Raccolsi la seconda boccia, apparsa misteriosamente, per esaminarla: mi sembrò una copia esattamente identica dell’altra. Quando frugai nella reticella della buca, scoprii che era vuota: la prima boccia era scomparsa, come se non fosse mai esistita.
— Be’, questo biliardo è più ingannevole di quanto immaginassi… Che cosa credi che sia accaduto? Credi che questo sia quello che succede quando la corsa della boccia viene disturbata e si verifica quella sorta di schiocco che ti ho indicato prima?
Sul momento, Nebogipfel non rispose: soltanto in seguito dedicò una parte del suo tempo a me e agli enigmi di quel biliardo strano.
Nella speranza di trovare un congegno nascosto, esaminai il biliardo, ma invano: non vi era nessun meccanismo segreto in grado d’inghiottire o di vomitare le bocce. Ma se anche si fosse trattato di un trucco tanto rozzo, non sarebbe bastato a spiegare l’apparente identità fra le due bocce.
Sul momento non capii, però rimasi colpito dalla strana luminosità verdastra dei bordi delle buche, che mi rammentò moltissimo la plattnerite.
Successivamente, Nebogipfel mi riferì ciò che aveva appreso sul conto dei nostri salvatori.
L’amico silenzioso che si trovava in soggiorno apparteneva ai Costruttori: una specie molto diffusa, che non abitava soltanto la Terra, bensì anche i pianeti rimodellati e persino le stelle.
— Devi sbarazzarti dei tuoi preconcetti, in modo da considerare questi esseri con mentalità aperta — esortò Nebogipfel. — Non sono simili agli umani.
— Questo posso accettarlo.
— No, non credo. Tanto per cominciare, non devi pensare che i Costruttori siano individui, come te o come me. Non sono esseri umani rivestiti di metallo! Sono qualitativamente differenti.
— Perché? A causa del fatto che sono composti di unità intercambiabili?
— In parte. Due Costruttori potrebbero fondersi come due gocce di liquido, così da formare un solo essere, e poi dividersi nuovamente, con la medesima facilità. Sarebbe impossibile, nonché futile, cercare di risalire alle origini dell’uno o dell’altro componente.
Tale spiegazione mi fece comprendere la ragione per cui sembrava che i Costruttori che avevo visto all’esterno della torre non si muovessero mai. Non avevano nessun bisogno di trascinare in giro i loro corpi grandi, goffi e pesanti, se non per un motivo eccezionale, come quando avevano riparato Nebogipfel e me: bastava che si dividessero nelle loro unità fondamentali, le quali erano in grado di strisciare sul ghiaccio come tanti vermi.
— Ma ciò che più conta è la coscienza dei Costruttori, i quali vivono in un mondo che possiamo immaginare a stento: si potrebbe dire che abitano un Mare d’Informazioni.
Mediante i fonografi e altre macchine, tutti i Costruttori Universali erano in comunicazione gli uni con gli altri, inclusi quelli che abitavano le stelle più remote, e si scambiavano costantemente informazioni, teorie, cognizioni, notizie, interpretazioni. Tale modo di comunicare era talmente rapido e onnicomprensivo, che in realtà non era affatto analogo al discorso umano.
— Ma tu — obiettai — hai parlato con loro, sei riuscito ad ottenere informazioni da loro. Come hai fatto?
— Imitando i loro modi d’interazione. — Nebogipfel si tastò cautamente l’orbita vuota. — Ho dovuto compiere questo sacrificio. — E il suo occhio naturale scintillò.
In sostanza, Nebogipfel aveva fatto in modo di poter immergere la propria mente nel Mare d’Informazioni: tramite l’orbita alterata era in grado di attingere informazioni direttamente dal Mare, senza la mediazione dei mezzi di espressione convenzionali.
L’idea di una tale invasione della confortevole oscurità del mio cranio mi fece rabbrividire: — E credi che valga la pena avere sacrificato un occhio?
— Oh, sì: abbondantemente. Ascolta… Capisci che cosa sono i Costruttori? Sono una struttura vitale diversa: sono uniti, non soltanto in virtù della condivisione a livello fisico, bensì anche a livello di esperienza. Riesci a immaginare che cosa può essere l’esistenza in un ambiente come il Mare d’Informazioni?
Pensoso, ricordai i seminari alla Royal Society, in cui numerose menti giovani e agili avevano proposto e discusso collettivamente idee nuove, confutandole, correggendole, perfezionandole. Ricordai anche alcune delle mie antiche cene del giovedì sera, in cui, con il contributo di abbondanti quantità di vino, lo scontro delle idee diventava tanto rapido e fitto, ch’era difficile stabilire quando un partecipante s’interrompeva e un altro proseguiva.
