Gordon Dickson - Soldato, non chiedere!
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- Название:Soldato, non chiedere!
- Автор:
- Издательство:Mondadori
- Жанр:
- Год:1994
- Город:Milano
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— E gli Amici non l’hanno fatto?
— Fanatismo — dissi. — È apprezzabile? Al contrario, direi. Che cosa c’è di buono, o anche solo tollerabile, nella fede cieca, sorda, muta e irragionevole che non permette all’uomo di pensare con la propria testa?
— Come sa che non pensano? — mi chiese Kensie. Ora era in piedi davanti a me.
— Forse qualcuno lo fa — dissi. — Forse i giovani, prima che il veleno faccia effetto. Ma a che cosa serve, se la loro cultura continua a esistere?
Il silenzio cadde fra noi.
— Che cosa vuole dire? — disse Kensie.
— Ecco, lei vuole gli assassini — dissi. — Non vuole le truppe degli Amici. Dimostri che Jamethon Black ha rotto i Patti delle Convenzioni di Guerra accordandosi con loro per ucciderla: potrà vincere per gli Esotici senza sprecare un colpo.
— E come potrei fare?
— Mi usi — dissi. — Ho un canale di contatto con il gruppo politico che rappresenta gli assassini. Mi lasci andare da loro in qualità di suo rappresentante a fare una controfferta. Potrebbe offrire loro un riconoscimento da parte dell’attuale governo. Padma e le altre autorità la appoggerebbero, se dimostrasse di poter liberare il pianeta dagli Amici così facilmente.
Mi guardava senza espressione.
— E che cosa dovrei comprare con questa promessa? — chiese.
— La testimonianza giurata che gli Amici li hanno ingaggiati per assassinarla. Possiamo trovare tanti testimoni quanti ne vogliamo.
— Nessun Tribunale di Inchiesta Interplanetario crederebbe a simili individui — disse Kensie.
— Certo — dissi, senza riuscire a trattenere un sorriso. — Ma crederebbero a me, un rappresentante della rete giornalistica, che posso avallare ogni loro affermazione.
Ancora silenzio e ancora un volto inespressivo.
— Capisco — disse.
Mi passò a fianco per entrare nel salotto. Lo seguii e vidi che sollevava l’interfono, metteva un dito su un pulsante e parlava in uno schermo grigio, senza immagini.
— Janol — disse.
Si allontanò dallo schermo, attraversò la stanza fino all’armadietto delle armi e iniziò a bardarsi. Si muoveva con precisione, senza guardarmi né parlarmi. Dopo alcuni, lunghi minuti, la porta si aprì ed entrò Janol.
— Signore? — disse l’ufficiale.
— Il Signor Olyn rimane qui fino a nuovo ordine.
— Sì, signore — disse Janol.
Graeme uscì.
Rimasi lì, inebetito, a fissare la porta da cui era uscito. Non potevo credere che avrebbe violato le Convenzioni fino al punto non solo di ignorarmi, ma di mettermi praticamente agli arresti per impedirmi di andare oltre.
Mi rivolsi a Janol che stava osservandomi con un’espressione di compassione.
— C’è il Governatore Aggiunto, al campo? — chiesi.
— No. — Si avvicinò. — È tornato all’Ambasciata Esotica a Blauvain. Fai il bravo adesso e siediti. Potremmo anche passare piacevolmente le prossime ore.
Eravamo uno di fronte all’altro; lo colpii allo stomaco.
Avevo fatto un po’ di boxe all’università. Lo dico non per far credere che io possegga dei forti muscoli, ma per spiegare che sapevo dove colpire con sicurezza e di dover evitare la mascella. Graeme poteva probabilmente trovare il punto esatto per stendere una persona senza pensarci, ma io non ero un Dorsai. L’area sotto alla cassa toracica è relativamente larga, morbida, facile da colpire e adatta a un dilettante. E ne sapevo abbastanza per colpire bene.
Ecco perché Janol non perse i sensi. Cadde sul pavimento e vi rimase per qualche istante, stupito. Non si rialzò subito e io ebbi il tempo di girarmi e uscire velocemente dall’edificio.
Le attività fervevano nel campo e nessuno mi fermò. Risalii in auto e, cinque minuti dopo, ero libero, nelle strade buie verso Blauvain.
