ricevuto nel suo mondo natio... e il calore e la sicurezza che Dean gli aveva dato in quest’altro mondo.
Una notte aveva sentito il rumore di ciottoli che rotolavano giù lungo il pendio. Si era sporto fuori e aveva guardato verso la sommità della scogliera, che la luce della luna crescente illuminava a malapena... aveva visto le sagome di diversi demoni che strisciavano giù verso di lui.
La sua attenzione era stata catturata dai loro occhi rossi che brillavano mentre lo guardavano, e dai loro corpi quasi umani che si contorcevano in modo orribile mentre scendevano. Osservandoli meglio, aveva notato che la loro carne sembrava bruciata e dilaniata, come se fossero scampati ad un incendio invisibile. Si sentiva il tanfo della carne bruciata mentre si avvicinavano.
Kriss era talmente spaventato che, indietreggiando, era finito contro una grossa roccia ed era caduto dall’altra parte, atterrando su un mucchio di pietre appuntite che sporgevano dal terreno. Realizzando di essere stato trafitto in più punti, si era sforzato per alzarsi senza procurarsi ulteriori ferite.
Nel momento in cui l’odore del suo sangue si era sprigionato nell’aria, aveva iniziato a sentire gli artigli affilati dei demoni che graffiavano le rocce più in fretta in una discesa frenetica, poi aveva udito dei tonfi sordi, segno che alcuni di essi stavano saltando per fare prima.
Il silenzio era svanito, ormai... le loro grida inquietanti riecheggiavano tra le rocce, facendoli sembrare più numerosi di quanti fossero davvero.
Scivolando tra le rocce per scappare, aveva finito per strapparsi i vestiti e ferirsi prima di poter toccare terra e mettersi in piedi.
Girando su se stesso, si era reso conto che era troppo tardi per fuggire o nascondersi... era circondato da demoni molto più grandi di lui, che era soltanto un bambino.
Era rimasto immobile mentre lunghi artigli erano spuntati da dietro e lo avevano afferrato per il viso. Si sentiva graffiare il naso e le guance mentre veniva trascinato via, per poi essere sollevato in aria all’improvviso come se il demone volesse mostrarlo agli altri.
Non aveva mai dovuto combattere nel suo mondo e Dean non gli aveva mai permesso di farlo qui. Per un attimo si era chiesto se farsi divorare non sarebbe stato meglio che rimanere da solo in quel posto spaventoso. Quel pensiero era svanito subito nell’istante in cui il dolore lo aveva destato dallo shock, risvegliando il suo istinto di sopravvivenza.
Con le lacrime che gli offuscavano la vista, Kriss aveva vinto per un soffio la sua prima battaglia contro la morte. Il silenzio era tornato e lui aveva guardato quello che aveva in mano, appena in tempo per vedere la Spada dei Caduti svanire nel proprio palmo insanguinato.
Sentendo qualcosa di pesante nell’altra mano, si era girato lentamente e aveva visto un paio di occhi demoniaci che fissavano il vuoto. La mano era infilata nella bocca di quell’essere e gli stringeva la mascella... chissà dov’era finito il resto del corpo. Si era graffiato accidentalmente le nocche contro quei denti aguzzi mentre estraeva subito la mano e lasciava cadere la testa a terra.
Kriss non aveva provato nulla nel vederla rotolare via e bloccarsi contro una roccia che aveva perforato un occhio. Gli era sembrato di sentire una risata ma poi aveva concluso che doveva averla immaginata perché era circondato soltanto dalla morte.
Incapace di sopportare il tanfo di putrefazione e la vista di quei corpi mutilati, si era voltato e si era incamminato verso le strie di luce che stavano spuntando dalle colline in lontananza.
Kriss non sapeva per quanto tempo avesse camminato né quanti giorni fossero passati, prima di sentire uno strano rumore ritmico davanti a lui. Era rimasto lì barcollando e cercando di non piangere, in attesa di vedere se avrebbe dovuto combattere di nuovo. Sangue demoniaco... poteva sentirne l’odore.
Poco dopo, aveva visto un uomo che cavalcava un animale e si dirigeva verso di lui. Alcune parti del suo corpo erano coperte da una specie di metallo intrecciato e Kriss aveva notato la lunga spada che aveva dietro la schiena... con l’elsa a portata di mano. Non vedendolo sanguinare, si rese conto di essere lui stesso ad avere addosso l’odore del sangue demoniaco... fin dall’inizio.
Quello era stato il suo primo incontro con Vincent. Si erano guardati a vicenda mentre lui gli si avvicinava e Kriss si era allontanato quando lo aveva visto scendere dal dorso del grosso animale. Il suo sguardo spaventato si era posato su quella spada dall’aria pericolosa.
“Non fidarti di nessun altro tranne me.” il ricordo della voce di Dean gli riecheggiava nella testa come un avvertimento, facendolo voltare per fuggire.
«Aspetta... non andartene.» aveva gridato Vincent.
Il tono della sua voce gli aveva ricordato Dean, mandandolo in confusione su ciò che avrebbe dovuto fare. Era stanco di cercare di capire tutto. Si era voltato per assicurarsi che l’uomo non avesse estratto la spada mentre lui era distratto.
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