Grenouille era seduto sulla catasta con le gambe allungate, la schiena appoggiata contro la parete del capannone, aveva chiuso gli occhi e non si muoveva. Non vedeva nulla, non sentiva e non provava nulla. Si limitava soltanto ad annusare il profumo del legno che saliva attorno a lui e stagnava sotto il tetto come sotto una cappa. Bevve questo profumo, vi annegò dentro, se ne impregnò fino all’ultimo e al più interno dei pori, divenne legno lui stesso, giacque sulla catasta come un pupazzo di legno, come un Pinocchio, come morto, finché dopo lungo tempo, forse non prima di una mezz’ora, pronunciò a fatica la parola «legno». Come se si fosse riempito di legno fin sopra le orecchie, come se il legno gli arrivasse già fino al collo, come se avesse il ventre, la gola, il naso traboccanti di legno, così vomitò fuori la parola. E questa lo riportò in sé, lo salvò, poco prima che la presenza schiacciante del legno, con il suo profumo, potesse soffocarlo. Si alzò a fatica, scivolò giù dalla catasta, e si allontanò vacillando come su gambe di legno. Per giorni e giorni fu preso totalmente dall’intensa esperienza olfattiva, e quando il ricordo saliva in lui con troppa prepotenza, borbottava fra sé e sé «legno, legno», a mo’ di scongiuro.
Così imparò a parlare. Con le parole che non indicavano un oggetto dotato di odore, quindi con concetti astratti, soprattutto di natura etica e morale, aveva le difficoltà maggiori. Non riusciva a ritenerle, le scambiava tra loro, persino da adulto le usò malvolentieri e spesso in modo sbagliato: diritto, coscienza, Dio, gioia, responsabilità, umiltà, gratitudine ecc, tutto ciò che queste parole dovevano esprimere per lui era e restò oscuro.
D’altro canto la lingua corrente ben presto non sarebbe più bastata a definire tutto ciò che aveva immagazzinato sotto forma di concetti olfattori. Presto riconobbe all’odore non soltanto il legno, bensì diverse specie di legno, legno d’acero, legno di quercia, legno di pino, legno d’olmo, legno di pero, legno vecchio, giovane, putrido, marcio, muscoso, persino singoli ceppi di legno, frammenti e schegge di legno: e all’odore ne percepiva le diversità con una chiarezza che altri non sarebbero mai riusciti ad avere con gli occhi. Similmente avveniva con altre cose. Che quella bevanda bianca che Madame Gaillard somministrava ogni mattina ai suoi pupilli venisse comunque chiamata latte, quando per la sensibilità di Grenouille ogni mattina aveva un odore e un sapore del tutto diversi, a seconda che fosse più o meno calda, a seconda della mucca da cui proveniva, di quello che la mucca aveva mangiato, della crema che vi era stata lasciata e così via… che il fumo, una struttura olfattiva in cui si riflettevano centinaia di singoli aromi, che di minuto in minuto, anzi di secondo in secondo si trasformava in un miscuglio nuovo, come il fumo del fuoco, possedesse appunto soltanto quell’unico nome «fumo»… che la terra, il paese, l’aria, che a ogni passo e a ogni respiro erano colmi di un odore diverso e quindi animati da un’identità diversa, potessero essere definiti soltanto da quelle tre grossolane parole… tutte queste disparità grottesche tra la ricchezza del mondo percepito con l’olfatto e la povertà del linguaggio facevano sì che il ragazzo Grenouille dubitasse del senso del linguaggio in genere, e si rassegnasse a farne uso soltanto quando i rapporti con altri esseri umani lo rendevano indispensabile.
A sei anni aveva già una percezione totale del suo ambiente dal punto di vista olfattivo. In casa di Madame Gaillard non c’era oggetto, a nord di Rue de Charonne non c’era luogo, né persona, né pietra, albero, cespuglio o steccato, né pezzo di terra così piccolo che non conoscesse e riconoscesse all’olfatto e che non custodisse per sempre nella memoria con la sua particolare unicità. Aveva collezionato diecimila, centomila odori peculiari e specifici, e li teneva a sua disposizione, con tale chiarezza, quando lo desiderava, che non soltanto li ricordava quando li percepiva di nuovo, ma li sentiva concretamente ogni volta che li ricordava; anzi, più ancora, sapeva persino combinarli tra loro soltanto con la fantasia, e in tal modo creava dentro di sé odori che nel mondo reale non esistevano. Era come se possedesse un gigantesco vocabolario di odori appresi automaticamente che lo metteva in grado di formare, quasi a suo piacere, una quantità di proposizioni olfattive nuove; e questo a un’età in cui altri bambini, con le parole inculcate in loro a fatica, balbettavano le prime frasi convenzionali, del tutto inadeguate a descrivere il mondo. Tutt’al più il suo talento si poteva paragonare a quello di un bambino-prodigio in fatto di musica, che avesse carpito alle melodie e alle armonie l’alfabeto dei singoli toni e ora componesse da sé melodie e armonie del tutto nuove… naturalmente con la differenza che l’alfabeto degli odori era di gran lunga più vasto e più differenziato di quello dei toni, e inoltre con la differenza che l’attività creativa del bambino-prodigio Grenouille si svolgeva soltanto dentro di lui e non poteva essere percepita da altri che da lui stesso.