V
Da Nuova San Marco a Blauvain, dove si trovava l’Ambasciata di Padma, c’erano millequattrocento chilometri. Potevo farcela in sei ore, ma, a causa di un ponte abbattuto, ce ne misi quattordici.
Erano da poco passate le otto del mattino quando irruppi nel parcheggio e, poi, nell’edificio dell’Ambasciata.
— C’è ancora Padma? — chiesi.
— Sì, Signor Olyn — rispose la ragazza alla reception. — La sta aspettando.
Sorrideva e indossava una veste rossa, ma non ci feci molto caso. La mia mente era occupata dalla soddisfazione per il fatto che Padma non aveva ancora raggiunto le zone calde del conflitto.
Mi portò di sotto, girammo un angolo e mi lasciò con un giovane uomo degli Esotici, che si presentò come uno dei segretari di Padma. Mi scortò per un breve tragitto e mi diede in consegna a un altro segretario, un uomo di mezza età, che mi fece attraversare diverse stanze e poi mi indirizzò lungo un corridoio al termine del quale, dietro a un angolo, mi disse che c’era l’ufficio dove Padma stava lavorando. Si congedò.
Seguii le indicazioni, ma la porta non dava in una stanza, ma in un altro breve corridoio. Improvvisamente mi fermai, immobile come un morto, perché avevo visto un uomo, Kensie Graeme, che veniva verso di me e, questo è quello che pensai, voleva uccidermi.
Ma l’uomo che sembrava Kensie si limitò a guardarmi, ignorandomi. Allora mi resi conto.
Naturalmente, non si trattava di Kensie, ma del suo gemello, Ian, Comandante di Guarnigione delle Forze Esotiche a Blauvain. Veniva a grandi passi verso di me e anch’io ripresi a camminare, andandogli incontro, ma lo spavento non se ne andò finché non ci superammo.
Penso che chiunque, nella mia posizione, avrebbe provato la stessa cosa, incontrandolo in quel luogo. Janol mi aveva ripetutamente detto che Ian era l’opposto di Kensie, non dal punto di vista militare, visto che entrambi erano due perfetti esemplari di ufficiali Dorsai, ma da quello umano e individuale.
Kensie mi aveva subito colpito profondamente per la sua natura allegra e il suo calore, che spesso oscuravano il fatto di essere un Dorsai. Quando non subiva la pressione dei problemi militari, sembrava risplendere; ci si poteva scaldare alla sua presenza, proprio come al sole. Ian, il suo duplicato fisico, che stava avanzando verso di me come un Odino a due occhi, era la zona d’ombra.
In lui potevo veramente scorgere la leggenda Dorsai fatta uomo, il duro guerriero con il cuore di pietra e un’anima scura e solitaria. Dentro alla fortezza che era il suo corpo, l’essenza di Ian viveva isolata come un eremita in una montagna. Era il fiero e solitario uomo delle Montagne tornato alla vita, degno discendente dei suoi antenati.
Non la legge, né l’etica erano le forze che dominavano Ian, ma la fede nella parola data, la lealtà verso il clan e il legame di sangue. Era un uomo che avrebbe affrontato il diavolo per tenere fede a un impegno, di qualsiasi genere fosse; e nel momento in cui lo vidi venire verso di me, e lo riconobbi, ringraziai tutte le possibili divinità di non avere pendenze con lui.
E così passò e scomparve dietro l’angolo.
Avevo anche sentito dire che Ian si rischiarava solo in presenza di Kensie, che era veramente la sua metà, e che, se non avesse più potuto avere la luce che Kensie emanava su di lui, sarebbe stato condannato per sempre all’oscurità.
Non lo sapevo ancora, ma quel pensiero mi sarebbe tornato alla mente più avanti, insieme all’immagine di Ian in quel corridoio.
Ma in quel momento lo dimenticai subito, mentre entravo in una specie di piccola serra dove vidi il volto gentile e i corti capelli bianchi di Padma, il Governatore Aggiunto, seduto in una veste giallo pallida.
— Entri, Signor Olyn — disse, alzandosi. — E venga con me.
Si voltò e passò sotto un arco di clematidi purpuree in fiore. Lo seguii e mi ritrovai in un cortiletto interamente occupato dalla forma ellittica di un aeromobile civile. Padma era già salito al posto di guida e teneva aperta la porta per me.
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