Posso concederti il punto due, e forse l’uno. Ma perché dovrei ammettere il terzo? Ti conosco più che bene, Hamlin. Mi hai fatto svenire, ti sei messo a giocare con il mio cuore, hai cercato di impadronirti di pezzi del mio cervello, hai minacciato chiaro e tondo di uccidermi. Dovrei volerti bene per questo? Questa è la prima volta da quando sei venuto alla superficie che ti comporti in maniera civile. Sei venuto da me come un assassino; pretendi che non sia sorpreso che tu possa aver creato una scultura come questa?
…Credi davvero che io sia un criminale?
Sei stato condannato come tale.
…Lascia perdere quelle stronzate. Parlo dei miei rapporti con te. Credi che agisca così per pura cattiveria?
Cos’altro potrei pensare?
…Ma non è così, Macy. Non mi sei antipatico. Non voglio farti del male, non ho nessun sentimento negativo verso di te. Si dà solo il caso che tu sia capitato sulla strada di un uomo che combatte per la sua vita.
Ossia tu.
…Esatto. Voglio essere di nuovo me stesso. Non voglio rimanere sommerso dentro di te.
Il tribunale ha decretato…
…Che si inculi il tribunale. L’intero sistema Riab è un’assurdità isterica. Perché cancellarmi? Perché non riabilitarmi nel vero senso della parola? Non ero irrimediabilmente pazzo, Macy. Merda, è vero, ho fatto un sacco di cose orrende, lo ammetto, ero fuori di testa. Ma nell’anno 2007 potevano avere dei sistemi migliori per affrontare la pazzia che una condanna a morte.
Ma…
…Fammi finire. È stata una condanna a morte, no? Strapparmi dal mio corpo e gettarmi via, e mettere qualcun altro nella mia testa? Che ne è stato di tutte le esperienze che avevo accumulato? Che ne è stato delle mie capacità, del mio talento? Cosa è successo a me, dannazione, a me? Ucciso. Ucciso. Solo il corpo di uno zombie è rimasto. È soltanto per puro caso che sono ancora qui, e in queste condizioni, sospeso dentro di te. Che razza di umanitarismo è questo? Come lo chiamano tenersi il corpo e gettare via l’anima?
Non le ho fatte io le leggi.
…Su questo siamo d’accordo, Macy. Ma tu non sei uno stupido. Ti rendi conto di quanto palesemente ingiusto sia il sistema Riab. Vogliono separarmi dalla società perché sono pericoloso, e va bene, va bene, sono d’accordo: rinchiudetemi da qualche parte, cercate di rimettermi in sesto, purgatemi di tutti i veleni. D’accordo. E invece questo. Le superiori risorse della scienza moderna vengono usate per assassinare un grande scultore un po’ squilibrato e inventare al suo posto un commentatore dell’olovisione un po’ tonto.
Grazie.
…Cos’altro dovrei dire? Guarda la mia Antigone. Saresti capace di rifarla? Sarebbe capace qualcun altro? L’ho fatta io. Il mio dono all’umanità. E una cinquantina di altre quasi altrettanto belle. Non mi sto vantando, Macy. Sono dannatamente obiettivo. Ero qualcuno che valeva, avevo un dono speciale, avevo intensità e umanità. Forse il mio dono mi ha fatto impazzire, dopo un po’, ma almeno avevo qualcosa da offrire. E tu? Tu cosa sei? Chi sei? Non sei niente. Non hai profondità. Non hai consistenza. Non hai passato. Non hai realtà. Sono stato dentro di te a fare un inventario. Lo so di cosa sei fatto, Macy, ed è tutto sintetico. Non hai alcuno scopo per esistere. Non sai fare niente che non potrebbe far meglio un robot. Un commentatore dell’olovisione? Possono programmare una macchina con una bella voce calda, e ti farebbe sparire dall’etere per sempre.
Lo ammetto , rispose Macy. Era in piedi rigido, fingendo di studiare la scultura. Si chiese quanto tempo fosse trascorso durante il suo colloquio con Hamlin. Cinque secondi? Cinque minuti? Aveva perso il senso delle cose esterne. Concesso che tu eri un genio e io una nullità, cosa dovrei fare?
…Sgombrare il campo.
Facile a dirsi.