Allorché gliene ebbi parlato, Nebogipfel approvò: — Sì, si tratta esattamente di questo. Capisci, adesso? Però, nel caso dei Costruttori Universali, le conversazioni e le discussioni sono perenni, e avvengono alla velocità della luce, con la trasmissione diretta del pensiero da una mente all’altra. Di conseguenza, chi può mai stabilire dove inizia la coscienza di uno e dove finisce quella di un altro! Certi pensieri, certi ricordi, appartengono ad uno, oppure a un altro? Riesci a comprendere le implicazioni di tutto ciò?
Sulla Terra, e forse anche su tutti gli altri mondi abitati, dovevano esistere immensi nuclei mentali, composti di milioni di Costruttori, fusi insieme a formare immense entità divine che conservavano la coscienza della specie: in un certo senso, secondo Nebogipfel, la specie in quanto tale era dotata di coscienza.
Di nuovo, ebbi la sensazione che ci stessimo perdendo nella metafisica: — Tutto ciò è molto affascinante, e va bene. Forse, però, dovremmo tornare ai problemi pratici della nostra situazione… Che cosa c’entriamo, noi, con tutto questo? — Mi volsi al Costruttore paziente, che stava immobile a scintillare in mezzo alla stanza. — E lui? Tutti questi discorsi sulla coscienza, e tutto il resto, sono interessantissimi, ma… Che cosa vuole lui? Perché è qui? Perché ci ha salvato la vita? E che cosa vuole da noi, adesso? Oppure tutti questi esseri meccanici collaborano come le api di un alveare, tutti uniti dalle menti comuni che hai descritto, e dunque abbiamo a che fare con gli scopi di un’intera specie?
In silenzio, Nebogipfel si massaggiò il viso. Avvicinatosi al Costruttore, comunicò mediante la sonda, e pochi minuti dopo fu ricompensato con un piatto che uscì dal corpo scintillante del Costruttore medesimo, e che conteneva una porzione dello stesso cibo simile al formaggio di cui mi ero nutrito anch’io sulla Sfera.
Osservai con disgusto mentre Nebogipfel si rifocillava con quel cibo rigurgitato. In verità, non era più orribile delle produzioni del Pavimento della Sfera, eppure nella fusione fra vita e macchina che era tipica dei Costruttori vi era qualcosa che trovavo ripugnante. Risolutamente, evitai di speculare sull’origine dei cibi e dell’acqua di cui mi ero nutrito.
— Non possiamo considerare uniti i Costruttori — riprese Nebogipfel. — Sono connessi. E tuttavia non condividono uno scopo comune, come, ad esempio, i componenti della tua personalità.
— Perché no? Sarebbe eminentemente saggio. Con una comunicazione perfetta e ininterrotta, non vi sarebbe bisogno di spiegazioni e di comprensioni, non si creerebbero conflitti…
— Non è affatto così. Nella sua totalità, l’universo mentale dei Costruttori è troppo vasto.
Di nuovo, Nebogipfel descrisse il Mare d’Informazioni, in cui le strutture di pensiero, complesse, in continua evoluzione, evanescenti, si creavano a partire dai materiali grezzi, e si distruggevano.
— Tali strutture sono analoghe alle teorie scientifiche della tua epoca: vengono sottoposte a continua verifica in seguito alle nuove scoperte e alle nuove interpretazioni. Il mondo della conoscenza è tutt’altro che immoto. Inoltre, ricorda il tuo amico Kurt Gödel, il quale ci ha insegnato che nessun insieme di conoscenze può essere organizzato in un sistema compiuto e perfetto. Il Mare d’Informazioni è instabile. Le ipotesi e le intenzioni che ne emergono sono complesse e sfaccettate: di rado i Costruttori raggiungono l’unanimità assoluta su un determinato argomento. È come una discussione interminabile, durante la quale si possono formare fazioni diverse: individualità parziali che si coagulano intorno a una certa struttura. Si potrebbe dire che i Costruttori sono uniti dalla loro tendenza al progredire delle conoscenze della specie, ma non lo sono a proposito dei mezzi per conseguire tale progresso. In verità, si potrebbe ipotizzare che allo sviluppo dell’integrazione si accompagna il proliferare delle fazioni, perché aumenta la complessità del mondo. In tal modo, la specie si evolve.
Читать дальше