Robert Jordan - Il signore del caos
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Lì a Salidar Elayne vedeva tanti sotterfugi. Non solo Birgitte e Moghedien. Uno dei Giuramenti impediva alle Aes Sedai di mentire, ma su ciò che non veniva detto non erano necessarie bugie. Moiraine sapeva come intessere un mantello di invisibilità, forse usando lo stesso trucco che lei aveva imparato da Moghedien; una volta Nynaeve glielo aveva visto fare, prima che imparasse cosa fosse il Potere. Nessun’altra a Salidar lo sapeva creare. O, se non altro, non lo ammettevano. Birgitte aveva confermato quanto Elayne sospettava. Molte Aes Sedai, forse tutte, tenevano nascosto almeno parte di quanto imparavano, e parecchie avevano dei trucchi segreti. Alcuni venivano insegnati alle novizie e alle Ammesse, se venivano imparati da un numero elevato di Aes Sedai, o altrimenti morivano con le Aes Sedai stesse. Due o tre volte le era parso di aver visto una luce negli occhi di alcune di loro quando davano qualche dimostrazione. Carenna era sobbalzata in maniera sospetta a proposito del trucco dell’origliare, ma non era certo un’accusa che un’Ammessa potesse muovere contro una Sorella.
La consapevolezza dei segreti altrui non rendeva i suoi sotterfugi migliori, ma forse era un piccolo aiuto. Quello, e rammentare la necessità che avevano. Se solo avessero smesso di farle i complimenti per qualcosa che non aveva fatto...
Elayne era certa di sapere dove trovare Min. Il fiume Eldar era a meno di un chilometro e mezzo e un piccolo ruscello scorreva ai margini del villaggio, quindi attraversava la foresta e raggiungeva il fiume. La maggior parte degli alberi cresciuti nel villaggio erano stati abbattuti dopo l’arrivo delle Aes Sedai, ma ne era rimasto un gruppetto vicino al ruscello dietro alcune delle case, su un appezzamento di terra troppo piccolo per essere utilizzato. Min sosteneva di amare maggiormente le città, eppure andava spesso a sedersi fra gli alberi. Era un modo di sfuggire alla compagnia delle Aes Sedai e dei Custodi per un breve periodo, cosa quasi essenziale per la ragazza.
Proprio come si aspettava, dopo aver svoltato l’angolo di una casa di pietra sulla stretta striscia di terra vicino a un canaletto, Elayne vide Min seduta con la schiena contro un albero che osservava il ruscello o quel che ne rimaneva scorrere fra le rocce. Il rivolo scendeva in un letto di fango largo il doppio del flusso d’acqua rimasto. Sugli alberi c’erano poche foglie; anche la maggior parte della foresta cominciava a spogliarsi, incluse le querce.
Un ramo secco si spezzò sotto i passi di Elayne e Min balzò in piedi. Come sempre aveva addosso una giubba grigia e delle brache di fattura maschile, ma sul bavero e sul lato delle gambe erano ricamati dei fiorellini azzurri. Stranamente, anche se aveva raccontato che le tre zie che l’avevano cresciuta erano sarte, Min non pareva in grado di riconoscere la cruna di un ago dalla punta. Fissò Elayne, quindi fece una smorfia e si passò le mani fra i capelli. «Lo sai» fu tutto ciò che disse.
«Credo che dovremmo parlare.»
Min si passò di nuovo le mani fra i capelli. «Siuan me lo ha riferito solo stamattina. Da allora ho cercato di raccogliere il coraggio per dirtelo. Vuole che lo spii, Elayne. E per l’ambasciata mi ha anche dato dei nomi di gente a Caemlyn: vuole ricevere messaggi da loro.»
«Tu non lo farai, naturalmente» rispose Elayne con un tono di voce leggermente interrogativo, e Min le rivolse un’occhiata colma di gratitudine. «Perché avevi paura di venire da me? Siamo amiche, Min. E abbiamo promesso di non lasciare mai che un uomo si interponga fra noi. Anche se entrambe lo amiamo.»
La risata di Min era vagamente rauca; Elayne supponeva che molti uomini la trovassero attraente. Era carina, con un visetto malizioso, e solo di qualche anno più grande di lei. Era qualcosa che giocava a suo favore o contro? «Oh, Elayne, lo abbiamo detto quando era ben lontano da tutte e due. Perderti sarebbe come perdere una sorella, ma cosa succede se una di noi cambia idea?»