…Sì. Non è difficile. Posso farti vedere come. Ti rilassi, abbassi le tue difese, lasci che ti dia il coup de grace. Quindi tu sparisci nel limbo da cui ti hanno tirato fuori, e io posso funzionare come Nat Hamlin, indossando la maschera di Paul Macy. Posso ricominciare a scolpire. Tranquillamente. Finché non faccio del male a nessuno, me la posso cavare.
Faresti del male a me.
…Ma tu non hai nessun diritto di esistere! Sei una finzione, Macy. Non sei una persona reale.
Esisto adesso. Sono qui. Ho sentimenti, ambizioni e paure. Quando mangio una bistecca ne sento il sapore. Quando scopo una ragazza mi piace. Lo sai com’è. Tagliami e sanguino. Sono una persona reale, reale come chiunque sia mai vissuto.
…Come faccio a convincerti che non è vero?
Non puoi. Per me sono reale come chiunque altro lo è per se stesso. Senti, Hamlin, questa non è una questione di logica. Non posso dirti: okay, sei un genio, mi inchino alla cultura, tagliami la testa e prendi il mio posto. È molto meglio così, eccetera eccetera. No. Io ci sono, e voglio continuare a esserci.
…E io allora?
Finisci nel cesso, suppongo. In questo momento sei tu a essere irreale, lo sai? Ufficialmente sei morto. Sei solo un fantasma che si aggira dentro il mio cranio. Perché non compi un gesto nobile? La smetti di incasinare la vita di un essere umano decente e inoffensivo, e ti fai da parte. Sgombra il terreno, come hai detto a me. Abbassa le difese e lascia che ti stenda.
…Non sperarci.
Hai dato abbastanza capolavori al mondo.
…Sono ancora giovane. Sono migliore di te. Merito di vivere.
Il tribunale la pensava altrimenti. Il tribunale ti ha cancellato dal mondo per chissà quali crimini, e…
…Per stupro. Era solo stupro.
Non mi interessa se era per aver riutilizzato francobolli usati. Una sentenza è una sentenza. Non intendo rinunciare alla mia vita per rimediare a quello che tu chiami un errore giudiziario.
…Tu non hai una vita, Macy!
Spiacente. Ce l’ho.
Un lungo silenzio. Macy guardò la scultura, i visitatori, le pareti. Gli girava la testa. La presenza di Hamlin rimaneva manifesta dentro di lui, come una pressione costante, silenziosa, pesante. Alla fine:
…Va bene. Non si arriva da nessuna parte in questa maniera. Fatti un giro per il museo. Proseguiremo la discussione un’altra volta.
La sensazione di Hamlin che mollava. Affondava nuovamente nelle profondità. Plop. Splash. L’illusione della solitudine. Solenne musica di tromboni che sottolineava l’uscita dell’alter ego. Macy era inzuppato di sudore. Stava in piedi a fatica.
Lissa: — Ne hai visto abbastanza?
— Credo di sì. Possiamo andare. Aspetta, lascia che ti prenda per mano.
— Qualcosa non va, Paul?
— Un giramento di testa. — Non riusciva a guardarla. Stringendo le dita fredde della ragazza fra le sue. Passo. Passo. Attraverso la porta invisibile. Fuori, nel corridoio, trovò una panca e si lasciò cadere su di essa. Lissa si affannava intorno a lui, sconcertata. Macy disse: — Mentre guardavo la statua, ho avuto una specie di conversazione con Hamlin. Molto tranquilla. È stato quasi affascinante.
— Che cosa ti ha detto?
— Un sacco di insidiose stronzate. Mi ha invitato a uscire dal nostro corpo, per tenerselo lui. Per via del fatto che lui è un grande artista e merita di vivere più di me.
— Proprio quello che c’era da aspettarsi da lui!
— Appunto. Gli ho detto di no, e lui è tornato nella sua caverna. E adesso mi rendo conto che devo aver usato più energie di quanto credessi.
— Siediti. Riposa.
— È quello che sto facendo.
— E l’ Antigone ? — chiese lei.
— Incredibile. Mi ha sconvolto. Quasi provo una specie di orgoglio paterno di seconda mano. Voglio dire, sono state queste mani a crearla. Questo cervello. Anche se io non ero lì in quel momento. E…
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