Margaret Weis - Ambra e ferro

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La vita sul mondo di Krynn è in rapida evoluzione e persino gli dei ne rimangono sconcertati. Che dire allora dei mortali? Di fronte a forze apparentemente invincibili, una piccola ma determinata banda di avventurieri pone in atto un disperato tentativo di arrestare un’invasione. Mina, enigmatica come sempre, riesce a fuggire dalla sua prigione sottomarina e parte per una ricerca che metterà a dura prova la sua forza di volontà, mentre il male sembra diffondersi inesorabilmente...

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«Poiché la vacca che mi ha dato alla luce era una degli elfi, posso dire quello che mi pare su di loro», ribatté Caele.

«Bel modo di parlare di tua madre.»

«Ha fatto la sua parte. Mi ha messo al mondo e si è divertita a farlo. Per lo meno io ho avuto una madre. Io non sono spuntato in una grotta buia come qualche sorta di fungo...»

«Adesso stai esagerando!» ululò Basalt.

«Non abbastanza!» sibilò Caele con furia, mentre le lunghe dita gli prudevano.

Il nano gettò a terra lo straccio. Il mezzelfo si scordò degli incantesimi da studiare. I due si guardarono con occhio furioso. L’aria scoppiettava per la magia.

Nuitari, osservando dall’ombra, sorrise. Gli piaceva che i suoi maghi fossero combattivi. Così tenevano affilate le armi.

Basalt era mezzo matto. Caele era totalmente matto. Nuitari lo sapeva molto prima di portarli in questa Torre sotto il Mare di Sangue. Non gli importava, fintanto che erano bravi nel loro lavoro, e tutti e due erano bravissimi, poiché avevano avuto anni per perfezionare le loro doti.

Per via della loro lunga vita, il mezzelfo e il nano erano tra i pochi incantatori rimanenti su Krynn che fossero stati al servizio del Dio della Luna Nera prima che sua madre rubasse il mondo. Entrambi avevano una memoria eccellente e avevano conservato la conoscenza dell’arte magica durante gli anni intercorsi.

Questi due erano stati fra i primi a guardare in cielo e a vedere la luna nera, ed erano stati fra i primi a cadere in ginocchio e a offrire i loro servigi al dio. Nuitari li aveva trasportati in questa Torre a una sola condizione: che non si uccidessero a vicenda. Sia il nano sia il mezzelfo erano maghi eccezionalmente potenti. Una battaglia fra loro non si sarebbe soltanto conclusa con la perdita di due servitori preziosi per Nuitari, ma probabilmente avrebbe anche causato gravi danni a questa Torre da poco ricostruita.

Caele (mezzo kagonesti, mezzo ergothiano) era incline a sfuriate violente. Aveva già commesso degli omicidi e non avrebbe avuto scrupoli a rifarlo. Avendo rinunciato sia al lato umano sia a quello elfico, aveva abbandonato la civiltà, vagando nelle regioni disabitate come una bestia selvatica finché il ritorno della magia gli rese la vita di nuovo degna di essere vissuta. Quanto a Basalt, il suo uso della magia nera gli aveva fatto guadagnare numerosi nemici, i quali, quando gli dèi della magia erano scomparsi, avevano esultato nello scoprire che il loro nemico era improvvisamente privo di poteri. Basalt era stato costretto a nascondersi in profondità sottoterra, dove aveva vissuto per anni nella disperazione, piangendo la perdita della propria arte. Nuitari aveva restituito la vita al nano.

Nuitari attese pazientemente di vedere l’esito del confronto. Questi scoppi d’ira tra i due erano frequenti. L’antipatia e la diffidenza reciproche impallidivano però in confronto alla paura che i due nutrivano per lui, e finora dai loro alterchi non era mai venuto fuori nulla. Questo confronto era più teso del solito, poiché entrambi erano nervosi e irritati dopo l’incontro con Chemosh. Volavano scintille e incantesimi, ma Nuitari diede un forte colpo di tosse.

La testa di Basalt si girò di scatto. Gli occhi di Caele tremolarono per la paura. La tensione magica uscì sibilando dalla sala come l’aria da una vescica di maiale gonfiata.

Basalt si infilò le mani nelle maniche della veste per non essere tentato di usarle. Caele deglutì diverse volte, facendo lavorare le mascelle come se dovesse letteralmente masticare la collera prima di mandarla giù.

«Volete sapere perché mi sono preso la briga di creare questa illusione di Mina?» domandò Nuitari, entrando nella sala.

«Soltanto se volete dircelo, padrone», disse umilmente Basalt.

