Tutto ciò rendeva il gioco molto divertente e molto interessante. Era evidente che succedeva qualcosa di enigmatico, ma io, per quanto osservassi e meditassi, non riuscii a capire, nonostante l’indizio del baluginio di plattnerite delle buche. Constatai soltanto che minore era la velocità della boccia, maggiore era la probabilità che subisse una deviazione.
Invece, Nebogipfel si entusiasmò sempre più. Tramite la connessione con il Costruttore paziente, s’immergeva di quando in quando nel Mare d’Informazioni, da cui riemergeva dopo avere pescato qualche nuova scheggia di conoscenza; poi, mormorando fra sé e sé nella sua oscura lingua aliena, correva al biliardo per verificarla.
Finalmente pronto a comunicare le proprie ipotesi, Nebogipfel mi chiamò, proprio mentre ero nella sauna. Dopo essermi asciugato con la camicia, mi affrettai a recarmi nella stanza da biliardo.
Tanto entusiasta come non ricordavo di averlo mai visto, Nebogipfel, con un rumore dei piedini sottili sul pavimento duro, si avvicinò quasi di corsa al biliardo: — Credo di avere capito — annunciò, trafelato — la funzione di questo tavolo.
— Ebbene?
— E… Come posso esprimermi? È poco più di un giocattolo con funzioni puramente dimostrative, però è un generatore di molteplicità. Capisci?
Sollevai e allargai le braccia: — Proprio per niente, temo.
— Ormai conosci il concetto della molteplicità della storia…
— Dovrei! È il fondamento della tua spiegazione delle ramificazioni della storia che abbiamo visitato. In ogni momento, ad ogni evento, la storia si biforca: l’ombra di una farfalla può cadere qui o là; il proiettile di un assassino può ferire lievemente la vittima, oppure conficcarsi nel cuore di un re con conseguenze fatali… Ad ogni possibile conseguenza, ad ogni evento, corrisponde una versione diversa della storia, e tutte queste storie sono reali. Se ben capisco, sono adiacenti l’una all’altra in una quarta dimensione, come le pagine di un libro.
— Benissimo. Inoltre, sai che una cronomacchina, incluso il tuo prototipo, provoca biforcazioni più ampie, che generano nuove storie, alcune delle quali sarebbero impossibili senza l’intervento della macchina medesima. Ad esempio… questa! — Nebogipfel gesticolò con le mani, a indicare lo spazio in cui ci trovavamo. — Senza la tua macchina, che ha generato intere nuove serie di eventi, l’umanità non avrebbe mai potuto essere trasportata indietro nel passato fino al paleocene, e dunque noi ora non ci troveremmo alla testa di un periodo di cinquanta milioni di anni di modificazione intelligente del cosmo.
— Tutto questo lo capisco — risposi, cominciando a esaurire la pazienza. — Ma cos’ha a che vedere con il biliardo?
— Guarda… — Nebogipfel fece rotolare sul piano la boccia originale. — Ecco la nostra boccia. Dobbiamo immaginare che molte storie si dipartano da essa in ogni momento. La più probabile, naturalmente, è quella che include la traiettoria classica: una corsa rettilinea attraverso il tavolo. Al tempo stesso esistono altre storie contigue e molto divergenti. È persino possibile, benché sia estremamente improbabile, che in una di queste storie la turbolenza termica delle molecole induca la boccia a compiere un balzo e a colpirti in un occhio.
— Benissimo.
— E questo intarsio verde — Nebogipfel accarezzò il bordo di una buca — è un indizio…
— È plattnerite.
— Esatto. Le buche sono cronomacchine in miniatura, di dimensioni e di portata limitate, però molto efficienti. Come ha dimostrato la nostra stessa esperienza, allorché gli oggetti che viaggiano nel futuro o nel passato incontrano se stessi, la catena delle cause e degli effetti può essere spezzata, e le storie proliferano come erbacce…
Allora ricordai a Nebogipfel lo strano incidente con la boccia ferma a cui avevamo assistito.
