Gordon Dickson - Soldato, non chiedere!
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- Название:Soldato, non chiedere!
- Автор:
- Издательство:Mondadori
- Жанр:
- Год:1994
- Город:Milano
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— Lo so.
— Ha sostituito il precedente Governatore tre anni fa. È una persona speciale, anche per uno che viene da Mara o Kultis, ed è un esperto in calcolo ontogenetico, non so se mi spiego, qualcosa fuori dalla portata delle menti normali. — Janol si toccò la testa. — Ecco l’ufficio del Generale Kensie Graeme.
— Graeme? — dissi, e un tremito mi scosse. Avevo passato un’intera giornata a L’Aia alla ricerca di Kensie Graeme, prima di venire, ma volevo vedere la reazione di Janol. — Questo nome mi è familiare. — Ci stavamo avvicinando all’ufficio. — Graeme…
— Sta probabilmente pensando a un altro membro della famiglia. — Aveva abboccato. — Donald Graeme, un nipote, quello che ha fatto quel colpo di testa attaccando Newton con appena una manciata di navi di Freiland. Kensie è lo zio di Donald, non così esibizionista come il nipote, ma scommetto che lo apprezzerete molto più del giovane. Kensie gode della simpatia di due persone. — Mi guardò, con un lieve sorriso.
— Devo pensare che questo significa qualcosa di speciale — dissi.
— Esatto — disse Janol. — La simpatia di se stesso e quella del suo gemello, Ian; potrebbe capitarle di incontrarlo a Blauvain, verso est, dove c’è l’Ambasciata Esotica. Ian è un uomo scuro.
Entrammo nell’ufficio.
— Non potrò mai abituarmi — aggiunsi — al fatto che così tanti abitanti di Dorsai sembrano imparentati.
— Nemmeno io, ma suppongo che questo dipenda dal fatto che non ce ne sono molti. Dorsai è un Mondo piccolo, e quelli che vivono più di qualche anno… — Janol si fermò a fianco di un ufficiale seduto a una scrivania.
— Possiamo vedere il Vecchio, Hari? Quest’uomo è un giornalista.
— Penso di sì — disse l’altro guardando l’agenda degli appuntamenti. — È con il Governatore Aggiunto, ma sta per finire. Entrate.
Janol mi fece strada fra le scrivanie, fino a una porta sul fondo che si aprì prima che noi arrivassimo. Ne uscì un uomo di mezza età, dal viso tranquillo, che indossava una veste azzurra e aveva capelli bianchi a spazzola. Era strano, ma non ridicolo, soprattutto se incontravi i suoi occhi furbi color nocciola.
Era un Esotico.
Conoscevo Padma, così come conoscevo gli Esotici. Li avevo osservati proprio a casa loro, su Mara e Kultis. Un popolo dedito alla non violenza, mistico, ma molto pratico, maestro di quelle che erano chiamate “strane scienze”, discendente, più o meno legittimo, dei vecchi psicologi, sociologi ed esperti in dottrine umanistiche, con in più un pizzico di magia.
— Signore — disse Janol a Padma — questo è…
— Tam Olyn, lo conosco — rispose Padma gentilmente e mi sorrise. I suoi occhi sembrarono catturare, per un istante, una luce che mi accecò. — Mi è spiaciuto quando ho saputo di suo cognato, Tam.
Mi raffreddai un poco. Ero pronto a entrare, ma mi fermai e lo guardai.
— Mio cognato? — replicai.
— Il giovane morto vicino a Castlemain, su Nuova Terra.
— Certo — dissi a labbra serrate. — Mi sorprende che lei ne sia al corrente.
— Lo so proprio da te, Tam. — Ancora una volta gli occhi nocciola di Padma sembrarono catturare la luce.
— Abbiamo una scienza, chiamata ontogenetica, con la quale calcoliamo le probabilità delle azioni umane in situazioni presenti e future. Lei è stato un fattore importante di tali calcoli, per un certo periodo. — Sorrise. — Ecco perché mi aspettavo di incontrarla qui e in questo momento. Avevamo calcolato che lei sarebbe stato qui a S. Maria in questa attuale situazione, Tam.
— Davvero — dissi. — Interessante.
— Pensavo che lo sarebbe stato — aggiunse Padma a bassa voce. — Specialmente per uno come lei, un reporter.
— E lo è — confermai. — Sembra che lei ne sappia più di me su ciò che farò in futuro qui.
— Abbiamo i calcoli per questo — disse con la sua voce calma. — Venga a trovarmi a Blauvain, Tam, e glieli mostrerò.
