Gordon Dickson - Soldato, non chiedere!
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- Название:Soldato, non chiedere!
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- Издательство:Mondadori
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- Год:1994
- Город:Milano
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E la ragione era che c’era un nuovo vento che soffiava fra le stelle.
Quattrocento anni prima, eravamo tutti uomini della Terra, quella ora chiamata Vecchia Terra, il pianeta madre su cui ero nato, un popolo solo.
Poi, con i viaggi verso nuovi Mondi, il genere umano si era “frammentato”, per usare un termine degli Esotici. Tutti i piccoli frammenti sociali e tipi psicologici avevano formato gruppi esclusivi che, piano piano, si erano specializzati. E, alla fine, ne erano derivati una mezza dozzina di frammenti di tipi umani, dai guerrieri di Dorsai, ai filosofi dei Mondi Esotici, agli scienziati di Newton, Cassida e Venere, e così via…
L’isolamento aveva accentuato la specificità dei tipi, finché un crescente scambio di comunicazione fra i giovani Mondi, ormai consolidato, e un sempre maggiore livello tecnologico avevano forzato la specializzazione. Il commercio fra i Mondi era divenuto scambio di menti specializzate. Generali da Dorsai in cambio di psichiatri dai Mondi Esotici. Gli esperti in comunicazione, come me, arrivati da Vecchia Terra, avevano portato costruttori di astronavi da Cassida. E così via, almeno durante gli ultimi cento anni.
Ma ora la tendenza stava portando alla riunificazione. Gli interessi economici stavano ricomponendo la razza e ogni Mondo stava lottando per trarre tutti i vantaggi dalla ricomposizione, perdendo il meno possibile della propria peculiarità.
Il compromesso era necessario, ma per la rigida e bigotta religione degli Amici, il compromesso era peccato. Ciò li aveva resi ostili per molti e l’opinione pubblica degli altri Mondi si era già mossa contro di loro. Il discredito e il disprezzo pubblico non avrebbero più permesso loro di inviare i propri soldati come mercenari. Non avrebbero così più avuto la possibilità di assumere specialisti dagli altri Mondi e di acquistare ciò di cui necessitavano per tenere in vita i loro Mondi poveri di risorse naturali. Sarebbero morti.
Proprio come Dave, lentamente, nell’oscurità.
E nell’oscurità, in quel momento, mi ritornò ancora davanti. Era solo mezzogiorno quando ci avevano catturato, ma quando il Sergente arrivò con gli ordini era già il crepuscolo.
Dopo che se ne furono andati, lasciandomi solo, strisciai verso i corpi e trovai Dave; era ancora vivo.
Era ferito al corpo e non riuscivo a fermare l’emorragia.
Non sarebbe comunque servito, come mi dissero poi. Ma in quel momento mi sembrava l’unica cosa da fare e quindi tentai. Ma dovetti arrendermi quando ormai era buio. Lo tenni fra le mie braccia e mi accorsi che era morto solo quando divenne freddo. E in quel momento mi trasformai in colui che mio zio aveva sempre cercato di crescere : un uomo morto dentro. Dave e mia sorella erano la mia famiglia, la mia unica famiglia, sulla quale riporre le speranze. E, invece, non mi restava altro da fare che rimanere seduto lì, al buio, sostenendo Dave e sentendo il sangue uscire dal suo corpo, goccia a goccia, lentamente, sulle appassite e variegate foglie di quercia sotto di noi.
Ero lì, nel presidio degli Amici, incapace di dormire per i troppi ricordi. Dopo poco tempo, udii i soldati marciare e mettersi in formazione nella piazza per il rito di mezzanotte.
Rimasi disteso ad ascoltarli. I passi di marcia si arrestarono. La finestra della camera era in alto, sopra al letto, sulla parete alla quale la branda era appoggiata. Era senza vetri e l’aria e i rumori della notte potevano liberamente entrare insieme alla pallida luce delle lampade, che disegnava un rettangolo sulla parete opposta. Sempre disteso, fissavo il rettangolo e ascoltavo il rito, compresa la preghiera al valore a cui l’ufficiale incaricato aveva dato il via. Poi cantarono ancora il loro Inno di Battaglia, che ascoltai fino alla fine.
Soldato, non chiedere mai,
Dove la bandiera difenderai.
Se è il nemico a circondare,
Colpisci! E le vittime non contare.