Nei confronti del mondo esterno divenne sempre più chiuso. Di preferenza andava a passeggiare da solo verso nord, in Faubourg Saint-Antoine, attraverso orti, vigneti, prati. Talvolta la sera non tornava a casa, restava assente per giorni. Sopportava il castigo previsto, col bastone, senza manifestare dolore. Il divieto di uscire, la privazione di cibo, il lavoro assegnato per punizione non modificavano affatto il suo comportamento. Una sporadica frequenza di un anno e mezzo alla scuola parrocchiale di Notre-Dame de Bon Secours non provocò alcun visibile effetto. Imparò a sillabare un poco e a scrivere il proprio nome, nient’altro. Il suo insegnante lo giudicò deficiente.
Madame Gaillard invece si accorse che il ragazzo possedeva determinate capacità e caratteristiche che erano molto insolite, per non dire soprannaturali: ad esempio la paura infantile del buio e della notte sembrava essergli totalmente estranea. Si poteva sempre mandarlo a fare una commissione in cantina, dove gli altri bambini si azzardavano a scendere a malapena con una lampada, oppure fuori fino al capannone a prender legna quand’era buio pesto. E mai Grenouille aveva con sé un lume e tuttavia si orientava, e portava subito ciò che gli era richiesto, senza prendere la cosa sbagliata, senza inciampare o rovesciare qualcosa. Ma ancor più straordinario era il fatto che lui, come Madame Gaillard pensava di aver appurato, riusciva a vedere attraverso la materia, la carta, il legno, persino attraverso le pareti di muro pieno e le porte chiuse. Sapeva quanti e quali allievi si trovassero nel dormitorio senza esservi entrato. E sapeva che nel cavolfiore c’era un bruco prima ancora che l’aprissero. E una volta, dopo che lei aveva nascosto i soldi così bene da non riuscire più a ritrovarli (perché cambiava i suoi nascondigli), senza cercare neppure un secondo lui le indicò un posto dietro la trave del camino ed ecco, erano proprio là! Sapeva persino leggere nel futuro, ad esempio quando annunciava la visita di una persona molto prima del suo arrivo, oppure sapeva pronosticare immancabilmente l’avvicinarsi di un temporale prima ancora che in cielo si vedesse la più piccola nuvola. Il fatto che lui ovviamente non vedesse tutte queste cose, non le vedesse con gli occhi, ma le fiutasse con il suo naso sempre più raffinato e preciso nel cogliere gli odori — il bruco nel cavolo, i soldi dietro la trave, le persone attraverso le pareti e a una distanza di parecchi tratti di strada — Madame Gaillard non l’avrebbe immaginato neppure in sogno, anche se quel colpo con l’attizzatoio avesse lasciato intatto il suo nervo olfattorio. Era convinta che il ragazzo — deficiente o no — fosse dotato della seconda vista. E poiché sapeva che i veggenti portano sventura e morte, Grenouille divenne per lei una presenza inquietante. Ancor più inquietante, addirittura intollerabile, le era il pensiero di vivere sotto lo stesso tetto con qualcuno che aveva il dono di vedere il denaro nascosto con cura attraverso pareti e travi. Dopo aver scoperto questa capacità spaventosa di Grenouille cercò di liberarsi di lui, e fu una fortuna che all’incirca nello stesso periodo — Grenouille aveva otto anni — il convento di Saint-Merri sospendesse i suoi pagamenti annuali senza dichiararne i motivi. Madame non chiese nulla. Aspettò per decoro ancora una settimana, e poiché il denaro dovuto continuava a non arrivare, prese per mano il ragazzo e si recò con lui in città.
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