Era commovente vedere come Kazz (così venne chiamato più tardi) sembrava ansioso di essere accolto nel gruppo. Al tempo stesso, però, guardava con diffidenza chiunque gli si avvicinasse troppo.
Una donna passò lì accanto, mormorando in continuazione: — Mìo Dio, cosa ho fatto per offenderti?
Un uomo, coi pugni stretti e sollevati all’altezza delle spalle, stava gridando in yiddish: — La mia barba! La mia barba!
Un altro uomo si indicava i genitali e diceva in sloveno: — Hanno fatto di me un ebreo! Un ebreo! Pensate che…? No, non può essere!
Burton fece un ghigno feroce e commentò: — Non gli viene in mente che forse hanno fatto di lui un mussulmano, o un aborigeno d’Australia, o un antico egiziano. Anche quei popoli praticavano la circoncisione.
— Perché, cos’ha detto? — chiese Frigate. Burton tradusse, e Frigate si mise a ridere.
Una donna passò accanto di corsa, facendo un penoso tentativo di coprirsi il petto e l’area pubica con le mani. Mormorava: — Cosa diranno, cosa diranno? — E scomparve dietro gli alberi.
Un uomo e una donna oltrepassarono il gruppo: parlavano in italiano e a voce altissima, quasi fossero stati divisi da un’ampia autostrada.
— Non possiamo essere in paradiso… Lo so, mio Dio, lo so!… C’era Giuseppe Zonzini, e tu sai che uomo perfido fosse… Dovrebbe bruciare nel fuoco dell’inferno! Lo so io, lo so… Rubava all’erario, frequentava i bordelli, beveva tanto che morì d’etilismo… e tuttavia eccolo qui!
Una donna correva strillando in tedesco: — Papà! Papà! Dove sei? Sono la tua cara Hilga!
Un uomo guardò quelle persone e disse più volte, in ungherese: — Non sono più cattivo degli altri, e sono migliore di qualcuno. Vadano al diavolo!
Una donna si lamentava: — Ho sprecato la mia vita intera, la mia vita intera. Ho fatto ogni cosa per loro, e adesso…
Un uomo, agitando davanti a sé il cilindro metallico come se fosse stato un turibolo, salmodiò: — Seguitemi sulle montagne! Seguitemi! Io conosco la verità, brava gente! Seguitemi! Saremo al sicuro nel petto del Signore! Non credete a questo miraggio intorno a voi! Io vi aprirò gli occhi!
— Occorrerà un po’ di tempo prima che tornino in sé — disse Burton. Sentì anche che sarebbe occorso molto tempo prima che il mondo fosse tornato ad attirarlo.
— Forse non sapranno mai la verità — osservò Frigate.
— Cosa vuole dire?
— Non hanno conosciuto la Verità, con la V maiuscola, sulla Terra; perché dovrebbero conoscerla qui? Cosa le fa pensare che avremo una rivelazione?
Burton si strinse nelle spalle. — Non so — rispose. — Quel che penso è che dovremmo cercar di capire che posto è questo e come possiamo sopravvivere. Se un uomo si siede, si siede anche la sua buona stella.
Tese un dito in direzione dell’argine. — Vede quei funghi di pietra? Sembrano collocati a intervalli di un chilometro. Chissà a che cosa servono?
Monat disse: — Se lei avesse dato un’occhiata da vicino a quello là, avrebbe visto che la sua superficie contiene circa settecento cavità circolari. Sono proprio della misura giusta per potervi infilare la base di un cilindro. In effetti ce n’è già uno in cima al fungo. Credo che se lo esaminiamo potremo capire il suo scopo. Sospetto che sia stato messo là perché noi facciamo altrettanto.
Una donna si avvicinò. Era di altezza media, e aveva una figura superba e un volto che sarebbe stato bellissimo se fosse stato incorniciato dai capelli. I suoi occhi erano grandi e scuri. Non faceva alcun tentativo di coprirsi con le mani. Ma Burton, guardando lei o le altre donne, non si eccitava neanche un po’. Era troppo profondamente intontito.