— Quello è stato forse l’esempio più chiaro del fenomeno che sto descrivendo. Quella che chiameremo la nostra boccia era ferma sul biliardo, quando una sua copia è uscita da una buca, poi l’ha urtata, facendola rimbalzare contro una sponda e cadere in un’altra buca, infine si è fermata, occupandone l’esatta posizione. Capisci? — Lentamente, Nebogipfel spiegò: — La nostra boccia è tornata indietro nel tempo, è uscita dalla buca nel passato…
— E ha urtato se stessa, scacciandola e sostituendola. — Ciò detto, fissai il biliardo dall’aspetto innocente. — Dannazione, Nebogipfel… Adesso capisco! Dopotutto, era davvero la stessa boccia. Se ne stava tranquilla e felice sul biliardo, ma a causa delle possibilità bizzarre del viaggio temporale, ha potuto tornare indietro nel tempo e, con una traiettoria circolare, sostituire se stessa!
— Vedo che hai capito…
— Ma che cosa ha mosso la boccia? Nessuno di noi due l’ha spinta verso la buca.
— Non era necessaria nessuna “spinta”. In presenza delle cronomacchine. e questo è il vero significato della dimostrazione, occorre abbandonare le antiche concezioni causali: non è così semplice! La collisione con la copia era soltanto una possibilità, che il biliardo ha dimostrato. Capisci? La presenza di una cronomacchina danneggia a tal punto la causalità, che persino una boccia immobile è avvolta da un numero infinito di possibilità bizzarre. La tua demanda sulla “causa” è priva di significato: si tratta di un cerchio causale chiuso di cui non esiste nessuna origine.
— Può darsi… Eppure, tutto ciò continua a inquietarmi… Ritorniamo alle due bocce, o meglio, alla boccia vera e alla sua copia… D’improvviso, è presente una quantità di materia doppia! Da dove proviene?
Il Morlock mi scrutò: — Stai pensando alla legge della conservazione della materia: la comparsa, o la scomparsa, della massa.
— Esattamente.
— Non ho notato nessuna preoccupazione del genere, quando ti sei lanciato alla ricerca del giovane te stesso. Eppure quella era una violazione uguale, anzi, maggiore, di tutti i principi di conservazione della materia.
Non mi lasciai provocare: — Nondimeno l’obiezione è valida, vero?
— In un certo senso, sì. Ma soltanto dal punto di vista ristretto di una storia singola. I Costruttori Universali studiano ormai da secoli i paradossi temporali, o meglio, i paradossi apparenti, e hanno formulato una legge di conservazione della materia che considera la dimensione, più ampia, della molteplicità della storia. Consideriamo un oggetto: per esempio, te stesso. Se in un dato momento aggiungi una copia di te stesso, che può essere assente perché hai viaggiato nel passato o nel futuro, e poi sottrai ogni copia doppiamente presente perché uno di voi ha viaggiato nel passato, scopri che la somma totale rimane costante: esiste, “in realtà”, un solo individuo, a prescindere dal numero di volte in cui viaggia avanti e indietro nel tempo. Dunque esiste una sorta di conservazione della materia, anche se, in qualunque momento di qualunque storia, può sembrare che le leggi della conservazione siano violate, a causa dell’improvvisa compresenza, o assenza, di due di voi.
Meditando sul problema, capii: — Il paradosso esiste soltanto se si considera una storia singola. Scompare, invece, se si pensa in termini di molteplicità.
— Proprio così. All’interno della cornice più ampia della molteplicità, si risolvono anche i problemi di causalità. E questo biliardo ha la capacità di dimostrarci tali possibilità straordinarie: usa la cronotecnica per rivelarci la possibilità, anzi, l’esistenza, a livello macroscopico, delle storie multiple e divergenti. In verità, può isolare determinate storie interessanti: è un apparecchio molto raffinato. — Ciò detto, Nebogipfel spiegò meglio le leggi della molteplicità formulate dai Costruttori. — Si possono immaginare situazioni in cui la molteplicità della storia è nulla, singola o plurale. È nulla, o zero, se la storia è impossibile, cioè non è coerente con se stessa. È singola, o uno, nella situazione immaginata dai vostri antichi filosofi, magari quelli della generazione di Newton, in cui un singolo corso di eventi ha origine da un singolo punto nel tempo, e si svolge coerente e immutabile.
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