Altri spezzoni di biografia possiamo ricavarli dagli scritti di altri storici come Cassio Dione, Appiano, Asconio e i padri della chiesa Eusebio e Girolamo. Da quest’ultimo apprendiamo che Sallustio era originario di Amiternum nella terra dei Sabini (oggi San Vittorino vicino l`Aquila) una regione montagnosa dove il clamore e il fasto di Roma giungevano molto smorzati. Le sue opere sono piene di moraleggianti ideali ma è per lo meno dubbio che egli ci si sia attenuto. Egli stesso ammette – anche se con una certa reticenza – di non esser rimasto sempre integro nel fosco ambiente della politica romana. Apprendiamo dallo “Pseudo-Cicerone” che egli dovette vendere la casa del padre, quando questo era ancora in vita, per pagare i debiti.
Sallustio si unì presto al partito dei populares al fianco di Giulio Cesare e così si trovò spesso in conflitto con Cicerone che rappresentava la frazione degli optimates . Negli anni tra il 62 e il 52 a. C. la politica a Roma fu caratterizzata dalla faida tra Cicerone e il tribuno Clodio. Sallustio, come rappresentante dei populares , favoriva Clodio contro Cicerone. L’inimicizia tra Publio Clodio Pulcro (della famiglia dei Pulchri , i Belli) e Cicerone cominciò nel 62 quando Clodio, travestito da donna, s’intrufolò nella casa di Cesare, dove le matrone romane, sotto la guida della madre di Cesare, celebravano i misteriosi riti della Bona Dea . A questi riti erano ammesse solo donne e così erano un po’ il contrappunto al culto di Ercole all’Ara Massima, dove erano ammessi solo uomini. Lo zelo “femministico” in questi riti arrivava al punto che si coprivano con veli perfino le immagini di animali maschi. Clodio aveva forse una relazione con la moglie di Cesare oppure voleva semplicemente permettersi uno scherzo ma fu scoperto da una serva e lo scandalo fu grande anche perché a quel tempo Cesare ricopriva la più alta carica religiosa, quella del pontifex maximus . Ci fu un processo, dove Cicerone testimoniò contro Clodio ma questo fece circondare la corte dalle sue bande armate e la sentenza dovette essere rimandata di due giorni. I giudici vennero corrotti con l’aiuto finanziario di Crasso e Clodio fu assolto. Lo scandalizzato Cicerone riporta:
Come suprema ricompensa per la loro corruttela vennero procurate (mio Dio che costumi!) per le notti di alcuni giurati certe matrone e alcuni nobili giovinetti. ….Ciononostante si trovarono venticinque giurati che preferirono rischiare la morte piuttosto che lasciar andare tutto in malora. Furono solo trentacinque quelli che si lasciarono guidare più dalla fame che dal loro onore.
Cesare voleva che tutta la faccenda fosse dimenticata e decise di non deporre; però ripudiò sua moglie. Da questa occasione deriva il detto: “La moglie di Cesare deve essere al di sopra di ogni sospetto”. Cesare pensò ovviamente che, dal momento che la sua fama era già pesantemente intaccata, non fosse il caso di aggiungervi altro materiale negativo a causa della moglie.
Nel 59 a. C. Clodio rinunciò al suo stato di patrizio e si fece adottare da un plebeo perché solo così poteva essere eletto a tribuno della plebe e acquistare una maggiore influenza sul popolo minuto. Clodio si rivelò un intrigante e un manipolatore di primo grado che, sostenuto dal favore popolare, voleva realizzare a tutti i costi i suoi fini politici, anche con la violenza. Gli riuscì di far esiliare Cicerone sotto il pretesto che, all’epoca dell’affare Catilina, Cicerone aveva fatto condannare a morte i congiurati senza un regolare processo. Le bande armate di Clodio misero a fuoco la casa di Cicerone che si era allontanato da Roma senza attendere una deliberazione finale e Clodio fece installare sul terreno una statua della Libertas , in modo da impedire a Cicerone, nel caso fosse tornato, di costruirsi di nuovo la casa su quel terreno “consacrato”. Nel 57 uno dei tribuni propose il ritorno di Cicerone ma Clodio fece di tutto per impedirlo. Con le sue bande di gladiatori ostacolava le riunioni del senato; alla fine di gennaio fece una carneficina nel foro e in quest’occasione il fratello di Cicerone, Quinto, si salvò per miracolo nascondendosi sotto i corpi degli uccisi. Cicerone descrive a fosche tinte:
il Tevere era pieno di cadaveri, le cloache rigurgitavano e il foro fu lavato con le spugne dal sangue.