Gloria, lode, soldi e onore
Sono giocattoli senza valore.
Servi, e non domandare.
L’uomo terra deve tornare.
Pena, dolore sconfinato
Sono le parti del creato.
Solo la morte in combattimento
Porta gioia e compiacimento.
Così il soldato consacrato
Dalle ferite sarà battezzato.
Siederà infine con gloria e onore,
unito, al fianco del suo Signore.
Quando ebbero finito di cantare, tornarono alle loro brande, molto simili alla mia.
Improvvisamente ascoltai il silenzio, interrotto solo dal gocciolare di una grondaia fuori dalla mia finestra; le gocce cadevano lentamente, una dopo l’altra, ma nessuno le contava.
IV
Dopo quel giorno, non piovve più. I campi a poco a poco si seccarono e sarebbero ben presto stati abbastanza saldi da sopportare il peso degli armamenti pesanti. Tutti sapevano che ciò avrebbe dato il via all’offensiva primaverile degli Esotici.
Nel frattempo, i due eserciti erano in costante addestramento.
Nelle due o tre settimane che seguirono, fui impegnato con il mio lavoro di reporter. Per lo più, si trattava di storie e aneddoti sui soldati o sulla popolazione locale. Mi ero impegnato a inviare dei pezzi e lo facevo regolarmente.
La validità di un corrispondente dipende da quella dei suoi contatti e io ne creai dappertutto, tranne che nelle truppe Amiche. Nonostante avessi parlato con molti di loro, mi avevano sempre tenuto a distanza e non avevano mai manifestato paura o dubbi.
Avevo sentito dire che i soldati Amici erano, per lo più, poco preparati, perché le tattiche suicide dei loro ufficiali rendevano necessarie sempre nuove sostituzioni. Ma quelli di S. Maria erano i superstiti di una Forza di Spedizione sei volte superiore; erano tutti veterani, anche se quasi tutti molto giovani. Solo raramente, tra i sottufficiali e, più facilmente, fra gli ufficiali, potevo scorgere il prototipo del personaggio che aveva ordinato l’uccisione dei prigionieri su Nuova Terra. Qui, simili uomini sembravano lupi grigi e fanatici in mezzo a un branco di giovani cani, educati e istruiti, appena usciti dall’infanzia.
Ero tentato di pensare che erano solo quelli coloro che mi ero prefisso di distruggere.
Per sfuggire a una simile tentazione, mi ripetevo che Alessandro il Grande aveva guidato la spedizione contro le tribù collinari e aveva governato a Pella, capitale della Macedonia, mandando a morte diversi uomini, quando aveva solo sedici anni. Ma i soldati Amici mi sembravano ugualmente troppo giovani. Non riuscivo a paragonarli ai mercenari adulti ed esperti delle forze di Kensie Graeme. Gli Esotici, infatti, per i loro principi, non avrebbero mai assoldato truppe o soldati che non avessero volontariamente scelto quella professione.
In tutto quel tempo, non avevo ricevuto segnali dal Fronte Azzurro, ma, nel giro di due settimane, mi ero creato dei contatti a Nuova San Marco e, all’inizio della terza, uno di questi mi disse che il negozio del gioielliere era stato chiuso, sbaraccando tutta la merce e trasferendosi, forse anche cessando l’attività. Era tutto ciò che volevo sapere.
Nei giorni successivi, rimasi vicino a Jamethon Black e, verso la fine della settimana, la mia costanza venne premiata.
Alle dieci di sera di venerdì, ero su una passerella sospesa fra il mio alloggio e il corridoio della sentinella sulle mura, e tenevo d’occhio tre civili, chiaramente del Fronte Azzurro, che erano appena arrivati in macchina e stavano entrando nell’ufficio di Jamethon.
Si fermarono poco più di un’ora. Quando uscirono, ritornai a letto e, quella notte, dormii profondamente.
L’indomani, mi alzai presto; c’era posta per me. Con la nave spaziale era arrivato un messaggio del direttore della rete giornalistica della Terra che si congratulava personalmente per i servizi che avevo inviato. Tre anni prima, questo avrebbe significato molto per me, ma ora mi preoccupavo soltanto che non decidessero di inviare altre persone in mio aiuto, per far fronte a una situazione molto promettente dal punto di vista giornalistico. Non potevo rischiare di avere al fianco colleghi che potevano scoprire ciò che stavo facendo.
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