«Io sono affascinato da questa Mina», disse Nuitari. «Trovo difficile credere che la morte di una semplice mortale possa avere un effetto tanto devastante su un dio, eppure Chemosh era quasi distrutto dal dolore! Che genere di potere esercita su di lui questa Mina? Mi interrogo poi sul rapporto di Mina con Takhisis. Vi sono dicerie secondo cui la Regina delle Tenebre fosse gelosa di questa ragazza. Mia madre! Gelosa di una mortale! Impossibile. È per questo che vi ho ordinato di proseguire l’incantesimo di illusione: per impedire a Chemosh di venire in soccorso di Mina, in modo che noi potessimo studiarla.»

«Avete appreso qualcosa al suo riguardo, padrone?» domandò Caele. «Ritengo che dobbiate avere trovato particolarmente illuminanti le mie relazioni...»

«Le ho lette», ammise Nuitari. Aveva in effetti trovato estremamente illuminanti le relazioni sul comportamento di Mina in cattività, specialmente sotto un certo aspetto, ma a loro due non l’avrebbe rivelato. «Adesso che ho soddisfatto la vostra curiosità, ritornate pure ai vostri doveri.»

Caele raccolse uno straccio e prese a lucidare la bacinella. Basali sciacquò lo straccio nell’acqua che adesso aveva una sfumatura rosea, e si rimise carponi.

Quando i passi di Nuitari non si sentirono più riecheggiare nei corridoi fra le sale della magia, Caele gettò lo straccio nel secchio dell’acqua.

«Finisci tu. Io ho i miei incantesimi da studiare. Se il Signore della Morte è in arrivo per abbattere la nostra Torre, ne avrò bisogno.»

«Vai pure, allora», disse cupo Basalt. «Non mi sei comunque di alcuna utilità. Però lavati i piedi prima di uscire da questa sala. Non voglio vedere impronte di sangue nei miei corridoi puliti!»

Caele, che non portava mai scarpe, infilò i piedi nudi nel secchio dell’acqua. Basalt scrutò il sangue rappreso spruzzato sulla veste già sudicia del mezzelfo ma non disse nulla, sapendo che sarebbe stato inutile. Basalt considerava già una fortuna che Caele si degnasse di indossare una veste. Il mezzelfo aveva trascorso anni a correre per le foreste nudo come un lupo e altrettanto selvaggio.

Caele fece per uscire dalla porta, poi si fermò e si voltò. «Volevo domandarti: quando sei rimasto solo con Mina, ti ha forse parlato di diventare discepolo di Chemosh?»

«Sì», disse Basalt. «Io le ho fatto marameo, naturalmente. E tu?»

«Io le ho riso in faccia», disse Caele.

I due si scrutarono a vicenda sospettosamente.

«Adesso prendo congedo», dichiarò Caele.

«Che liberazione», disse Basali, ma soltanto alla propria barba.

Scrollando il capo, si rimise a strofinare e a mormorare.

«Quel Caele è un maiale. Non mi interessa chi mi ascolta. Quel suo lungo naso è sempre per aria. Crede di essere le palle di Reorx, lui. Ed è anche un bastardo di pigrone. E un bugiardo. Fa fare a me tutto il lavoro e si prende lui la gloria.»

Il nano strofinò vigorosamente. «Non posso lasciare che il sangue inzuppi l’intonaco. Lascia una macchia permanente. Il padrone mi taglierebbe la barba. Mi domando», soggiunse Basalt, sedendosi sulle anche e cercando con lo sguardo il mezzelfo, «se Caele abbia davvero riso in faccia a Mina, o se abbia accettato la sua offerta di diventare uno degli eletti di Chemosh. Forse dovrei farne menzione al padrone...».

Caele si chiuse nella sua stanza ed estrasse un libro di incantesimi. Non lo aprì, però, ma rimase seduto a fissarlo.

«Mi domando se Basalt ci sia cascato con le menzogne di Mina. Non mi stupirebbe affatto. I nani sono così creduloni. Devo ricordarmi di informare Nuitari che Basalt potrebbe essere un traditore...»

3

La Torre rimaneva in piedi, indisturbata. Chemosh non venne ad abbatterla, pietra magica su pietra magica, per soccorrere la sua amata.

«Diamogli tempo», disse Nuitari.

Il dio si era appostato fuori della stanza in cui teneva imprigionata Mina, ad aspettare il Signore della Morte.

Passò altro tempo. Mina rimaneva in isolamento nella sua cella, tagliata fuori dal contatto con gli dèi e gli uomini, e ancora il suo innamorato non veniva a liberarla.

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