Cicerone poteva contare sul sostegno dei tribuni Publio Sestio e Tito Annio Milone che però si servivano degli stessi metodi di Clodio e organizzavano bande armate per tenerlo a bada. Ma alla fine Cicerone fece ritorno a Roma e il 4 settembre fu accolto da una massa giubilante.
Nell’anno 55 Sallustio divenne questore, una carica amministrativa con la quale i giovani romani iniziavano la carriera politica. Il 18 gennaio del 52 un omicidio sconvolse la società romana: questo delitto segnò il culmine delle lotte tra i due intriganti Clodio Pulcro e Tito Annio Milone. Sulla via Appia s’incontrarono, forse per caso, i due con le loro bande e nella colluttazione che seguì Clodio venne ucciso. In aprile cominciò il processo contro Milone. Conosciamo i dettagli dall’orazione di Cicerone (“Pro Milone”) e dai commenti di Asconio. Quest’ultimo ci dà un’idea delle rivalità tra Sallustio e Cicerone:
I tribuni Quinto Pompeo Rufo, Gaio Sallustio Crispo e Tito Munazio Planco furono i primi a organizzare assemblee popolari che erano estremamente ostili a Milone e cercavano di istigare animosità contro Cicerone .
Dal canto suo Cicerone ci fa sapere:
Alcuni….sostengono che è vero che l’omicidio sia stato perpetrato dallo stesso Milone però sotto istigazione di qualcuno più potente di lui. Mi sembra che queste persone abiette e spregevoli cerchino di farmi passare per un bandito e un assassino.
Per coloro che non sapessero di chi si parlava, Asconio chiarisce:
Cicerone si riferiva ai tribuni Quinto Pompeo Rufo e Gaio Sallustio.
Milone venne condannato e andò in esilio. Quello che accadde dopo lo apprendiamo da Cassio Dione: Sallustio fu cacciato dal senato nel 50, apparentemente per condotta immorale. Si sapeva della sua avventura con Fausta, la figlia di Silla, e di come i due furono sorpresi dal marito di lei, proprio Milone. Solo dopo una buona porzione di legnate e dopo aver pagato un’“ammenda” Sallustio riuscì a scappare. A rincarare la dose si fece avanti il grammatico Leneo, un liberto di Pompeo, che forse per vendicarsi dell’atteggiamento ostile di Sallustio verso Pompeo, apostrofò lo storico come “canaglia, mangione e individuo abietto”. Ma il fatto che Sallustio appartenesse al partito di Cesare giocò sicuramente un ruolo in questa vicenda e inoltre gli optimates volevano vendicarsi della sconfitta subita nel caso Milone. Quando Cesare ritornò al potere nominò Sallustio di nuovo questore e così lo fece rientrare nel senato. All’inizio della guerra civile tra Cesare e Pompeo troviamo Sallustio al fianco di Cesare come comandante di una legione che operava in Illiria ma che fu battuta dai pompeiani.
Neanche la successiva “operazione militare” di Sallustio ebbe molto successo. Le truppe di Cesare erano stazionate in Campania nel 47 e si preparavano alla prossima campagna in Africa. Stavolta Cesare non fu in grado di mantenere le promesse che aveva fatto alle truppe, che si ammutinarono. Cesare inviò Sallustio in Campania per cercar di calmare le acque ma, come riferisce Cassio Dione,
… .ci mancò poco che i soldati lo uccidessero. Quando gli riuscì di sottrarsi alla loro ira e s’incamminò verso Roma per riferire a Cesare molti dei soldati ribelli lo inseguirono e non risparmiarono nessuno sulla loro strada uccidendo anche due senatori.
Arrivati a Roma, i ribelli vollero parlare con Cesare e si lamentarono degli innumerevoli strapazzi e pericoli ai quali si erano esposti per lui e pretesero non solo che versasse loro la promessa ricompensa ma anche che li congedasse. Cassio Dione:
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