La donna parlava con una voce ben modulata e con l’accento di Oxford. — Chiedo scusa, signori. Non ho potuto evitare di sentirvi. Le vostre sono le sole voci inglesi che io abbia udito da quando mi sono svegliata… qui, dovunque sia questo posto. Sono un’inglese, e sto cercando protezione. Mi rimetto alla vostra mercé.
— Fortunatamente per lei, signora, si è rivolta agli uomini giusti — replicò Burton. — Almeno, parlando per me stesso, posso assicurarle che avrà tutta la protezione che potrò offrirle. Benché, se fossi come certi gentiluomini inglesi di mia conoscenza, lei sarebbe capitata meno bene. A proposito, questo signore non è inglese. È uno yankee.
Sembrava strano sentir parlare con tale correttezza in quel particolarissimo giorno, in mezzo ai lamenti e alle grida che si udivano per la valle, in mezzo a tutti quei corpi completamente nudi e glabri come anguille.
La donna tese la mano a Burton. — Sono la signora Hargreaves.
Burton prese la mano e, con un inchino, vi depose un lieve bacio. Si sentì alquanto sciocco, ma, al tempo stesso, quel gesto gli fece avvertire un po’ meno l’irrealtà della situazione. Se era possibile osservare ancora le convenzioni sociali, forse le cose potevano tornare normali di nuovo.
— Io sono il defunto capitano Sir Richard Francis Burton — disse, e fece un leggero sogghigno alla parola defunto. - Forse ha sentito parlare di me.
La donna ritirò di scatto la mano e poi la tese di nuovo.
— Sì, ho sentito parlare di lei, Sir Richard.
Qualcuno disse: — Non può essere!
Burton guardò Frigate, che aveva parlato con quella voce così bassa.
— E perché no? — chiese.
— Richard Burton! — disse Frigate. — Sì. L’avevo immaginato, ma senza neppure un capello…
— Siiii? — replicò Burton strascicando la voce.
— Siiii! — ripeté Frigate. — Proprio come dicevano i libri!
— Ma di cosa sta parlando?
Frigate inspirò profondamente e rispose: — Non si preoccupi, ora, signor Burton. Le spiegherò più tardi. Consideri solo che sono molto scosso. Non del tutto padrone di me. Lei capisce, naturalmente.
Guardò con attenzione la signora Hargreaves, scrollò il capo, e disse: — Il suo nome è Alice?
— Be’, sì — rispose quella. Sorrise e divenne bellissima, anche senza capelli. — Come fa a saperlo? Ci siamo già conosciuti? No, non mi sembra.
— Alice Pleasance Liddel Hargreaves?
— Sì!
— Devo sedermi — disse l’americano. Andò sotto un albero e si sedette per terra, con la schiena appoggiata al tronco. I suoi occhi sembravano un po’ vitrei.
— È la reazione — spiegò Burton.
Si aspettava prima o poi tale irrazionalità di comportamento e di discorsi da parte degli altri. E si aspettava un lieve comportamento irrazionale anche da parte sua. Ma la cosa importante, ora, era di procurare un rifugio e del cibo, e di allestire un piano per la difesa comune.
Parlò agli altri in italiano e sloveno, e fece le presentazioni. Quelli non obiettarono alla sua proposta di seguirlo in riva al fiume.
— Sono sicuro che abbiamo tutti sete — disse. — E dovremmo ispezionare quel fungo di pietra.
Si incamminarono lungo la distesa retrostante. La folla era in parte seduta sull’erba e in parte intenta a girovagare senza meta. Oltrepassarono una coppia che stava litigando a voce alta, con i volti paonazzi. Evidentemente erano stati marito e moglie, e ora avevano ripreso un alterco durato già tutta una vita. D’improvviso l’uomo voltò le spalle e si allontanò. La moglie gli diresse uno sguardo incredulo e poi gli corse dietro. L’uomo la respinse con tale violenza che quella cadde sull’erba. Il marito si buttò rapidamente in mezzo alla folla, e la moglie si mise a cercarlo da tutte le parti, chiamandolo per nome e minacciando uno scandalo se avesse continuato a star nascosto.
Burton pensò per un attimo alla propria moglie, Isabella. Non l’aveva vista tra quella moltitudine, benché ciò non significasse che senz’altro non c’era. Ma si sarebbe messa a cercarlo. Non avrebbe smesso finché non l’avesse trovato.
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