— Lo farò — dissi.
— Sarà il benvenuto. — Padma mi salutò con un cenno del capo e, mentre si voltava e usciva dalla stanza, la sua veste sembrò sussurrare.
— Da questa parte — disse Janol, toccandomi il gomito. Sobbalzai, come se fossi stato svegliato. — Il Generale è qui dentro.
Lo seguii, come un automa. L’uomo che dovevo incontrare era in piedi ad aspettarmi. Alto, magro, con l’uniforme da campo e un viso robusto, ma aperto e sorridente sotto a capelli neri, leggermente ondulati. Traspariva una personalità calda, insolita per un Dorsai, che mi trasmise con la stretta di una mano possente e lunga, che inghiottì la mia.
— Prego — disse — lasci che la metta a suo agio con un drink. Janol — si rivolse al Colonnello mercenario di Nuova Terra — non abbiamo più bisogno di lei. Vada a mangiare e dica agli altri dell’ufficio di fare altrettanto.
Janol salutò e uscì. Mi sedetti, mentre Graeme si avvicinava al mobile bar dietro alla scrivania. E, per la prima volta in tre anni, per una sorta di magia che traspariva dall’insolito militare che avevo di fronte, ci fu un po’ di pace nella mia anima. Con una persona di questo stampo al mio fianco, non potevo perdere.
III
— Le sue Credenziali? — chiese Grame, non appena ci fummo seduti davanti a due bicchieri di whisky di Dorsai, in verità molto pregiato.
Gliele porsi e, dopo averle esaminate, ne estrasse le lettere di Sayona, il Governatore di Kultis, indirizzate al Comandante delle Forze a Terra a S. Maria. Le prese e le mise da parte, ridandomi la cartelletta.
— Si è fermato a S. Giuseppe, prima? — mi chiese.
Annuii e, mentre mi osservava, notai che diventava serio.
— Non le piacciono gli Amici — disse.
Mi lasciò senza fiato. Ero arrivato preparato a evitare un approccio troppo diretto, ma questo era stato improvviso. Distolsi lo sguardo.
Non osai rispondere immediatamente: non ci riuscivo. C’era troppo, o forse troppo poco da dire se lasciavo uscire le parole senza pensarci. Cercai di controllarmi.
— Anche se dovesse essere l’ultima cosa che faccio — risposi, lentamente — farò tutto quanto è in mio potere per rimuovere gli Amici e tutto ciò che rappresentano dalle comunità degli esseri umani civilizzati.
Ritornai a guardarlo; mi osservava, con un massiccio gomito appoggiato alla scrivania.
— È un punto di vista piuttosto duro.
— Non più duro del loro.
— Lo crede davvero? — disse in tono serio. — Non direi.
— Pensavo che voi foste quelli che li combattevano — replicai.
— Certamente. — Fece un lieve sorriso. — Ma siamo tutti soldati, da entrambe le parti.
— Non credo che loro la pensino a questo modo.
Scosse un poco la testa.
— Come può dirlo? — mi chiese.
— Li ho visti all’opera — risposi. — Sono stato catturato in prima linea a Castlemain su Nuova Terra, tre anni fa. — Battei sulla gamba ferita. — Mi spararono e non potei scappare. I Cassidiani intorno a me iniziarono a ritirarsi; erano mercenari e i loro oppositori erano Amici assoldati come mercenari.
Mi fermai un attimo per bere un sorso di whisky. Quando riappoggiai il bicchiere, Graeme non si era mosso, come se stesse aspettando.
— Con noi c’era un giovane Cassidiano, un soldato con una spiccata personalità — dissi. — Stavo facendo un servizio su quella campagna attraverso gli individui, e avevo scelto lui. La scelta era naturale, perché, vede — bevvi ancora, svuotando il bicchiere — mia sorella più giovane era stata due anni prima a Cassida, come contabile, e lo aveva sposato. Era mio cognato.
Graeme mi tolse il bicchiere di mano e, senza parlare, lo riempì di nuovo.
— Era effettivamente un abile soldato — continuai. — Stava studiando meccanica dei trasporti e aveva ancora tre anni davanti. Ma arrivò fra i primi in uno dei concorsi in un momento in cui Cassida aveva un contratto mercenario con Nuova Terra. — Presi fiato. — Insomma, per dirla brevemente, finì su Nuova Terra, nella stessa campagna su cui stavo facendo il servizio. Per il tipo di articolo che stavo scrivendo andava benissimo e mi fu assegnato. Pensammo entrambi che fosse stata una fortuna per lui, che con me sarebbe stato più al sicuro.
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