Meglio non chiedere di quale delle due si trattasse. Elayne cercò di non pensare che se avesse legato e imbavagliato Min con dei flussi invertiti di Potere, avrebbe potuto nasconderla in una cantina fino a quando l’ambasciata fosse partita. «Non lo faremo» fu la semplice risposta. Non poteva nuocere a Min. Voleva Rand per sé, ma non poteva fare del male a Min. Forse avrebbe potuto chiederle di non andare fino a quando non avessero potuto partire insieme, invece disse: «Gareth ti ha rilasciata dal giuramento?»
Stavolta la risata di Min fu un’esplosione. «Al contrario. Ha detto che prima o poi mi farà lavorare. È Siuan quella che vuole veramente, solo la Luce sa perché.» Una leggera tensione sul viso della ragazza fece pensare a Elayne che vi fosse coinvolta una visione, ma non le rivolse alcuna domanda. Min non ne parlava mai, a meno che la premonizione non riguardasse direttamente l’interlocutore.
Min aveva un talento noto solo a poche, lì a Salidar. Elayne, Nynaeve, Siuan e Leane, solo loro. Birgitte non lo sapeva, ma a sua volta la ragazza non era al corrente di Birgitte. O di Moghedien. Così tanti segreti. Min era un segreto in sé. A volte vedeva immagini o aure attorno alle persone, capendone solo in poche occasioni il significato, e quando accadeva aveva sempre ragione. Per esempio, se diceva che un uomo e una donna si sarebbero sposati, prima o poi lo avrebbero fatto, anche se si conoscevano appena. Leane lo chiamava ‘leggere il Disegno’, ma non aveva nulla a che fare con il Potere. La maggior parte delle persone normali erano circondate da quelle immagini solo sporadicamente, ma le Aes Sedai e le Custodi le avevano sempre intorno. La scelta di Min di ritrovarsi in quel luogo era anche per sfuggire a quell’inondazione di visioni.
«Consegneresti una lettera a Rand per mio conto?»
«Certo.» L’assenso dell’altra donna fu veloce, il volto così aperto che Elayne arrossì, proseguendo rapidamente. Non era certa che lei avrebbe acconsentito se le posizioni fossero state invertite. «Non devi rivelargli le tue visioni, Min. Quelle che riguardano noi.» Una cosa che la ragazza aveva visto sul conto di Rand era che tre donne si sarebbero innamorate disperatamente di lui, legandosi all’uomo per sempre, e che una di quelle era lei in persona. La seconda si era rivelata essere Elayne. «Se viene a conoscenza delle visioni potrebbe decidere che i nostri sentimenti non sono spontanei, ma determinati dal Disegno, o dal fatto che lui è ta’veren. Potrebbe decidere di mostrarsi nobile e salvarci non concedendosi a nessuna delle due.»
«Forse» rispose dubbiosa Min. «Gli uomini sono strani. È più probabile che se dovesse accorgersi che scartiamo entrambe quando schiocca le dita finisca per approfittarne. Non riuscirà a trattenersi. Ho visto uomini farlo. Credo che abbia a che vedere con i peli del viso.» Min aveva un’espressione talmente persa che Elayne non riusciva a capire se stesse scherzando o meno. Sembrava che la ragazza ne sapesse parecchio sugli uomini; aveva lavorato in molte stalle — le piacevano i cavalli — ma una volta aveva accennato a un lavoro da cameriera in una taverna. «In ogni caso non ne parlerò. Ce lo divideremo come fosse una torta. Forse lasceremo qualche briciola alla terza, quando si farà avanti.»
«Cosa faremo, Min?» Elayne non avrebbe voluto porre quella domanda, certo non gemendo. Una parte di lei voleva negare che sarebbe scattata al volere di Rand, l’altra parte invece desiderava che lui comandasse. Parte di lei voleva dire che non avrebbe condiviso Rand con nessuna e per nessun motivo, nemmeno con un’amica, e che le visioni di Min potevano sprofondare nel Pozzo del Destino; l’altra invece avrebbe voluto tirare le orecchie di Rand per aver scatenato tutto questo putiferio. Era tutto talmente infantile che aveva voglia di nascondere il viso, ma non riusciva a districare i propri sentimenti. Dopo aver moderato il tono di voce rispose alla propria domanda prima che Min potesse aprire bocca. «Quello che faremo è sederci e parlare un po’.» Diede seguito alle parole trovando un punto dove il letto di foglie secche era particolarmente spesso. Un albero si dimostrò lo schienale perfetto. «Ma non di Rand. Mi mancherai, Min. È bello avere un’amica di cui potersi fidare.»
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